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"Ecco gli strumenti del demonio! E a quali aberrazioni danno vita! Per questo io oggi vi invito a liberarvene! E a consegnarli alle fiamme. Possiate così essere puri, essere liberi! Rinunciate ad essi, o le mie guardie lo faranno per voi!"
―Il Pittore ai cittadini di Firenze[src]

Il Falò delle Vanità è stato un periodo della storia fiorentina durante il quale, sotto la guida di Girolamo Savonarola, furono pubblicamente bruciati oggetti che potevano indurre in peccato.

Tra il 1497 e il 1498, il monaco cercò di imporre la sua visione sulla Repubblica fiorentina con l'appoggio di nove luogotenenti, che controllava grazie alla Mela dell'Eden in suo possesso.

La Confraternita italiana degli Assassini si oppose alla tirannia di Savonarola, ed Ezio Auditore da Firenze eliminò il monaco e i suoi luogotenenti per liberare la città, mentre Niccolò Machiavelli, Paola e La Volpe fomentarono la rivolta popolare.

Antefatto[]

La Repubblica fiorentina era di fatto governata dalla famiglia Medici dal 1434, quando Cosimo de' Medici fu richiamato dall'esilio. Anche se le instituzioni repubblicane perdurarono, solo gli alleati della famiglia ricoprivano le cariche di Priori e Gonfaloniere.[1] Sotto il governo dei Medici, la città prosperò e si arrichì di monumenti e opere d'arte innovanti, simboli del progresso rinascimentale. Dopo la morte di Cosimo la città fu governata dal figlio Piero, e a partire dal 1469 dal figlio di Piero, Lorenzo de' Medici detto il Magnifico. I Medici furono grandi mecenati, che commissionarono delle opere d'artisti del calibro di Sandro Botticelli.[2]

L'esaltazione della ricchezza non era però ben vista da tutti gli abitanti di Firenze; furono particolarmente intrasigenti alcuni uomini di Chiesa che attribuivano al demonio i cambiamenti, e si lamentavano di una decadenza morale. Il più influente di questi predicatori fu il monaco Girolamo Savonarola.[3]

Lorenzo morì nel 1492. Suo figlio Piero, che gli succedette alla testa della città, non era altrettando abile e generò del malcontento in città. Nel 1494, il suo atteggiamento durante la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia fu considerato imperdonabile e i fiorentini scacciarono i Medici.[3]

Presa di potere di Savonarola[]

"Poche settimane fa, ad un tratto, l'uomo un tempo disprezzato da tutti è divenuto l'idolo della gente. [...] Non ha affascinato tutta la città, ma solo i cittadini più influenti e facoltosi. E loro si assicurano che la gente comune sia costretta a seguire il suo volere."
―Niccolò Machiavelli spiega l'ascesa di Savonarola[src]

Girolamo Savonarola si era impossessato di una Mela dell'Eden nel luglio 1488, durante la battaglia di Forlì.[4] Dopo la caduta dei Medici, nel 1497, Savonarola usò la Mela per controllare nove cittadini, che divennero i suoi luogotenenti. Il monaco impose che fossero bruciati tutti gli oggetti che potevano sviluppare la vanità: specchi, cosmetici, vestiti lussuosi, strumenti musicali, libri "immorali", manoscritti contenenti canzoni "secolari" o "profane", e dipinti.[5][3] Tra i vari oggetti distrutti in questa campagna vi furono alcuni dipinti di Sandro Botticelli, che egli stesso provvide a portare sul rogo.[6]

Ciascuno dei luogotenenti controllava un'area di Firenze, in cui provvedeva ad imporre il volere di Savonarola: controllare la popolazione e le sue azioni, confiscare proprietà per alimentare i roghi, combattere la resistenza di coloro ancora fedeli ai Medici, e predicare la parola del loro profeta, Savonarola.[3]

Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, Gran Maestro del Rito romano dell'Ordine dei Templari, apprese che Savonarola era in possesso del Frutto e cercò di rubarlo: dopo aver scomunicato il monaco, inviò delle truppe dell'esercito dello Stato Pontificio a Firenze, senza successo.[6]

Anche la Confraternita italiana degli Assassini sapeva che Savonarola possedeva la Mela, e si opponeva alla tirannia che il monaco aveva imposto alla città.[3]

La morte dei luogotenenti[]

"[I fiorentini] seguono Savonarola non per scelta, ma per costrizione e paura. [...] Allora propongo di approfittarne. Se mettiamo a tacere i suoi luogotenenti e fomentiamo il malcontento, egli verrà distratto e io avrò modo di colpire."
―Ezio espone il suo piano[src]

Ezio e Machiavelli.

