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"Ho vissuto la mia vita come meglio ho potuto, senza conoscerne lo scopo, ma attratto come una falena da una luna distante. E qui, alfine, scopro una strana verità. Sono solo un tramite per un messaggio che elude la mia comprensione."
―Ezio Auditore da Firenze sulla sua vita, 1512[src]

Ezio Auditore da Firenze (24 giugno 1459 - 30 novembre 1524) fu un nobile fiorentino e uno dei più grandi Mentori della confraternita italiana degli Assassini. È antenato di Clay Kaczmarek e di William e Desmond Miles[1][3]

Ezio non era a conoscenza dell'esistenza degli Assassini fino ai 17 anni, quando suo padre e i suoi due fratelli, Federico e Petruccio, vennero uccisi per impiccagione. Ezio fuggì da Firenze e si rifugiò a Villa Auditore, nel borgo di Monteriggioni.

Scoperta la sua eredità di famiglia dallo zio, Mario Auditore, Ezio iniziò il suo addestramento da Assassino per cercare vendetta contro il Gran Maestro dell'Ordine dei Templari Rodrigo Borgia, che aveva ordinato l'omicidio della sua famiglia. Durante la sua ricerca di vendetta Ezio riuscì a recuperare le pagine del Codice di Altaïr per la prima volta da Domenico Auditore e salvò le città di Firenze, Venezia e Roma dal controllo dei Templari. Riuscì inoltre ad assicurare il viaggio di Cristoforo Colombo verso il "Nuovo Mondo".[4] Dopo la morte dello zio per mano di Cesare Borgia, Ezio liberò Roma dal controllo dei Borgia, contribuendo a diffondere gli ideali del Rinascimento in tutta Italia.[5]

Negli anni seguenti Ezio trovò una lettera del padre riguardante una Biblioteca nascosta a Masyaf, in cui si trovava una fonte di saggezza inestimabile per gli Assassini. Arrivato alla fortezza, scoprì che era controllata dai Templari. Dopo essere fuggito, viaggiò verso Costantinopoli per recuperare le cinque Chiavi necessarie per aprire la Biblioteca.[3]

Nei suoi ultimi anni si ritirò in una villa in Toscana inieme alla moglie Sofia Sartor e ai due figli Flavia e Marcello. In quegli anni ricevette la visita di Shao Jun, in cerca d'insegnamenti su come ristabilire la sua confraternita. Ezio morì d'infarto durante una visita a Firenze il 30 novembre 1524.[6]

Indice

Biografia

Giovinezza

Un giovane Ezio Auditore

Ezio Auditore nacque il 24 giugno 1459 da Giovanni e Maria Auditore. Fu il secondogenito della famiglia, fratello minore di Federico e maggiore di Claudia e Petruccio. Fino ai 17 anni, Ezio visse una vita fatta di lusso e agiatezze, vivendo negli ambienti della nobiltà fiorentina, nonostante suo padre fosse segretamente un Assassino. Da giovane, Ezio era un apprendista banchiere presso Giovanni Tornabuoni, presumibilmente per prendere più avanti il comando della banca degli Auditore.[1][7]

Scontri con Vieri

Una sera del 1476 mentre era in giro con il fratello Federico, Ezio notò la bella Cristina Vespucci. Incoraggiato da Federico Ezio provò a presentarsi a lei, rimediando però una figuraccia a causa della sua timidezza. Cristina sorrise, e se ne andò senza dire a Ezio il suo nome. Tentando di rimediare alla brutta figura, Ezio seguì Cristina fino a casa sua, dove ad attenderla c'era Vieri de' Pazzi, giovane rivale di Ezio.[5]

Cristina rifiutò ripetutamente le avances di Vieri, che ignorando la sua volontà tentò di violentarla, quando Ezio intervenne prendendo a pugni Vieri. Sconfitto, Vieri giurò vendetta nei confronti di Ezio e della sua famiglia prima di fuggire. Cristina ringraziò Ezio per l'aiuto, e una volta presentatasi a lui ammise che Ezio si fosse guadagnato la sua seconda occasione, baciandolo sulla guancia e dando vita a una relazione tra i due.[5]

Ezio, ferito al labbro

Il 26 dicembre 1476, Ezio, suo fratello Federico e degli amici affrontarono in una rissa Vieri de' Pazzi e il suo gruppo. Ezio mise al tappeto molti di loro, ma Vieri riuscì a fuggire prima che Ezio potesse colpirlo. Poco prima dello scontro Vieri aveva lanciato una pietra in faccia ad Ezio, ferendolo e provocandogli una cicatrice sul labbro. Federico, quindi, gli consigliò di andare a visitarsi dal loro medico di famiglia. Dopo aver derubato gli uomini di Vieri rimasti sconfitti, si recarono dal medico per curare la ferita.[1][8]

Lasciato il dottore, a Federico, guardando la chiesa di Santa Trinita, venne l'idea di fare una gara a chi arrivava per primo sul tetto. Ezio vinse, e i due si arrampicarono sul campanile, dove contemplarono Firenze. Trovandosi vicino alla casa della sua fidanzata, Cristina Vespucci, Ezio si recò da lei e vi trascorse la notte. Tuttavia, la mattina dopo il padre di Cristina scoprì Ezio, che riuscì però a sfuggirgli. Ezio scappò fino a Palazzo Auditore, dove incontrò il padre Giovanni, che dopo un richiamo ammise che gli ricordava sé stesso alla sua età. Dopodiché, Giovanni lo incaricò di consegnare una lettera a Lorenzo de' Medici, che però era partito per Careggi. Tornato a casa e informato dell'assenza di Lorenzo, il padre, in compagnia del gonfaloniere di giustizia Uberto Alberti, chiese a Ezio di aiutare gli altri membri della famiglia.[1]

Ezio trovò il fratello minore Petruccio fuori dalla casa, che gli chiese di recuperare delle piume dai tetti, promettendo di ritornare a letto se Ezio gliele avesse recuperate. Finita la ricerca delle piume, Ezio trovò la sorella Claudia molto turbata dopo aver scoperto che il suo ragazzo, Duccio de Luca, le era stato infedele. Dopo averlo trovato, Ezio diede una lezione a Duccio, intimandogli di stare lontano dalla sorella. Tornato nuovamente a palazzo, sua madre Maria gli chiese di accompagnarla a recuperare dei quadri commissionati a un giovane pittore che aveva conosciuto, Leonardo da Vinci. Mentre tornavano a casa, Leonardo ed Ezio conversarono, stringendo amicizia.[1]

Esecuzione della famiglia

"Ti ucciderò per ciò che hai fatto!"
―Ezio a Uberto Alberti dopo l'uccisione della famiglia[src]

Ezio indossa le vesti da Assassino del padre

Aiutata la madre, a Ezio fu affidato dal padre il compito di consegnare due lettere e prelevarne una terza da una colombaia non lontana dal palazzo. Ezio accettò, e dopo aver fatto due incontri insoliti con i destinatari delle lettere, un mercenario, un ladro e una cortigiana, Ezio recuperò la lettera della colombaia, notando alcune guardie correre per le vie. Completato il compito, Ezio tornò a casa, trovandola a soqquadro. Il padre e i fratelli erano scomparsi, mentre la madre e la sorella si erano nascoste. [1]

Scoperto dalla governante Annetta che le guardie avevano arrestato Giovanni e i figli, Ezio si diresse verso Palazzo della Signoria dove erano detenuti. Riuscito a scalare il palazzo, riuscì a parlare con il padre dalla finestra della prigione. Giovanni incaricò Ezio di trovare un baule nascosto in una stanza segreta, prendere tutto il contenuto, e consegnare una lettera a Uberto Alberti. Così facendo, Ezio trovò le vesti del padre, una spada, una polsiera con una lama avvolte da una pergamena, e la lettera che consegnò a Uberto dopo essere sfuggito a un tentativo di arresto. Il gonfaloniere gli assicurò il rilascio della famiglia, grazie a quei documenti che contenevano le prove della loro innocenza. Ezio, stanco, si diresse a casa di Cristina, dove si addormentò tra le sue braccia.[9]

L'esecuzione degli Auditore

Il giorno seguente Ezio si recò in Piazza della Signoria, dove Uberto presiedeva il processo agli Auditore. Giovanni protestò sostenendo la sua innocenza, citando i documenti consegnati ad Alberti la sera precedente. Tuttavia, il gonfaloniere finse di non saperne nulla. Ezio urlò che Uberto stava mentendo, ma ciò non poté impedire la morte della famiglia, a cui Ezio poté solamente assistere impotente. Mentre tentava di avvicinarsi a Uberto fu fermato dalle guardie, a cui venne ordinato di ucciderlo. Su sollecitazione del ladro incontrato il giorno precedente, Ezio riuscì a fuggire dalle guardie.[1]

Alcune ore dopo, Ezio raggiunse Cristina, e le chiese di accompagnarlo a dare l'ultimo saluto alla sua famiglia. Arrivati in Piazza della Signoria, videro che i cadaveri erano già stati deposti e, interrogata una guardia, i due scoprirono che stavano per essere gettati nell'Arno. Arrivati in fretta al fiume, Ezio sgattaiolò dietro le guardie e trasportò i corpi su una barca, sulla quale si allontanò per poi seppellire i corpi vicino alle mura di Firenze. Ezio chiese a Cristina di fuggire con lui, ma lei rifiutò, perché ciò avrebbe significato abbandonare la sua famiglia.[10] La mattina dopo, Ezio incontrò Annetta, che gli chiese di raggiungere Claudia e sua madre a casa della sorella Paola.[1]

Assassinio di Uberto Alberti

"Gli Auditore non sono morti! Io ci sono ancora! Io! Ezio! Ezio Auditore!"
―Ezio dopo aver ucciso Uberto[src]

Paola, che all'insaputa di Ezio era un'Assassina, accettò di aiutare Ezio nella sua ricerca di vendetta, insegnandogli come nascondersi tra la folla per non essere notato e a rubare. Terminato l'addestramento, indirizzò Ezio alla bottega dell'amico Leonardo da Vinci per riparare la Lama Celata del padre Giovanni. Leonardo riuscì a ripararla grazie alla pagina del Codice che Ezio aveva con sé. Dopo averla restituita a Ezio una guardia bussò alla porta, ordinando a Leonardo di seguirlo per fargli delle domande. La guardia iniziò a picchiare Leonardo per avere informazioni su Ezio, che prese le difese dell'amico assassinandola alle spalle.[1]

Ezio assassina Uberto Alberti.

Tornato da Paola, quest'ultima informò Ezio che Uberto avrebbe visitato la mostra del Verrocchio, nel chiostro di Santa Croce. Infiltratosi nel chiostro, Ezio attaccò in un impeto di rabbia Uberto, pugnalandolo al petto più volte, per poi proclamare alla folla che gli Auditore non erano morti. Ucciso Uberto, Ezio riprese i documenti che gli aveva consegnato prima della morte dei familiari e una lettera alla moglie in cui Uberto ammise di aver giustiziato gli Auditore in cambio di soldi e terreni. Ezio fece in modo che la moglie ricevesse la lettera, per non abbassarsi al livello di Uberto.[1]

Scoperta delle proprie origini

Mario passa una spada a Ezio

Ezio, ora l'uomo più ricercato di Firenze, lasciò la città con la madre e la sorella nella speranza di poter partire per la Spagna, dopo essersi fermati per pochi giorni alla villa di famiglia nel borgo di Monteriggioni. Poco prima di raggiungere il borgo i tre furono bloccati da Vieri de' Pazzi e dai suoi uomini, che vennero però sconfitti grazie al tempestivo intervento dello zio di Ezio, Mario Auditore, accompagnato dai suoi soldati. Mario accompagnò poi la sua famiglia all'interno di Villa Auditore.[1]

Nei giorni seguenti Mario raccontò a Ezio dell'esistenza degli Assassini, tentando di coinvolgere anche il nipote nell'Ordine rivelandogli che i suoi antenati, incluso Giovanni, facevano parte di esso. Tuttavia, Ezio rifiutò l'offerta, continuando a pensare di portare la sua famiglia al sicuro in Spagna, proteggendosi in caso di attacco con le abilità ottenute nell'addestramento impartitogli dallo zio. Arrabbiato, Mario lasciò Monteriggioni per partire verso San Gimignano, dove Vieri de' Pazzi si era stabilito assieme alle sue truppe, che da tempo attaccavano gli uomini di Monteriggioni. Preso dai sensi di colpa e riconoscendo che la sua presenza era una delle ragioni dei continui scontri con Vieri, Ezio raggiunse suo zio.[1]

Ezio uccide Vieri

Incontratisi fuori dalla città, Ezio si unì a Mario e ai suoi uomini nell'assalto, in attesa della notte per attaccare San Gimignano. Una volta infiltratosi nella città, Ezio spiò un incontro tra Rodrigo Borgia, Vieri, il padre Francesco e lo zio Jacopo. Subito dopo la fine dell'incontro, Mario attaccò gli uomini di Vieri, mentre Ezio ne approfittò per scontrarsi direttamente con lui sulle mura del borgo, riuscendo a ucciderlo in seguito a un duello. Prima che morisse, Ezio gli chiese spiegazioni sulla morte del padre, ma lui si rifiutò di rispondere. Infuriato, Ezio si sfogò sul corpo di Vieri, insultandolo fino a quando lo zio lo calmò, ricordandogli di avere rispetto per la morte.[1]

Congiura dei Pazzi

Visita a Cristina

Ezio visita Cristina

Ezio fece ritorno a Firenze nel 1478 per raccogliere informazioni sulle trame dei Pazzi. Arrivato in città fece per prima cosa visita a Cristina, che rimase sorpresa di rincontrarlo dopo due anni. Mentre Cristina spiegava a Ezio di essere promessa in sposa ad un altro uomo, i due vennero interrotti dalle urla in strada. Una donna disse a Cristina che degli uomini volevano uccidere Manfredo, il suo fidanzato. Ezio si precipitò a salvarlo, trovandolo su un ponte vicino circondato da creditori a cui doveva dei debiti di gioco. Dopo aver sconfitto i creditori Ezio, arrabbiato per i vizi di Manfredo, lo minacciò dicendogli che se non si fosse comportato da buon marito lo avrebbe cercato e ucciso.[5]

Tornato da Cristina, che nel frattempo era scesa in strada, Ezio la baciò, promettendole che Manfredo si sarebbe comportato bene con lei prima di abbandonarla, lasciandola confusa. Ezio si allontanò quindi convinto che lasciare che Cristina sposasse Manfredo fosse la cosa più giusta da fare date le circostanze.[5]

Attacco ai Medici

La Volpe si presenta ad Ezio

Ezio passò a trovare Leonardo, che traducendo una nuova pagina del Codice costruì per lui una seconda Lama Celata. Nella pagina Leonardo trovò anche istruzioni per Ezio su come effettuare assassinii da nascondigli. Ezio gli chiese aiuto riguardo a chi potesse rivolgersi per ottenere informazioni in città, e venne indirizzato da La Volpe, un ladro che avrebbe potuto trovare al Mercato Vecchio. Arrivato lì Ezio venne derubato da un ladro chiamato Corradin[9], che facendosi inseguire condusse Ezio da La Volpe, che sembrava essere già al corrente della sua identità.[1]

Con le informazioni ricevute Ezio riuscì a introdursi nelle catacombe sotto Santa Maria Novella, dove poté spiare un incontro segreto dei Templari, che stavano preparando un piano per uccidere Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano alla messa del giorno seguente, prendendo il controllo di Firenze.[1]

Lorenzo chiede aiuto a Ezio

Il giorno dopo, prima che iniziasse la messa, i Templari diedero il via al loro attacco contro i due fratelli. Ezio non riuscì a salvare Giuliano ma impedì la morte di Lorenzo, salvandolo da Francesco de' Pazzi e dagli uomini dei Templari. I Pazzi trascinarono Firenze in un clima di guerra civile e, dopo aver scortato Lorenzo al sicuro nel suo palazzo, Ezio apprese da Poliziano che Francesco de' Pazzi stava attaccando Palazzo della Signoria. Mentre le truppe dei Pazzi e quelle dei Medici combattevano per le strade, Ezio inseguì e uccise Francesco, mentre Jacopo de' Pazzi e gli altri cospiratori riuscirono a salvarsi.[1]

Caccia ai congiurati

Poco tempo dopo, Ezio si incontrò sul Ponte Vecchio con Lorenzo, che gli raccontò di essere diventato amico della sua famiglia dopo che suo padre Giovanni lo salvò da piccolo dall'annegamento. Lorenzo diede poi a Ezio una pagina del Codice in possesso di Francesco e una lista dei congiurati riusciti a rifugiarsi nelle campagne toscane. Con la pagina del Codice, Ezio riuscì a farsi costruire da Leonardo una Lama Avvelenata, prima di ritornare dallo zio a Monteriggioni. Guardando le trascrizioni del Codice, Mario disse a Ezio che c'erano riferimenti a una profezia riguardo l'apertura di una cripta da parte del profeta attraverso due Frutti dell'Eden.[1]

Per trovare e sconfiggere i congiurati sopravvissuti, Ezio rimase a perfezionare il suo addestramento con lo zio, mentre le sue spie lavoravano per stanarli. Una volta trovati, Ezio si mise all'opera. Il primo a cadere fu Antonio Maffei, che in preda alla follia predicava dalla cima di una torre a San Gimignano scagliando frecce verso il basso. Addosso, Ezio gli trovò una lettera indirizzata a Jacopo. Le spie di Mario riuscirono successivamente a rintracciare l'arcivescovo Francesco Salviati, che si era barricato nella sua villa assieme a dei soldati. Ezio usò gli uomini dello zio per distrarre le guardie all'esterno, mentre si infiltrava per aprire la porta dall'interno. Una volta aperta e seminato il caos, Ezio uccise Salviati, che confessò che i Templari si sarebbero incontrati solo durante la notte.[1]

