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Giulio II (5 dicembre 1443 – 21 febbraio 1513), nato Giuliano Della Rovere, è stato il 216º papa della Chiesa cattolica dal 1º novembre 1503 alla sua morte. Noto come "il Papa guerriero" o "il Papa terribile", è uno dei più celebri pontefici del Rinascimento. Era figlio di Raffaello Della Rovere, e nipote di Sisto IV e Teodora di Giovanni Manirola.

Biografia[]

Rivalità con Rodrigo Borgia[]

Nel tempo, Giuliano sviluppò un'accesa rivalità con Rodrigo Borgia e anche con la sua famiglia. Quando, nel 1492, morì papa Innocenzo VIII e, per mezzo di un accordo segreto con Ascanio Maria Sforza, Rodrigo riuscì a venire eletto al conclave, spuntandola su Giuliano con una larga maggioranza, vide aumentare notevolmente il suo potere e la sua influenza così come quella della sua famiglia. Tuttavia, Giuliano non si arrese e continuò ad opporsi ai Borgia. Quando gli Assassini iniziarono la loro lotta contro i Borgia, Giuliano divenne non ufficialmente e rapidamente un alleato della Confraternita e li sostenne nei loro sforzi per sconfiggere le forze dei Borgia.[1]

L'elezione[]

Dopo la morte di Rodrigo e del suo successore, Pio III, Giuliano venne eletto papa dal conclave nel 1503 e prese il nome di Giulio, più un rimando al dittatore romano, Gaio Giulio Cesare, che al papa del IV secolo, [[wikipedia:it:Papa >Giulio I|Giulio I]]. Salito al soglio pontificio, Giulio II scacciò Cesare Borgia da Roma, gli confiscò tutti i suoi territori della Romagna e grazie a Fabio Orsini lo imprigionò per i reati di omicidio, di tradimento e di incesto.[1][2]

Il primo incontro con Ezio[]

