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Odino, chiamato anche Havi dagli Aesir, è stato un membro di rilievo nella società Isu. Nei millenni successivi alla Grande Catastrofe la sua figura venne venerata dalle popolazioni germaniche col nome di Wotan e da quelle norrene, che lo consideravano il Padre di tutti.

Biografia[]

Primi anni[]

Odino era figlio di Borr e della jötunn Bestla. Egli, con l'aiuto dei suoi fratelli Vili e , uccise il proto-essere Ymir ed i tre ottennero il controllo di Asgard, una città Isu in Scandinavia. In un secondo momento, Odino divenne il capo unico degli Aesir, un gruppo di asgardiani Isu verso la fine della Prima Civilizzazione. Era sposato con la Vanir Freyja ma, sebbene la coppia sviluppasse un grande rispetto reciproco, la loro unione fu in gran parte una mossa politica. Ad un certo punto, hanno generato gli Isu Heimdall, Thor e Baldr, che amavano teneramente.[1]

Protezione di Asgard[]

Qualche tempo prima della Grande Catastrofe, Odino fu avvertito dalle Norne che i calcoli prevedevano che Fenrir sarebbe stata la sua causa di morte all'inizio del cataclisma. Improvvisamente, gli Isu greco-romani con i quali gli Isu asgardiani erano in guerra) fecero breccia attraverso le mura di Asgard. Odino combatté contro di loro con i suoi compagni Isu e successivamente chiuse le mura della città. In quel luogo trovò Loki e il Costruttore, un artigiano Isu che disse che avrebbe potuto aiutarlo a proteggere Asgard, con l'aiuto dei metodi mentali degli Isu greco-romani. Diffidente per l'arrivo del Costruttore nel momento più opportuno, ma determinato a proteggere la sua gente dal "Ragnarök", Odino accettò di lasciargli condurre una dimostrazione e cercò di recuperare gli strumenti di cui aveva bisogno nel Pozzo di Urdr.[1]

Odino raggiunse l'ingresso del Pozzo e iniziò ad esplorarne le profondità, incontrando lungo il percorso molte lettere sospette. Quando raggiunse il fondo del tunnel, incontrò Týr, inviato da Loki. Questi si offrì di accompagnarlo e nella discesa quest'ultimo gli consigliò di non fidarsi delle parole dello sconosciuto appena arrivato. L'Havi, dopo aver sbloccato la porta della camera principale del Pozzo, si tuffò nella piscina e con sua sorpresa scoprì un giovane Fenrir nascosto all'interno. L'Aesir cercò immediatamente di ucciderlo, ma venne fermato dal suo consigliere Týr, che, discutendo con lui, gli disse che i suoi cattivi presagi non si sarebbero potuti avverare all'interno di un pozzo sacro. Insicuro di quell'affermazione Odino gli spiegò che era determinato a sopravvivere al suo destino e nulla lo avrebbe fermato.[1]

Týr allora rinchiuse il cucciolo su richiesta di Odino, e quest'ultimo uscì dal Pozzo per incontrare un Loki stranamente preoccupato per il destino del piccolo. Egli indicò la posizione del Costruttore ad Odino che, ora con gli strumenti necessari, gli andò incontro. Si unì all'artigiano e osservò lo sconosciuto avvicinarsi ad un pilastro per attivare uno scudo intorno all'area circolare. Anche se fallì temporaneamente, si dimostrò efficiente mantenendo i nemici Isu fuori portata. Quindi Odino, trovando lo scudo molto promettente, gli chiese di crearne uno per proteggere tutta Asgard, ma il Costruttore gli rispose che lo avrebbe fatto solo se avesse avuto il permesso di sposare Freyja, la moglie di Odino. Lui rifiutò immediatamente, ma, dentro di sé, pensava che lo scudo era la loro più grande speranza contro la Catastrofe e i loro nemici, quindi si diresse da Freyja con le condizioni del Costruttore.[1]