Trovato Stefano da Bagnone nel convento di Monte Oliveto Maggiore, Ezio vi si infiltrò per ucciderlo. Stefano gli confessò che i Templari avrebbero tenuto il loro incontro "all'ombra degli dei romani". Bernardo Baroncelli, a conoscenza della morte di quasi tutti i suoi compari, iniziò a vivere in preda alla paranoia, quando Ezio riuscì comunque a rintracciarlo e ucciderlo al mercato di San Gimignano. Prima di morire, Bernardo confessò che si sarebbero visti in chiesa prima di un convegno.[1]

Nel 1479, Ezio tornò a Firenze per informare Lorenzo sui suoi progressi, ma una volta arrivato a Palazzo Medici lo trovò in subbuglio, pieno di uomini dei Templari intenti ad uccidere Lorenzo, ancora nel palazzo. Uccidendo gli assalitori Ezio salvò ancora una volta la vita del Magnifico, che per ringraziarlo gli offrì parte del tesoro di famiglia.[1]

I templari catturano Ezio

Grazie alle informazioni ottenute dai congiurati, Ezio riuscì a pedinare Jacopo fino a un antico teatro fuori dalle mura. Lì Ezio spiò l'incontro tra Jacopo, Rodrigo Borgia e un mercante veneziano, Emilio Barbarigo. Dopo aver pugnalato Jacopo come punizione per il suo fallimento a Firenze, il Borgia fece catturare Ezio, a cui aveva teso una trappola. Tuttavia, dopo che il Borgia ed Emilio abbandonarono il teatro, Ezio riuscì a liberarsi e uccidere tutti i soldati, prima di dare il colpo di grazia a Jacopo.[1]

Cospirazione veneziana

Viaggio a Venezia

Ezio e Leonardo sugli Appennini

Uccisi tutti i congiurati, Ezio tornò da Lorenzo nel 1480 per annunciargli il suo successo. Prima di partire per Venezia, dove Ezio aveva intenzione di recarsi per uccidere Emilio, Lorenzo gli diede un regalo: la Cappa medicea, che gli garantiva l'indulgenza delle guardie fiorentine. Ezio passò dalla bottega di Leonardo per farsi tradurre una pagina del Codice, scoprendo però che anche lui fosse partito alla volta di Venezia. Raggiunto Leonardo sugli Appennini, Ezio lo accompagnò lungo la strada, dove dovettero però separarsi per sfuggire a un attacco da parte dei soldati del Borgia.[1]

Riunitisi in un porto in Romagna, Ezio scoprì di non potersi imbarcare poiché sprovvisto di un lasciapassare. Nello stesso momento, i due sentirono gli urli di una donna rimasta intrappolata su uno scoglio. Ezio si affrettò a salvarla e la donna, la contessa Caterina Sforza, convinse il capitano della nave a far imbarcare Ezio. Una volta arrivati a Venezia, Ezio e Leonardo vennero accolti da un uomo chiamato Alvise, che li accompagnò a fare un giro della città.[1]

Assalto a Palazzo della Seta

Ezio porta in salvo Rosa

Lasciato Leonardo nella sua nuova bottega, Ezio si recò a Palazzo della Seta per escogitare un modo per uccidere Emilio Barbarigo, quando un gruppo di ladri arrivò all'improvviso, distraendo le guardie mentre una ragazza approfittò della confusione per scalare l'edificio, venendo però colpita da un arciere. Ezio si offrì di portare in salvo dalle guardie la ragazza, di nome Rosa, aiutato dal ladro Ugo. Arrivati alla Gilda dei Ladri di Venezia, Ezio fece conoscenza del loro capo Antonio, che aiutò a medicare Rosa.[1]

Antonio conosceva già la fama di Ezio, e i due passarono i quattro anni seguenti a pianificare l'attacco e a rinforzare la Gilda, indebolendo le forze di Emilio e salvando i ladri rimasti imprigionati dopo il tentativo fallito. Prima di attaccare, Ezio rubò un carico di armature destinato alle guardie di Emilio ed eliminò alcuni ladri corrotti da Emilio. Sostituiti gli uomini di Emilio con i ladri della gilda, Ezio riuscì ad infiltrarsi a Palazzo della Seta, dove origliò un discorso tra Emilio e Carlo Grimaldi, membro del Consiglio dei X venuto a discutere di un incontro che avrebbe avuto luogo nell'indomani e a cui sarebbe stato presente Rodrigo. Quando Carlo lasciò il palazzo, Ezio uccise Emilio.[1]

Avvelenamento del doge

Il giorno dopo Ezio pedinò Carlo all'incontro con altri Templari, scoprendo che avevano intenzione di avvelenare con della cantarella il doge Giovanni Mocenigo. Avvertito Antonio, i due cercarono un modo per entrare nel Palazzo Ducale, senza avere successo. Scoraggiato, Antonio affermò che solo un uccello poteva entrare, ricordando a Ezio un'invenzione di Leonardo: la Macchina volante, che aveva portato con sé da Firenze. Dopo una prova di volo fallita, Leonardo tentò invano di rivedere i progetti. Arrabbiato, lanciò un foglio nel camino, che iniziò a fluttuare sospeso in aria dal calore. Leonardo intuì che per far volare a lungo Ezio ci volevano dei falò accesi attraverso la città.[1]

Ezio sulla Macchina Volante

Una volta uccise le guardie, i ladri di Antonio procederono ad appiccare falò in tutta la città, che riuscirono a dare a Ezio la spinta necessaria per volare fino a Palazzo Ducale. Tuttavia, Ezio arrivò troppo tardi per salvare il doge, che era già stato avvelenato. Carlo iniziò ad allontanarsi, mentre urlava alle guardie che Ezio aveva ucciso il doge. Liberatosi delle guardie, Ezio uccise Carlo prima di fuggire dal Palazzo.[1]

Carnevale di Venezia

Un anno dopo Ezio, divenuto il ricercato numero uno di Venezia, tornò alla bottega di Leonardo per chiedergli una maschera carnevalesca e di farsi tradurre la pagina del Codice che Carlo aveva con sé, contenente i progetti di una pistola. Leonardo chiese a Ezio d'incontrare Antonio per discutere del nuovo doge Templare nel bordello di Sorella Teodora. Arrivato a La Rosa della Virtù, i tre iniziarono a elaborare un piano per uccidere il nuovo doge Marco Barbarigo, arrivando alla conclusione che Ezio doveva vincere una maschera d'oro nei giochi di Carnevale per entrare al ballo privato dogale. Ezio riuscì a vincere tutte le prove, ma il giudice corrotto assegnò il premio a Dante Moro, guardia del corpo di Silvio Barbarigo, entrambi presenti all'incontro tra Grimaldi e Borgia. Ezio fece quindi ritorno alla Rosa della Virtù, dove lui, Teodora e Antonio decisero di rubare la maschera a Dante.[1]

Prima dell'inizio del ballo, Ezio venne raggiunto da Leonardo che lo informò della presenza di Cristina in città per il Carnevale. Ezio decise quindi d'incontrarla nascondendosi dietro alla sua maschera. Scrisse quindi una lettera spacciandosi per suo marito, invitandola a raggiungerlo in una calle vicino. Una volta messa la lettera nella tasca di Cristina, l'ha aspettata nella calle indicata, dove la baciò appassionatamente. Cristina scoprì però l'inganno di Ezio e, infuriata, lo incolpò di averla abbandonata anni prima, costringendola a sposare Manfredo nonostante lei desiderasse stare con lui. Cristina gli chiese quindi di non cercarla mai più e se ne andò.[9][5]

Teodora incontra Ezio al ricevimento

Col cuore a pezzi, Ezio tornò alla sua missione. Dopo aver rubato la maschera da Dante, Ezio si infiltrò nella festa privata del doge. Al ballo irruppe però Dante, che assieme ai suoi uomini si mise alla ricerca dell'infiltrato che gli aveva sottratto la maschera. Ezio rimase nascosto tra le cortigiane di Teodora entrate alla festa, fino a quando non apparve Marco Barbarigo sulla sua nave per tenere un discorso agli invitati. Approfittando della situazione e della sua nuova arma Ezio puntò la pistola contro Marco, uccidendolo a distanza. Una volta fuggito dal ballo, Ezio fece ritorno al bordello di Teodora, dove lo attendeva una notte di conforto con le cortigiane.[1]

Disordini all'Arsenale

Tre mesi dopo la morte di Marco, Ezio venne invitato da Antonio a Palazzo della Seta per incontrare il nuovo doge di Venezia Agostino Barbarigo, fratello di Marco ma estraneo alle trame dei Templari. I tre discussero dell'occupazione dell'Arsenale da parte dei mercenari al soldo di Silvio Barbarigo e Dante Moro. Non essendo ancora stato nominato ufficialmente, Agostino incaricò Ezio di occuparsi del problema insieme a Bartolomeo d'Alviano, un condottiero mercenario nemico di Silvio. Arrivato al suo quartier generale, scoprì però che era stato catturato dagli uomini di Silvio. Liberati Bartolomeo e i suoi uomini, i due iniziarono a pianificare l'attacco all'Arsenale.[1]

La nave Templare salpa per Cipro

Visto che un attacco diretto sarebbe stato un suicidio, i mercenari di Bartolomeo iniziarono ad attaccare quelli di Silvio nel sestiere di Castello, costringendo gli uomini nell'Arsenale ad uscire. Una volta lanciato il segnale d'attacco, i mercenari entrarono nell'Arsenale, mentre Ezio affrontava Dante. Durante il combattimento però, Dante venne richiamato da Silvio per fuggire via insieme. Arrivati al porto però, i due non trovarono la nave con cui sarebbero dovuti partire, e vennero raggiunti e uccisi da Ezio. Curioso sui loro intenti, Ezio scoprì dai due che il piano non era quello di conquistare la posizione di doge bensì d'imbarcarsi per Cipro, per motivi che rimasero sconosciuti a Ezio.[1]

Primi anni da Assassino

Introduzione nell'Ordine

"Sono trascorsi più di dieci anni da che vidi morire mio padre e i miei fratelli. Dieci anni a caccia di responsabili. E ora sono così vicino... ma non abbastanza da capire il senso di tutto questo."
―Ezio parla della sua vita da Assassino[src]

Due anni dopo la morte di Silvio e Dante, il giorno del ventinovesimo compleanno di Ezio, Rosa gli portò il registro di navigazione dell'Arsenale in cui era scritto che la nave dei Templari avrebbe fatto ritorno il giorno seguente da Cipro. Anche Leonardo raggiunse Ezio, informandolo che le ultime pagine del codice che gli aveva consegnato dicevano che "il profeta apparirà quando il secondo Frutto sarà portato alla città fluttuante", una profezia che si ricollegava a quella di un profeta che avrebbe aperto una cripta di cui gli aveva parlato lo zio Mario.[1]

Il giorno seguente Ezio si recò all'Arsenale, in attesa dell'arrivo della nave. Dalla nave scese un corriere che portava con sé un Frutto dell'Eden in uno scrigno. Dopo averlo pedinato fino al punto di ritrovo con altri soldati Templari, Ezio lo uccise e rubò i suoi abiti per portare il Frutto a destinazione da Rodrigo Borgia. Finalmente faccia a faccia con il responsabile della morte di suo padre e dei fratelli, Ezio uccise la scorta dello scrigno e chiese a Rodrigo dove fosse il "profeta" di cui si parlava nel Codice. Rodrigo gli rispose indicando sé stesso come il profeta, e diede battaglia a Ezio.[1]

Ezio riceve il marchio degli Assassini

Messo in difficoltà, Rodrigo chiamò altre guardie in suo aiuto. Ezio si trovò in inferiorità numerica e stava per essere sopraffatto, quando intervennero tempestivamente Mario Auditore, Antonio, Paola, Teodora, La Volpe e Bartolomeo, che salvarono Ezio costringendo Rodrigo alla fuga senza il Frutto dell'Eden. I vecchi amici rivelarono a Ezio di essere tutti Assassini. Assieme a loro ce n'era un altro, Niccolò Machiavelli, che indicò Ezio come vero "profeta". Mario aggiunse che nel corso degli anni avevano tutti guidato Ezio con lo scopo di introdurlo nell'Ordine degli Assassini, e che ora fosse giunto il momento. Quella notte si incontrarono di nuovo, ed Ezio venne formalmente introdotto nell'Ordine attraverso un marchio sull'anulare sinistro.[1]

Battaglia di Forlì

In seguito alla cerimonia gli Assassini esaminarono la Mela nel laboratorio di Leonardo. Dopo essersi attivata al tocco della mano di Ezio, gli Assassini compresero la sua potenza e pericolosità e decisero di custodirla a Forlì, governata dall'alleata Caterina Sforza. Ezio e Machiavelli si recarono a Forlì, dove vennero accolti fuori città da Caterina. Mentre si avviavano verso le mura, tuttavia, Forlì venne improvvisamente attaccata dai fratelli Ludovico e Checco Orsi.[1]

Ezio vede Savonarola prendere la Mela prima di svenire

Trovate le porte della città chiuse, Ezio cercò un'altra strada mentre Caterina distraeva l'attenzione. Ezio riuscì a infiltrarsi in città e aprire le porte, facendo entrare Caterina e Niccolò. I tre arrivano quindi alla Rocca di Ravaldino, dove scoprono che i figli di Caterina, Ottaviano e Bianca, erano stati presi in ostaggio. Salvata Bianca da alcuni soldati e il fratello Ottaviano da Ludovico Orsi, Ezio tornò vittorioso a Forlì, dove scoprì però che in sua assenza Checco Orsi era riuscito a impadronirsi della Mela dell'Eden, lasciata nella cittadella per sicurezza. Ezio riuscì a raggiungerlo fuori città, dove lo uccise. Tuttavia, Checco riuscì a pugnalare Ezio un attimo prima di morire. Prima di svenire in seguito al colpo, Ezio riuscì a vedere un monaco raccogliere la Mela.[1]

Le guardie cittadine trovarono Ezio accanto al cadavere di Checco e lo riportarono a Forlì, dove Caterina si prese cura di lui. Ripresi i sensi, Ezio spiegò rapidamente a Caterina che aveva visto la Mela venire presa da un monaco dagli abiti scuri con un dito mancante. Caterina indirizzò Ezio a cercare in un convento fuori città, e prima di andare gli consegnò una mappa del defunto marito, contenente le posizioni delle pagine del Codice. Arrivato, Ezio incontrò fratello O'Callahan, che gli consigliò a cercare nell'abbazia di San Mercuriale, al centro di Forlì. Una volta arrivato, un monaco lo riconobbe come l'uccisore di Stefano da Bagnone, e spaventato fuggì. Ezio riuscì a bloccarlo e, una volta convinto che non aveva cattive intenzioni, disse a Ezio il nome del monaco: Girolamo Savonarola.[1]

Viaggio in Spagna

I due spagnoli

Ezio incontra Cristoforo Colombo

Mentre era sulle tracce di Savonarola, Ezio venne invitato da Antonio a un incontro a Venezia, dove incontrò Antonio assieme a un altro uomo, Luis de Santángel. Luis era alla ricerca di un sicario che potesse sorvegliare un incontro tra il suo amico Cristoforo Colombo e Rodrigo Borgia, temendo che si trattasse di una trappola. Fu così, ma Ezio riuscì a salvare Cristoforo, che gli spiegò che Rodrigo era interessato ai suoi piani di navigazione verso Ovest.[4]

Luis e Cristoforo dissero poi a Ezio che i Templari erano entrati in possesso dell'atlante di Colombo, in cui vi era annotato il piano di viaggio verso le indie. Recuperato l'atlante, Ezio consigliò ai due di portare con sé delle guardie per proteggersi, cosa che Luis avrebbe fatto se gli Assassini spagnoli non fossero stati catturati dal comandante dell'Inquisizione Tomás de Torquemada. Scioccato dalla notizia e sentendo il dovere di salvarli, Ezio lasciò perdere temporaneamente la ricerca della Mela e partì con loro per la Spagna.[4]

Soccorso ai fratelli aragonesi

Ezio affronta una guardia spagnola

Appena sbarcato a Barcellona, Ezio fece l'incontro di una donna francese che gli sfilò la spada prima di sfuggire a lui e ad alcune guardie che la stavano inseguendo. Dopo un inseguimento sui tetti di Barcellona Ezio riuscì a recuperare la spada dalla donna, che sorprendentemente conosceva l'identità di Ezio, rifiutando però di dirgli come prima di andarsene. In seguito a questo misterioso incontro, Ezio si incontrò con due contatti di Antonio, e venne diretto alla locale Gilda dei Ladri, trovandovi però un'imboscata tesagli dall'Inquisizione, che aveva catturato gli Assassini al suo interno. Riuscito a fuggire attraverso le catacombe della città, Ezio incontrò Raphael Sánchez, che si rivelò un Assassino.[4]

Raphael disse a Ezio che gli Assassini erano stati catturati dall'inquisitore Gaspar Martínez, ed Ezio si mise subito sulle sue tracce. Poco prima di morire, Gaspar disse di aver ordinato il rogo di uno degli Assassini catturati, ma Ezio riuscì a raggiungere la piazza in cui stava avendo luogo l'autodafé e a salvare il giovane Assassino. Addosso al corpo di Gaspar Ezio aveva trovato una lista di nomi, che Raphael riconobbe come Assassini di Saragozza.[4]

Arrivati in città, Raphael chiese a Ezio di trovare il giudice dell'Inquisizione Pedro Llorente all'interno del suo tribunale. Attraverso una finestra Ezio vide Llorente interrogare uno degli Assassini catturati, quando arrivò il comandante Torquemada a uccidere sul posto il prigioniero. Prima di andarsene, il Grande inquisitore espresse la sua gratitudine nei confronti di Rodrigo Borgia per averlo informato riguardo questo gruppo di atei, rivelando che l'Inquisizione fosse manovrata dai Templari.[4]

