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Un martello da mercenario utilizzato in Italia

Un martello, o martello da guerra, è un'arma da botta costituita da un martello con una lunga impugnatura, adattato per scopi bellici.

Descrizione[]

Il cavaliere Templare Federico il Rosso con un martello

Basati sulla forma di un comune martello, i martelli da guerra sono armi bianche con una testa di martello pesante montata sulla cima di un lungo astile. L'impugnatura può essere lunga anche quanto quella di un'arma ad asta, ma in ogni caso sorpassa comunque la lunghezza di quella di un normale martello. Al di fuori del becco sul lato posteriore della testa, i martelli da guerra non hanno lati affilati. Il loro scopo è di infliggere danno attraverso la pressione inflitta dal colpo sull'avversario, spaccando le sue ossa sotto l'armatura o rompendo elmi e crani. A differenza della mazza, altra arma da impatto, l'astile del martello da guerra era spesso ricavato dal legno piuttosto che forgiato in metallo.[1][2][3][4] In particolare, le impugnature dei martelli d'arme italiani erano comunemente costruiti in legno di pino tra il XV e il XVI secolo.[5]

Storia[]

In utilizzo nel corso del II millennio, il martello veniva utilizzato nel corso del XIII secolo dal comandante Templare Federico il Rosso come arma personale. Ne utilizzò uno fino alla sua morte, avvenuta nel 1192 per mano del Mentore degli Assassini Altaïr Ibn-La'Ahad, mentre addestrava i suoi cavalieri a Limassol.[6]

Nel periodo del Rinascimento in Italia, il martello da guerra era una scelta comune tra i mercenari[2][3] e venne comunemente impiegato durante le Guerre d'Italia, specialmente tra la cavalleria pesante.[5]

Al tempo della Rivoluzione francese avvenuta secoli dopo, alcuni martelli da guerra venivano ancora venduti nelle botteghe parigine, nonostante fossero stati ampiamente superati dalle armi da fuoco, come altre armi per il combattimento ravvicinato.[1]

Apparizioni[]

Note[]

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