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"Io sono nata per questo. Non c'è nessuno in tutto il mondo, né re né duca, né chiunque altro, che possa restituire il regno alla Francia. Questo regno non avrà altro aiuto se non da me!"
―Giovanna d'Arco[src]

Jehanne Darc (in italiano Giovanna d'Arco; 1412 - ?), conosciuta anche come "la pulzella d'Orléans" è stata un'eroina nazionale della Francia, venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Possedeva alte percentuali di DNA Isu e brandì una Spada dell'Eden, che utilizzò per condurre battaglie vittoriose durante la guerra dei cent'anni.

Biografia[]

Primi anni[]

Giovanna nacque da Isabelle Romée e Jacques d'Arc in una famiglia di contadini nel 1412 a Domrémy. All'età di 13 anni iniziò ad avere visioni da santa Caterina, l'arcangelo Michele e santa Margherita, le cui "Voci" le dissero che il volere di Dio fosse di liberare la Francia dall'occupazione inglese.[1] Giovanna iniziò a trascorrere parte del suo tempo a contemplare il fiume "come se lo sentisse parlare", come osservarono i suoi fratelli Pierre e Jean.[2] Crebbe in quel periodo anche la sua passione per la religione, che la spinse a frequentare spesso la chiesa e partecipare alle lodi notturne e mattutine.[3]

Il 1° maggio 1428 conobbe il suo cugino illegittimo Gabriel Laxart, da poco arrivato a Domrémy.[2] Durante la notte tra il 12 e il 13 maggio Giovanna incontrò Gabriel fuori dalla casa della sua famiglia a Burey-en-Vaux, così i due iniziarono a raccontarsi a vicenda le proprie vite e lei ne approfittò per chiedergli, in nome dell'amicizia appena stretta, di aiutarla a convincere suo padre, Durand Laxart, ad assecondare una richiesta che gli avrebbe fatto il giorno seguente.[3]

Gesta belliche[]

Viaggi a Vaucouleurs[]

"La brava gente di Orléans è sotto assedio da ottobre. Giusto oggi hanno subito un'altra sconfitta nel tentativo di far entrare dei viveri. I bambini muoiono di fame dietro quelle mura e questo stupido capitano non vuole nemmeno parlarmi!"
―Giovanna d'Arco si sfoga con Gabriel Laxart[src]

I due riuscirono a convincere Durand Laxart ad accompagnarli a Vaucouleurs per vedere il capitano Robert de Baudricourt, a cui avrebbe dovuto chiedere di scortarla nel Delfinato di Chinon. Il tentativo però fallì, e quando tornò a Domrémy la popolazione del villaggio fu costretta a rifugiarsi a Neufchâteau per sottrarsi all'attacco delle truppe borgognone. Qualche mese dopo, i genitori di Giovanna la promisero in moglie ma lei rifiutò, spingendo il suo fidanzato a trascinarla in tribunale, che tuttavia l'assolse poiché lei il fidanzamento era avvenuto senza il suo assenso.[4]

Giovanna tornò nuovamente a Vaucouleurs nel gennaio 1429, ma nonostante la sua tenacia de Baudricourt continuò a rifiutarsi di accoglierla, facendola restare in attesa finché non crollò per il freddo e la fame. Gabriel la raccolse e la riportò a casa di Henri e Catherine Royer, presso cui soggiornavano, dove Giovanna ebbe un crollo emotivo dovuto all'ennesimo rifiuto. Mentre Gabriel la confortava, Giovanna sfogò in lacrime la collera per la sua impossibilità di aiutare la gente di Orléans, che aveva anche perso dei rifornimenti di viveri in seguito a una battaglia, stupendo Gabriel che si chiese come facesse a saperlo.[4]

Mentre mangiava, uno degli scudieri di de Baudricourt, Jean de Metz, raggiunse la casa di Henri e Catherine per incontrarla. Lo scudiero cercò di scoraggiarla, trovandola tuttavia fiduciosa e determinata a raggiungere Chinon per incontrare il Delfino. Jean de Metz provò a metterla in guardia dei pericoli che l'avrebbero attesa durante il viaggio, ma Giovanna continuò a mostrarsi sicura di sé, finché all'improvviso de Metz non si inginocchiò di fronte a lei, giurandole che l'avrebbe condotta dal Delfino sana e salva.[4]

Incontro con il Delfino[]

"Non piangete più, nobile Delfino. Dio vi ha udito e io sono stata mandata ad asciugare quelle lacrime."
―Giovanna d'Arco si annuncia al Delfino Carlo[src]

De Metz le organizzò un incontro con de Baudricourt, che l'accolse aspettandosi che potesse compiere guarigioni miracolose, mentre invece Giovanna gli disse semplicemente di rinunciare sua amante e tornare da sua moglie. In ogni caso, de Baudricourt l'autorizzò a recarsi a Chinon e le assegnò una scorta per accompagnare lei, Gabriel, Jean de Metz e un altro suo scudiero, Bertrand de Poulengy. Il 22 febbraio, prima che partisse, Giovanna tagliò i capelli e indossò abiti maschili per attirare meno attenzioni, poi de Baudricourt le consegnò anche una spada, che Giovanna sollevò facendo esplodere un'ovazione dalla folla, che sin dalla sua prima visita nel maggio dell'anno precedente iniziò a interessarsi a lei.[1]