Odino quindi tornò per vedere gli altri Isu in piazza, accerchiati da umani, con accanto all'adolescente Fenrir ingabbiato. Odino si chiese come fosse potuto crescere così in fretta e notò come non appartenesse alla loro stirpe. Dopo aver incontrato Loki, il quale commentò l'aspetto fisico del ragazzo, e Týr, la folla rimase stupita dalla Conoscenza che il ragazzo possedeva. Odino gridò loro che se avesse continuato a crescere, sarebbe diventato un grande pericolo. Týr gli disse che il giovane Isu non era suo nemico e che la sua presenza non mostrava segni della disgrazia in arrivo. Odino presentò quindi a Freyja il patto del Costruttore e, dopo una breve discussione con l'altra Isu, Loki suggerì di dargli una scadenza impossibile per costruire la torre dello scudo, nove giorni. A Freyja non piaceva la proposta, ma era la loro occasione. Odino chiese dunque a Loki di consegnare l'offerta all'audace straniero.[1]

Loki quindi se ne andò, lasciando Odino e Týr con la folla. Improvvisamente, Fenrir ruppe la gabbia e scappò. Odino si affrettò a inseguirlo attraverso gli Asgardiani spaventati. Saltarono da una sporgenza e i due Isu iniziarono a combattere. Alimentato dalla sua rabbia per il destino, Odino lo mise al tappeto. Ma poco prima di sferrare il colpo mortale, Loki intervenne. In quel momento, lo scudo magnetico terrestre si distrusse e nel cielo apparve un'aurora boreale. Incredulo, Odino capì che il ragazzo era un segno della Grande Catastrofe. Nel mentre Loki abbracciò Fenrir, piangendo, dichiarando di essere suo padre. Inorridito, Odino si rese ulteriormente conto che Loki aveva avuto una relazione con uno dei loro nemici tradendo Sigyn. Infuriato, Odino ordinò di arrestare l'adolescente e decise di parlare con Ivaldi, il loro fabbro nano, per trovare una soluzione più permanente.[1]

Odino, rendendosi conto che il suo tempo era poco, corse alla Forgia di Ivaldi. Durante il viaggio, Odino guardò l'isola di Indre Holm e fu sorpreso di vedere che il Costruttore aveva già costruito la base della torre in così poco tempo. Arrivò alla fucina del nano, nelle profondità di un'enorme grotta e vide il Costruttore stesso chiedere ad Ivaldi come la tecnologia degli Isu greco-romani influenzasse gli Asgardiani. Ivaldi lo mandò via e Odino, ancora interrogandosi sulle vere intenzioni dello sconosciuto, gli chiese di creare un dispositivo che potesse imprigionare Fenrir per il resto della sua vita. Il fabbro, che stava scontando a malincuore un debito di vita dopo che Odino aveva salvato la sua, richiese una conoscenza segreta che solo Odino sapeva in cambio dei suoi servizi, un segreto per un segreto. Il primo quindi iniziò ad elencare ingredienti apparentemente inconsistenti ad Odino, ma che lui fece comparire risolvendo alcuni antichi enigmi, Ivaldi inziò a fabbricare il dispositivo misterioso, anche se ci sarebbe voluto del tempo prima che fosse finito. Prima di andarsene, Ivaldi disse a Odino che un suo parente era stato sottoposto ad esperimenti dagli Isu greco-romani, essi spostarono la sua coscienza su un altro corpo.[1]

Proprio mentre se ne stava andando, Freyja fece irruzione nella fucina e interruppe la coppia, dichiarando che la torre era quasi completa. Odino la rassicurò, dicendole che le ultime ore stavano passando e che non le avrebbe permesso di sposare il Costruttore. Ancora turbata ma piena di speranza, lo lasciò andare a confrontarsi con l'estraneo, ma non prima di avergli ricordato che Loki stava tramando qualcosa e aveva bisogno di essere curato. Andando a parlare con il Costruttore, Odino notò che la torre era quasi completa e si chiese se lui e i suoi amici fossero stati sconfitti. Raggiunto il Costruttore, gli chiese come avesse fatto a completare la torre in così poco tempo, al che l'artigiano rispose che il capo degli Aesir non aveva vietato l'aiuto esterno. Nel frattempo arrivarono anche Thor, Týr e Loki travestito da Freyja. Essi ebbero quasi ingannato il Costruttore, ma la voce di Loki fece capire la vera identità. Quando arrivò la vera Freyja, ella si infuriò con Odino sulla sua scelta di non fare nulla di fronte al problema. Odino allora minacciò il Costruttore, che non vacillò e se ne andò. Loki quindi condusse Odino in una grotta sotto la torre, dove l'estraneo conservava la sua tecnologia. Nella grotta si resero conto, però, di non essere soli, quando gli Isu greco-romani travestiti da animali si rivelarono e li attaccarono. Dopo aver vinto il combattimento, Odino chiese spiegazioni a Loki. Egli spiegò che lo straniero era un nemico degli Isu stessi, che aveva salvato suo figlio dal territorio controllato dagli Isu greco-romani, in Nord America, e aveva accettato di portarlo ad Asgard in cambio di un aiuto a trovare lavoro. Dopo aver combattuto contro altri nemici e afferrato la tecnologia, i due lasciarono la caverna.[1]