In seguito alla morte dell'Assassino, Ezio si sbrigò a localizzare gli altri cinque prigionieri, liberando in fretta i primi quattro tenuti all'interno delle labirintiche catacombe cittadine. Le sue azioni alzarono il livello di allerta di Llorente, che non riuscì però a impedire a Ezio d'infiltrarsi nel suo palazzo. Una volta liberato anche l'ultimo Assassino, Ezio andò alla cattedrale di Saragozza per assassinare Llorente, interrogandolo sul suo coinvolgimento con i Templari. Tuttavia, Llorente rifiutò addirittura di credere che i Templari esistessero ancora.[4]

Viaggio a Granada

Anche se Torquemada restava ancora in vita, Ezio iniziò a preparare il suo ritorno in Italia, ma Raphael provò a convincerlo a seguirlo verso Granada per farsi aiutare a sconfiggere i Templari rimasti.[4]

Ezio accettò, e si diresse con lui nei vecchi territori dell'Emirato di Granada, che stava venendo riconquistato dalle forze spagnole. Appena entrati in un paese locale, i due vennero accolti dalla stessa donna francese che aveva rubato la spada di Ezio a Barcellona. Dopo un rapido scambio di battute la donna li ha lasciati per tendere un'imboscata ad un uomo conosciuto come "Cigno". Luis riconobbe il Cigno come finanziere dei Templari, chiedendo ad Ezio di fermare la ragazza prima che la morte del Cigno possa allertare i Templari in zona. Ezio riuscì ad anticiparla e a mettere in fuga il Cigno, ironicamente finendo per proteggere un nemico. Poco dopo, Ezio rimproverò la donna per aver messo a rischio la Confraternita.[4]

Ezio riprese il viaggio con Raphael verso Granada, ma avvicinandosi all'area del conflitto i due decisero di dividersi per occuparsi dei Templari all'interno dei villaggi della zona. In maniera separata, i due riuscirono a liberarsi dei Templari in zona e a salvare la popolazione locale dagli abusi e dalle violenze dell'esercito spagnolo.[4]

Raphael si ricongiunse a Ezio portando con sé Luis de Santángel. Sia Luis che Raphael lavoravano per la regina Isabella e re Ferdinando, ma sospettavano che i Templari stessero cercando d'influenzarli. Nel frattempo, una spia Templare stava spingendo re Muhammad XII a continuare la guerra ormai perduta. Anche il Mentore spagnolo Benedicto era d'accordo tuttavia con il prosieguo della guerra per preservare lo stato moresco, mentre Luis e Raphael pensavano che continuare lo scontro avrebbe portato solo maggiori sofferenze alla popolazione comune, facendo il gioco dei Templari.[4]

Come ordinatogli da Luis e Raphael, Ezio rintracciò la spia Templare in un accampamento spagnolo, confermando i sospetti di Luis sulla volontà di prolungare la guerra dei Templari. Prima che potesse entrare in un passaggio segreto che lo avrebbe portato all'Alhambra Ezio uccise la spia, riferendo le sue scoperte agli alleati. Con queste informazioni, Luis e Raphael dedussero che il piano dei Templari era di ritardare il più possibile il viaggio di Colombo distraendo le attenzioni e le finanze della corona spagnola da lui. Così facendo, i Templari ne avrebbero approfittato per anticipare il viaggio di Colombo, ottenendo l'esclusiva sulle ricchezze che avrebbero trovato.[4]

Fine della Reconquista

Temendo il peggio, Raphael chiese a Ezio di trovare Muhammad XII, che utilizzò il passaggio segreto precedentemente scoperto per raggiungere l'Alhambra mentre sopra di lui l'assedio della città proseguiva. Infiltratosi, Ezio raggiunse la sala del trono, dove un Templare stava tenendo ostaggio il re. Raggiunto e ucciso il Templare alle spalle, Muhammad XII si convinse che fosse giunto il momento di arrendersi. Mentre Ezio stava portando la notizia ai soldati sulle mura, venne inseguito dalle guardie del palazzo, che non erano state avvisate degli ultimi sviluppi.[4]

Ezio fuggì attraverso la città ma, nonostante le difficoltà, riuscì a consegnare il messaggio ai soldati di guardia, che aprirono le porte all'esercito spagnolo. Le forze spagnole entrarono marciando in maniera ordinata nelle vie della città, ma, istigate dai Templari, iniziarono ad appiccare incendi per tutta Granada nel mezzo delle negoziazioni tra Muhammad XII e la regina Isabella. Ezio fu costretto a intervenire per intralciare le violenze dei soldati spagnoli fino al ristabilimento dell'ordine. Quella notte, Raphael rivelò a Ezio che l'atlante di Colombo avrebbe rivelato un "nuovo mondo" oltre l'Atlantico, un posto ancora sconosciuto a tutta l'Europa.[4]

In seguito alla conquista l'Inquisizione arrivò con forza all'interno della città per colpire gli eretici. Arrabbiato, Ezio disse che la regina Isabella dovrebbe essere messa a conoscenza delle violenze di Torquemada, ma Luis sapeva bene che la reale non avrebbe mai agito contro il suo consigliere e confessore personale. Ezio si avventurò allora per le strade della città, cercando di salvare più cittadini possibile dagli inquisitori scatenati, che stavano arrestando e assalendo civili senza nessun rispetto. Raphael gli consigliò allora di trovare e colpire l'Inquisitore incaricato da Torquemada di occuparsi della città.[4]

Seguendo il consiglio di Raphael di assassinare l'inquisitore in segretezza per evitare reazioni ancora più violente, Ezio restò nell'ombra inseguendo l'inquisitore nelle catacombe. Qui, vide Torquemada dare nuovi ordini all'inquisitore Juan de Marillo. Una volta rimasto solo, Ezio uccise Juan all'interno delle catacombe, facendolo quindi sparire misteriosamente nel nulla senza testimoni.[4]

Colombo, Rafael, Luis ed Ezio a Granada

Contrariamente alle aspettative degli Assassini, la fine della guerra non spinse la regina Isabella a pagare il viaggio di Colombo. Non erano passati nemmeno due mesi dall'unificazione della Spagna e la tesoreria doveva ancora recuperare le risorse spese. Deluso, Colombo si avviò verso la Francia per discutere del viaggio con re Luigi XII, ma Luis ed Ezio temevano che fosse un'altra trappola templare. Mentre Luis raccoglieva fondi per convincere Isabella a finanziare il resto, Ezio raggiunse Colombo, che dopo aver rifiutato inizialmente la sua protezione fu costretto a cambiare idea in seguito a un'imboscata da parte dei Templari, sventata da Ezio.[4]

La sera della cerimonia ufficiale della capitolazione di Granada, la misteriosa donna francese si avvicinò ad Ezio per la terza volta, avvisandolo che i Templari stessero pianificando di uccidere la regina Isabella durante la cerimonia. I due si diressero subito verso la sala cerimoniale, assassinando silenziosamente in coppia i sicari ed evitando di allarmare i presenti. La donna si presentò finalmente come Helene Dufranc, un'Assassina francese che aveva lasciato la confraternita per agire in solitaria.[4]

Tentato assassinio di Torquemada

Dopo la fine della guerra, Ezio decise di rimandare il suo ritorno in Italia fino alla partenza definitiva di Colombo restando a casa di Luis a Saragozza. Nell'agosto del 1492, Ezio ricevette da Luis la notizia della partenza di Colombo, ma mentre preparava il suo addio il palazzo di Luis venne attaccato dai soldati dell'Inquisizione per ordine del Grande inquisitore Torquemada. Mentre Luis si nascondeva, Ezio affrontò i soldati neutralizzandoli. Preoccupati che Raphael stesse per subire la stessa sorte, Ezio si diresse immediatamente a casa sua, dove trovò un altro gruppo d'inquisitori intenti a catturare Raphael, che nel frattempo si era nascosto. Una volta raggiunto e salvato l'amico, i tre Assassini decisero di colpire Torquemada, una mossa che avevano evitato in precedenza per evitare ulteriori complicazioni.[4]

Raphael chiese a Ezio di verificare l'affiliazione di Torquemada ai Templari prima di ucciderlo, e l'Assassino si diresse immediatamente verso la dimora del Grande inquisitore. Nonostante il rapido svolgersi degli eventi, Ezio non agì incautamente, infiltrandosi di nascosto nella residenza di Torquemada. L'elevato livello di sicurezza del palazzo fece risultare comunque l'infiltrazione di Ezio in un bagno di sangue.[4]

Ezio affronta Torquemada

Arrivato faccia a faccia col Grande inquisitore, Ezio seguì il consiglio di Raphael, cercando di capire meglio la sua relazione con i Templari. Ezio criticò la sua alleanza con Rodrigo Borgia, che lo aveva allontanato dalla grazia di Dio, mentre Torquemada insistette però sulla sincera religiosità di Rodrigo. Messo in difficoltà, Torquemada fuggì dallo scontro chiudendo una saracinesca tra lui ed Ezio, impedendogli di raggiungerlo per ucciderlo.[4]

Ezio fece quindi ritorno da Luis e Raphael dispiaciuto per la fuga di Torquemada, dispiacere alleviato dalla convinzione però che il assassinio avrebbe amplificato i disordini in Spagna. Le risposte di Torquemada convinsero Ezio che non fosse un Templare, ma solo un fanatico religioso manipolato da Rodrigo. Tuttavia si stavano sbagliando, e come avrebbero dimostrato in seguito le forze degli Assassini ricostruite da Aguilar de Nerha con l'aiuto di Ezio, Torquemada era il Gran Maestro del Rito Spagnolo dei Templari.[4][11]

Ritorno in Italia

Schiavisti Templari a Firenze

Fatto ritorno in Italia, nel 1493 Ezio notò a Firenze delle attività sospette da parte dei Templari, tra cui misteriose sparizioni di alcuni cittadini che si erano opposti alle loro operazioni in città. Avendo mantenuto stretti contatti con la Confraternita spagnola, Ezio ne approfittò per chiedere il loro aiuto. Sotto il suo comando, gli Assassini spagnoli iniziarono ad assaltare gli agenti Templari che presidiavano la città alla ricerca d'indizi sui loro capi, mentre gli Assassini italiani Perina di Bastian e Corvo Antonelli avrebbero condotto altre investigazioni.[11]

Mentre Corvo venne catturato dai Templari, Perina si incrociò con gli Assassini spagnoli nella villa della famiglia Contarini. Da qui gli Assassini rintracciarono i Templari in una vecchia cantina dove trovarono Corvo e molti dei fiorentini spariti, tenuti prigionieri in attesa di essere venduti come schiavi. Il Templare dietro questo piano, Bonacolto Contarini, non fu discreto e una volta scoperto gli Assassini uccisero i suoi luogotenenti prima di scoprire la sua posizione: una villa nelle campagne fuori Firenze. Gli Assassini di Ezio lanciarono quindi l'offensiva finale, uccidendo Contarini e sventando un'altra volta la minaccia templare a Firenze.[11]

Ricerca di Savonarola

Sempre a Firenze, Ezio stava proseguendo la sua ricerca della Mela quando nel 1494 si imbatté fuori dalla basilica di Santa Maria del Carmine in un monaco intento a scappare dagli uomini del Borgia, nel frattempo diventato Papa, anche loro in cerca del manufatto. Ezio sentì gli uomini chiamare l'uomo interrogato Savonarola dalle guardie e, avendo visto abbastanza, uccise gli aggressori. Dopo aver notato che il monaco era in possesso di tutte le dita, scoprì che si chiamava Marcello Savonarola, cugino di Girolamo. Marcello indicò a Ezio che il cugino si trovasse a Venezia, ed Ezio partì immediatamente.[9]

Arrivato a Venezia, Ezio venne accolto da Teodora, che gli disse di aver sentito un araldo fare prediche sulla fine del mondo. Trovato, Ezio riuscì ad avvicinarlo e a parlare con lui in disparte, fingendo di essere un sostenitore della causa di Savonarola, ma senza ottenere risposte precise. Giorni dopo, Ezio venne contattato dall'araldo, che lo portò con sé a un altro dei suoi discorsi, in cui annunciò alla folla che Savonarola era riuscito a prendere il controllo di una città. All'improvviso una voce si alzò, denunciando gli scempi contro la cultura che Savonarola stava attuando a Firenze. Ezio si avvicinò all'uomo, che si identificò come Piero de' Medici, il figlio di Lorenzo. La folla insorse contro Piero ed Ezio fu costretto ad aiutarlo, facendo saltare la sua copertura. Dopo un breve combattimento terminato con la morte dell'araldo e la fuga dei suoi sostenitori, Piero si recò da Agostino Barbarigo per chiedergli di sorvegliare sulla presenza di altri seguaci in città.[9]

I Falò delle Vanità

Ezio discute con Machiavelli

Tornato Firenze nel 1497, Ezio trovò una città sfinita dalle politiche di Savonarola. Incontratosi con Niccolò Machiavelli, i due elaborarono un piano per fermare Savonarola, che stava controllando la città attraverso luogotenenti manipolati dai poteri della Mela. Invece di puntare a un attacco diretto contro Savonarola Ezio iniziò a eliminare i luogotenenti, mentre Paola e La Volpe fomentavano una rivolta popolare nei luoghi in cui il controllo del monaco veniva a mancare. Le vittime di Ezio furono un artista che istigava a bruciare opere e libri, il capitano delle guardie di Firenze, un nobile in controllo del distretto del Mercato Vecchio, un prete, un mercante che stava privando di cibo gli oppositori di Savonarola, un dottore che offriva cure solo ai seguaci e un contadino che conservava il grano per mantenere la folla debole e affamata. Liberata la parte nord di Firenze, Ezio uccise il luogotenente che presidiava il passaggio sul Ponte Vecchio, e infine un predicatore, che ammise di non essere stato stregato dalla Mela ma di aver seguito volontariamente Savonarola.[1]

Cristina muore tra le braccia di Ezio

Nel mezzo di questi assassinii, Ezio incrociò Manfredo Soderini ferito gravemente durante un saccheggio degli uomini di Savonarola. Preoccupato per la vita di Cristina, Ezio si fece indicare la direzione in cui fosse fuggita per cercare di salvarla uccidendo i suoi inseguitori. Nonostante gli sforzi per ucciderli il prima possibile, essi risultarono vani. Cristina rimase ferita mortalmente. Mentre Ezio la trasportava in braccio in un cortile vicino, disperato le chiese di restare con lui. Cristina rispose allora che i due fossero sempre rimasti insieme, mostrandogli il ciondolo che Ezio le aveva regalato da ragazzo. Prima di morire, Cristina disse che avrebbe voluto tanto aver avuto una seconda occasione con lui.[5]

Giustizia popolare

Senza i seguaci di Savonarola a opprimerli, i popolani infuriati si recarono nel 1498 a Palazzo Pitti, dove risiedeva Savonarola, chiedendo la fine dei falò. Savonarola tentò allora di fermare la folla sfruttando i poteri della Mela, ma Ezio lanciò un pugnale contro la sua mano, facendogli perdere la presa. Mentre Savonarola veniva catturato dalla folla, un soldato di Rodrigo Borgia ne approfittò per rubarla, ma venne inseguito e ucciso da Ezio, che tornò finalmente in possesso del Frutto dell'Eden. Savonarola venne condannato al rogo in Piazza della Signoria, ma Ezio credeva che nessuno meritasse di morire soffrendo così tanto.[1]

Ezio parla ai fiorentini.

L'Assassino salì quindi sul palco per pugnalare Savonarola alla gola. Poi, rivolgendosi alla folla sbalordita, tenne un discorso rivolto a loro, invitando il popolo a seguire la propria strada, spingendoli a scegliere ciò che è giusto o sbagliato con la propria testa per non perdere la propria libertà. Lasciò poi il palco insieme a Mario, Niccolò, Paola e La Volpe.[1]

Scontro in Vaticano

"Pensavo... Pensavo di aver superato tutto questo. E invece no. Ho atteso troppo a lungo, perso troppe cose. Requiescat in pace, bastardo!"
―Ezio a Rodrigo Borgia[src]

Nel dicembre 1499, gli Assassini si incontrarono a Villa Auditore, con la Mela dell'Eden e con il Codice finalmente completato. Combinando i due oggetti, scoprirono che la posizione della Cripta era Roma, sotto al Vaticano. Sfortunatamente, diventando papa nel Rodrigo Borgia aveva ottenuto l'accesso a un altro Frutto dell'Eden: il Bastone. Per nulla scoraggiato, Ezio partì per Roma con l'intenzione di uccidere Rodrigo.[1]

Rodrigo usa il Bastone contro Ezio nella Cappella Sistina.

