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L'impero mongolo è stato un vasto impero esteso per quasi tutta l'Asia e parte dell'Europa orientale originatosi nelle steppe dell'Asia centro-orientale.

Costruito sulle basi di diverse e numerose tribù turco-mongole riunite da Temüjin, meglio conosciuto come Gengis Khan, l'impero mongolo divenne il più vasto impero con continuità territoriale della storia. Originatosi nelle steppe, alla fine l'impero si estendeva dal mar del Giappone, a est, fino alle porte di Vienna, in Austria a ovest, e dalla Rus' di Kiev, a nord, fino al medio oriente e a una parte del subcontinente indiano, a sud.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Guerra con gli Assassini[modifica | modifica sorgente]

Durante il XIII secolo, la rapida espansione dei mongoli iniziò a preoccupare il Mentore degli Confraternita levantina degli Assassini, Altaïr Ibn-La'Ahad, convinto che Gengis Khan fosse in possesso di un frutto dell'Eden. Perciò, assieme a sua moglie Maria Thorpe e a suo figlio Darim, decise di intraprendere un viaggio verso l'impero mongolo per contrastare il crescente potere di Gengis Khan, assassinandolo. Durante il loro viaggio a est, gli Assassini levantini si misero in contatto con la Confraternita mongola, incontrando l'Assassino locale, Qulan Gal. Intenzionati ad assassinare il Gran Khan mongolo, gli Assassini decisero di raggiungerlo in Cina, mentre stava conducendo la sua campagna di conquista verso quelle terre. Comunque, prima di raggiungere la Cina, Gal e Darim assassinarono con il veleno Jochi Khan, il primogenito di Gengis Khan, agli inizi del 1227. Ad agosto del medesimo anno, gli Assassini erano a Xingping, dove si prepararono ad assassinare Gengis Khan. Il loro primo tentativo di infiltrazione all'accampamento si rivelò un fallimento a causa dell'avanzare dell'età di Altaïr, che fu goffo nella missione, e si fece scoprire e ferire da una delle guardie. Qulan Gal uccisero la guardia e scapparono, nel mentre incontrarono anche Nergüi, un Assassino apprendista, imprigionato e lo salvarono. Subito dopo, il gruppo si organizzò e assassinò Gengis Khan mentre tentava di fuggire dall'accampamento.[1][2]

Tuttavia, la morte di Gengis Khan non frenò l'avanzata dei mongoli e la spada dell'Eden, il frutto in suo possesso, venne ereditato dai suoi figli. Comunque, nemmeno gli Assassini mongoli frenarono la loro lotta contro l'impero e si organizzarono per frenare la sua continua avanzata. Nel 1241, Qulan Gal si incontrò con Nergüi per informarlo del suo piano di fermare l'avanzata di Batu Khan in Europa, al momento impegnato a concludere la rapida conquista che stava conducendo in Russia. Consapevole di non poter fermare l'avanzata di Batu Khan, Qulan Gal ordinò al suo allievo di assassinare l'attuale Gran Khan, Ögedei Khan, mentre lui avrebbe assassinato Chagatai Khan, in modo tale da creare un vuoto di potere nell'impero e fermare momentaneamente l'avanzata di Batu Khan, il quale sarebbe costretto dalle tradizioni a partecipare al kuriltai. Gli Assassini riuscirono a portare a termine la loro missione.[3]

Quasi trent'anni dopo la morte di Gengis Khan, suo nipote, Hülegü Khan, condusse una violenta campagna di conquista nel medio oriente e, memore della morte del nonno e dei responsabili, iniziò ad attaccare anche la Confraternita levantina degli Assassini. Nel 1256 assediò la fortezza di Alamut, ma non trovò alcuna resistenza da parte degli Assassini.[3] Successivamente, decise di attaccare Masyaf. Altaïr cercò di difendere il più a lungo possibile la fortezza, sfruttando anche il potere della Mela dell'Eden, per permettere ai residenti di abbandonare definitivamente il villaggio e ai suoi ospiti veneziani, Niccolò e Maffeo Polo, di compiere la missione affidatagli di costruire una gilda degli Assassini a Costantinopoli. Inoltre affidò ai due fratelli il suo Codice. La difesa di Masyaf contro i mongoli non poté durare a causa del grosso esercito guidato da Hülegü e della spada dell'Eden che Hülegü era in possesso, che lo aiutava a contrastare il potere della Mela.[1]

