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Silvio Barbarigo, detto "Il Rosso" (1435 - 1486), è stato il cugino di Marco Barbarigo, un funzionario governativo e membro dell'Ordine dei Templari, sotto il comando del Gran Maestro Rodrigo Borgia. Fu inquisitore di Venezia e uno degli uomini più potenti della sua famiglia.

BiografiaModifica

GiovinezzaModifica

Da bambino assistette all'omicidio dei suoi genitori da parte dello zio e quest'ultimo lo prese con sé. Scalò rapidamente la piramide sociale veneziana e divenne un uomo molto potente, assumendo in giovinezza posizioni di guida e ranghi di elevata alterigia militare e politica. Silvio fece assassinare lo zio per vendicare l'assassinio dei suoi genitori nella propria camera da letto da due cortigiane.

Riuscì anche a scoprire una congiura della famiglia Soranzo contro la sua uccidendo i principali membri della famiglia da alcuni arcieri appostati dietro le finestre del suo palazzo durante una festa di Pasqua. Da quel momento i Soranzo non complottarono mai più contro i Barbarigo.

Assassinio del Doge MocenigoModifica

Silvio fu un membro dei Templari a Venezia, affiancando il cugino Marco Barbarigo assieme alla sua guardia del corpo Dante Moro nel complotto per uccidere il doge Giovanni Mocenigo.

Ezio Auditore vide Silvio in Piazza San Marco, mentre stava discutendo animatamente assieme a Carlo Grimaldi e Marco Barbarigo, accompagnato da Dante Moro. Lì, Ezio venne a sapere che presero la decisione di assassinare il doge Mocenigo grazie alla cantarella, un potente veleno estratto dell'arsenico. Silvio fu rassicurato da Carlo che avrebbe procurato il veleno, il quale avrebbe dato una rapida morte al doge.

CarnevaleModifica

Silvio si presentò assieme a Dante ai giochi di Carnevale, in cui avrebbero assegnato al vincitore la Maschera d'Oro, al quale avrebbe dato l'accesso indisturbato alla festa del doge Marco Barbarigo. Silvio, vedendo che Ezio vinse tutte le maschere, pagò il maestro dei giochi in modo che le guardie potessero utilizzare le armi nello scontro leale e impedire all'Assassino di vincere la Maschera d'Oro, ma senza successo. Comunque riuscì a corrompere di nuovo il maestro, in modo che assegnasse la maschera a Dante Moro.

MorteModifica

Alla morte di Marco per mano di Ezio, Silvio occupò l'Arsenale, dove si rifugiò con Dante Moro. In quello scontro fece prigioniero Bartolomeo d'Alviano assieme ai suoi mercenari. Ezio riuscì a liberare Bartolomeo e insieme misero in atto un piano dopo che anche gli altri prigionieri vennero liberati.

Quando l'Arsenale di Venezia venne attaccato, Silvio e Dante decisero di difenderlo per impedire la riconquista. Capendo però di non poter più riuscire a bloccare l'assedio, i due si apprestarono ad arrivare su una nave, ma furono uccisi da Ezio durante l'inseguimento. In punto di morte Dante rivelò all'Assassino che la nave era diretta a Cipro e che tutto questo era stato solo un diversivo per distogliere l'attenzione dal loro vero obiettivo.

Ultime paroleModifica

Due Piccioni Con Una Lama 10

Gli ultimi momenti di Silvio e Dante.

  • Ezio: Cosa è successo qui? Perché le navi? Pensavo miraste al trono del Doge.
  • Silvio: Solo un diversivo, dovevamo salpare anche noi.
  • Ezio: Per dove?
  • Silvio: Non te lo dirò mai.

Silvio muore.

  • Dante: Cipro è la loro destinazione. Loro vogliono... Vogliono...

Anche Dante esala il suo ultimo respiro.

  • Ezio: Non temete l'oscurità, accettate il suo abbraccio. Requiescant in pace.

GalleriaModifica

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