Sconfitte le guardie poste lungo il Passetto di Borgo Ezio riuscì a infiltrarsi all'interno della Cappella Sistina, dove Rodrigo stava celebrando la Messa. Prima di venire ucciso, Rodrigo riuscì a salvarsi utilizzando il Bastone per scaraventare via Ezio, sprigionando la sua energia nella stanza che fece crollare a terra i presenti. Tuttavia Ezio rimase praticamente immune, poiché aveva con sé la Mela. L'Assassino la prese quindi in mano e grazie ai suoi poteri creò delle copie illusorie di sé stesso che fronteggiarono il Borgia.[1]

Durante il combattimento Rodrigo riuscì però ad atterrare nuovamente Ezio, sottraendogli la Mela. Rodrigo utilizzò il Bastone per far levitare Ezio e lo pugnalò all'addome, per poi lasciarlo svenuto mentre si recava nella Cripta. Ezio riprese conoscenza e, una volta entrato nella Cripta, vide Rodrigo tentare invano di aprire la porta. Ezio gettò le sue armi a terra, offrendo a Rodrigo uno scontro alla pari, dal quale l'Assassino risultò vincitore. Ezio decise però di risparmiare Rodrigo, capendo che ucciderlo non gli avrebbe ridato indietro la sua famiglia.[1]

Coloro che vennero prima

Entrato nella Cripta, Ezio trovò di fronte a sé un ologramma di una donna che si identificò come "Minerva", citando altri suoi compagni come Giove e Giunone. Ezio le chiese se fossero gli dei, ma lei rispose di essere solo venuti prima. Minerva si lanciò poi in un monito da comunicare attraverso Ezio. Minerva parlò del tradimento degli umani nei confronti della sua razza, parlando della guerra che li distrasse dal notare l'arrivo di una tragedia arrivata dal cielo, e della successiva ricostruzione del mondo. Ezio rimase ulteriormente confuso quando l'ologramma si rivolse a un altro uomo chiamato Desmond prima di sparire improvvisamente, lasciandolo con molte domande senza risposta.[1]

Uscito dalla Cripta Ezio tentò di recuperare il Bastone, che però scese nelle profondità della terra. Lo zio Mario lo aveva raggiunto nel frattempo e insieme uscirono fuori dalla basilica, per poi arrampicarsi su una torre che dava sul Tevere. Ezio aveva intenzione di gettarvi la Mela, ma non ne era pienamente convinto, così lo zio si offrì di tenerla al sicuro con sé, dicendogli che ci avrebbero pensato in seguito. I due partirono poi verso Monteriggioni.[5]

Assedio di Monteriggioni

Durante il viaggio di ritorno, Ezio parlò a suo zio del suo incontro con Minerva e delle cose che aveva detto, per poi tranquillizzarsi al pensiero che le sue battaglie fossero giunte alla fine. Quella sera Ezio raccontò di nuovo i fatti della Cripta a Machiavelli, alla sorella, alla madre e a Caterina Sforza, arrivata a Monteriggioni per cercare sostegno contro l'esercito pontificio che marciava su Forlì. Machiavelli si arrabbiò con Ezio per aver risparmiato Rodrigo e partì velocemente per Roma. In tarda serata Ezio tornò nella sua stanza, dove trascorse la notte in compagnia di Caterina.[5]

Ezio difende Monteriggioni.

La mattina seguente Cesare Borgia, figlio di Rodrigo e capitano generale delle forze papali, assediò Monteriggioni. Cogliendo di sorpresa gli Assassini le forze di Cesare distrussero gran parte del borgo prima che Ezio potesse raggiungere i cannoni e rispondere al fuoco, distruggendo le bombarde e le torri d'assedio dell'esercito pontificio. Gli sforzi di Ezio servirono solamente a guadagnare tempo per mettere in salvo alcuni cittadini, e Cesare riuscì a entrare comunque nel borgo portando con sé anche Mario e Caterina, che erano stati fatti prigionieri durante lo scontro. Vedendo suo zio in difficoltà, Ezio corse sui tetti nel vano tentativo di salvarli, ma venne colpito da degli archibugieri, facendolo cadere a terra. Nel frattempo, Cesare "invitò" Ezio a raggiungerlo a Roma, sparando con la sua pistola a Mario, uccidendolo.[5]

Poco dopo Ezio, sopravvissuto al colpo e alla caduta riprese conoscenza, e continuò a combattere tra le strade, aiutato dai mercenari dello zio rimasti. Raggiunta Villa Auditore il gruppo si fece strada verso il Santuario, da cui Ezio e i cittadini sopravvissuti riuscirono a fuggire attraverso un passaggio segreto celato dietro la statua di Altaïr. Dopo essere usciti dal passaggio Ezio, nonostante le ferite, prese un cavallo e partì in direzione di Roma. Provato dalla battaglia e ferito, Ezio svenne durante il viaggio, cadendo dal cavallo.[5]

Liberazione di Roma

Primi passi a Roma

Margherita dei Campi cura Ezio.

Ezio riprese conoscenza a Roma nella casa di una donna, Margherita dei Campi, che si era presa cura di lui dopo che un uomo lo aveva portato da lei, lasciando anche nuovi abiti per lui e l'invito a incontrare Machiavelli presso il Mausoleo di Augusto. Una volta lasciata la casa della donna Ezio cercò un dottore per alleviare il dolore delle ferite. Mentre si stava dirigendo da Machiavelli però, ascoltò delle guardie discutere di "far vedere come funzionano le cose sotto i Borgia" a un cittadino. Ezio le seguì e salvò la vita dell'uomo, la cui moglie era stata impiccata da un alleato dei Borgia conosciuto come Il Carnefice. Dopo averlo raggiunto in cima ad una collina vicina e ucciso, Ezio incontrò Machiavelli. Da lui Ezio scoprì che sotto i Borgia Roma era caduta in rovina e che i suoi cittadini fossero oppressi sistematicamente da loro. Machiavelli gli parlò anche delle ambizioni di Cesare Borgia, il figlio di Rodrigo responsabile della morte di Mario Auditore.[5]

Mentre camminavano, Ezio suggerì di continuare il percorso a cavallo, ma Machiavelli lo informò che le guardie dei Borgia controllavano le scuderie. Non dissuaso, Ezio uccise il capitano locale delle guardie Jacopo de Grassi, diede fuoco alla torre di comando e fece riaprire la stalla dopo averla comprata. I due Assassini continuarono il giro, discutendo delle loro vedute differenti. Notando la situazione di Roma Ezio disse che uccidere Rodrigo non avrebbe cambiato nulla e suggerì di fare affidamento al popolo per rovesciare il regime, una strategia che però non incontrava il favore di Niccolò. Ezio venne derubato in quel momento da un ladro, e lo inseguì mentre Machiavelli lo avrebbe aspettato al Campidoglio.[5]

Ritrovatisi, Machiavelli disse a Ezio di stare aspettando un informatore, Vinicio, che avrebbe dovuto consegnargli una lettera intercettata dai Borgia. Attraversando il Foro romano incontrarono Vinicio mentre veniva minacciato da alcune guardie. Salvato Vinicio, scoprirono che la sua missione non era stata portata a termine e gli indicò il corriere ancora in possesso della lettera. Senza perdere tempo, Ezio inseguì il corriere verso il Colosseo dove gli rubò la lettera.[5]

Mentre tornava da Machiavelli Ezio passò per le Terme di Traiano, dove venne attaccato da uomini coperti da pelli di lupo. Investigando sulla loro provenienza Ezio trovò l'accesso a una tana che lo condusse alla Domus Aurea di Nerone. Esplorando il palazzo Ezio trovò una chiave e una pergamena scritta da Marco Giunio Bruto, membro degli Occulti, i precursori degli Assassini. La pergamena conteneva l'illustrazione della sua armatura e indicava che fosse protetta da sei chiavi.[5]

Machiavelli presenta Fabio Orsini a Ezio

Lasciata la tana Ezio tornò da Machiavelli, che lo informò che gli uomini da cui era stato attaccato fossero dei Seguaci di Romolo, un culto manipolato dai Borgia per terrorizzare i cittadini spingendoli tra le braccia della Chiesa. Ezio diede a Machiavelli la lettera recuperata, scoprendo loro malgrado che fosse cifrata. In cerca di alleati, i due si diressero attraverso delle gallerie sotterranee da Fabio Orsini, cugino di Bartolomeo d'Alviano, costretto a servire Cesare Borgia. Fabio diede agli Assassini un magazzino sull'Isola Tiberina, nella speranza che ne facessero buon uso.[5]

Ricerca di alleati

Da qui, Ezio partì per farsi nuovi alleati in città. Viaggiò alla Rosa in Fiore, nel tentativo di ottenere sostegno e supporto dalle cortigiane locali. Tuttavia, quando arrivò apprese che Madonna Solari, la madama del bordello, era stata rapita dai Cento Occhi, dei ladri al servizio di Cesare che volevano un riscatto. Raccolti i soldi necessari Ezio si recò dai rapitori, ma venne ingannato. Una volta pagato il riscatto i ladri uccisero Madonna Solari e attaccarono Ezio. Sopravvissuto alla battaglia, Ezio fece ritorno alla Rosa in Fiore, dove incontrò la madre e la sorella che lo stavano cercando. Senza nessuno al loro comando, le cortigiane si rivolsero a Claudia per fungere loro da Matrona. Ezio accettò la decisione di Claudia, anche se con grande riluttanza. Alle cortigiane di Claudia venne assegnato il compito di scoprire dove si trovasse Caterina Sforza.[5]

Pantasilea si confida con Ezio

Ezio andò quindi alla caserma dei mercenari romani dove trovò Bartolomeo, che gli presentò sua moglie Pantasilea Baglioni. Bartolomeo disse a Ezio di non avere problemi con le forze francesi sotto il controllo dei Templari, ma Pantasilea avvisò Ezio che il marito in realtà si trovava in grandi difficoltà tra i Borgia e i transalpini, consigliandogli di occuparsi dei Borgia in modo da concentrare le forze di Bartolomeo contro i francesi. Ezio si unì quindi allo scontro tra i mercenari e le guardie dei Borgia, uccidendo il loro capitano. Senza i Borgia e con l'aiuto economico di Ezio per restaurare la caserma, Bartolomeo poté rinforzare le sue truppe e gli venne affidato il compito di controllare le mosse di Rodrigo e Cesare. Pantasilea informò poi Ezio che Machiavelli le aveva inviato tramite piccioni viaggiatori una lista di bersagli da uccidere.[5]

Messosi alla ricerca dei ladri romani, Ezio trovò La Volpe alla loro gilda, ma si rifiutò di collaborare con Machiavelli poiché lo sospettava di aver tradito la Confraternita. Ezio si rifiutò di credergli, e La Volpe lo condusse ad un incontro segreto tra Machiavelli e una guardia cittadina. Appena Machiavelli se ne andò, un gruppo di ladri venne attaccato da altre guardie. Durante lo scontro il giovane Claudio rimase ferito, ed Ezio dovette scortarlo via insegnandogli come tenere un profilo basso tra le strade.[5]

Tornato dalla Volpe, Ezio restò comunque dell'idea che Machiavelli non fosse un traditore e che ci fosse una spiegazione per ciò che videro. La Volpe accettò con riluttanza di aiutare comunque Ezio, e assieme comprarono un vecchio edificio in cui aprirono una taverna chiamata La Volpe Addormentata, dove avrebbero cercato informazioni alle guardie dei Borgia facendole ubriacare. Ezio incaricò La Volpe di cercare la Mela dell'Eden, mentre lui in cambio avrebbe aiutato la Gilda contro i Cento Occhi.[5]

Questione copernicana

Copernico discute con Ezio

Nel 1500 Ezio notò al Campidoglio uno studioso prussiano ospite del Vaticano chiamato Niccolò Copernico fare strani discorsi, quando vide degli uomini dei Borgia attaccarlo. Ezio intervenne per difenderlo e dopo la battaglia i due si presentarono. Copernico disse a Ezio di essere stato un Templare finché i suoi compagni si opposero a fargli divulgare le sue scoperte al pubblico.[5]

I due si allontanarono poi insieme in cerca di un rifugio, da cui Ezio partì per avvisare gli studiosi vicini a Copernico del pericolo imminente. Tornato da Copernico, lui gli disse che il Maestro del Sacro Palazzo, un dominicano incaricato dal Papa di assicurarsi della purezza della filosofia teologica, fosse con tutta probabilità il responsabile dell'attacco.[5]

Consigliato da Copernico, Ezio pedinò un cardinale che lo condusse dal Maestro. Origliando i loro discorsi scoprì che il Maestro aveva inviato i suoi migliori uomini a uccidere gli studiosi ed Ezio accorse a salvarli, prima di tornare da Copernico.[5]

Ezio e Copernico osservano l'eclissi

Informato Copernico del pericolo, Ezio gli consigliò di mettersi in salvo ma Copernico rifiutò in quanto non voleva perdersi un'eclissi che avrebbe avuto luogo quella sera. Ezio partì di nuovo, questa volta con l'intenzione di uccidere il Maestro. Prima di morire però, il Maestro disse a Ezio che per Copernico era ormai troppo tardi in quanto aveva già inviato un sicario a ucciderlo. Ezio tornò di corsa da Copernico salvandolo dall'agguato sul filo del rasoio. Insieme, i due osservarono l'eclissi e Copernico parlò a Ezio della sua teoria eliocentrica, con cui Ezio concordò. Copernico ringraziò Ezio dell'aiuto, e i due si separarono.[5]

Infiltrazione a Castel Sant'Angelo

Nel 1501 Machiavelli si rivolse a Ezio per dirgli di aver ricevuto una lista di nomi di agenti Templari. Ezio, memore di ciò che vide con La Volpe, gli chiese se avesse ottenuto le informazioni da una guardia, indovinando. I due andarono poi a incontrarsi con Claudia, La Volpe e Bartolomeo, venuti ad aggiornare Ezio sulle loro scoperte: Caterina sarebbe stata trasferita la settimana seguente a Castel Sant'Angelo, in cui stava risiedendo Cesare. La Mela era stata invece affidata a qualcun altro per studiarla. I quattro chiesero a Ezio di approfittarne per uccidere Cesare e Rodrigo.[5]

Ezio in fuga con Caterina

Infiltratosi nel castello, Ezio scalò le mura della fortezza e, dopo aver constatato l'assenza di Rodrigo e aver visto Cesare partire per Urbino, si concentrò solo su Caterina. Spiando da una finestra vide che Lucrezia Borgia, sorella di Cesare, aveva la chiave della cella di Caterina. Recuperata la chiave e liberata Caterina, i due fuggirono insieme. Mentre attraversavano Ponte Sant'Angelo Ezio ordinò a Caterina di cavalcare fino all'Isola Tiberina, mentre lui avrebbe distratto le guardie che li stavano inseguendo.[5]

Dopo un breve combattimento le guardie furono costrette a lasciar fuggire Ezio in seguito a una tempestiva esplosione proveniente da Castel Sant'Angelo che li obbligò a rientrare. Fatto ritorno alla base, Ezio decise di approfittare dell'assenza di Cesare per liberare Roma dall'oppressione dei Borgia. Nonostante i dubbi di Machiavelli, i due decisero d'iniziare a reclutare i cittadini ribelli di Roma nella Confraternita, dando quindi inizio alla liberazione di Roma.[5]

Espansione della Confraternita

Ezio recluta un uomo nell'Ordine

Nel corso di un anno, Ezio reclutò diversi cittadini di Roma, aggregandoli ad altri membri già presenti nella Confraternita come Francesco Vecellio, il cui mentore originale Perotto Calderon aveva tradito l'Ordine per amore di Lucrezia Borgia, con cui ebbe un figlio.[12]

I nuovi adepti reclutati venivano addestrati da Ezio, per venire poi assegnati a compiere diverse missioni non solo in giro per l'Europa ma spingendosi talvolta fino a Calicut, in India. Ezio utilizzò le nuove reclute anche per farsi aiutare nelle sue missioni personali, lasciando loro il compito di uccidere agenti Templari come Malfatto e Silvestro Sabbatini.[5]

Un giorno, mentre tornava all'Isola Tiberina Ezio ricevette una visita inaspettata dal suo vecchio amico Leonardo da Vinci, che lo informò di essere stato obbligato a ideare per i Borgia un gran numero di macchine belliche per il loro esercito. Avendo memorizzato tutte le invenzioni del Codice, Leonardo riuscì anche a ricostruire a Ezio molte delle armi che perse a Monteriggioni. In seguito a quell'incontro, Ezio si impegnò a distruggere tutte le macchine da guerra di Leonardo e i loro progetti.[5]

Ricerca del Banchiere

Caterina saluta Ezio

Ezio ebbe un incontro con Niccolò, La Volpe, Claudia e Caterina al covo, dove discussero del piano per attaccare i Borgia. Per prima cosa Ezio chiese chi finanziasse Cesare, scoprendo che si trattasse del cosiddetto "banchiere", un uomo a cui un cliente delle cortigiane di Claudia doveva del denaro. La vittima successiva sarebbe poi stata il generale delle forze francesi in città, Octavian de Valois, che proteggeva Cesare e dava molte noie a Bartolomeo. Infine, la Volpe informò Ezio dell'esistenza di un ingresso secondario a Castel Sant'Angelo, di cui l'amante di Lucrezia Pietro Rossi aveva la chiave. Terminato l'incontro, Caterina lasciò Roma per raggiungere i suoi figli a Firenze.[5]

Ezio si incontrò con Claudia alla Rosa in Fiore, che lo indirizzò dal senatore Egidio Troche, in debito col Banchiere. Arrivato al Campidoglio Ezio lo trovò sotto attacco dei Borgia e lo salvò. Egidio si fece scortare poi a casa del fratello Francesco momentaneamente assente. Francesco era arrabbiato con Egidio per aver avvertito l'ambasciatore di Venezia dei piani di Cesare per la Romagna.[5]

Ezio consegna il denaro

Per farsi portare dal Banchiere, Ezio procurò a Egidio la somma di cui aveva bisogno e lo seguì dai tetti. Arrivati al Pantheon, Egidio lasciò il denaro al capitano Luigi Torcelli per contare la somma. Ezio ne approfittò per entrare dall'apertura sul tetto nel Pantheon, dove uccise Luigi per rubargli l'armatura e condurre al posto suo il denaro dal Banchiere. Arrivato al luogo della consegna, un festino organizzato da Cesare per festeggiare i suoi successi, passò il denaro a un'altra guardia.[5]

Altre guardie raggiunsero però la festa con la notizia della morte di Luigi, ma con l'aiuto delle cortigiane di Claudia Ezio riuscì a non farsi notare mentre si addentrava in cerca del Banchiere. Una volta arrivato dal suo bersaglio, Ezio assisté ad un discorso tenuto da Cesare prima di evitare le guardie in cerca di lui sedendosi su una panca, da cui uccise il Banchiere, Juan Borgia il Maggiore, appena gli passò vicino.[5]

Ezio fuggì dal baccanale e tornò alla Rosa in Fiore, dove all'esterno trovò delle cortigiane impaurite dopo che delle guardie si erano introdotte nel bordello per riprendersi il denaro del Banchiere rubato alla festa. Preoccupato per la madre e la sorella Ezio corse dentro, trovandosi di fronte le guardie rimaste uccise da Claudia.[5]