Ezio Auditore da Firenze fece ritorno nella città natale nel 1497, avendo udito voci sulla presa di potere di Savonarola a Venezia.[7] Incontrò il confratello e concittadino Niccolò Machiavelli su un ponte dell'Arno. Machiavelli gli confermò che Savonarola si era impossessato del potere grazie alla Mela. Ezio voleva subito recuperare il Frutto che aveva perso nove anni prima, ma Machiavelli si mostrò scettico sulle possibilità.[6]

Niccolò spiegò ad Ezio come il monaco aveva esteso la sua influenza sulla città tramite i suoi luogotenenti. Quando Ezio commentò che il popolo si lamentava ma non si era opposto, Machiavelli replicò cinico che erano rari coloro che si opponevano allo status quo. Era dunque il dovere degli Assassini di aprire gli occhi della gente.[6]

Giunti davanti a Palazzo Pitti, che Savonarola aveva preso come propria residenza, Ezio notò che un assalto diretto sarebbe stato pericoloso. Elaborò quindi un piano per distrarre il monaco e creare un'opportunità per colpire: uccidere i nove luogotenenti. Gli Assassini decisero che gli assassinii sarebbero stati il compito di Ezio, mentre Niccolò avrebbe collaborato con Paola e La Volpe, rispettivamente a capo della gilda delle cortigiane e dei ladri e anch'essi Assassini, per fomentare la rivolta popolare, distretto per distretto.[6]

Il Pittore[]

"Quando decisi di diventare pittore, lo feci per esprimere la mia devozione a Dio. [...] Ma in realtà mi sbagliavo! Il diavolo è maestro d'inganni, molte sono le sue manipolazioni. Credevo che le mie opere fossero finestre. Ma in verità erano porte. Porte che consentivano alla sua nefasta influenza di entrare nel nostro mondo."
―La predica del Pittore[src]

Ezio uccide il Pittore.

Il primo bersaglio di Ezio fu il Pittore, che faceva bruciare delle opere d'arte dietro a Palazzo Pitti. L'uomo spiegava alla folla che era diventato pittore portato da una devozione per Dio, convinto che raffigurare la bellezza del mondo equivalesse a lodare la perfezione divina. Pensava quindi che le sue opere avvicinassero la gente a Dio. Ma Savonarola gli aveva mostrato di essere in errore: l'arte era lo strumento del diavolo, che la usava per propagare l'immoralità e il desiderio nella popolazione. Era quindi necessario distruggere le opere blasfeme per eliminare la fonte di tentazioni.[8]

Malgrado la protezione delle guardie, il Pittore fu raggiunto da Ezio, che lo uccise. Con le sue ultime parole, il Pittore rimpianse le sue azioni e chiese perdono per i suoi dubbi, che avevano permesso a Savonarola di controllarlo. Ezio fuggì, e gli altri Assassini guidarono la folla per riprendere controllo dell'area circostante.[8]

Il Capitano della Guardia[]

"Ho progettato questa piccola trappola per i folli che vogliono fare gli eroi. S'è dimostrata divertente ed efficace. [...] Ogni giorno, senza eccezioni, arriva uno di voi. Insoddisfatti. Ribelli. Spiriti liberi. Le ho viste e sentite tutte. Scuse. Che vuoi farmi credere? Che sei il paladino degli oppressi? Il liberatore della città?"
―Il Capitano della Guardia[src]

Ezio uccide il Capitano della Guardia.