Seppur attraversando territori in mani nemiche, il drappello di Giovanna riuscì a compiere il viaggio sano e salvo. Dopo undici giorni di cammino il gruppo si fermò a Sainte-Catherine-de-Fierbois, occupata dai francesi, dove assistettero alla messa. Giovanna dettò poi una lettera per il futuro re, che consegnò a un corriere che l'avrebbe preceduta. Quella notte lei e Gabriel si recarono nella chiesa a pregare di fronte all'altare, quando Giovanna iniziò a raccontargli delle sue prime visioni avute a tredici anni. Giovanna affermò poi il suo desiderio di ascoltare le Voci e di aver giurato a Dio di restare vergine finché lui avesse voluto. Gabriel le chiese allora di lasciargli almeno accompagnarla nel suo viaggio finché potesse, cosa che lei gli promise, dicendogli che sarebbe stato suo testimone e ombra finché necessario.[1]

Arrivati al castello di Chinon il giorno seguente, quando entrarono la guardia che si occupò del cavallo di Giovanna, Antoine Moreau, la molestò verbalmente, ottenendo come risposta il suo rimprovero poiché le sue parole offendevano Dio e gli disse di fare subito pace con lui. Antoine, impallidito, si allontanò con il cavallo. Il gruppo di Giovanna attraversò a piedi la fortezza fino ad arrivare alla sala del Delfino Carlo,[5] in cui stava avendo luogo una festa, ma non trovando il futuro re sulla sua sedia Giovanna capì che egli volesse metterla alla prova. Nonostante ciò, Giovanna lo individuò in poco tempo e si inginocchiò di fronte a lui, rivendicando la missione che le era stata affidata da Dio, prima di chiedergli di poter conversare in privato, nonostante le proteste del conte Georges de la Trémoille, non convinto dell'onestà di Giovanna.[6]

Giovanna e Gabriel seguirono il re in un salotto più sobrio, dove annunciò al Delfino di essere il legittimo erede al trono di Francia, che sarebbe dovuto essere audace e misericordioso. Alzando lo sguardo, Giovanna vide una misteriosa figura incappucciata, che con le mani fece il segno di una corona e le portò unite sulla sua testa prima di sparire. In realtà, la figura che Giovanna vide scambiandola per un angelo era la regina e Mentore Assassina Iolanda d'Aragona.[6] La visione di Giovanna stupì il Delfino, che annunciò ai suoi ospiti di aver trovato la vergine della profezia[7]

ACH Bertrand de Poulengy practice fighting

Giovanna si addestra con Bertrand de Poulengy.

Il giorno dopo Giovanna iniziò ad addestrarsi nella fortezza con Bertrand de Poulengy, mentre Jean de Metz pensava ad addestrare Gabriel. Nonostante l'armatura non adatta al suo fisico e il peso della spada, Giovanna iniziò a imparare molto in fretta a combattere. Nel mezzo dell'addestramento, un paggio disse a Gabriel e Jean che la guardia che aveva molestato Giovanna il giorno prima fosse morta annegata. Ascoltata la conversazione, Giovanna si disse dispiaciuta e speranzosa che l'uomo avesse fatto pace con Dio.[7]

La mattina seguente Giovanna partecipò con il Delfino Carlo alla messa, dove conobbe il duca Jean d'Alençon, che presentò a Gabriel e Jean più tardi, mentre si allenava con de Poulengy con lancia e scudo a cavallo. Alençon si offrì di donare a Giovanna un cavallo da guerra e una spada, ma lei disse che le sue Voci le avevano già promesso una spada in sua attesa, sotterrata dietro l'altare della chiesa di Sainte-Catherine-de-Fierbois. Saputa la cosa, Gabriel e Jean de Metz si offrirono di andare a recuperarla.[8] Nel mentre, Giovanna trovò nella Torre Caudray una sfera rossa, che mise nel borsellino che portava al collo insieme all'anello di famiglia.[9]

Giovanna ricevette la notizia del ritrovamento della spada, ma prima del ritorno di Gabriel partì verso Poitiers accompagnata dal duca d'Alençon, dove un gruppo di prelati la riempirono di domande per accertarsi che fosse stata mandata da Dio. Lì, dettò una lettera per aggiornare Gabriel sulla situazione. Tre giorni dopo, il 12 marzo, i due fecero ritorno con la sua nuova spada, in ritardo perché gli abitanti di Sainte-Catherine-de-Fierbois volevano farle una guaina.[10]

Assedio di Orléans[]

"In nome di Dio, non sono venuta a Poitiers per produrre segni! Portatemi a Orléans e vi mostrerò il segno per cui sono stata inviata."
―Giovanna d'Arco protesta contro i prelati[src]