Tornato alla torre, Odino liberò gli altri Isu e rimase con il Costruttore, spiegandogli che avrebbe finito la torre da solo. Quando Odino inserì l'ultimo pezzo di tecnologia, la torre si attivò, creando uno scudo attorno ai due e rivelando lo straniero come un Isu greco-romano. Quest'ultimo dichiarò di non aver costruito la torre per proteggere gli Asgardiani dalla catastrofe, ma piuttosto per tenerli intrappolati nella città. Con la torre che costrinse fuori gli Asgardiani, l'Isu straniero entrò in combattimento con il suo rivale, determinato a vendicare i molteplici Isu greco-romani che Odino uccise. Dopo che il Costruttore fu logorato da Odino, iniziò ad usare il potere della torre per rafforzare se stesso e i suoi attacchi, il tutto mentre sbraitava che star cerando di uccidere Odino per consentire alla sua stessa razza di governare il pianeta. Infine Odino sferrò il colpo di grazia, uccidendo il Costruttore. Ma senza il suo creatore che continuasse a far funzionare la torre, lo scudo si disattivò. Quando la disputa fu risolta, gli Asgardiani iniziarono ad accusare Loki di tradimento, in particolare Odino. Loki accusò Odino a sua volta, dicendo che continuando a portare avanti quella maledizione egoistica avrebbe portato solo alla sua stessa distruzione.

Quando Loki se ne andò, Freyja affermò che il cataclisma stava arrivando e che nessuno fosse più al sicuro. Odino decise quindi che si sarebbe recato nel territorio degli Isu greco-romani alla ricerca dei presunti metodi di trasferimento della coscienza. Lasciò allora Freyja a capo di Asgard e ordinò al suo consigliere Týr di tenere sotto sorveglianza Fenrir fino al suo arrivo. Odino lasciò successivamente la città, attraversandone le mura verso l'ignoto. Questo infine portò Fenrir ad essere imprigionato a vita.[1]

La ricerca del Settimo Metodo[]

Odino, giunto a Jotunheim, incontrò Aletheia e Giunone, la Madre della Saggezza della Triade Capitolina, che rivelò al padre di tutti che lei, Giove e Minerva stavano lavorando al supercomputer Yggdrasil come settimo metodo di salvezza per evitare il cataclisma, simile a un precedente tentativo in cui il DNA della loro specie sarebbe stato caricato nel pool genetico dell'umanità. Tuttavia, Minerva era preoccupata che avrebbe alterato il genoma dell'umanità, così la Triade abbandonò il metodo.

Ad un certo punto della sua vita, Odino incontrò e combatté Balor, il vecchio dio non fu ucciso per un soffio nella battaglia che ne seguì.

Quando arrivò la Grande Catastrofe, per sopravvivere alla tempesta solare, Odino convocò otto suoi fidati Isu nella sua camera segreta. Egli dichiarò che nessuno poteva seguirli, specialmente Loki. Quindi, sfruttando la tecnologia messa a punto da Giunone, scoperta nel viaggio a Jotunheim, impiantarono i loro geni latenti nella specie umana. Concluso il processo, Odino ruppe la sua maschera e condusse gli otto ad affrontare la loro fine dopo aver visto i primi effetti del cataclisma su Eden.[1]

Lascito[]

Millenni dopo la Grande Catastrofe, Odino si reincarnò nella guerriera Eivor Varinsdottir del clan del Corvo. Nel corso della sua vita, Eivor ebbe diverse visioni alterate dei ricordi di Odino, aiutato dalla veggente Valka, a sua volta figlia di Svala, reincarnazione della Isu Freia. In altre occasioni la coscienza di Odino si faceva viva nella sua testa, offrendole i suoi consigli.[1]

Apparizioni[]

Fonti[]

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