Guerra contro i francesi

Ezio discute della battaglia con Bartolomeo

Dopo la morte del banchiere Ezio si recò alla caserma di Bartolomeo d'Alviano, dove rimase coinvolto nell'attacco di alcune truppe francesi contro i mercenari di Bartolomeo. Respinto l'attacco, il barone Octavian de Valois mostrò loro di avere in ostaggio la moglie di Bartolomeo, Pantasilea, chiedendo la resa in cambio della sua liberazione.[5]

Non riuscendo a elaborare un piano efficace per liberarla Bartolomeo decise di consegnarsi, quando Ezio ebbe un'altra idea. Uccise alcune delle sentinelle francesi di guardia, i mercenari di Bartolomeo rubarono ed indossarono le loro armature, impersonando la pattuglia francese che avrebbe scortato Bartolomeo fino al Castro Pretorio, base delle operazioni dei francesi.[5]

Pantasilea torna libera

Una volta entrati nella fortezza, Bartolomeo ed Ezio si trovarono faccia a faccia con il barone, quando Ezio diede ai mercenari il segnale di attaccare. Octavian fuggì subito con Pantasilea, mentre Bartolomeo e i suoi mercenari combattevano le forze francesi. Ezio inseguì i due nell'accampamento, dove introducendosi senza farsi notare riuscì a uccidere il barone e liberare la donna.[5]

La chiave di Castel Sant'Angelo

Non molto tempo dopo la vittoria contro il Barone di Valois, Ezio si recò alla Volpe Addormentata per raccogliere informazioni su Pietro Rossi, l'attore amante di Lucrezia in possesso di una chiave per entrare al Castello. Ezio e La Volpe discussero dei sospetti sul tradimento di Machiavelli, basati sull'attacco a Monteriggioni e sull'assenza di Rodrigo a Castel Sant'Angelo durante l'ultima visita. La Volpe venne poi informata che le sue spie erano state trovate dai Borgia, e i due partirono quindi verso le postazioni sotto attacco, scoprendo dagli informatori salvati che Micheletto Corella, il sicario personale di Cesare, aveva intenzione di uccidere Pietro durante una rappresentazione della Passione in programma al Colosseo.[5]

Sospettoso del coinvolgimento di Machiavelli nell'attacco, La Volpe chiese a Ezio di uccidere Machiavelli aggiungendo che, se non l'avesse fatto, ci avrebbe pensato lui. Trovati Cesare e Micheletto alle porte della città, Ezio assisté all'omicidio di Francesco Troche, il fratello di Egidio, a cui aveva parlato dei piani militari di Cesare. Ezio seguì poi Micheletto con l'intento di recuperare i costumi di scena per infiltrarsi nella recita. Mentre lo seguiva, Ezio fece recuperare i costumi dai suoi adepti man mano che venivano consegnati.[5]

Ezio porta in salvo Pietro

Ezio arrivò quindi al Colosseo, dove avrebbe avuto luogo la recita. Scalato l'esterno dell'edificio, Ezio uccise gli archibugieri di Micheletto posizionati sugli spalti e scese dietro le quinte dello spettacolo, dove si cambiò d'abito insieme ai suoi sottoposti. Preso posto nella rappresentazione interpretando il ruolo di centurione, Ezio notò Micheletto interpretare Longino, ma lo atterrò prima che potesse infilzare Pietro. Appreso da Micheletto che Pietro era già stato comunque avvelenato per precauzione, Ezio gli risparmiò la vita per portarlo velocemente da un dottore.[5]

Ezio corse via dal Colosseo portando Pietro tra le braccia, mentre gli altri Assassini e alcuni mercenari appena arrivati gli coprivano la ritirata. Portato Pietro da un dottore e ricevute da lui le chiavi del Castello, Ezio vide e riconobbe Paganino, uno dei ladri veneziani di Antonio presente anche durante l'assedio a Monteriggioni. Paganino fuggì subito alla vista dell'Assassino, ma dopo averlo raggiunto e catturato scoprì che il vero traditore fosse in realtà lui. Ezio raggiunse di fretta La Volpe all'Isola Tiberina, riuscendo a fermarlo in tempo prima che potesse uccidere Machiavelli.[5][13][13]

Machiavelli affida a Ezio il ruolo di Mentore

Richiamati tutti gli Assassini in città nel covo, quella sera si tenne la cerimonia d'iniziazione all'Ordine di Claudia. Machiavelli prese poi la parola, annunciando la sua volontà di lasciare il ruolo di Mentore degli Assassini a Ezio, meritevole di aver riorganizzato con ottimi risultati l'Ordine e di aver combattuto abilmente i Borgia a Roma. Ezio accettò la nomina, mantenendo Niccolò al suo fianco come consigliere. Saliti sul tetto, Niccolò gli rivelò di essere stato lui a trovarlo svenuto in strada e portarlo a Roma, a causare l'esplosione a Castel Sant'Angelo e ad aver inviato poco prima i mercenari al Colosseo.[5]

Caduta dei Borgia

Ezio chiude gli occhi di Rodrigo

Con i sostenitori di Cesare morti, la Confraternita e i suoi alleati avevano distrutto il potere dei Borgia. Ezio venne a sapere che Cesare era tornato a Roma per incontrare suo padre a Castel Sant'Angelo. Dopo essersi nuovamente infiltrato nel Castello, Ezio scoprì che Rodrigo aveva intenzione di avvelenare suo figlio con il veleno di Lucrezia. All'incontro Cesare e Rodrigo discussero delle azioni di Ezio, che lo avevano privato dei soldi e dei rinforzi francesi. Intenzionato a utilizzare la Mela per ovviare alle perdite, Rodrigo lo fermò, dicendogli di aver preso lui il Frutto. Lucrezia irruppe avvertendo Cesare del tentativo di avvelenamento del padre, che venne ucciso dal figlio in ritorsione. Fattosi dire da Lucrezia il nascondiglio della Mela, Cesare andò di corsa a prenderla. Ezio entrò quindi nella stanza, dove diede un ultimo saluto a Rodrigo. Lucrezia disse anche a lui il nascondiglio della Mela, e uscì dalla fortezza.[5]

Arrivato per primo al Pignone Ezio recuperò la Mela nascosta nella scultura, ma venne presto raggiunto da Cesare assieme a delle guardie papali. Utilizzando la Mela, Ezio fece uccidere a vicenda le due guardie, per poi fuggire. Nei giorni successivi Ezio si impegnò a uccidere i restanti sostenitori di Cesare, che sfuggì a Ezio e ai poteri della Mela per due volte in cambio del sacrificio di una grossa porzione dei suoi uomini. Nel frattempo, Cesare aveva anche perso il supporto dei cardinali per l'elezione a Papa.

Gli Assassini danno battaglia a Cesare

Alla fine, gli Assassini raggiunsero Cesare in persona con gli ultimi uomini rimastigli in attesa dei rinforzi delle truppe di Micheletto. Durante lo scontro anche queste ultime forze di Cesare vennero sconfitte, mentre il loro comandante si era messo al sicuro dietro la porta della città. Tuttavia, dall'altro lato venne raggiunto e arrestato da Fabio Orsini su ordine di papa Giulio II. Mentre veniva trascinato via, Cesare urlò che le catene non lo avrebbero trattenuto e che non sarebbe morto per mano d'uomo.[5]

Nonostante la sua vittoria, Ezio rimase turbato dal commento di Cesare e, mentre parlava con Leonardo, gli confessò le sue preoccupazioni a riguardo. Su suggerimento di Leonardo, Ezio decise di esaminare la Mela per capire se le minacce di Cesare fossero reali. Dopo averla consultata Ezio partì alla svelta, ma prima lasciò a Leonardo uno scrigno pieno di denaro come risarcimento per la perdita del suo mecenate.[5]

Ricerca di Cesare Borgia

Consigliere del Papa

Giulio II: Cesare Borgia è stato trasferito senza problemi in una delle loro più robuste rocche!
Ezio: Dove?
Giulio II: Ah, questa è un'informazione riservata anche a voi.
—Giulio II ed Ezio[src]

Correndo dal covo sull'Isola Tiberina, Ezio si diresse verso Castel Sant'Angelo dove si trovò in mezzo a una scena di confusione di massa. Chieste informazioni a una guardia Ezio apprese che Cesare era fuggito, probabilmente con l'aiuto di un infiltrato. Deducendo che il miglior modo per lasciare Roma era fuggire navigando il Tevere, Ezio corse al porto vicino a Castel Sant'Angelo.[13]

Il porto era pieno di persone quando arrivò, quindi Ezio decise di utilizzare la Mela dell'Eden per scoprire dove fosse Cesare. La Mela indicò una caravella con le vele rosse al molo sei, ma quando Ezio arrivò vide che la nave era già partita. Salito su un'altra imbarcazione, Ezio pagò il capitano del mezzo per persuaderlo a partire con lui. Ezio rimase sorpreso di scoprire che il capitano della nave fosse Claudio, l'ex ladro della Volpe.[13]

Le navi navigarono verso Ostia, dove la nave di Claudio riuscì a raggiungerli. Ammainate le vele Ezio e Claudio salirono a bordo dell'altra nave, dove sopraffecero l'equipaggio mentre Cesare guardava impotente dalla cassa in legno in cui si era nascosto. Una volta catturato, Cesare venne rispedito a Roma.[13]

Nel 1504 Ezio divenne consigliere del papa Giulio II e, durante un incontro, questi ricevette una lettera che indicava la consegna di Cesare Borgia a Re Ferdinando II di Aragona e alla moglie Isabella I di Castiglia. Quando Ezio gli chiese dove si trovasse al momento, Giulio si rifiutò di rispondergli per prevenire un possibile attentato di Ezio alla vita di Cesare. Durante la loro conversazione, Ezio suggerì con noncuranza il nome di "Guardie Svizzere" al contingente di mercenari svizzeri che Giulio II stava pensando di assumere come guardie del corpo personali.[13]

Il giorno seguente Ezio organizzò una riunione con La Volpe, Bartolomeo, Machiavelli e Claudia per discutere su come trovare i sostenitori dei Borgia rimasti nascosti in Italia. Insieme formularono un piano per tenere sotto controllo i sostenitori irriducibili fino al momento di colpire.[13]

Dopo l'incontro Ezio e Machiavelli incontrarono le due principali amanti di Rodrigo: Vannozza dei Cattanei e Giulia Farnese, ma anche Carlotta d'Albret, moglie di Cesare. Mentre andavano a trovare Giulia, Ezio e Machiavelli notarono di essere pedinati da una donna, che li stava seguendo da quando avevano lasciato il palazzo di Vannozza. Dopo essere passati per i tetti, gli Assassini riuscirono a seminare la loro inseguitrice.[13]

Durante questa missione Machiavelli chiese ripetutamente a Ezio di utilizzare la Mela per localizzare Cesare ma Ezio rifiutò sempre, non volendo diventare dipendente dal suo potere, finendo per perdere le sue capacità.[13]

Gli ultimi sostenitori di Cesare

In seguito ai colloqui con Giulia e Carlotta, Ezio e Machiavelli incontrarono Bruno, una delle spie di Machiavelli, che informò i due che i Borgia li avevano pedinati per essere sicuri della loro assenza mentre rapivano Claudia Auditore. Dopo aver saputo il nascondiglio dei rapitori i due si recarono velocemente a liberarla, solo per scoprire di essere caduti in trappola; Bruno lavorava per i Borgia da molto tempo.[13]

Arrivati al nascondiglio degli irriducibili dei Borgia Ezio vide Claudia seduta su una sedia, mezza svestita e ferita. Il capo degli irriducibili puntò un pugnale alla gola di Claudia e minacciò di ucciderla se Ezio non avesse lasciato Roma una volta per tutte. Ezio rifiutò di accettare e insieme a Machiavelli riuscì a salvare la sorella e a uccidere gli irriducibili.[13]

Dopo aver salvato Claudia Ezio scoprì che Micheletto si era rifugiato nella Ludus Magnus di Zagarolo, a est di Roma. Mettendo insieme un esercito di un centinaio di adepti e ladri, le forze di Ezio circondarono e sopraffecero rapidamente i duecentocinquanta uomini comandati da Micheletto. Portato Micheletto a Firenze, lo imprigionarono nella cella in cima a Palazzo della Signoria, la stessa che aveva ospitato Giovanni Auditore ventotto anni prima. Lì Machiavelli, Amerigo Vespucci e Piero Soderini torturarono Micheletto, senza però scoprire nulla da lui. Machiavelli promise di continuare nei suoi tentativi di ottenere informazioni e si separò da Ezio, costretto a tornare a Roma.[13]

Il nascondiglio della Mela

Giorni dopo Ezio venne svegliato nelle prime ore del mattino da Machiavelli, che lo informò dell'evasione di Micheletto da Palazzo della Signoria con l'aiuto di un prete alleato dei Borgia e degli irriducibili. Ezio si rese rapidamente conto che la fuga avrebbe potuto dare loro un vantaggio se avessero potuto seguire Micheletto fino al suo padrone Cesare. Convocata una riunione di emergenza Ezio organizzò una caccia all'uomo per Micheletto, concentrandosi sulle zone vicino a Roma e a Ostia. Più tardi Ezio decise di utilizzare la Mela per individuare Micheletto, ma essa gli mostrò un'immagine vaga di un castello spagnolo, senza aggiungere altro.[13]

Ezio venne confuso dal rifiuto della Mela e su consiglio di Machiavelli le chiese perché non gli stesse mostrando ciò che voleva. Il Frutto dell'Eden disse a Ezio che per lui era giunto il momento di rinunciare a essa e fare in modo che le generazioni future possano farne uso, ma indicò anche il nascondiglio di Micheletto. Come regalo di addio, la Mela informò gli Assassini che Micheletto Corella stava per partire verso la Spagna imbarcandosi dal porto di Napoli.[13]

Ezio lascia la Mela nel Tempio

Prima di andare a Napoli, Ezio e Machiavelli decisero di nascondere la Mela. Entrati nel Colosseo i due Assassini si fecero strada all'interno della vecchia Tana di Romolo, attraverso la quale raggiunsero l'ingresso del Tempio di Giunone, una struttura simile alla Cripta costruita da coloro che vennero prima. Entrati nel Tempio Ezio pose la Mela sul piedistallo centrale, per poi uscire. Quando la porta si chiuse dietro di lui sia Ezio che Niccolò notarono che il passaggio sembrasse svanire, prendendo l'aspetto delle mura.[13]

Ricerca in Spagna

Arrivati a Napoli il 24 giugno 1506, Ezio, Leonardo e Machiavelli chiesero a molte persone locali se avessero visto Micheletto. Fortunatamente i tre incontrarono una cortigiana chiamata Camilla, che disse loro di aver trascorso la scorsa notte con un uomo che corrispondeva alla descrizione di Micheletto. Lei li indirizzò al porto, da cui partirono per Valencia.[13]

Il viaggio durò cinque giorni, durante i quali il mare era particolarmente ostile, facendo perdere ai tre la possibilità di raggiungere Micheletto. Una volta arrivati riuscirono a localizzare rapidamente Micheletto al Lupo Solitario, una locanda frequentata da criminali. I tre vennero subito attaccati appena entrati da dieci uomini che provarono a trarre vantaggio dall'oscurità all'interno della locanda. Ezio e Machiavelli combatterono contro gli uomini, mentre Leonardo si nascose dietro al bancone. A un certo punto Ezio venne preso alle spalle e strangolato da Micheletto, ma un colpo allo stomaco del pugnale di Machiavelli costrinse Micheletto a lasciare la presa e fuggire.[13]

Anche se Micheletto era fuggito, uno dei suoi subalterni era sopravvissuto all'attacco degli Assassini, e confessò loro la destinazione di Micheletto: il Castillo de la Mota. Il giorno successivo, dopo un breve riposo, i tre partirono verso il Castillo.[13]

Arrivati troppo tardi, Ezio e gli altri vennero a sapere da una guardia che Cesare fosse fuggito, anche se non erano ancora sicuri di come fosse riuscito a scappare. Ezio chiese immediatamente un cavallo fresco, ma la stanchezza di Leonardo e i consigli di Machiavelli lo convinsero a riposarsi. Il mese seguente, rientrati a Valencia, i tre trovarono la città in preda degli uomini di Cesare. Scoraggiati dalla piega degli avvenimenti, gli Assassini pianificarono la loro prossima mossa. Leonardo ebbe allora un'idea e chiese loro di raccogliere zolfo, nitrato di potassio, carbone e delle lastre sottili di acciaio. Ottenuti i materiali, in breve tempo Leonardo riuscì a costruire una ventina di piccole bombe a mano da gettare sulle postazioni nemiche dopo aver acceso la miccia. Leonardo poi disse a Ezio e Machiavelli che voleva tornare in Italia, avendo nostalgia di casa.[13]

Attacco a Valencia

Ezio e Niccolò erano determinati a distruggere il nuovo esercito di Cesare e insieme elaborarono un piano. Mentre Machiavelli si fece strada verso il campo degli irriducibili, Ezio si diresse al porto. Puntando la prima imbarcazione, Ezio accese la miccia della bomba e la gettò nella stiva, dubbioso del potere distruttivo che poteva avere un'arma tanto piccola, per poi sorprendersi di fronte all'esplosione, che distrusse l'albero della nave da guerra mentre le schegge di legno volavano in aria. Ezio continuò a bersagliare le navi di Cesare, e in diversi casi l'esplosione della bomba iniziale venne seguita dalla detonazione della polvere da sparo contenuta nel veliero. Una di queste esplosioni concatenate fu talmente potente da distruggere anche le due navi al suo fianco. Ezio riuscì a distruggere quindi ben dodici navi con solo dieci bombe. Si ricongiunse poi con Machiavelli, all'angolo della strada dove si trovava il Lupo Solitario.[13]

Saliti sul tetto dell'edificio, Ezio e Machiavelli si affacciarono sul cortile interno dove Cesare e Micheletto stavano discutendo sulle svolte recenti degli avvenimenti. Cesare, rabbioso, sminuì Micheletto incolpandolo per quello che era successo. Micheletto tentò allora di ucciderlo ma Cesare, dopo essersi liberato, tirò rapidamente fuori una delle sue pistole dalla cintura, sparando a Micheletto e rovinando completamente il suo volto. Ezio tornò indietro sperando di catturare Cesare mentre lasciava l'edificio ma Machiavelli, che si era proteso in avanti per avere una vista migliore fece cadere una tegola, richiamando l'attenzione di Cesare.[13]

Tirando fuori la sua seconda pistola altrettanto rapidamente come aveva fatto con la prima, Cesare sparò all'Assassino, colpendo Machiavelli alla spalla.[13]

Il primo pensiero di Ezio era inseguire Cesare, ma vedendo la grave ferita di Machiavelli preferì occuparsi dell'amico. Trovato un medico, i due appresero che la pallottola aveva attraversato la spalla e che Machiavelli sarebbe guarito nel giro di due settimane. Prima di partire all'inseguimento di Cesare, Machiavelli gli augurò buona fortuna, in procinto di tornare a Roma.[13]

La scomparsa di da Vinci

Rapimento di Leonardo

Ezio e Leonardo osservano un ritratto di donna sorridente.

