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"Se pensate che al SIGNORE interessino le nostre faccende, v'ingannate assai. Ma per carità, vi prego, continuate ad illudervi se ciò v'aiuta a passare il tempo."
―Stefano esprime i suoi pensieri su Dio, 1479.[src]

Stefano da Bagnone (1418 – 1479) è stato uno dei membri della congiura dei Pazzi, che tentarono di assassinare Lorenzo e Giuliano de' Medici. Era anche un monaco e fu il segretario di Jacopo de' Pazzi, e uno degli uomini che quest'ultimo ingaggiò per uccidere il Magnifico.

Biografia[]

Primi anni[]

Stefano da Bagnone nacque nel 1418 nel comune di Bagnone, divenendo in età adulta un monaco. Ad un certo punto si affiliò all'Ordine dei Templari e fu addestrato a Roma come torturatore. Fu anche segretario personale di Jacopo de' Pazzi, con cui strinse un legame di fiducia.[1]

Congiura dei Pazzi[]

"Che il padre della comprensione ci guidi."
―Il motto di Stefano da Bagnone e degli altri congiurati.[src]
Conciliabolo Segreto 2

Stefano durante la riunione Templare

Nel 1478, Stefano si incontrò con gli altri cospiratori, anch'essi Templari, nelle catacombe sotto Santa Maria Novella, dove diede una benedizione alla congiura, che prevedeva di prendere il controllo di Firenze.[2] La mattina seguente, Stefano era presente al Duomo insieme ad Antonio Maffei, Bernardo Baroncelli e Francesco de' Pazzi, pronti a pugnalare Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano. Quest'ultimo venne pugnalato a morte da Francesco, mentre Stefano sfruttò il momento per pugnalare Lorenzo. Nonostante lo ferì gravemente, Stefano non lo uccise, ma scappò. Grazie soprattutto all'intervento di Ezio Auditore da Firenze, la congiura dei Pazzi fallì in quanto Lorenzo sopravvisse e Firenze rimase sotto il controllo dei Medici.[3] Quindi, Stefano fuggì nelle campagne della Toscana.[4]

Morte[]

"Non ho nulla da temere ormai... Si incontrano all'ombra degli dei romani..."
―Le ultime parole di Stefano[src]

Dopo la fuga in Toscana, Stefano cercò rifugio nel monastero di monte Oliveto Maggiore. Venne però individuato dalle spie di Mario Auditore, che informarono Ezio, nipote di Mario, della sua posizione e gli consegnarono anche un nuovo strumento utile per i suoi assassinii.[4]

Ezio si recò al monastero e si mescolò ad altri monaci per infiltrarsi all'interno del cortile. Poiché Stefano era vestito come tutti gli altri sacerdoti presenti, l'Auditore fu costretto a usare l'occhio dell'aquila per localizzare il congiurato. Riuscì ad individuare Stefano mentre spiegava le sue idee religiose a un altro prete, tentando di convincerlo dell'assenza di un vero Dio.[4]

Spostandosi rapidamente tra i piccoli gruppi di sacerdoti, per avvicinarsi silenziosamente a Stefano, Ezio lo uccise con la sua lama celata, spaventando però tutti i monaci nelle vicinanze. Fu a questo punto che Ezio usò le sue nuove bombe fumogene per confondere le guardie e assicurarsi la fuga dal monastero.[4]

Caratteristiche e personalità[]

L'Abito Non Fa Il Monaco 3 TEC

Ezio si avvicina a Stefano

Stefano da Bagnone era un uomo astuto e crudele, caratteristiche molto apprezzate dai Templari. Era infatti un ottimo torturatore ed esperto nel nascondersi dai nemici. Spesso, infatti, si rifugiò in luoghi difficili da trovare, circondandosi di innocenti, che non conoscevano la sua vera natura. Stefano aveva una grande intelligenza, alla pari con l'arguzia, come dimostrò quando fece travestire le sue guardie del corpo da monaci. Sapeva che l'Assassino intendeva scovarlo e ucciderlo. La sua sfortuna fu l'ignoranza sull'occhio dell'aquila di Ezio, che individuò subito il reale bersaglio.[4]

Sebbene non gli mancassero astuzia e furbizia, Stefano era un gran codardo, oltre che un uomo sleale, come si nota quando fuggì mentre Francesco combatteva ancora al fianco delle sue guardie più coraggiose.[3] Un'ulteriore prova di ciò, fu la sua scelta di nascondersi in un monastero, un luogo di santità e persone devote a Dio, credendo che lì l'Assassino non avrebbe avuto la possibilità di colpire. Sebbene questo piano mostrasse un grande ingegno strategico, si nota evidentemente anche della codardia mista ad ingenuità. [4]

Al momento della sua morte, i capelli di Stefano erano radi, lasciando spazio ad una testa leggermente lentigginosa. La sua pelle era molto rugosa, dovuta all'età; anche le le sue mani erano venate. Gli occhi erano castano chiaro e infossati nel cranio, con la fronte sporgente. I suoi abiti avevano un colore marrone scuro e malandati, tipici di un prete del XV secolo. La tonaca era molto lunga, tanto da arrivare fino agli stivali, il che rendeva difficile una camminata veloce. La parte superiore delle vesti comprendeva un ampio cappuccio, grazie al quale celava il viso al pubblico. Fisicamente era decisamente alto con molte energie, anche se scarnificato.[4]

Curiosità[]

  • In realtà, Stefano da Bagnone trovò rifugio tra i monaci, ma venne arrestato il 3 maggio 1478. Il naso e le orecchie gli vennero tagliate, e lui venne impiccato dalla torre di Palazzo della Signoria.
  • Quando Ezio chiede ai monaci a Forlì riguardo Girolamo Savonarola, fuggono da Ezio perché lo riconoscono come colui che ha ucciso Stefano, urlando: "l'uccisore di monaci è tornato!".

Galleria[]

Apparizioni[]

Fonti[]

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