Dopo l'arresto di Cesare, nel 1504, Giulio II incontrò nel suo studio il Mentore della Confraternita italiana degli Assassini, Ezio Auditore da Firenze. Durante l'incontro, il papa lesse una lettera privata e al termine della lettura esultò con una benedizione per Ferdinando e Isabella, i re di Spagna. Data la presenza di Ezio, gli rivelò che la lettera lo informava che il trasferimento di Cesare Borgia verso una delle più robuste e remote rocche di Spagna non aveva avuto problemi. Tuttavia, quando Ezio gli chiese dove, Giulio si mostrò restìo a rivelarglielo, rispondendogli che era un'informazione riservata e non voleva correre alcun rischio con Cesare. Comunque, per rassicurarlo gli descrisse la fortezza che era enorme, sperduta nella Spagna nordorientale e assolutamente inespugnabile e rivelandogli che Cesare era stato rinchiuso in una cella in una torre alta più di quaranta metri. Tuttavia, per evitare che Ezio avesse qualche strana idea, lo avvertì che ciò che gli aveva rivelato era un'informazione riservata e, se dovesse insospettirsi di qualcosa, gli bastava una parola per far trasferire nuovamente Cesare. Subito dopo, Ezio chiese se sapeva qualcosa riguardo Lucrezia Borgia e la sua permanenza a Ferrara. Giulio lo informò che questo matrimonio con il duca Alfonso I d'Este le stava facendo bene e nonostante il rapporto epistolare amoroso con il vecchio amico Pietro Bembo, rimaneva sostanzialmente fedele al marito. Tuttavia, risultava per lei impossibile la possibilità di un ipotetico ritorno a Roma. Dopo aver avuto una risposta dubbiosa da Ezio, dopo che aveva affermato che si erano liberati della famiglia Borgia, Giulio mise le cose in chiaro con il suo consigliere e gli rispose che nonostante ci fossero ancora uomini ancora fedeli a Cesare, lui aveva altri nemici di cui si doveva occupare. Ovviamente, Ezio dissentiva ma chiese di sapere cosa voleva fare a riguardo gli altri suoi nemici e il papa lo informò che stava ricostituendo la guardia pontificia, formandola soltanto di soldati svizzeri, poiché li riteneva molto leali e poco emotivi, a tal punto da ritenerli capaci di diventare i soldati del suo nuovo corpo di guardia personale. Li avrebbe equipaggiati con alabarde e armi simili, ma anche con i moschetti di Leonardo da Vinci, che aveva ingaggiato come ingegnere militare. Giulio chiese consiglio ad Ezio su come chiamare il corpo di guardia, dato che lui aveva pensato per "Guardie Giuliane" ma non voleva apparire troppo egocentrico. Ezio soddisfece la richiesta del papa, suggerendo il nome di "Guardie Svizzere". Il papa accettò il suggerimento, per quanto lo trovasse poco originale. La loro conversazione venne interrotta dai continui lavori di ristrutturazione provenienti sopra di loro e Giulio ordinò di far smettere temporaneamente i lavori. Ezio, incuriosito, gli domandò cosa stava facendo fare ai muratori e Giulio rispose che era arrivato il momento di chiudere tutti gli appartamenti e gli uffici dei Borgia, in quanto erano troppo lussuosi per un papa, e che stava radendo al suolo gli edifici sul tetto di Castel Sant'Angelo per trasformarlo in un grande giardino. Giulio aggiunse che avrebbe fatto rinnovare la Cappella Sistina, ritenuta da lui troppo noiosa, da un giovane artista di Firenze, Michelangelo. All'inizio voleva incaricare Leonardo, ma conoscendolo sapeva che molto difficilmente avrebbe portato a termine il suo lavoro nonostante il suo grandioso talento. Comunque, Giulio interruppe il suo discorso sapendo che Ezio non era venuto per parlare di arte, quindi gli chiese se non stava prendendo troppo sul serio la minaccia della rinascita dei Borgia, ma Ezio rispose che andava presa sul serio la minaccia. Giulio cercò di convincerlo ricordandogli che l'esercito pontificio aveva conquistato la maggior parte della Romagna per il Vaticano, non lasciando più alcun esercito fedele a Cesare. Ezio cercò di replicare rispondendo che finché Cesare era vivo, bisognava preoccuparsi, ma Giulio lo interruppe ricordandogli che dove era imprigionato era come se fosse sepolto vivo. Ezio non si arrese e rispose che anche Micheletto Corella libero rappresentava una minaccia. In quanto nipote di Rodrigo e nato a Valenzia, aveva un motivo per cui liberare Cesare e conosceva abbastanza bene la Spagna da poter trovare la sua prigione. Giulio, d'altro canto, non riteneva una minaccia Micheletto, in quanto non si sapeva nemmeno se fosse ancora vico. Vedendo che il suo consigliere non voleva cedere, gli chiese cosa aveva in mente, anticipando che non aveva risorse per aiutarlo. Ezio lo informò che la sua idea fosse di localizzare e distruggere gli ultimi rimasti fedeli a Cesare e, magari, qualcuno di loro sapeva qualcosa riguardo a Micheletto. Giulio chiese se avrebbe distrutto il braccio destro di Cesare se fosse ancora vivo ed Ezio gli rispose di sì, anche se pensò che ciò dipendeva da come si sarebbe rivelato più utile. Giulio si complimentò con Ezio della sua determinazione, tanto da sentirsi felice di non essere un suo nemico e della Confraternita. Ovviamente, Ezio, rimase spiazzato davanti a questa affermazione e Giulio gli rispose che voleva sempre conoscere il nemico del suo nemico. Comunque, lo assicurò dicendo che il suo segreto era al sicuro con lui.[1]

Il secondo incontro con Ezio[]