Dopo aver scoperto che Cesare si era rifugiato in Navarra presso il cognato Giovanni III d'Albret, anche Ezio fece ritorno a Roma. Durante la permanenza in città Ezio passò a trovare Leonardo per cercare un passaggio per tornare in Spagna. Leonardo gli disse di conoscere un capitano, di cui però non ricordava il nome. Mentre Leonardo cercava gli appunti col nome del capitano, i due discussero degli scritti dei discepoli di Pitagora, che presentavano simboli simili a quelli mostrati dalla Mela. Non trovando gli scritti e non potendo lasciare lo studio incustodito. Ezio si offrì di cercare l'apprendista di Leonardo Salaì prima di andare al porto.[5]

Ezio trovò Salaì a La Volpe Addormentata, intento a giocare ai dadi. Dopo un'iniziale resistenza Salaì accettò di tornare alla bottega del maestro con Ezio, ma Una volta fuori i tre uomini togati che stavano giocando con Salaì pedinarono i due. Salaì allora si girò per dire loro che aveva smesso di giocare. A quel punto i tre, supportati da altri, attaccarono Ezio e Salaì. Una volta sconfitti i nemici Salaì riconobbe Ezio, osservando che c'era un solo uomo dotato di quelle abilità a Roma. I due andarono poi al laboratorio di Leonardo.[5]

Il messaggio di Leonardo: Dipinti della Villa.

Elusi i gruppi di Ermetisti tra loro e il laboratorio, Ezio e Salaì riuscirono a tornare, trovando la bottega distrutta e Leonardo scomparso. Salaì informò Ezio con rammarico di non conoscere la posizione del Tempio di Pitagora, dove probabilmente tenevano prigioniero Leonardo. Guardando verso il pavimento con tristezza, Salai notò una scritta che suggeriva di cercare i dipinti di Leonardo che erano conservati a Villa Auditore, contenenti indizi per localizzare il tempio. In un primo momento Ezio fu rinunciatario, ricordando che tutti i dipinti erano stati bruciati durante l'assedio, ma Salai rispose dicendo che ne erano stati distrutti solo due: uno, che non era di Leonardo, era stato venduto da Salaì stesso per acquistare un farsetto, mentre i restanti cinque erano nelle mani di Lucrezia Borgia, ora duchessa di Ferrara.[5]

Ricerca dei quadri

"Mi risulta che abbiate cinque tele di Leonardo da Vinci che m'appartengono. Le rivoglio."
―Ezio Auditore a Lucrezia Borgia[src]

Ezio seduce Lucrezia.

Ezio si recò quindi alla Delizia di Belriguardo, dove scalò le mura esterne del palazzo. Nel frattempo Lucrezia, di ritorno da una cavalcata, ordinò alle guardie di mantenere la massima allerta. Infiltratosi nel palazzo passando attraverso le scuderie Ezio raggiunse Lucrezia, tranquillizzandola sui motivi della sua visita. Lucrezia ed Ezio iniziarono a flirtare e lei, di buon grado, disse che tre dei quadri erano stati venduti a Francesco Colonna, mentre il quinto era nelle mani di un amante di Lucrezia, Patrizio. Una volta ordinato ai suoi uomini di caricare l'Annunciazione di Leonardo su un carro fuori dal palazzo Lucrezia venne spinta contro il muro da Ezio, che iniziò a baciarle il collo. Ezio si allontanò poi da Lucrezia, che nel frattempo aveva legato ad una tenda. Lucrezia chiamò subito le guardie, che spinsero Ezio a fuggire velocemente dal palazzo. Riuscito a scappare, Ezio trovò il quadro proprio fuori le mura.[5]

Tornato a Roma, Ezio si diresse al Vaticano dove pedinò Patrizio, intento a vendere il suo Ritratto di musico agli Ermetisti. Ezio osservò Ercole Massimo sminuire Patrizio per i suoi pensieri razzisti nei confronti di Lucrezia Borgia e ucciderlo quando, in preda alla rabbia, tentò di distruggere il quadro. Ezio inseguì poi l'ermetista a cui Ercole aveva assegnato il compito di trasportare il dipinto, recuperandolo.[5]

Duccio: Ezio Auditore. Vivi in questo letamaio di città, anziché nella bella Firenze? Come sei caduto in basso.
Ezio: Adesso ti conviene chiudere il becco e darmi ciò che voglio. I tre dipinti di da Vinci.
―Duccio e Ezio[src]

Ezio interroga Duccio

Ezio si recò poi a casa di Francesco Colonna, ma scoprì che l'abitazione gli era stata sequestrata dalle banche. Gli fu detto però che i dipinti di da Vinci erano stati venduti a un mercante fiorentino, che stava per salpare al porto fluviale. Arrivato al porto, Ezio scoprì che il mercante non era altro che il vecchio fidanzato della sorella, Duccio de Luca. Duccio, riconosciuto Ezio, iniziò subito a offenderlo, dicendogli che viveva in un "letamaio di città" e che la sorella si era decisa ad "aprire le gambe" alla Rosa in Fiore. Provocato, Ezio rifilò a Duccio un forte pugno al volto. Duccio ordinò quindi ai suoi amici di attaccare Ezio, che riuscì facilmente a tenere testa ai suoi aggressori. Dopo aver pestato lui e i suoi compari, Ezio ottenne tutte le informazioni che voleva da Duccio, che tuttavia continuò a insultare Claudia, ricevendo un altro pugno che lo fece svenire.[5]

Una volta sconfitto Duccio Ezio andò alla sua barca, trovandola occupata dagli Ermetisti intenti a recuperare il terzo dipinto, la Dama con l'ermellino. Ezio li eliminò comunque rapidamente senza essere visto, ottenendo il terzo quadro. Si diresse poi verso La Rosa in Fiore per riprendersi gli ultimi due quadri rimasti, erano stati acquistati da un cardinale per essere messi in una mostra all'interno di Castel Sant'Angelo.[5]

Ezio entra all'esposizione

Una volta raggiunta la Rosa in Fiore Ezio salutò calorosamente la sorella, trascurando di parlarle del suo incontro con Duccio. Da lei Ezio apprese che l'accesso all'esposizione all'interno di Castel Sant'Angelo richiedeva una lettera d'invito, anche se sapeva dove avrebbe potuto ottenerne uno. Ezio si infiltrò allora nei pressi della casa di un di un patrizio che aveva l'invito, senza trovare nulla ma scoprendo subito che il nobile fosse andato alla mostra senza invito e che un messaggero stava andando a portarglielo. Ezio inseguì e raggiunse il corriere, prendendosi la lettera. Ricongiuntosi con delle cortigiane di Claudia si fece aiutare per distrarre la guardia dopo la consegna dell'invito, dicendo loro che avrebbe poi segnato i quadri da rubare.[5]

Ezio marcò il primo quadro, il San Girolamo, dopo aver distratto le guardie che lo stavano sorvegliando all'esterno dell'edificio. Ezio procedette quindi a continuare il giro della mostra entrando all'interno di Castel Sant'Angelo. Percorrendo la stessa strada che aveva preso per salvare Caterina anni prima, Ezio entrò nelle stanze superiori. Una volta segnato anche il secondo quadro, l'Adorazione dei Magi, Ezio fuggì rapidamente mentre le cortigiane rubavano i quadri.[5]

Salaì: Leonardo fa anche esperimenti con gli inchiostri, fra cui uno che svanisce! Ma l'inchiostro invisibile non si può vedere, giusto? Ezio, usate il vostro dono!
Ezio: Sai anche di quello?
―Salaì, mentre parla con Ezio, rivela la parlantina di Leonardo[src]

Ezio e Salai cercano di capire l'ubicazione della cripta.

Ezio tornò alla bottega di Leonardo, dove i cinque dipinti erano stati portati. All'interno vi trovò Salaì che stava già cercando qualsiasi indizio che portasse alla posizione del tempio, senza però trovare nulla. Salaì era sul punto di rinunciare quando Ezio gli chiese se Leonardo potesse aver nascosto le sue ricerche. Salaì si ricordò che Leonardo aveva sperimentato degli inchiostri invisibili e propose a Ezio di usare il suo dono dell'Occhio dell'aquila per trovare eventuali indizi. Ezio fece come gli venne chiesto, trovando dei piccoli disegni in ogni dipinto.[5]

Dopo aver ispezionato tutti i dipinti Ezio copiò tutti i disegni e li mise su un tavolo. Nonostante mancassero alcune parti della mappa, andate distrutte nell'attacco a Monteriggioni, Ezio riuscì a combinare i pezzi restanti riuscendo quindi a trovare l'ingresso delle catacombe in cui si trovava il Tempio di Pitagora. Immediatamente, Ezio partì per salvare l'amico.[5]

Il tempio di Pitagora

Leonardo: Quelli non sono simboli pitagorici. 43 39 19 N 75 27 42 W. Niente. Il Culto di Ermete si sbaglia, il numero non ha senso.
Ezio: Esso non è destinato a noi.
―Ezio e Leonardo nel Tempio di Pitagora[src]

Ezio e Leonardo nel Tempio di Pitagora

Entrato nelle catacombe, Ezio si recò verso il tempio. Mentre proseguiva sentì Ercole Massimo picchiare Leonardo, nel tentativo di costringerlo ad aprire la porta del tempio. Ezio accorse dall'amico e ordinò agli Ermetisti di fermarsi. Dopo un breve scambio di parole, venne attaccato dai tirapiedi di Ercole. Affrontati e uccisi gli uomini, Ezio raggiunse Ercole uccidendolo con la Lama Celata. Liberato Leonardo, Ezio gli suggerì di andarsene ma Leonardo lo contraddisse, dicendo che il "numero" che gli Ermetisti cercavano doveva essere distrutto per evitare che qualcun'altro lo scoprisse. Ezio accettò, e i due si inoltrarono nel Tempio.[5]

In ogni stanza del Tempio Ezio e Leonardo si trovarono di fronte a degli enigmi. Nella prima sala Ezio dovette orientare una serie di fasci di luce, mentre nella seconda reindirizzò il flusso d'aria all'interno di un grande meccanismo. Nell'ultima sala Ezio dovette attivare delle leve che fecero cadere del liquido incandescente in un percorso. Una volta completato il percorso il pavimento al centro si abbassò, rivelando un grande piedistallo circolare. Ezio e Leonardo riconobbero i simboli sul piedistallo come quelli mostrati loro dalla Mela, anche se erano nell'ordine sbagliato. Leonardo ruotò i pezzi del pilastro in modo che le immagini combaciassero, aprendo la porta dell'ultima stanza del Tempio.[5]

Ezio e Leonardo osservano i numeri

Entrato nell'ultima stanza Ezio riconobbe un'architettura che aveva già visto nel Tempio di Giunone. Quindi, Ezio andò verso il piedistallo centrale, mettendovi la sua mano sopra. Una luce splendente si attivò lungo il piedistallo e pochi secondi dopo l'intera stanza si era illuminata. Davanti a loro si ripetevano sei numeri e due lettere: 43 39 19 N 75 27 42 W. Anche se Leonardo definì i numeri insensati, Ezio capì che quel messaggio non fosse destinato alla sua generazione. Quando Ezio gli disse che i numeri non erano per loro, Leonardo gli chiese se gli nascondeva qualcosa, ma Ezio fu abile a cambiare discorso spostandolo sui futuri lavori in programma per Leonardo.[5]

Assedio di Viana

Cesare: Come hai fatto a trovarmi?
Ezio: La Mela che hai rubato a Mario Auditore m'ha condotto fin qui.
―Cesare Borgia ed Ezio Auditore[src]

Nel 1507 Ezio localizzò Cesare Borgia, al comando delle forze del cognato Giovanni III d'Albret, mentre assediava la città di Viana. Ezio ingaggiò Cesare in battaglia, ma venne quasi sopraffatto dai suoi soldati. Riuscito a sopravvivere a un colpo di artiglieria esploso vicino, rincorse Cesare dirigendosi verso la città.[5]

Ezio getta Cesare dalle mura del Castello di Viana.

Fattosi strada tra i due eserciti in battaglia, Ezio utilizzò una delle torri d'assedio utilizzate delle forze di Cesare per scalare le mura. Ezio riuscì a raggiungerlo e impegnarlo in combattimento sui bastioni della città. Nonostante l'aiuto di alcuni soldati durante il duello, Ezio fu in grado di rompere l'armatura di Cesare e sopraffarlo. Cesare, rabbioso per la sconfitta subita, ripeté a Ezio che nessun uomo avrebbe potuto ucciderlo. Ezio rispose freddamente che allora lo avrebbe lasciato nelle mani del fato, prima di gettare Cesare dai bastioni della città, uccidendolo.[5]

Anni dopo Ezio fece ritorno al Santuario sotto i resti di Villa Auditore per lasciare un indizio sulla parola d'accesso che proteggeva l'ingresso del Tempio di Giunone, come gli aveva suggerito l'amico Leonardo in precedenza. L'indizio era visibile solo ai possessori dell'Occhio dell'aquila.[5]

Ricerca delle Chiavi di Masyaf

Scoperta di un nuovo stimolo

Con la morte di Cesare, le ambizioni dei Borgia sull'Italia erano terminate. Ezio si concentrò quindi sulle questioni interne dell'Ordine. Creò quindi una fitta rete di comunicazioni per la Confraternita che si estendeva da Venezia alla Sicilia, per poi lavorare su nuovi metodi di addestramento degli Assassini.[2]

Nel 1510, tornato a Monteriggioni, Ezio trovò tra i documenti dello zio Mario una lettera scritta dal padre Giovanni un anno prima della sua nascita, che menzionava una biblioteca nascosta sotto Masyaf, colma di una saggezza inestimabile. Ezio partì quindi per la Siria nel maggio 1510.[2] Arrivato a Bari, Ezio si imbarcò su una fregata chiamata Anaan e partì per Corfù.[14]

Durante il tragitto la fregata venne attaccata dai pirati, il cui obiettivo era il carico di spezie che la nave stava trasportando. Ezio si unì all'equipaggio per respingerli e insieme catturarono il loro capitano, un uomo di cui Ezio scoprì più tardi il nome, Al-Scarab. L'Anaan arrivò quindi a Corfù, ed Ezio si poté preparare alla partenza per Atene, per poi fare scalo a Creta prima di arrivare a Cipro. Poco dopo la partenza da Creta la nave di Ezio affrontò una tempesta e venne costretta ad attraccare a Chio per delle riparazioni.[14]

Finalmente, Ezio arrivò a Cipro dove poté esplorare l'isola, compreso l'Archivio Templare. Tuttavia, quando fu costretto a rimandare più volte la sua partenza divenne chiaro che le autorità veneziane presenti sull'isola stessero intervenendo per rallentare il suo viaggio. Ezio prese in mano la situazione e decise di acquistare un'imbarcazione di tasca sua.[14]

Appena tornarono le condizioni adatte alla navigazione Ezio venne attaccato da un uomo misterioso, il cui volto gli sembrò tuttavia familiare. Il rumore della battaglia tra i due attirò l'attenzione delle guardie e a quel punto Ezio, aiutato dal suo assalitore, sconfisse la pattuglia. Quando cadde l'ultima guardia Ezio venne pugnalato al fianco e cadde privo di coscienza. Al suo risveglio, si ritrovò su un'imbarcazione diretta ad Acri al cui comando vi era proprio quel pirata che aveva catturato in precedenza, che lo aveva portato con sé sulla nave.[14]

Ezio arrivò ad Acri dieci mesi dopo la sua partenza da Roma. Dopo una settimana di soggiorno in città ospite della famiglia di Al-Scarab, Ezio scoprì che la strada per Masyaf era piena di banditi e mercenari. Scrisse una lettera a Claudia in cui le chiese, in caso di fallimento e morte, di non cercare vendetta, ma di continuare la ricerca della verità. Ezio partì poi alla volta di Masyaf.[14]

Arrivo a Masyaf

Ezio arriva a Masyaf

Una volta arrivato a Masyaf nel marzo 1511, Ezio scoprì che la città era controllata dai Templari comandati da Leandros. In netta inferiorità numerica, Ezio venne catturato dai Templari, che lo portarono sulla cima della torre della fortezza. Mentre Leandros si trovava alle spalle di Ezio per impiccarlo, quest'ultimo lo colpì e dopo aver messo la corda attorno al collo del Templare lo utilizzò come base di appoggio per calarsi con la fune, riuscendo quindi a sfuggire ai Templari.[3]

Ritrovate le sue armi, Ezio risalì il mastio di Masyaf, da cui si tuffò in un passaggio subacqueo che lo condusse proprio al corridoio che portava alla biblioteca di Altaïr. Lì scoprì da un lavoratore che Leandros era in possesso del diario di Niccolò Polo, i cui contenuti lo avrebbe condotto alle Chiavi necessarie per aprire la porta. Ezio uscì quindi dalla fortezza, iniziando a pedinare un gruppo di Templari che lo portarono da Leandros.[3]

Ezio uccide Leandros

Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Leandros, aggrappandosi a una corda che pendeva dal retro della sua carrozza. Riuscito a salire a bordo, Leandros scappò su un altro carro arrivato a suo supporto, mentre Ezio fece la stessa cosa impossessandosi di un secondo calesse. I due si scontrarono con i loro mezzi lungo una strada impervia, ma la carovana di Ezio cadde fuori dalla carreggiata dopo un'esplosione causata da una bomba. Nonostante la caduta Ezio riuscì a sopravvivere e, anche se ferito, si fece strada furtivamente in un villaggio vicino, riuscendo a uccidere Leandros e recuperare il Diario di Niccolò Polo.[3]

Arrivo a Costantinopoli

Leggendo il diario di Niccolò Ezio scoprì che queste chiavi erano nascoste a Costantinopoli, capitale dell'Impero Ottomano. Prima di sbarcare, scambiò due parole sulla recente conquista della città e sulla sua gioventù con un giovane studente in viaggio con lui, quando una donna sulla nave catturò la sua attenzione. Arrivato nel distretto di Galata, Ezio venne accolto dal capo della gilda locale Yusuf Tazim.[3]

Yusuf accoglie Ezio.