Ezio raggiunse poi il chiostro della basilica di San Lorenzo, che trovò deserto. Si trattava di una trappola ideata da un altro dei luogotenenti, il Capitano della Guardia. Ezio fu imboscato da un gruppo di soldati, che combatté mentre il Capitano lo derideva dall'alto di un'impalcatura. L'uomo accusò l'Assassino di non essere guidato da un'ideologia pura, così come sostenuto dalle precedenti vittime della trappola, ma solo da vili desideri. Anche se gli opponenti di Savonarola dichiaravano volere difendere gli oppressi e liberare la città, il Capitano attribuiva la loro oppozione alla ricerca di gloria e ricompense, o il risultato di traumi passati.[9]

Malgrado l'elevato numero di avversari, Ezio riuscì a raggiungere il Capitano sul tetto della basilica e a ucciderlo. Il Capitano, liberato dall'influenza della Mela, si chiese se il suo comportamento fosse veramente dovuto al controllo di Savonarola, come lo rassicurò Ezio, o se fosse soltanto stato attirato e sedotto dal potere, e non abbastanza forte per resistere.[9]

Il Nobile[]

Nobile: Non dovete rovinare la nostra opera! Firenze è malata! Dobbiamo curarla.
Ezio: E come? Costringendo la gente a seguire la dottrina di un folle?
Nobile: Non è saggio da parte tua sfidare i potenti.
Ezio: Ebbene, tra poco non lo saranno più.
—Il Nobile minaccia Ezio[src]

Ezio parla con il Nobile.

Ezio rintracciò un altro luogotenente, il Nobile, a Mercato Vecchio. L'uomo notò subito l'Assassino e lo minacciò, intimandogli di non opporsi al regime del profeta, Savonarola. Quando Ezio gli rispose che avrebbe combattuto, il Nobile fuggì per raggiungere Savonarola. Mentre correva, inseguito da Ezio, cercò di giustificarsi dicendo che il popolo accettava la dominazione del monaco.[10]

Il tentativo di fuga fu vano: Ezio raggiunse il Nobile e lo uccise. Con le sue ultime parole, l'uomo volle discolparsi attribuendo le sue azioni all'influenza del Frutto dell'Eden, ma Ezio gli rispose che il Nobile non vi si era opposto, e che quindi meritava la morte per il bene del popolo.[10]

Il Sacerdote[]

"Pensavo che egli predicasse la parola di Dio. [...] Ho condotto il mio gregge fuori strada..."
―Le ultime parole del Sacerdote[src]

Il Sacerdote in preghiera.

Il bersaglio seguente di Ezio fu il Sacerdote, che pregava sulla cupola di Santa Maria del Fiore. L'uomo chiedeva a Dio di punire i peccatori, difendere i fedeli e far trionfare i devoti. Il Sacerdote era protetto da guardie che sorvegliavano il tetto della cattedrale.[11]

Ezio si arrampicò non visto sulla cattedrale, uccidendo silenziosamente le guardie, e scalò la cupola del Brunelleschi; raggiunto il Sacerdote, lo uccise. Con le sue ultime parole, l'uomo rimpianse le sue azioni, spiegando all'Assassino che si era lasciato persuadere dalla predicazione di Savonarola a causa di un disperato bisogno di credere.[11]

Il Mercante[]

"Vedremo quanto resisteranno i nostri oppositori senza niente con cui sfamarsi. Se vogliono mangiare, devono accettare la guida di Savonarola."
―Il Mercante[src]

Il Mercante con una delle sue guardie.

Il Mercante aveva ordinato alle sue guardie di sequestrare casse di cibo e di caricarle a bordo di una nave. Mentre le guardie assicuravano il carico, il Mercante espose la sua visione: il popolo affamato si sarebbe piegato al volere di Savonarola. Convinto del fatto che il monaco fosse un profeta, si chiedeva perché vi fossero ancora dei sostenitori dei Medici: lui stesso, che un tempo lavorava per loro, aveva capito che il commercio era un male da eliminare a causa delle divisioni che causa; Savonarola avrebbe creato un'era di uguaglianza.[12]

Malgrado la presenza di guardie a bordo e sul molo, Ezio riuscì a raggiungere non visto il Mercante e lo uccise. Morente, l'uomo espresse rimpianto per le sue azioni, ma ammise che pensava davvero che al popolo doveva essere detto cosa pensare. Ezio gli rispose che non ne risultava mai nulla di buono.[12]

Il Dottore[]

"Prima che arrivasse Savonarola ci crogiolavamo nel peccato. Gola. Lussuria. Orgoglio. Avarizia. Devo continuare? Ci interessavano solo il lusso e i piaceri della carne. [...] Ecco perché vi ammalate, è il castigo divino!"
―Il Dottore alla folla[src]

Gli ultimi momenti del Dottore.