Tempo dopo il loro primo incontro, Giulio convocò una seconda volta Ezio per conversare su qualcosa che aveva scoperto. Infatti, Giulio lo informò che era incuriosito da un aggeggio in possesso dell'Assassino. Ezio fece finta di non comprendere, ma il papa lo informò che sapeva che ciò che portava con sé lo chiamava Mela e che lo aveva trovato alcuni anni fa sotto la Cappella Sistina e che aveva anche anche un grande potere. Ezio, allora, gli disse la verità e che la Mela gli è stata affidata da una forza proveniente dal mondo antico per aiutarli. Tuttavia, per quanto fosse stata d'aiuto, temeva per il suo potenziale, conscio che l'uomo non era ancora pronto per una cosa simile. Lo informò anche che solitamente la Mela viene chiamata frutto dell'Eden e che molti altri erano nascosti, se non perduti completamente. Incuriosito, Giulio volle sapere cosa poteva fare ed Ezio lo accontentò, informandolo che aveva la capacità di controllare i pensieri e i desideri dell'uomo e che poteva svelare anche cose inimmaginabili. Giulio comprese immediatamente il potenziale della Mela, ma comprese che come egli poteva usarla a suo piacimento anche qualcun altro poteva farlo e magari erano le mani sbagliate. Ezio gli spiegò che i Borgia volevano farlo e avevano dato la Mela a Leonardo perché la esaminasse. Fortunatamente, quest'ultimo tenne segrete le sue più misteriose qualità. Convinto sempre di più della sua pericolosità, Giulio ritenne più giusto che fosse Ezio a tenerla, dato che anche un'antica autorità gliela aveva affidata, e gli consigliò che quando non gli fosse stata utile lo avrebbe dovuto nascondere in un posto sicuro e forse, sempre se voleva, lasciare un indizio in modo tale che un suo degno successore, magari un suo discendente, potesse ritrovarla. Inoltre, Giulio lo ritenne l'unico uomo della loro epoca capace di custodirla, forse perché aveva una particolare qualità che gli permetteva di non usare la Mela in modo irresponsabile. Dopo un breve silenzio tra i due, Giulio continuò a parlare dichiarando che il nuovo amico di Leonardo, Salaì, era sfuggente e che non ci si doveva fidare. Inoltre, secondo Giulio, rappresentava la debolezza di un uomo che non era altro che un genio. Giulio informò Ezio che Leonardo gli stava costruendo un'armatura leggera a prova di proiettile. A seguito di quest'ultima conversazione, Ezio intuì che Giulio lo avesse voluto informare che la sua fonte riguardo alla Mela era Salaì stesso. Fortunatamente, Ezio riteneva Salaì più uno sciocco che un furfante, ma volle comunque tenerlo d'occhio e, se necessario, eliminarlo.[1]

La Lega di Cambrai[]

Volenteroso a frenare l'espansione territoriale sulla terraferma dell'Italia settentrionale della Repubblica di Venezia, Giulio II creò la Lega di Cambrai, una coalizione militare anti-veneziana formata dallo Stato Pontificio, dal regno di Francia, dal Sacro Romano Impero e dal regno di Spagna, rispettivamente guidati da papa Giulio II, Luigi XII di Francia, Massimiliano I d'Asburgo e Ferdinando II d'Aragona. La lega formatasi nel 1508 fu inizialmente un successo, ma gli attriti tra Giulio II e Luigi XII la fecero crollare nel 1510.[3]

Curiosità[]

  • Nella Profezia dei papa, Giulio viene chiamato "Fructus Jovis juvabit", che significa "Il frutto di Giove sarà gradito".[4]
  • Storicamente, uno dei principali istigatori della congiura dei Pazzi, papa Sisto IV, fu lo zio di Giuliano e colui che lo nominò cardinale. Quindi, è probabile che Giuliano, non essendo un sostenitore della congiura, abbia comunque favorito le scelte dello zio, rendendolo un nemico di Lorenzo de' Medici.
  • Assassin's Creed: Brotherhood, dopo che Ezio abbia distrutto le torri dei Borgia e liberato Roma dalla loro influenza, gli stendardi e le bandiere dei Borgia negli edifici verranno sostituiti da quelli con inscritti lo stemma di Giulio per simboleggiare la sua asceesa al potere come papa.
  • Come per Rodrigo, anche nell'elezione di Giulio al conclave la corruzione ebbe un ruolo, ma in seguito Giulio usò la sua posizione per dichiarare non valide le elezioni non corrotte.

Apparizioni[]

Fonti[]

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