Durante il giro Yusuf lo mise al corrente del recente aumento dell'influenza dei Templari su Costantinopoli, costituendo una minaccia valida per gli Assassini. Dopo essere sopravvissuti a un agguato dei Templari Bizantini con l'aiuto delle guardie ottomane, Yusuf condusse Ezio nella loro sede, dove gli chiese di procurarsi del nuovo equipaggiamento. Quando i due si incontrarono di nuovo, Yusuf mostrò a Ezio la Lama Uncinata ottomana, e gli insegnò come utilizzarla prima di fare una gara di scalata alla Torre di Galata.[3]

Una volta scesi i due vennero avvertiti dall'Assassino Kasim di un attacco Templare alle loro posizioni a Galata e al Gran Bazaar. Mentre si dirigevano ai covi, i due ne approfittarono per terminare l'addestramento lungo la via. Yusuf decise poi di recarsi al Gran Bazaar, mentre Ezio sarebbe rimasto a difendere il covo di Galata. Vittorioso, Ezio decise di raggiungere Yusuf dall'altro lato del Bosforo.[3]

Ezio arrivò a dare manforte a Yusuf, ma scoprì che il covo era già caduto nelle mani Templari. I due decisero però di andare a riprenderselo. Mentre si aggiravano furtivamente nel distretto Yusuf decise di mostrare a Ezio alcune bombe da utilizzare come diversivo. Arrivati al rifugio assieme ad altri Assassini, si infiltrarono nell'area uccidendo il capitano bizantino prima di reclamare il covo. Per far fronte alle continue perdite dovute agli scontri Ezio decise d'implementare anche ad Istanbul il reclutamento di cittadini valorosi nell'Ordine. Più tardi Ezio investigò assieme a un adepto sulla sparizione di diversi membri della Confraternita a Galata, scoprendo i loro cadaveri, che suggerivano di essere stati uccisi con tecniche degli Assassini. L'adepto ricondusse gli omicidi a Vali cel Tradat, un Assassino traditore. Ezio inviò poi l'adepto in missione a Bursa a fare esperienza per far fronte a Vali.[3]

Ezio varca il passaggio segreto

Ezio si rincontrò poi con Yusuf, che gli insegnò come costruire bombe adattabili a ogni tipo di situazione. Ezio gli mostrò poi il diario di Polo, spiegandogli il perché si trovasse a Costantinopoli. Yusuf suggerì a Ezio d'incontrare Piri Reis, un altro Maestro Assassino presente in città esperto in cartografia e costruzione di bombe. Piri Reis gli indicò di cercare in un vecchio edificio ora adibito a libreria dalla veneziana Sofia Sartor, la donna che aveva già catturato l'interesse di Ezio sull'imbarcazione con cui arrivò in città. Trovata un'entrata segreta nel cortile interno, Ezio si inoltrò in una caverna sotterranea dove, dopo aver eliminato i capi Templari che presiedevano gli scavi nella Cisterna di Yerebatan, trovò un passaggio che lo condusse alla prima chiave e a una mappa.[3]

Uscito dalla cisterna Ezio mostrò a Sofia la mappa, indicante la posizione di alcuni libri rari. Fuori dalla libreria c'era ad attenderlo Yusuf, che chiese ad Ezio di aiutarlo a stringere alleanza con le Athingane dopo aver messo al sicuro la chiave. Tornato al covo Ezio esaminò la Chiave, scoprendo di poter vedere attraverso di essa un ricordo di Altaïr Ibn-La'Ahad, quando salvò il suo Mentore Al Mualim dall'attacco del traditore Haras, guadagnandosi la promozione a Maestro Assassino.[3]

Ezio recupera lo scrigno

Raggiunte le Athingane Ezio scoprì dalla loro leader che i bizantini avevano rubato loro il denaro accumulato negli ultimi mesi. I due si accordarono per creare una finta maledizione, avvelenando chiunque toccasse la loro cassa. Le Athingane recuperarono così il denaro e garantirono la loro amicizia a Ezio. Tempo dopo l'adepto che Ezio inviò a Bursa tornò da lui, informandolo che Vali aveva rapito degli Assassini, chiedendo il covo di Galata come riscatto. Rifiutata la proposta Ezio salvò comunque gli ostaggi, da cui scoprì che lo scambio era un diversivo per impossessarsi con la forza del covo. Rintracciato Vali, Ezio iniziò a inseguirlo mentre l'adepto si posizionò sui tetti, da cui riuscì a ucciderlo. Prima di morire, Vali spiegò di aver tradito gli Assassini dopo che la Confraternita non fece nulla per proteggere la Valacchia dall'invasione ottomana. All'adepto Ezio affidò poi il compito di proteggere il covo.[3]

Collaborazione con Solimano

Alcuni giorni dopo Ezio incontrò Yusuf, che gli disse di aver scoperto il piano bizantino per attaccare il principe Solimano al Palazzo Topkapı. Ezio, Yusuf, e gli altri Assassini si recarono al Palazzo, dove stordirono dei menestrelli incaricati d'intrattenere la festa tenuta quella sera. Entrati indossando i loro abiti gli Assassini trovarono Solimano, che si rivelò essere lo studente in viaggio con Ezio. Sfruttando la loro copertura gli Assassini lo protessero da un agguato degli agenti bizantini. Solimano chiese poi a Ezio di rivedersi per un consiglio.[3]

Ezio parla con Solimano

Dopo averlo incontrato nuovamente, Solimano assegnò a Ezio il compito di sorvegliare un incontro tra lui, il principe Ahmet e Tarik Barleti, il capo del corpo dei Giannizzeri. Durante l'incontro Solimano mise in evidenza il fallimento dei Giannizzeri nel proteggere il palazzo dai bizantini. Solimano chiese poi a Ezio di tenere d'occhio i movimenti di Tarik. Durante la sua investigazione, Ezio scoprì che Tarik era coinvolto in un traffico clandestino di armi da fuoco con Manuele Paleologo, erede al trono dell'Impero Bizantino e membro dei Templari, assieme al suo socio Shahkulu.[3]

Scoperti i traffici di armi Solimano assegnò a Ezio il compito di uccidere Tarik, colpevole di aver tradito il sultano. Ucciso un Giannizzero e rubata la sua divisa, Ezio si infiltrò nell'accampamento dei Giannizzeri, dove riuscì ad assassinare Tarik, solo per scoprire da lui però che in realtà non volesse aiutare Manuele, avendo inviato i suoi uomini assieme alle armi con l'intenzione di colpire i bizantini dove si sentivano più sicuri, in Cappadocia. Prima di morire, Tarik chiese a Ezio di sconfiggere i bizantini. Riferita la notizia a Solimano, quest'ultimo gli fece preparare una nave per raggiungere i Templari in Cappadocia.[3]

Viaggio in Cappadocia

Ezio salpa con Piri Reis

Durante le sue ricerche per conto di Solimano, Ezio continuò a collaborare con Sofia per decifrare i messaggi di Polo, riuscendo a entrare in possesso di tutte le Chiavi di Masyaf rimaste nascoste in città tranne l'ultima, ancora in mano a Manuele Paleologo. Mentre si stava recando al porto Ezio venne fermato da Yusuf, arrivato per dirgli che i Giannizzeri avevano teso la Grande Catena per bloccare un'eventuale fuga da Costantinopoli di Ezio, ricercato per l'omicidio di Tarik. Yusuf diede quindi a Ezio una bomba molto potente per distruggere la torre a cui era ancorata la catena.[3]

Una volta distrutta la torre grazie alla bomba di Yusuf, Ezio utilizzò una fune tesa per sfuggire al crollo e arrivare alle banchine del porto. Una volta bruciate con il fuoco greco le navi dei Giannizzeri, Ezio utilizzò i loro resti per farsi strada nel Corno d'Oro e raggiungere la nave di Piri Reis, con cui salpò per la Cappadocia.[3]

Arrivato in Cappadocia, Ezio si mise alla ricerca delle spie inviate da Tarik, riuscendo a trovare Dilara, da cui scoprì che gli altri informatori erano stati catturati dai Bizantini. Poco tempo dopo però, anche la stessa Dilara venne catturata, ma Ezio riuscì a liberarla prima che potesse venire torturata da Shahkulu. Assieme si diressero poi verso la piazza della città, dove Shahkulu stava torturando pubblicamente altre spie. Ezio sfruttò l'occasione, riuscendo a salvare le spie e uccidere Shahkulu.[3]

Ezio affronta Manuele

Dopodiché, Ezio si diresse al magazzino di polvere da sparo, dove una volta uccise le guardie fece esplodere la polveriera, gettando la città nel caos e costruendosi l'occasione per trovare Manuele. Una volta individuato lo inseguì e lo uccise, recuperando l'ultima Chiave. Subito dopo Ezio venne raggiunto da Ahmet, lo zio di Solimano.[3]

Rivelatosi essere il capo dei Templari, Ahmet chiese a Ezio di consegnargli le Chiavi, minacciandolo di uccidere Sofia se si fosse rifiutato. Infuriato e preoccupato per Sofia, Ezio andò via dalla città, caduta nel panico, e tornò a Costantinopoli in nave.[3]

Confronto con Ahmet

"Fratelli. Sorelle. L'intera città si solleva contro di noi. Mentre l'omicida di Yusuf aspetta e vigila dall'Arsenale. Ridendo. Combattete con me. E mostrategli che cosa significa provocare gli Assassini."
―Ezio agli Assassini, prima di assaltare l'Arsenale[src]

Ezio raduna gli Assassini

Arrivato a Costantinopoli Ezio si diresse velocemente alla libreria di Sofia, dove trovò il posto in completo disordine e Yusuf, a cui aveva chiesto di proteggere Sofia mentre era in Cappadocia, morto. In cerca di vendetta, Ezio chiese agli Assassini di combattere con lui per sconfiggere Ahmet all'Arsenale. Fattosi strada attraverso le guardie, Ezio raggiunse Ahmet, che chiese a Ezio di portare le chiavi alla Torre di Galata per scambiarle con la vita di Sofia. Tornato al Covo a prendere le Chiavi, Ezio chiese ai suoi compagni Assassini di proteggerlo durante lo scambio.[3]

Arrivati alla torre Ezio consegnò ad Ahmet le Chiavi per poi dirigersi verso Sofia, tenuta prigioniera sulla cima della torre. Scalata la torre, Ezio scoprì però che la donna tenuta prigioniera non era Sofia ma Azize, un'Assassina che era stata catturata dai bizantini durante l'attacco alla libreria. Dalla cima della torre riuscì però a vedere Sofia mentre stava per essere impiccata su un albero. Paracadutatosi dalla cima della torre verso il cortile, Ezio riuscì a salvare Sofia. Una volta assicuratosi che la donna stesse bene, i due partirono su un carro all'inseguimento di Ahmet, che stava lasciando Costantinopoli.[3]

Selim parla ad Ezio

In seguito a un inseguimento rocambolesco in carrozza in cui Ezio dovette uccidere i Bizantini che si frapponevano tra lui e Ahmet, Ezio raggiunse il carro del principe, ma i due caddero in un precipizio. Ezio e Ahmet duellarono in volo, e infine Ezio riuscì ad aprire un paracadute per salvarsi, ma Ahmet si aggrappò alla sua gamba e i due rovinarono insieme a terra. Nonostante la caduta, entrambi si rialzarono, quando però arrivò Selim, padre di Solimano e fratello di Ahmet. Selim spiegò ad Ahmet che il padre, Bayezid II, aveva infine scelto lui come successore e immediatamente gli mise le mani alla gola, per poi gettarlo in mare dalla scogliera. Selim si rivolse poi a Ezio, a cui disse di averlo risparmiato solo per le considerazioni su di lui fatte dal figlio. Dopodiché, gli intimò di andarsene da Costantinopoli e non farvi più ritorno. Sentendosi colpito dalle parole di Selim, Ezio lo attaccò, ma venne fermato in tempo da Sofia prima che potesse colpire.[3]

Ritorno a Masyaf

"Sono solo un tramite per un messaggio che elude la mia comprensione. Chi siamo noi, benedetti a tal punto da condividere le nostre storie così? Da parlarci attraverso i secoli? Forse risponderai a tutte le mie domande. Forse sarai colui che alla fine darà un qualche valore a tutta questa sofferenza."
―Ezio Auditore da Firenze all'ologramma di Desmond[src]

Molte settimane dopo, in seguito a un lungo viaggio, Ezio e Sofia arrivarono a Masyaf, ormai abbandonata anche dai Bizantini. Entrati nella fortezza, i due si diressero alla porta della Biblioteca. Una volta collocate le Chiavi Ezio vi entrò, mentre Sofia rimase fuori ad aspettarlo. Nella Biblioteca, senza nessun libro all'interno, trovò solo lo scheletro di Altaïr con in mano un altro Sigillo della memoria. Grazie a questo Sigillo, Ezio scoprì che Altaïr aveva nascosto all'interno della Biblioteca la Mela dell'Eden in suo possesso, mentre i libri erano stati trasferiti ad Alessandria.[3]

Ezio parla con Desmond

Ezio si diresse verso la Mela, ma capì di aver visto abbastanza nella sua vita. Subito dopo, la Mela diede un impulso che gli fece tornare alla mente il nome di Desmond, che aveva udito da Minerva nella Cripta. Rivolgendosi a Desmond, gli parlò della sua fortuna di fare da tramite per il messaggio che lui avrebbe ricevuto, e lo incoraggiò a porre fine alla sofferenza provocata dalla guerra tra Assassini e Templari. Ezio mise una mano sulla spalla dell'ologramma di Desmond che la Mela aveva creato davanti a lui, e gli disse di ascoltare il messaggio del Frutto dell'Eden.[3]

Ultima visita a Costantinopoli

Usciti dalla Biblioteca, Ezio e Sofia tornarono a Costantinopoli per sistemare gli affari rimasti in sospeso in città grazie all'intercessione di Solimano, che convinse il padre Selim a dargli il permesso di potervi restare per un breve periodo.[14]

Ezio si assicurò che Dogan, il nuovo Mentore degli Assassini turchi, fosse in grado di comandare la gilda locale, per poi mediare nella vendita della libreria di Sofia ad Azize, l'Assassina catturata da Ahmet. La libreria divenne quindi un'altra sede degli Assassini, in cui Ezio decise di nascondere le cinque Chiavi di Masyaf, proprio all'interno della stessa stanza in cui trovò la prima, nei sotterranei accessibili dal cortile.[14]

Ultimi anni

Sistemazione in Italia

Ezio e Sofia si sposarono a Venezia, e nel tardo 1512 si recarono a Roma, dove Claudia si congratulò con i due per il loro matrimonio. Claudia informò Ezio che Giovanni di Lorenzo de' Medici, figlio del compianto governatore fiorentino, fosse vicino alla nomina a Papa: un'ottima notizia per gli Assassini considerando il loro legame con la sua famiglia.[14]

Ezio nel 1515

Deciso a ritirarsi dalle attività nella Confraternita Ezio scelse Ludovico Ariosto per fargli da successore, nonostante il parere contrario di Claudia per via delle sue relazioni con Alfonso d'Este e sua moglie Lucrezia Borgia. Ezio e Sofia si ritirarono in una villa nella campagna toscana ed ebbero due figli, Flavia e Marcello. Nei suoi terreni Ezio piantò un vigneto, mentre iniziò a scrivere le sue memorie.[14][6]

Nonostante il suo ritiro dalle attività, il vecchio Mentore continuò a essere coinvolto nelle faccende della Confraternita negli anni seguenti. Nel 1515 Ezio supervisionava l'addestramento dei due giovani e talentuosi adepti Hiram Stoddard e Giovanni Borgia, il figlio di Perotto Calderon avuto da Lucrezia Borgia.[15]

In quell'anno Ezio ricevette una lettera dal suo amico Michelangelo Buonarroti che lo informava di un nuovo complotto dei Templari in città. Il vecchio maestro inviò i suoi apprendisti a occuparsene dando il comando a Stoddard, ma i due non riuscirono a impossessarsi della Mela in possesso di Dei Petrucci.[15]

Ultima visita a Leonardo

Ezio visita Leonardo

Nel 1519 Machiavelli andò a visitarlo per dirgli che il loro amico Leonardo stesse per morire. I due si misero in viaggio verso Amboise, in Francia, dove Leonardo era ospite al maniero di Clos Lucé.[14]

Una volta arrivati Ezio entrò nella camera di Leonardo, dove incontrò il vecchio amico. Per intrattenerlo, Ezio gli raccontò del suo incontro e del suo breve flirt con Lisa del Giocondo, la modella di un suo quadro.[16] Tra un discorso e l'altro Leonardo gli disse di voler viaggiare ancora in posti come l'Inghilterra o tornare a Venezia, dove avrebbe potuto vendere il suo progetto per un sottomarino, un'idea che lo soddisfaceva molto di più della sua ultima creazione: un grande leone meccanico.[14]