Il sesto bersaglio di Ezio fu il Dottore, che controllava l'Ospedale degli Innocenti. L'uomo rifiutava di curare chiunque si opponesse a Savonarola. Il Dottore predicava la bontà di Savonarola, che aveva salvato la città dal peccato: prima del suo arrivo, i fiorentini erano impuri e quindi lontani dalla benevolenza divina. L'uomo attribuiva la malattia di coloro che si opponevano al monaco ad un castigo di Dio.[13]

L'Ospedale era pesantemente sorvegliato da guardie, ma Ezio riuscì comunque ad avvicinarsi al Dottore per assassinarlo. Il Dottore rimproverò l'Assassino per aver ucciso un guaritore, ma Ezio gli rispose aver eliminato un tiranno. L'uomo ammise che sotto l'influenza di Savonarola si era arrogato il potere di vita e di morte sui pazienti, come in un delirio. Ezio commentò che la sua morte non sarebbe stata inutile.[13]

L'Agricoltore[]

"Gli ordini sono semplici, fate la guardia a questi campi e assicuratevi di proteggere le balle di fieno. Vi parrà inutile ma è un'incarico vitale, ve lo assicuro."
―L'Agricoltore ai suoi uomini[src]

Ezio uccide l'Agricoltore.

Il successivo bersaglio di Ezio fu l'Agricoltore, che aveva ordinato ai suoi uomini di fare la guardia alle balle di fieno nei campi. Conscio del fatto che le guardie non capivano lo scopo delle sue azioni, spiegò loro che il fieno era essenziale per il buon funzionamento della vita quotidiana: nutriva i cavalli, che a loro volta trainavano i carri che trasportavano tutte le merci. Senza fieno, e quindi senza cavalli, i mercati si sarebbero svuotati e i prodotti di Firenze non sarebbero stati venduti nelle altre città, paralizzando l'economia. Anche il bestiame, fonte di cibo e di lana, aveva bisogno di fieno per sopravvivere.[14]

Ezio sfruttò i mucchi di fieni per nascondersi dalle guardie ed avvicinarsi all'Agricoltore per ucciderlo. L'Assassino gli chiese perché aveva tentato di far morire di fame i suoi concittadini, e l'Agricoltore gli rispose che voleva vendicarsi di tutti gli insulti ricevuti nella sua vita e ottenere il rispetto che sentiva dovuto al suo ruolo indispensabile.[14]

Il Condottiero[]

"Sono qui per aiutarvi, per condurvi in un nuovo futuro. Dovete solo accettare questo dono. Se continuate a rifiutarlo, presto avrete ben più che un ponte ostruito. Badate, non è una minaccia! Cerco soltanto di aprirvi gli occhi a una verità più grande. I tempi stanno cambiando, anzi, sono cambiati."
―Il Condottiero ai fiorentini[src]

Ezio uccide il Condottiero.

L'ottavo bersaglio dell'Assassino fu il Condottiero, che con le sue guardie controllava l'accesso al Ponte Vecchio, principale via di comunicazione tra il distretto di Oltrarno e il resto della città. Predicava al popolo che il loro solo obbligo era di sottomettersi a Savonarola, che lottava contro il vizio a Firenze. Il popolo doveva essere unito nella fede e creare un nuovo futuro, accettando il dominio del monaco. Il Condottiero promise a coloro che avrebbero voluto opporre resistenza che avrebbero fallito.[15]