Il 22 marzo Giovanna dettò una lettera indirizzata al re d'Inghilterra e ai suoi comandanti militari William de la Pole, John Talbot e Thomas Scales intimando loro di rinunciare alle città francesi conquistate se non avessero voluto affrontarla. Mentre si lamentava con Gabriel delle insistenti domande dei prelati, Giovanna ricevette l'inaspettata visita della regina Iolanda d'Aragona, suocera del Delfino Carlo, desiderosa d'incontrarla.[11]

Nelle settimane successive Giovanna convinse finalmente i prelati e, durante il soggiorno a Tours, ottenne un'armatura fatta su misura per lei e due stendardi: uno con il Cristo in croce da far portare al suo confessore, fra' Jean Pasquerel, e un altro che avrebbe portato lei in battaglia, con su raffigurato Cristo tra le nuvole seduto in giudizio, con un angelo che gli porgeva una coppa di fiordaliso da benedire. Nonostante i poteri della Spada dell'Eden, di cui Giovanna non si rese mai pienamente conto, lei adorava molto di più il suo stendardo, attribuendo a esso l'ispirazione che era in grado di infondere nei soldati francesi.[12]

Il 21 aprile Giovanna arrivò a Blois per incontrare l'esercito insieme al suo seguito, tra cui il palafreniere Jean d'Aulon, i paggi Louis e Raymond e gli araldi Ambleville e Guyenne ma non Jean de Metz, che tornò al servizio di Robert de Baudricourt. Lì videro che la regina Iolanda avesse mantenuto la promessa di rifornire l'esercito con delle vettovaglie, della cui consegna si occupò d'Alençon. Quest'ultimo le disse che Jean de Dunois, il Bastardo d'Orléans, fosse pronto per incontrarla ad Orléans, mentre lì con lui c'erano altre due persone che sarebbe stata felice di vedere: i suoi fratelli Jean e Pierre.[13]

Poco dopo, Giovanna notò un gruppo di soldati intento a parlare con delle prostitute. Arrabbiata, sguainò la sua spada e corse verso le donne, colpendole di piatto per non ferirle ma mettendole in fuga. Giovanna tuonò poi contro i soldati, intimando loro di andarsi a confessare mentre agitava la Spada dell'Eden in aria, aggiungendo al gruppo anche d'Alençon, che non moderò il linguaggio mentre faceva una battuta.[13]

Giovanna arrivò di fronte al borgo di Chécy il 29 aprile, dove incontrò Jean de Dunois, premendo sin da subito per partire verso la città sotto assedio. Il Bastardo le presentò i suoi due generali, Gilles de Rais ed Étienne de Vignolles, detto "La Hire". Il Bastardo e La Hire spiegarono a lei, Gabriel e d'Alençon delle difese, chiamate boulevard, costruite dagli assedianti a Orléans, la cui unica vulnerabilità era presso la Porta di Borgogna. Giovanna chiese loro perché allora non fossero già in viaggio, così il Bastardo le spiegò che non era possibile perché le navi con i viveri avevano il vento a sfavore. A quel punto, lei rise e congiunse le mani in preghiera finché, pochi istanti dopo, il vento non mutò di direzione, facendo trasalire Dunois che diede subito l'ordine di partire.[14]

Quella sera, Giovanna fece il suo ingresso trionfale ad Orléans, accolta dalla popolazione in festa, seguita dalla colonna di viveri per la popolazione e venne ospitata nella casa del tesoriere Jacques Boucher. Tuttavia, nonostante le sue richieste, la battaglia venne rimandata all'arrivo dei rinforzi. Il mattino seguente Giovanna scoprì che i suoi araldi fossero stati catturati dagli inglesi, così si recò a ridosso di una delle loro postazioni per chiedere la loro restituzione, ottenendo solo insulti in risposta. Non soddisfatta, la Pulzella si recò al bastione di Belle-Croix, da dove urlando intimò al comandante inglese William Glasdale di arrendersi, ottenendo in risposta insulti e minacce. L'obiettivo dell'azione di Giovanna era in realtà quello di provocare uno scontro il prima possibile, cosa su cui le sue Voci erano state molto chiare.[14]

Più tardi, a casa di Boucher, Gabriel le chiese di parlare con una persona, pregandola però di non arrabbiarsi. Giovanna acconsentì, così Gabriel le presentò una ragazza bionda, che riconobbe essere una delle prostitute che aveva scacciato a Blois. Giovanna si infuriò contro di lei, ma Gabriel si frappose tra le due, fin quando la ragazza non espresse il suo sincero pentimento e la sua volontà di restare vicino a lei. Gabriel la pregò di farsi consigliare dalle sue Voci su cosa fare e uscì di casa con la ragazza. Poco dopo, Giovanna li raggiunse all'esterno, annunciando che le sue Voci le avevano detto di accoglierla e darle un nome nuovo: Fleur. Giovanna si scusò della sua durezza e le disse che l'avrebbe accompagnata da quel momento in poi come sua amica, facendola scoppiare in lacrime di gioia.[14]

"Per la Francia! Per la Francia! Io vi dico che tra cinque giorni l'assedio sarà tolto e gli inglesi verranno scacciati dalle porte della vostra città!"
―Giovanna d'Arco si rivolge agli orleanesi[src]

