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Gaio Giulio Cesare (in latino: Gaius Iulius Caesar; 13 luglio 101 a.C/12 luglio 100 a.C - 15 marzo 44 a.C) è stato un generale, console e dittatore romano. Dopo aver conquistato la Gallia e vinto la guerra civile, accumulò le cariche politiche, diventando poi dittatore perpetuo, e per questo ritenuto da alcuni degli storici a lui contemporanei il primo imperatore di Roma. Venne ucciso da un gruppo di Assassini romani, che lo ritenevano un tiranno.

Biografia

Cesare nacque in una nobile famiglia che si diceva discendesse dal primo re di Roma, Romolo, a sua volta considerato un discendente di Venere. Nel 60 a.C. stipulò un'alleanza con Crasso e Gneo Pompeo Magno, che divenne più tardi noto come primo triumvirato. Grazie all'appoggio degli altri due triumviri, Cesare divenne console per la prima volta nel 59 a.C. Ottene poi il proconsolato in Gallia per i cinque anni seguenti. In questo periodo conquistò l'attuale Francia, il Belgio, il Lussemburgo e parte di Svizzera, Paesi Bassi e Germania. La più famosa delle sue vittorie è la battaglia di Alesia, nella quale sconfisse Vercingetorige.[1]

Nel 49 a.C. varcò il Rubicone pronunciando la frase "alea iacta est", dando inizio alla guerra civile contro Pompeo.[1] Dopo aver vinto la guerra, divenne dittatore e console appoggiato dall'Ordine degli Antichi, anche se non si sa se fosse a conoscenza della loro esistenza.[2]

Nel 48 a.C. dopo la sua vittoria a Farsalo, costrinse il suo avversario, Pompeo, a fuggire in Egitto. Cesare lo inseguì stabilendosi ad Alessandria, dove scoprì che Settimio e i suoi gabiniani avevano assaltato il suo accampamento e l'avevano ucciso. Tolomeo XIII, gli diede la testa del suo avversario e cercò di conquistarselo per creare un'alleanza duratura, ma vennero interroti da Apollodoro, che trasportò un tappetto, seguito da Aya e Bayek, che riuscirono ad entrare nel Palazzo Reale con la scusa di portare dei doni. Cleopatra, uscita dal tappeto, per avere una solida alleanza con Cesare si offrì in matrimonio. Cesare ammaliato dalla bellezza di Cleopatra cominciò a darle ascolto, nonostante Tolomeo minacciasse di uccidere tutti i romani stanziati ad Alessandria.

Per impressionare Cesare, Cleopatra gli concesse l'onore di ammirare la Tomba di Alessandro Magno, che grazie all'aiuto di Bayek ed Aya fu di nuovo accessibile.Cesare intento ad ammirare la tomba di Alessandro venne interrotto da Flavio Metello,che gli riferì della cattura di alcuni emissari romani da parte delle guardie tolemaiche. Cleopatra mandò Bayek e Aya a liberarli. Ritornarono più tardi con gli emissari liberati, ma feriti a causa delle torture subite, e informarono Cesare e Cleopatra del piano di Potino e Settimio di intrappolarli in città. Cesare pianificò una contro offensiva dando a Flavio l'ordine di incendiare il porto mentre diede a Bayek una polvere per modificare il fuoco del faro, dando così istruzioni alla sua flotta, che però Bayek diede ad Aya. Cesare rimase ad aspettare con Bayek all'accampamento, lamentandosi di ciò che ha fatto dubitando continuamente delle capacità di Aya. Dato il segnale, Cesare e Bayek partirono in biga per raggiungere la flotta romana, che grazie alle istruzioni si misero ad organizzare un attacco presso il delta del Nilo. Durante il tragitto in biga vennero attaccati da alcuni soldati a cavallo che Bayek respinse facilmente mentre l'elefante da guerra rischiò quasi di schiacciarli se Bayek non l'avesse ucciso in tempo. Riunitosi con le proprie truppe, organizzò un'attacco alle truppe tolemaiche insieme a Bayek ed Aya, che si separarono per uccidere i propri obiettivi, Bayek uccise Potino e Aya cercò di uccidere Tolomeo rifiutandosi all'ultimo momento. Sconfitto l'esercito tolemaico Cesare fermò Bayek prima che potesse uccidere Settimio, dicendogli che un romano doveva essere giudicato da romani.

Finita la guerra Settimio divenne uno dei suoi consiglieri e installò Cleopatra sul trono d'Egitto, grazie all'aiuto dell'Ordine degli Antichi, e la convinse di concludere i rapporti di Bayek e Aya, accusando quest'ultima di aver ucciso il faraone. Queste azioni non fecero altro che Bayek e Aya, sentendosi traditi dalla loro faraona, creassero gli Occulti, un credo che si oppone all'Ordine degli Antichi.

Morte

"Anche tu, figlio mio?"
―Cesare, prima di essere pugnalato da Bruto, 44 a.C.[src]

Partì per Roma, insieme a Settimio, scappando dalla vendetta di Aya, dove divenne il prestanome dell'Ordine degli Antichi e diffondendo la loro influenza su tutta la Repubblica. Fece in modo che il Bastone di Alessandro, uno dei Bastoni dell'Eden, rimase nelle mani dell'Ordine.

Nel 44 a.C. gli Occulti, guidati da Aya, Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, programmarono l'uccisione di Cesare in Senato in occasione delle Idi di Marzo, il 15 marzo. Mentre Aya si occupò di uccidere Settimio, Bruto e Cassio misero in moto il piano. Sconfitto e ucciso Settimio, Aya si diresse all'incontro, dove pugnalò Cesare alle spalle, seguita da Cassio e gli altri senatori reclutati tra gli Occulti e per ultimo Bruto.[3][4] Cesare venne poi divinizzato nel 42 a.C. e il figlio adottivo Ottaviano Augusto divenne nel 27 a.C. il primo imperatore di Roma.[1]

Ultime parole

  • Cesare: Ti conosco? Tu che colpisci stando nell'ombra?
  • Aya: La stessa fine colpirà ogni despota.

Cesare prende una bandiera romana.

  • Cesare: Alla fine, è impossibile non diventare come ti immaginano gli altri. Ed io ero un dio!
  • Aya: C'è un nuovo credo, adesso.

Innalza la bandiera su un piedistallo.

  • Cesare: Roma è eterna. Non cadrà mai per mano vostra.
  • Aya: La libertà non si concede, Cesare. La si prende.

Aya gli pone la spada tra le mani.

  • Aya: Requiescat in pace, Cesare.

Curiosità

  • Nella versione per Playstation 3 del videogioco Assassin's Creed: Brotherhood si può ottenere un trofeo chiamato Giulio Cesare, che si ottiene dopo aver guadagnato tutti gli altri 50 trofei presenti.[3]

Note

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