Ezio si fece strada attraverso le guardie che sorvegliavano il ponte per assassinare il Condottiero. Ezio notò che indossava abiti da nobile e chiese all'uomo morente cosa gli avesse offerto Savonarola per tentarlo. Il Condottiero rispose che anche coloro che avevano ricchezza e potere potevano desiderarne di più. Ezio gli fece notare che ciò gli aveva fatto perdere tutto, anche la vita. Dopo la morte del Condottiero, Paola e La Volpe guidarono i cittadini di Firenze attraverso il ponte.[15]

Il Predicatore[]

"I segni sono ovunque: disordini! Carestie! Pestilenze! Corruzione! Annunciano le tenebre! Dobbiamo restare saldi nella fede, fratelli e sorelle, altrimenti ci divoreranno tutti! [...] Rendetevi conto che siamo sull'orlo di un baratro. Da una parte, il regno di Dio, fulgido di gloria. E dall'altra un abisso senza fondo di disperazione!"
―Il Predicatore[src]

Ezio uccide il Predicatore.

L'ultimo luogotenente ad essere ucciso fu il Predicatore, mentre pronunciava un sermone davanti a Santo Spirito. Il Predicatore difendeva la dottrina di Savonarola, secondo cui il dominio del demonio era da temere se il popolo non fosse stato saldo nella sua fede. Sapendo che in molti lo credevano pazzo, si difese comparando Savonarola a Gesù, che aveva ricevuto simili accuse durante la sua vita. Attribuì i dubbi che provavano i fiorentini alla paura, ma li rassicurò dicendo che Savonarola li avrebbe illuminati e creato il regno di Dio. Il popolo doveva abbandonare i beni terreni a cui tenevano persone come i Medici, e abbracciare la dottrina di Savonarola per salvare le proprie anime, diventando nulla di più che fedeli servitori di Dio.[16]

Ezio raggiunse il Predicatore e lo uccise. L'Assassino sentì che, a differenza degli altri luogotenenti, il Predicatore non era sotto l'influenza della Mela. Il Predicatore gli rispose che credeva già nella dottrina del monaco, e sostenne sino alla fine la verità del suo discorso. Ezio gli rispose che "nulla è reale".[16]

La rivolta dei fiorentini[]

"Perché siete qui?! Perché mi disturbate?! Dovreste essere a purificare le vostre case. A purificare voi stessi! Ci sono roghi da alimentare! Preghiere da recitare! Penitenze da compiere!"
―Savonarola alla folla[src]

La folla davanti a Palazzo Pitti.

Il 23 maggio 1498, una folla incoraggiata da Machiavelli, Paola e La Volpe si radunò davanti a Palazzo Pitti per protestare contro il regno di Savonarola. Ezio Auditore raggiunse i confratelli poco prima che il monaco fosse costretto ad uscire per fronteggiare la popolazione. Savonarola apostrofò la folla, ordinando loro di disperdersi per tornare alla purificazione della città e alle penitenze. Quando le sue parole furono senza effetto, il monaco prese in mano la Mela dell'Eden per soggiogare la folla. Ezio, tuttavia, lanciò un pugnale che lo ferì, facendogli perdere la presa sulla Mela. La folla inferocita si impossessò del monaco e lo trascinò via.[17]

Un agile al servizio dei Borgia si impossessò del Frutto, ma Ezio lo rincorse e lo uccise, recuperando il manufatto.[17] Ezio si recò poi a Piazza della Signoria, dove i fiorentini avevano portato Savonarola.[18]

"Non vi serve nessuno che vi dica cosa fare; né Savonarola, né i Medici. Siamo liberi di seguire la nostra strada. Alcuni vorranno rubarvi questa libertà, e molti di voi ci rinuncerebbero volentieri. Ma è la facoltà di scegliere ciò che riteniamo giusto a renderci uomini... Non esistono libri né maestri che possano darvi risposte, o mostrarvi la strada. Sceglietela voi! Non seguite me, né nessun altro."
―Il discorso di Ezio ai fiorentini[src]

Ezio si rivolge ai fiorentini.