Il 4 maggio il Bastardo tornò a Orléans con le truppe e fece pranzo con Giovanna, Gabriel e La Hire, durante il quale riferì loro dell'imminente arrivo di un contingente inglese guidato da John Fastolf. La ragazza chiese a Dunois di essere avvisata dell'arrivo, aggiungendo che altrimenti gli avrebbe fatto tagliare la testa, facendo ridere tutti i presenti compreso il Bastardo stesso, che acconsentì. Quella sera Giovanna si addormentò, svegliandosi all'improvviso qualche tempo dopo gridando che le sue Voci l'avessero avvertita della battaglia appena iniziata e se la prese con il paggio Louis, colpevole di non averla svegliata. Indossata l'armatura, Giovanna si fece passare il suo stendardo da Louis alla finestra e si preparò a raggiungere il boulevard di Saint-Loup, dove il Bastardo aveva sferrato un attacco che aveva incontrato più resistenza del previsto.[15]

Giovanna estrasse la spada di fronte alla folla, che si fermò ad ascoltare meravigliata il discorso di incoraggiamento che tenne prima di lanciarsi alla testa di un manipolo di soldati, ma prima di arrivare al boulevard di Saint-Loup il gruppo incontrò i numerosi morti e feriti che stavano uscendo dalla battaglia. Nonostante parte di essi fossero inglesi, Giovanna si fermò per assisterli indipendentemente dalla loro provenienza, pregando per i moribondi. La Pulzella salì poi nuovamente a cavallo per raggiungere la battaglia, che attraversò con la spada sguainata infondendo coraggio ai francesi, che riuscirono ad avere la meglio contro il nemico improvvisamente spaventato e titubante. Al termine della battaglia, Giovanna promise che Orléans sarebbe stata liberata entro cinque giorni.[15]

Il giorno dopo Giovanna fece scrivere un'ultimo invito agli inglesi di lasciare la Francia, profetizzando la morte di molti di quelli che preferivano insultarla piuttosto che ascoltarla. Il 6 maggio, dopo la messa mattutina, il governatore di Orléans Raoul de Gaucourt le spiegò che non fosse previsto nessun attacco in quel giorno, cosa che la spinse a protestare con lui e La Hire, lì presente. Giovanna si rivolse allora ai soldati, che decisero di seguirla, costruendo un ponte di barche sulla Loira attraverso cui raggiunsero il boulevard di di Saint-Jean-le-Blanc, trovandolo abbandonato. I francesi si diressero quindi verso il boulevard degli Augustins e lo conquistarono, facendo ritirare gli inglesi nelle Tourelles. Quella sera, Giovanna profetizzò a Gabriel che sarebbe stata ferita il giorno seguente sopra al suo seno.[16]

Il mattino del 7 maggio Giovanna e Dunois lanciarono l'assalto a Les Tourelles e, dopo aver riempito e attraversato il fossato, i soldati iniziarono a scalare le mura del boulevard. Giovanna fu la prima a piazzare la sua scala sul muro e iniziò ad arrampicarvisi, quando venne improvvisamente colpita tra la clavicola e la spalla da una freccia che la fece precipitare sugli uomini sottostanti. Giovanna venne immediatamente portata via dalla battaglia e uno dei soldati le offrì un amuleto da premere sulla ferita, facendo reagire Giovanna che rispose di preferire la morte piuttosto che usare qualcosa contro la volontà di Dio. Qualche istante dopo, Giovanna alzò la mano sinistra con cui afferrò la freccia e la estrasse da sé prima di essere medicata.[17]

Mentre si faceva sera Giovanna chiese a Dunois di aspettare a dare la ritirata nonostante la stanchezza degli uomini, provati da un giorno di combattimento. Si recò poi da sola in preghiera in un vigneto, da cui tornò per prendere il suo stendardo da Gabriel prima di dirigersi verso il boulevard, mentre impugnava la Spada dell'Eden nell'altra mano. Fermatasi di fronte alle mura, Giovanna intimò a William Glasdale di arrendersi, sorprendendo i soldati inglesi che erano convinti di averla uccisa. Alla sua vista, l'esercito francese riprese vigore e lanciò un ultimo assalto, costringendo alla resa i soldati inglesi che avevano resistito fino a quel momento. Per ordine di Giovanna alcuni orleanesi riempirono di esplosivi un barcone che scoppiò sotto il ponte levatoio, uccidendo Glasdale. Quella sera, la Pulzella espresse cordoglio per tutti i soldati morti in quel giorno.[17]

Domenica 8 maggio Giovanna venne svegliata da Gabriel, che l'avvertì dei movimenti dei soldati inglesi che marciavano in formazione. Raggiunta la tenda con all'interno il Bastardo, La Hire, Gilles de Rais e altri, scoprì che gli inglesi si fossero schierati con l'intenzione di sferrare un attacco in campo aperto. Essendo però domenica, Giovanna disse che non li avrebbero attaccati per primi, ma propose solo di schierarsi di fronte a loro allo stesso modo. Dopo un'ora passata a osservarsi, dal contingente inglese si fece avanti John Talbot, a cui Giovanna andò incontro, entrambi con la propria spada sguainata ma abbassata. Alcuni minuti dopo gli inglesi accettarono di ritirarsi e Giovanna tornò dal suo esercito senza sollevare la spada per non dare segnali d'attacco, poi la ripose e prese in mano il suo stendardo, galoppando avanti e indietro davanti alle sue truppe in ovazione per lei. L'assedio di Orléans era terminato.[17]