I fratelli Polo, un paio di giorni dopo aver lasciato Masyaf, vennero attaccati da un reparto dei mongoli, che gli rubarono il Codice.[1] Solamente anni dopo i Polo riuscirono a riprenderselo grazie a Marco Polo, il figlio di Niccolò, che recatosi presso la corte di Kublai Khan, nipote di Gengis Khan e imperatore della Cina, divenne uno stretto collaboratore del Gran Khan mongolo.[4]

L'Ordine dei Templari[modifica | modifica sorgente]

Nel 1241, i mongoli stavano conducendo un'inarrestabile avanzata nell'Europa orientale contro i regni cristiani. Alla fine, per essere sicuri di sconfiggere il regno d'Ungheria, il loro obiettivo primario, i comandanti mongoli inviarono un piccolo distaccamento in Polonia, per sconfiggere gli eserciti locali ed evitare ogni loro possibile aiuto al regno d'Ungheria. Infatti, Subutai, uno dei più grandi generali dell'impero mongolo, si coordinò con il distaccamento mongolo in Polonia facendogli vincere la battaglia di Legnica. Tra i prigionieri sopravvissuti nella battaglia, vi fu un Cavaliere Templare che fece conoscere la dottrina Templare ai mongoli. Möngke Khan, che aveva partecipato alla battaglia, vi entrò. Successivamente, fondò il rito mongolo dell'Ordine dei Templari, cui vi entrò anche il figlio Asutai.[5]

La conquista della Cina[modifica | modifica sorgente]