Quando gli Assassini raggiunsero la piazza, videro che i fiorentini avevano legato Savonarola su un rogo per giustiziarlo. Incuranti delle minaccie del monaco, che proclamava essere un profeta e prometteva loro l'inferno, i fiorentini accesero il rogo. Convinto che nessuno meritasse una morte tanto atroce, Ezio salì sul rogo e uccise Savonarola con la sua Lama celata.[18]

Ezio si rivolse poi ai fiorentini. Nel suo discorso evocò la morte, ventidue anni prima, della sua famiglia nello stesso luogo, e come avesse superato la sete di vendetta grazie alla saggezza dei suoi confratelli, che gli avevano insegnato a cercare lui stesso delle risposte. Proprio come Ezio, i fiorentini dovevano apprendere a guardare dentro di sé per trovare le risposte che cercavano, piuttosto che seguire ciecamente un potente. Tutti avevano la libertà di scegliere il proprio destino, anche se alcuni avrebbero voluto rubare agli altri questa libertà: ma essa era ciò che caratterizzava l'umanità. Il popolo non doveva sottomettersi ad un'ideologia, ma cercare la propria libertà.[18]

Ezio lasciò poi il palco e raggiunse gli altri Assassini che avevano assistito al suo discorso: Machiavelli, Paola, La Volpe e Mario Auditore, capo della confraternita italiana, che congratulò il nipote.[18]

Conseguenze[]

Alla morte di Savonarola seguì un periodo di instabilità per la repubblica, al termine del quale fu nominato Gonfaloniere Piero Soderini nel 1502. Piero de' Medici morì nel 1503, e il fratello Giovanni gli succedette a capo della famiglia. Grazie all'appoggio di papa Giulio II, i Medici tornarono al potere a Firenze nel 1512. Giovanni fu eletto papa l'anno seguente, e la signoria di Firenze passò prima al fratello Giuliano, quindi al nipote Lorenzo, poi al cugino Giulio, eletto papa nel 1523. Ippolito de' Medici fu scacciato dai fiorentini nel 1527, dopo il sacco di Roma, e fu restaurata per tre anni la repubblica. I Medici riconquistarono Firenze nel 1530 con l'appoggio dell'imperatore Carlo V d'Asburgo; nel 1532 Alessandro de' Medici divenne duca di Firenze, titolo ereditario. I Medici governarono la Toscana sino al 1737.[19]

Gli Assassini usarono la Mela dell'Eden per scoprire la posizione della Cripta menzionata nel Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad;[20] Ezio Auditore vi entrò il 28 dicembre 1499 dopo un confronto con Rodrigo Borgia e vi ricevette un messaggio dell'Isu Minerva.[21] Nei primi anni del XVI secolo, Ezio inviò degli apprendisti Assassini da Roma per compiere delle missioni a Firenze.[22]

Galleria[]

Note[]

  1. Assassin's Creed II - Database: Palazzo della Signoria
  2. Assassin's Creed II - Database: Lorenzo de' Medici
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 Assassin's Creed II - Il Falò delle Vanità
  4. Assassin's Creed II - La pelle dell'Orsi
  5. Assassin's Creed II - Database: Girolamo Savonarola
  6. 6,0 6,1 6,2 6,3 6,4 Assassin's Creed II - Fiasco fiorentino
  7. Assassin's Creed: Rinascimento
  8. 8,0 8,1 Assassin's Creed II - Natura morta
  9. 9,0 9,1 Assassin's Creed II - Scalare i ranghi
  10. 10,0 10,1 Assassin's Creed II - Ascesa sociale
  11. 11,0 11,1 Assassin's Creed II - Estremi conforti
  12. 12,0 12,1 Assassin's Creed II - Autorità portuale
  13. 13,0 13,1 Assassin's Creed II - Precisione chirurgica
  14. 14,0 14,1 Assassin's Creed II - Il tristo mietitore
  15. 15,0 15,1 Assassin's Creed II - Arcinemesi
  16. 16,0 16,1 Assassin's Creed II - Il giorno del giudizio
  17. 17,0 17,1 Assassin's Creed II - Potere al popolo
  18. 18,0 18,1 18,2 18,3 Assassin's Creed II - Giustizia popolare
  19. Repubblica di Firenze su Wikipedia
  20. Assassin's Creed II - La X segna il posto
  21. Assassin's Creed II - Nella tana del lupo
  22. Assassin's Creed: Brotherhood

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