Campagna della Loira[]

"Amici miei! Su! Su! Il nostro Signore ha condannato gli inglesi! Da questo momento sono nostri!"
―Giovanna d'Arco incita le truppe francesi[src]

La straordinaria vittoria a Orléans soddisfò ovviamente il Delfino, che durante una riunione dei generali diede ascolto all'idea di Giovanna di incoronarlo formalmente a Reims. Il comando venne affidato a Jean d'Alençon, che in realtà agì però agli ordini di Giovanna. L'11 giugno l'esercito arrivò nei sobborghi di Jargeau, dove Giovanna sbuffò contro il Bastardo proponendo un attacco diretto agli inglesi. Alençon raggiunse quindi un compromesso, proponendo d'iniziare ripulendo i sobborghi.[18]

Il giorno seguente, giunti sotto le mura, Giovanna si accorse che Gabriel stesse rischiando di essere colpito da una bombarda, ma riuscì ad avvertirlo in tempo salvandogli la vita. Poco dopo la ragazza raggiunse le mura per salirle dalle scale, quando un inglese le scagliò addosso un masso. Nello stesso istante in cui venne colpita, la Spada dell'Eden uscì dal fodero provocando un'improvvisa esplosione di luce. Giovanna, solo stordita, venne rimessa in piedi e chiese indietro la sua spada, che le venne riconsegnata da un soldato. Con essa in mano, Giovanna incitò la ripresa dell'assalto da parte dell'esercito, che continuò a combattere ignorando la resa di William de la Pole.[19]

Nei giorni successivi le milizie francesi conquistarono Meung-sur-Loire e tirarono dritto su Beaugency, dove bombardarono le difese della città fino alla resa degli occupanti. I francesi si misero poi all'inseguimento delle forze inglesi guidate da Fastolf e Talbot che si ritiravano a Patay. Gli inglesi tesero un'imboscata ai francesi che tuttavia venne scoperta in anticipo grazie a un cervo che spaventò gli arcieri inglesi, permettendo loro di individuarli. Durante la battaglia, John Talbot cadde prigioniero.[19]

Nel mese successivo l'esercito francese si diresse in territorio borgognone proseguendo con le sue conquiste fino a Reims, dove si sarebbe dovuta finalmente tenere l'incoronazione. Per l'occasione, Durand Laxart accompagnò l'intera famiglia di Giovanna a eccezione della sorella Catherine, troppo cagionevole per il viaggio, fino a Reims. Il giorno dell'incoronazione Giovanna entrò nella cattedrale di Reims nel posto d'onore dietro al Delfino Carlo, che venne unto con l'olio santo di Clovis e incoronato re di Francia.[19]

Campagne militari successive[]

"Il re avrebbe dovuto informarmi subito della sua tregua con il duca di Borgogna. Quattordici giorni di pace... diciamo pure quattordici giorni concessi al duca perché rinforzi le mura di Parigi!"
―Giovanna d'Arco protesta contro la diplomazia del re[src]

In seguito alla sua incoronazione, re Carlo VII iniziò subito a lavorare a una pace diplomatica piuttosto che a una continuazione della guerra, lavorando alla pace con Filippo III di Borgogna, il suo ciambellano Georges de la Trémoille e il reggente inglese Giovanni, duca di Bedford. Carlo accettò una tregua proposta da Filippo della durata di due settimane, al termine delle quali quest'ultimo gli avrebbe consegnato Parigi. Ciò non era tuttavia nelle sue intenzioni, difatti Filippo sfruttò il tempo guadagnato per rinforzare le difese cittadine.[20]

Il 21 agosto, mentre Giovanna, Gabriel, Alençon e Fleur si trovavano a Compiègne, iniziò a delinearsi una tregua più lunga. L'8 settembre, raggiunte le mura di Parigi, Giovanna si presentò alla porta di Saint-Honoré con lo stendardo in mano e la spada nella guaina a chiedere la resa della città. I parigini rifiutarono la proposta e diedero battaglia in difesa della città, durante la quale un soldato borgognone attaccò Giovanna. Lei scese da cavallo e colpì con la Spada dell'Eden il suo scudo, che si frantumò appena subito il colpo. Il soldato lasciò cadere la spada e si inginocchiò di fronte a lei, arrendendosi.[20]