Nel 1259, Möngke, ormai divenuto Gran Khan, stava conducendo con successo la sua guerra contro la dinastia Song, anche se aveva subito uno stallo nell'assedio del castello di Diaoyu. Infatti, i cinesi riuscirono a sconfiggere più volte gli attacchi dei mongoli grazie alla loro artiglieria e alle possenti mura della città. Inoltre, essa era costruita intorno ad un rigoglioso fiume che le garantiva acqua e cibo senza aver bisogno di ricevere aiuti esterni. Ciò, complicò non di poco il difficile assedio condotto dai mongoli, i quali a causa del lungo assedio si ritrovarono ad affrontare anche il caldo e le malattie. Dopo aver subito una pesante sconfitta alla porta di Xin Dong, Wang Dechen, il generale più fidato di Möngke Khan, venne incaricato di guidare al più presto un altro assalto. Quindi, pianificò un attacco a sorpresa durante la notte alla porta di Huo Gao. Tuttavia, l'attacco si rivelò un fallimento con i soldati Song, che intuendo un attacco a sorpresa, attaccarono all'ultimo i mongoli dalle mura per provocare più danni possibili. In aggiunta, un piccolo gruppo dei soldati Song li stava attaccando fuori dalle mura, accerchiandoli, e li impediva di lanciare ulteriori assalti alle mura. Bayan, un capitano mongolo, venne incaricato da Wang Dechen di riunire i suoi uomini e attaccare il distaccamento Song per garantire a lui di guidare un altro assalto alle mura. Bayan eseguì al meglio gli ordini ricevuti, riuscendo a combattere il distaccamento cinese e ad uccidere un veterano cinese, ma gli spari dell'artiglieria cinese resero Bayan consapevole della sconfitta e il suono della ritirata diedero ragione a Bayan. Durante la ritirata, Bayan vide che Wang Dechen fu ferito gravemente e diede ordine di portarlo in salvo. Dopo esser tornati al sicuro dell'accampamento lo stesso Möngke Khan si occupò di aiutare Wang Dechen seguendo la cura richiesta dallo sciamano. Dopo di ciò, caricarono Wang Dechen su un carro per portarlo nel tempio, tuttavia fu tutto inutile dato che morì poco dopo. Qualche giorno dopo, Bayan decise di intraprendere una missione esplorativa in solitaria durante la notte per scoprire da dove era giunto il distaccamento contro cui aveva combattuto. Nella stessa notte, la novizia Assassina Zhang Zhi usò il passaggio segreto, cercato da Bayan, e si recò all'accampamento mongolo. Dopo essersi infiltrata nell'accampamento, individuò ed entrò nella tenda del Gran Khan. Lì, dopo aver superato le guardie, assassinò Möngke Khan. Tuttavia, i mongoli avevano scoperto delle guardie che l'Assassina fu costretta ad ucciderla perché impossibili da aggirare per raggiungere il Gran Khan. Riuscì lo stesso a fuggire grazie alla sua straordinaria agilità e a far perdere le sue tracce dai mongoli. Tuttavia, Bayan, che era rimasto fuori a cercare il passaggio segreto dei Song, aveva visto Zhang Zhi quando si dirigeva verso l'accampamento mongolo e, volendo interrogarla, si organizzò per tendergli un'imboscata. Infatti, quando Zhang Zhi, stava ritornando a missione compiuta, fu colpita al ginocchio da una freccia scagliata da Bayan. Quest'ultimo cercò di interrogarla, ma l'Assassina si dimostrò più combattiva del previsto e, intuendo un possibile attacco del mongolo, passò immediatamente all'attacco, colpendolo con un dardo avvelenato e pugnalandolo al fianco prima che riprendesse l'equilibrio. Conscio di non poter affrontare un combattimento, decise di ritirarsi subito all'accampamento prima che le ferite subite potessero ucciderlo. Dopo essersi ripreso dalle ferite, Bayan seppe da Asutai, il figlio di Möngke, della morte del Gran Khan e per i meriti ottenuti nelle battaglie e nello scontro contro Zhang Zhi venne promosso a keshig ed incaricato di accompagnare Asutai a seppellire il Gran Khan in Mongolia. Durante il viaggio, venne reclutato nell'Ordine dei Templari da Asutai.[5]

Dopo la morte di Möngke Khan, venne eletto dal kuriltai il nuovo Gran Khan, Kublai Khan, fratello di Möngke e nipote di Gengis. Come il suo predecessore, Kublai continuò la sua guerra contro la dinastia Song. Tuttavia, dovette lasciarla in sospeso, poiché si ritrovò coinvolto in una breve guerra civile contro suo fratello Ariq Boke. Grazie al sostegno di suo fratello, Hülegü Khan, Kublai vinse la guerra civile, potendo nuovamente concentrarsi sulla Cina. La nuova invasione travolse facilmente le forze della dinastia Song, anche se non la sconfissero completamente. Nonostante ciò, Kublai si proclamò imperatore della Cina fondando la dinastia Yuan nel 1271. Alla fine, nel 1279, Kublai Khan riuscì a sconfiggere definitivamente i Song e a conquistare l'intera Cina.

Il complotto di Zhang Yong[modifica | modifica sorgente]

Nel 1530, Zhang Yong, leader delle Tigri, pianificò di far entrare in Cina i mongoli guidati da Altan Khan, un discendente di Kublai, attraverso i cancelli della grande muraglia cinese. Per prevenire a tutto ciò ed evitare che il paese subisse un'invasione alla quale era impreparata ad affrontare, l'Assassina cinese Shao Jun raggiunse le porte principali e le chiuse. Tuttavia, i mongoli, che si aspettavano di trovare le porte della grande muraglia aperte secondo gli accordi presi con Zhang Yong, ingaggiarono una furiosa battaglia contro la guarnigione della dinastia Ming per oltrepassare la grande muraglia. Alla fine, i mongoli uscirono sconfitti dall'assedio.[6]

Apparizioni[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

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