Raccolto il suo stendardo e riposta la spada nella guaina, Giovanna raggiunse le mura di Parigi, dove venne colpita alla coscia dal dardo di una balestra. Gabriel vide la scena e accorse a portarla via per cercare aiuto, venendo raggiunto da de Rais. Gabriel riportò Giovanna all'accampamento di La Chapelle, dove il palafreniere Jean d'Aulon curò le sue ferite. Appena riaprì gli occhi Giovanna chiese come stesse proseguendo la battaglia, scoprendo però da Alençon che re Carlo VII avesse ordinato la ritirata. Alençon osservò poi Giovanna e le chiese dove fosse finita la sua spada, che la Pulzella si accorse di aver perso dopo essere stata colpita.[20]

Il 21 settembre, a Gien, Giovanna, Gabriel e Alençon pranzarono insieme a Georges de la Trémoille e re Carlo, che sciolse l'esercito e rimandò Jean d'Alençon nelle sue terre, mentre de la Trémoille le promise che avrebbe ancora avuto modo di restare in azione al fianco del suo fratellastro Carlo II d'Albret per catturare Perrinet Gressart, un capitano mercenario che aveva precedentemente fatto prigioniero de la Trémoille.[20]

Costretta a separarsi da Alençon, Giovanna ubbidì agli ordini ma l'assedio fallì dopo un mese perché il re rifiutò di inviare viveri e rifornimenti. Come dono di Natale il re conferì a Giovanna un titolo nobiliare tramandabile per via femminile. Rimasta con circa due centinaia di uomini fedeli a lei, partì in primavera per difendere la città di Compiègne dai borgognoni passando per Melun, dove il 23 aprile partecipò alla messa pasquale, durante la quale pianse. Per le strade della città Giovanna disse a Gabriel che il tempo passato insieme in cui lui le fece da testimone di tutte le sue imprese stesse per terminare, e gli fece giurare che quando sarebbe giunto il momento di abbandonarla, lui le avrebbe ubbidito.[21]

Cattura e processo[]

Cauchon: Credi di essere in grazia di Dio?
Giovanna: Se non lo sono, che Dio mi accolga in essa. E se lo sono, voglia Dio mantenermici, perché se sapessi di non essere in grazia di Dio, sarei la donna più disperata del mondo.
―Giovanna risponde a una domanda di Pierre Cauchon[src]

Il 23 maggio 1430 Giovanna venne attirata lontano da Compiègne dai borgognoni, che ne approfittarono per tagliarle la via di fuga. Per non rischiare di far entrare il nemico in città, il governatore fece chiudere le porte lasciando fuori Giovanna, che venne catturata insieme a suo fratello Pierre e Jean d'Aulon, mentre Gabriel ubbidì ai suoi ordini e l'abbandonò prima che fosse troppo tardi.[21]

Tenuta prigioniera dal duca Giovanni II di Lussemburgo, Giovanna venne rinchiusa nella torre di Beauvais, dove, riuscitasi a procurare un'occasione di fuggire, tentò un salto dalla torre, facendosi però catturare mentre tentava di salvare anche Pierre e Jean d'Aulon. Sette mesi dopo la sua cattura, venne acquisita dagli inglesi per diecimila lire e portata a Rouen. Il responsabile del negoziato fu Pierre Cauchon, che avrebbe poi presieduto il tribunale che accusò Giovanna di eresia.[22]

Durante la prigionia Giovanna fu trattata come una prigioniera di guerra, con i ferri alle caviglie e minacciata con strumenti di tortura mentre fu invece incriminata come prigioniera ecclesiastica, a cui sarebbe dovuto quindi spettare un trattamento migliore, alloggiando con donne e senza catene a tenerla.[22] Il 21 febbraio 1431 si tenne la prima udienza del processo nella cappella del castello di Rouen, in cui i due giudici ufficiali, il vescovo Pierre Cauchon e il promotore generale della diocesi di Beauvais Jean d'Estivet, insieme ai membri della corte, bombardarono Giovanna di domande cercando attraverso dei tranelli di costringerla a tradirsi, ad esempio chiedendole se fosse stato Dio a comandarle di indossare abiti maschili. Durante l'interrogatorio Giovanna predisse che gli inglesi sarebbero stati sconfitti nei successivi sette anni e disse anche di credere che sarebbe stata salvata.[23]

Per le prime undici udienze il processo di Giovanna venne celebrato in pubblico, per poi proseguire a porte chiuse. Cauchon e d'Estivet continuarono a martellarla sulla questione degli abiti maschili, che considerarono un atto eretico e blasfemo. Il 24 maggio 1431 Giovanna venne presentata in pubblico nel cimitero dell'abbazia di Saint-Ouen, dove il sacerdote Guillaume Erard accusò la ragazza di essere «un mostro», «una maga», «un'eretica» e «una persona superstiziosa». Quando le fu detto di sottomettere le sue parole e azioni alla Chiesa rispose appellandosi a Dio e al santo papa, ma Erard rispose dicendo che il pontefice fosse troppo lontano per essere interpellato.[24]

Erard fece avvicinare il giovane Jean Massieu, che le consegnò una lettera di abiura in cui Giovanna giurava di non accorciarsi più i capelli, smettere di indossare abiti maschili e che non avrebbe maneggiato più armi. Analfabeta, Giovanna chiese che la pergamena le fosse letta e Massieu l'accontentò, indispettendo Cauchon che promise di vendicarsi. Massieu le spiegò poi che se avesse accettato sarebbe stata assistita da delle donne e che un giorno sarebbe potuta anche essere liberata, mentre se avesse rifiutato sarebbe stata bruciata. Giovanna rise, prese una penna e tracciò una croce dentro a un cerchio. Tuttavia, nonostante le premesse, Jean d'Estivet ordinò che fosse riportata nella prigione secolare in cui era stata imprigionata finora.[24]

Tornata in carcere, la mattina di domenica 27 maggio un soldato le sottrasse le vesti sostituendole con abiti maschili, che sarebbe stata costretta a indossare. Giovanna decise quindi di indossare nuovamente vesti maschili, dicendo in seguito al suo futuro boia, Geoffroy Thérage, che avesse ripreso l'abitudine giacché era costretta a restare fra uomini, aggiungendo di aver deciso così dopo che una promessa fattale era stata infranta.[25]

Il giorno della sua condanna, il 30 maggio 1431, a Giovanna venne concessa la possibilità di ricevere l'eucaristia. Il suo sacerdote, Martin Ladvenu, la esortò a bere un liquido denso e dolce. Quella sera lei si risvegliò trovandosi circondata da Jean de Metz e altre persone incappucciate, che le spiegarono di averla sostituita con Fleur, offertasi volontaria per sacrificarsi al suo posto che, con il volto tumefatto e irriconoscibile, prese le sue vesti e il sacchetto che Giovanna portava sempre al collo. I suoi salvatori le dissero che non avrebbe mai dovuto dire a nessuno di essere sopravvissuta e lei così fece, girovagando di città in città e sopravvivendo lavorando in locande e taverne.[26]

Dodici anni dopo Giovanna, che nel frattempo aveva smesso di sentire le sue Voci, scoprì che Gabriel Laxart fosse tornato a vivere nella sua casa a Burey-en-Vaux e decise di raggiungerlo. Il 15 maggio 1443, intorno alla mezzanotte, sorprese Gabriel fuori da casa sua e i due si abbracciarono per un lungo momento. Giovanna gli raccontò poi di come si salvò il giorno della sua condanna. Gabriel le chiese che cosa avrebbe fatto della vita che Dio le aveva restituito attraverso il sacrificio di Fleur, al che lei rispose che avrebbe permesso a Gabriel di accompagnarla per sempre nel suo viaggio.[26]

Lascito[]

In seguito all'inscenamento della sua morte, nel 1437 la sua profezia sulla futura vittoria francese si avverò quando l'esercito riuscì a strappare Parigi agli inglesi.[23] Tra il 1455 e il 1456 venne tenuta la revisione del suo processo in cui diverse persone che la conoscevano, tra cui Durand Laxart, padre di Gabriel, testimoniarono a suo favore.[6] Il processo precedente fu annullato e Giovanna fu riabilitata e assolta.

Tra il 1980 e il 1981 lo scienziato Templare Warren Vidic fece delle prove nell'ambito dell'Iniziativa sostitutiva, in cui la sua collega Aileen Bock vide attraverso l'Animus un dialogo tra Giovanna d'Arco e Geoffroy Thérage, antenato di Vidic.[25]

Altri dettagli sulla Spada dell'Eden di Giovanna vennero raccolti dall'Assassino Clay Kaczmarek nel 2012 e nascosti nell'Animus per farli trovare al suo successore, Desmond Miles. Desmond risolse un primo indovinello, parte di un set chiamato "Strumenti del potere" in cui Clay inserì Giovanna in una lista di personaggi storici che entrarono in possesso di una Spada dell'Eden.[27] In un altro set chiamato "Martiri" Clay nascose nel dipito di Jean-Auguste-Dominique Ingres "Giovanna d'Arco all'incoronazione del re Carlo VII nella cattedrale di Reims" un codice binario traducibile in "30 maggio 1431", la data in cui ebbe luogo la sua condanna. Nascosto nell'immagine seguente, il dipinto "La morte di Giovanna d'Arco" di Hermann Stilke, vi era il messaggio "La presero".[28]

Nel 2016 lo storico Templare Simon Hathaway sfruttò la sua discendenza da Gabriel Laxart per vedere attraverso i suoi occhi la vita di Giovanna d'Arco con l'intenzione di scoprire come riparare la sua Spada dell'Eden. Simon scoprì anche che Giovanna sopravvisse alla sua condanna, ma cancellò il contenuto della sua sessione, mantenendo segreta la sua scoperta.[26]

Caratteristiche e personalità[]

"Gabriel reagisce a lei come fanno di solito le persone con uno dei Frutti dell'Eden. Si sente attirato quasi contro la propria volontà. Persino io sono riuscito a vedere attraverso questa.. questa radiosità attraverso i suoi occhi. E tutta la sua vicenda, almeno all'inizio, ci offre esempi del modo in cui ispirava e persuadeva il prossimo."
Simon Hathaway parla del carisma di Giovanna a Victoria Bibeau[src]

Sin da ragazza Giovanna d'Arco dimostrò di essere una devota cristiana e frequentava spesso la chiesa, cosa che i suoi fratelli e le sue amiche trovavano strana. Grazie alle sue Voci sviluppò una forte inclinazione verso la guerra, sostenendo che liberare la Francia dall'occupazione inglese fosse il volere di Dio stesso.

Giovanna era valorosa e carismatica, ma era anche in grado di calmare e alleviare la tensione dalle persone che la circondavano. Oltre ciò era anche molto tenace e mai disposta ad arrendersi, anche di fronte a ripetuti fallimenti come durante i tentativi di ottenere udienza da Robert de Baudricourt o nel corso delle battaglie da lei condotte, in cui incitò sempre i suoi uomini a continuare a combattere e attaccare anche nelle situazioni di difficoltà.

Giovanna era intollerante verso chi non moderasse il proprio linguaggio in sua presenza, talvolta anche arrossendo di fronte agli insulti che provenivano dall'esercito nemico. Non aveva nemmeno nessuna tolleranza per chi praticava la prostituzione, arrabbiandosi a tal punto che attaccò con la sua spada alcune prostitute, pur utilizzando il piatto della lama per non provocare ferite gravi.

In battaglia invece Giovanna non attaccò mai nessuno per ucciderlo, limitandosi semplicemente a combattere in difesa, puntando a disarmare i suoi avversari per farli arrendere. Nonostante la sua insofferenza nei confronti dell'occupazione inglese, durante e dopo le varie battaglie si dimostrò disposta ad assistere e piangere i caduti di entrambi gli schieramenti senza fare differenze.

Equipaggiamento e abilità[]

Giovanna era in possesso di un'altissima concentrazione di DNA Isu che le conferiva enormi capacità, tra cui il potere di influenzare il prossimo grazie al suo carisma innaturale. Per chi era dotato dell'Occhio dell'aquila Giovanna brillava vistosamente quando sfruttava le sue capacità, mentre gli altri restavano semplicemente ammaliati da lei. La Pulzella era probabilmente legata all'Isu Conso, che la guidò spiritualmente attraverso le visioni che le procurava nella sua missione. Queste "Voci" le permisero di conoscere in anticipo cosa sarebbe accaduto durante la guerra o venire a sapere di eventi lontani, a cui non era presente fisicamente. Giovanna era anche in grado di percepire in maniera chiara la presenza di Frutti dell'Eden nelle sue vicinanze, riuscendo a individuare la posizione della Spada dell'Eden e a trovare il Cuore ad essa collegato.

Giovanna venne avvicinata e addestrata dagli Assassini, anche se non si unì mai al loro ordine. Pur mancando di esperienza, il DNA Isu le permetteva di apprendere le arti di combattimento in brevissimo tempo. Senza mai ricevere addestramento militare, grazie alle Voci fu in grado di guidare vittoriosamente l'esercito francese contro gli inglesi nella guerra dei cent'anni. Grazie alla Spada dell'Eden era in grado di infondere gioia, appagamento e pace agli alleati, mentre gli avversari subirono il timore che essa incuteva loro. Ciononostante, Giovanna non si rese mai effettivamente conto di quanto fosse potente la Spada e attribuì invece un maggiore potere di influenzare i soldati al suo stendardo.

Curiosità[]

  • Seppur non esplicitamente confermato, è probabile che Giovanna d'Arco ebbe un figlio da Gabriel Laxart, da cui discese il Templare Simon Hathaway.
  • In Assassin's Creed II il Soggetto 16 Clay Kaczmarek implica che i Templari fecero uccidere Giovanna d'Arco per prenderle la Spada dell'Eden. Tuttavia, Giovanna perse la sua Spada molto prima e i Templari dell'epoca, come spiegato da Jean d'Alençon, avevano solo intenzione di farle abiurare per indebolire re Carlo VII, per poi lasciarla libera di tornare a casa. La sua condanna fu dovuta infatti all'ambizione egoista dei due giudici.

Galleria[]

Apparizioni[]

Note[]

  1. 1,0 1,1 1,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 7
  2. 2,0 2,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 3
  3. 3,0 3,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 4
  4. 4,0 4,1 4,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 5
  5. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 8
  6. 6,0 6,1 6,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 9
  7. 7,0 7,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 10
  8. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 11
  9. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 35
  10. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 15
  11. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 16
  12. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 17
  13. 13,0 13,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 18
  14. 14,0 14,1 14,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 19
  15. 15,0 15,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 20
  16. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 22
  17. 17,0 17,1 17,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 23
  18. Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 25
  19. 19,0 19,1 19,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 26
  20. 20,0 20,1 20,2 20,3 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 27
  21. 21,0 21,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 29
  22. 22,0 22,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 30
  23. 23,0 23,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 31
  24. 24,0 24,1 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 32
  25. 25,0 25,1 Assassin's Creed IV: Black Flag - File AE:''Soggetto zero'' - File audio 4
  26. 26,0 26,1 26,2 Assassin's Creed: Heresy - Capitolo 36
  27. Assassin's Creed II - Glifo 5: Strumenti del potere
  28. Assassin's Creed II - Glifo 8: Martiri

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