Ezio e Machiavelli restarono in Francia per un'altra settimana in compagnia di Leonardo fin quando lui morì, circondato dai suoi amici. Prima di ripartire, iniziò già a girare la voce che Leonardo fosse morto tra le braccia di re Francesco, fatto che disgustò Ezio al pensiero di cosa fosse disposto a fare persino un re pur di avere un po' di pubblicità.[14]

Mentore di Shao Jun

Ezio si occupa del vigneto

Ezio passò i suoi ultimi anni alla sua villa in campagna, occupandosi del suo vigneto e crescendo i propri figli assieme a Sofia. Un giorno nel 1524, Sofia partì con Marcello per visitare Claudia, lasciando Ezio a badare a Flavia. Mentre Ezio si occupava della vendemmia, vide Flavia venire avvicinata da una donna incappucciata. Impaurito, Ezio corse verso di loro e afferrò la donna misteriosa, ma la lasciò andare quando vide il simbolo degli Assassini sulla collana che indossava.[6]

Dopodiché, l'Assassina disse di chiamarsi Shao Jun, membro della Confraternita cinese. Lei e il suo Mentore Zhu Jiuyuan avevano raggiunto l'Italia per chiedere consigli su come rinforzare il proprio Ordine in patria. Tuttavia Ezio si rifiutò di farsi coinvolgere, ma le consentì comunque di rimanere ospite su insistenza di Sofia, che nel frattempo era tornata.[6]

Il giorno seguente Ezio trovò Jun nel suo studio privato, intenta a leggere una lettera che Ezio aveva scritto riguardo il suo passato. Infuriato, Ezio le ordinò di uscire e le chiese di lasciare la villa.[6]

Ezio e Jun a Firenze

Jun iniziò allora a recitargli ciò che aveva letto nella lettera, spiegando di essere venuta lì per capire il significato di quelle parole per aiutare la sua gente. A quel punto Ezio accettò di aiutarla, e la invitò ad accompagnarlo a Firenze. Lì Ezio le parlò del dolore che aveva afflitto continuamente la sua vita dall'omicidio di metà della sua famiglia in poi, spiegandole però che ne era valsa la pena per vedere finalmente Firenze splendere gioiosamente.[6]

Mentre stavano per andarsene i due vennero attaccati da un soldato dell'impero cinese, che venne affrontato e ucciso da Jun. Durante il viaggio di ritorno, Jun disse a Ezio che quegli uomini avevano seguito lei e il suo Mentore fino a Venezia, dove lo uccisero. Spiegò poi che lei era nata per fare da concubina, ma che il suo Mentore l'aveva salvata. Quando tornarono poi per salvare le altre, scoprirono però che erano state trucidate.[6]

Ezio consegna a Jun lo scrigno

Quella sera Ezio mandò sua moglie e i suoi figli da Machiavelli, temendo un nuovo attacco alla villa. Ezio spiegò poi a Jun che lo scopo degli Assassini non era di agire mossi dalla vendetta, ma diffondere i valori di fraternità, indipendenza individuale e infine amore, necessario per tenere unito l'Ordine e il popolo. Poco dopo, i soldati attaccarono la villa ma Ezio e Jun si difesero abilmente dagli assalitori. La mattina seguente Ezio diede a Jun un piccolo scrigno prima che lei partisse, chiedendole di aprirlo solo se dovesse perdere la strada.[6]

Morte

"Sono a casa."
―Ezio a Sofia[src]

Ezio muore sulla panca

Nelle sue ultime ore Ezio decise di accompagnare Sofia e Flavia a fare compere a Firenze. Ezio si fermò a riposare su una panca per via della sua forte tosse. Mentre Sofia e Flavia proseguivano con le compere, un giovane gli si avvicinò lamentandosi delle donne di Firenze. Ezio gli rispose che non credeva che fosse Firenze il suo problema. Subito dopo, Ezio iniziò ad ansimare e tenersi una mano sul petto dolorante.[6]

Il giovane gli consigliò con spavalderia di riposarsi, e se ne andò. Ezio lo guardò rabbiosamente ma si calmò in fretta. Respirando faticosamente, Ezio vide Sofia e Flavia sorridenti prima di esalare il suo ultimo respiro.[6]

Eredità

"Chi siamo noi, benedetti a tal punto da condividere le nostre storie così? Da parlarci attraverso i secoli? Forse risponderai a tutte le mie domande. Forse sarai colui che alla fine darà un qualche valore a tutta questa sofferenza."
―Ezio si rivolge a Desmond[src]

La statua di Ezio nell'ufficio del Mentore di Dubai

Le azioni di Ezio ebbero un effetto profondo sull'Ordine. Grazie ai suoi sforzi molte città d'Europa caddero sotto il controllo e l'influenza degli Assassini, dando vita a un'età dell'oro in Europa. I suoi discendenti continuarono ad avere un ruolo centrale nell'Ordine per almeno cinquecento anni dopo la sua morte.[5]

Nei suoi ultimi anni Ezio scrisse un suo codice riguardo ciò che vide nella sua vita, compresi gli eventi della Cripta Vaticana. Il manoscritto venne chiamato Codice del Profeta. Nel 2002 il Codice si trovava nella biblioteca di Ivan il Terribile sotto al Teatro Bol'šoj di Mosca, in custodia agli Assassini. Il libro venne prelevato dall'agente Templare Daniel Cross, che lo consegnò all'Abstergo Industries.[17]

Nel 2000, una statua di Ezio si trovava nell'ufficio di Dubai del Mentore, assieme alle statue di altri grandi Assassini.[17]

Nel 2012 uno dei discendenti di Ezio, Clay Kaczmarek, rivisse i suoi ricordi attraverso l'Animus, approfittandone per lasciare dei file nascosti nelle sue sessioni. In seguito i suoi ricordi vennero rivissuti anche dal suo altro discendente Desmond Miles, che sfruttò l'effetto osmosi dell'Animus per acquisire le sue abilità. Le sessioni di Desmond servirono anche ad avvertire gli Assassini moderni del disastro imminente grazie a Minerva e agli altri Isu.[1] Le sessioni consentirono loro di ritrovare la Mela dell'Eden di Ezio e la posizione del Grande Tempio, in cui Desmond sacrificò la sua vita per proteggere la Terra dal disastro.[5][18]

Nel 2013 l'Abstergo Entertainment estrasse dal DNA di Desmond i ricordi della sua vita, e considerò di sfruttarli commercialmente per le loro produzioni grazie al suo carisma, magnetismo e umorismo. Tuttavia, guardando la sua caduta in una spirale di vendetta, i suoi comportamenti violenti e il suo seguire un "Credo corrotto" lo considerarono un personaggio troppo rischioso da usare.[19] L'anno seguente la direttrice commerciale dell'Abstergo Entertainment Melanie Lemay scartò l'idea di utilizzare Ezio nei loro prodotti, anche se lo tenne in considerazione per una serie sui serial killer della storia.[20]

Nel 2017 il Templare Otso Berg rivisse i ricordi di Ezio all'Abstergo Montreal per apprendere abilità e conoscenze che gli sarebbero state utili nel suo ruolo di Croce Nera.

Caratteristiche e personalità

Ezio crebbe nella nobiltà fiorentina del tardo XV secolo, inconsapevole dell'esistenza degli Assassini e della storia della sua famiglia. Nonostante vivesse nel lusso, ciò non lo portò a diventare un giovane arrogante come altri del suo status. Era giocoso, affascinante e gentile, sempre disposto ad aiutare i genitori e il resto della famiglia senza protestare. Prima di essere costretto a fuggire da Firenze, Ezio era estroverso e aveva molti amici intorno a sé. Ha anche avuto diversi flirt, ma con le ragazze che lo colpivano davvero aveva un'iniziale timidezza, come nel caso di Cristina.[1][5]

Come suo padre, Ezio aveva grandissime abilità acrobatiche ed era in grado di scalare palazzi e di muoversi agilmente sui tetti, eseguendo anche salti molto pericolosi con facilità. Non si sa se avesse imparato queste mosse da solo o se gli vennero insegnate dal padre o da Federico.[1]

Ezio, dopo aver ucciso Uberto

Quando era ancora giovane Ezio veniva frequentemente accecato dalla rabbia e dalla sete di vendetta, pugnalando a morte più volte Uberto Alberti e sfogandosi sul cadavere di Vieri dopo averlo ucciso. Col passare del tempo però Ezio riuscì a mantenere il controllo delle sue emozioni in maniera quasi completa.[1] Nonostante tutto Ezio rimase incline a perdere il controllo con la giusta provocazione. Nel 1506 pestò violentemente Duccio in seguito alle sue incessanti provocazioni.[5]

Quando si trovò ad affrontare i Borgia aveva già smesso di agire mosso dalla vendetta, agendo più per l'Ordine che per sé stesso. Si concentrò più a instillare tra i suoi adepti un senso di fraternità e amore per il popolo e le culture da difendere dai Templari. Ezio risparmiò inoltre la vita di alcuni dei suoi bersagli, non vedendo una reale necessità di ucciderli. Ciò accadde con Rodrigo Borgia ma anche con Micheletto Corella.[1][5]

Ezio era molto leale alla sua famiglia e soffrì per tutta la sua vita la morte del padre e dei fratelli. Dopo aver sepolto i suoi cari, Ezio continuò a raccogliere piume durante i suoi viaggi in tutta Italia in ricordo del giovane fratellino. La collezione di piume aiutò la madre a riprendersi dallo stato semi-catatonico in cui era caduta dalla morte del marito e dei figli.[1] Claudia soffriva per l'assenza di Ezio dovuta ai suoi viaggi e ce l'aveva con lui per averla lasciata bloccata a Monteriggioni. Ciononostante, sapeva che tutto questo fosse per il bene della sua famiglia e rimase sempre al suo fianco.[5]

Ezio divenne più quieto e distante mentre si avvicinava ai cinquant'anni, parecchio riluttante a parlare della sua vita con chi incontrava ma anche maggiormente aperto con le persone per lui importanti e di cui si fidava. Nei suoi ultimi anni Ezio rimase amorevole nei riguardi della sua famiglia ma divenne burbero verso gli estranei come Shao Jun. Ciò era dovuto alla sua decisione di restare fuori dagli affari degli Assassini, seppur col tempo riuscì ad aprirsi anche all'Assassina cinese.[6]

Pare che Ezio fosse a conoscenza o che almeno sospettasse di non avere molto da vivere, come evidenzia la sua paura di non riuscire a fare più nulla confessata a Sofia, assieme alla lettera a lei indirizzata che aveva già scritto preventivamente in caso morisse.[6]

Equipaggiamento e abilità

Ezio si addestra con lo zio Mario

Ezio era un Assassino molto abile che imparò una vasta gamma di abilità come rubare, sparire tra la folla, combattere con e senza armi, agire furtivamente, uccidere sia senza far rumore sia in maniera plateale, tecniche di corsa acrobatica e combattimento dalla lunga distanza.[1]

Era in grado di usare un'enorme varietà di armi e strumenti come la doppia Lama Celata, spade, pugnali da lancio, bombe fumogene ed esplosive, pistole, coltelli, armi lunghe e altro ancora. Nato con l'abilità dell'Occhio dell'aquila, Ezio era in grado di riconoscere amici e nemici e più tardi sviluppò ancora ulteriormente questo suo senso, diventando capace di seguire tracce sia di passaggio che di sostanze e odori.[1][5][3]

Durante i suoi viaggi Ezio esplorò molti luoghi in cerca delle pagine del Codice e dei sigilli delle Tombe degli Assassini sparse in Italia. Grazie al Codice il suo amico Leonardo da Vinci fu in grado di migliorare i suoi armamenti con una pistola e una lama avvelenata, mentre con i sigilli poté recuperare l'Armatura di Altaïr[1], che andò persa durante l'assedio di Monteriggioni. Nel suo periodo a Roma Ezio recuperò dai seguaci di Romolo l'antica Armatura di Bruto, mentre da Leonardo si fece costruire dei dardi avvelenati da sparare dalla polsiera e alcuni primordiali paracadute.[5]

Ezio esegue un'acrobazia a Roma

Ezio aveva inoltre un'altissima soglia di sopportazione del dolore, che gli permise di sopportare colpi di proiettile alla spalla e la seguente caduta da un tetto mentre difendeva Monteriggioni. Difatti, dopo aver ripreso conoscenza in pochi minuti Ezio continuò a combattere contro gli assalitori. Con l'avanzare dell'età le abilità e la velocità di Ezio rimasero comunque molto alte, trasformando le sue capacità acrobatiche e combattive in leggenda tra i ladri e i mercenari di Roma.[5]

A Costantinopoli acquisì la Lama Uncinata ottomana dal Maestro Assassino Yusuf Tazim, e imparò velocemente a sfruttarla al meglio sia nelle arrampicate che in combattimento. In quel periodo imparò anche a costruire bombe adattabili a diversi scopi a seconda dei materiali impiegati da Piri Reis. Dopo aver trovato le memorie di Ishak Pasha, Ezio esplorò l'Hagia Sophia per recuperare la sua armatura.[3]

In seguito al suo ritiro Ezio iniziò finalmente a sentire il passare degli anni, e la sua forma fisica calò drasticamente. Nel 1524 la stamina di Ezio era talmente scesa che faceva fatica anche a fare brevi scatti. Nonostante il calo, Ezio fu comunque in grado di affrontare e sconfiggere tre soldati cinesi con il solo attizzatoio del suo camino, prima di disarmare e uccidere un quarto. Tuttavia di fronte all'enorme forza e resistenza di un quinto soldato Ezio non riuscì a dimostrarsi alla pari, anche se la spuntò comunque grazie all'aiuto di Shao Jun. Probabilmente gli sforzi della sua ultima battaglia contribuirono a deteriorare ulteriormente la sua salute portandolo alla morte nei giorni successivi.[6]

Vita sentimentale

Ezio era conosciuto per il suo bell'aspetto e per la sua attitudine da donnaiolo. Nonostante i frequenti viaggi e il suo impegno nel vendicare la sua famiglia, Ezio ebbe molte relazioni con diverse donne.[1]

Ezio bacia Cristina

Da ragazzo Ezio ebbe alcune storie con varie donne della città di Firenze o straniere, come le due francesi da cui apprese un po' della loro lingua. Nel 1476 Ezio era in una relazione stabile con Cristina Vespucci, nonostante il parere contrario del padre di lei. I due si conobbero quando Ezio la salvò dalle molestie di Vieri de' Pazzi, e strinsero velocemente un legame. Una notte Ezio andò a visitarla di nascosto, ma la mattina seguente venne scoperto dal padre che infuriato lo fece inseguire dalle sue guardie.[1][5]

Due anni dopo, quando Ezio tornò a Firenze, Cristina era promessa in sposa a Manfredo Soderini, nonostante fosse ancora innamorata di Ezio. Altri otto anni dopo, quando Cristina raggiunse Venezia per il Carnevale assieme a Manfredo, Ezio si spacciò per il marito e le chiese d'incontrarsi in una via. Nascosto dietro ad una maschera, Cristina non lo riconobbe fino a quando lo baciò. Scoperto l'inganno Cristina si indignò profondamente con Ezio e, arrabbiata sia per il gesto sia perché nonostante il loro amore lui avesse lasciato che si sposasse con Manfredo, gli chiese di non farsi mai più vedere.[5]

Quando Ezio tornò a Firenze nel 1497, trovando Manfredo ferito scoprì da lui che i due erano stati attaccati dagli uomini di Savonarola. Ezio rintracciò Cristina e uccise gli assalitori, ma mentre la stava portando da un dottore morì tra le sue braccia, dopo avergli detto che avrebbe voluto tanto avere con lui una seconda occasione.[5] Anni dopo Ezio scrisse in una lettera che in seguito alla morte di Cristina qualcosa era appassito dentro di lui, facendogli perdere la capacità di amare.[3]

Ezio parla con Amelia

Anni prima dell'incontro a Venezia, mentre Ezio stava cercando una nave per arrivare in città, venne sfidato da una donna di nome Amelia a battere il record di velocità a cavallo di un suo amico, promettendogli una "cavalcata gratuita" in caso di successo. In seguito alla vittoria di Ezio, i due si concessero dei momenti di piacere.[1]

Raggiunto il porto di cui era in cerca, Ezio scoprì di aver bisogno di un lasciapassare per potersi imbarcare. Per sua fortuna Caterina Sforza, contessa di Forlì, era rimasta intrappolata su una piccola isoletta nella palude vicino. Dopo averla salvata Caterina, che rimase piacevolmente impressionata da Ezio, gli procurò il permesso e lo invitò a venirla a trovare a Forlì.[1]

Ezio e Rosa

Quando arrivò la prima volta a Venezia, una giovane sconosciuta provò a derubarlo prima di correre via. Più tardi, Ezio la rivide assieme a un gruppo di ladri mentre provavano a introdursi a Palazzo della Seta. Il tentativo fallì e la ragazza venne colpita da una freccia alla gamba. Ezio intervenne per salvarla, difendendola dalle guardie di Emilio fino alla sede della Gilda dei ladri di Venezia. Lì Ezio scoprì che si chiamava Rosa, e aiutò gli altri ladri a medicare la ferita. Inizialmente Rosa era molto scontrosa e aggressiva nei confronti di Ezio, ma dopo essersi ripresa divenne più scherzosa e amorevole con lui.[1] I due svilupparono una stretta amicizia e tra i due ci potrebbe essere stato anche qualcosa di più. Una volta Rosa svegliò Ezio nel bel mezzo della notte e lo sfidò in una gara di corsa, prima di salutarlo con un bacio appassionato sui tetti di Venezia.[9]

Mentre gareggiava per vincere la Maschera d'Oro al Carnevale, Ezio flirtò con alcune delle cortigiane di Teodora. A una delle premiazioni delle gare, Ezio si presentò accompagnato da una di loro. Successivamente all'assassinio di Marco Barbarigo Ezio tornò nel bordello, in cui dopo aver provato a sedurre Teodora lei invitò le sue ragazze a dar lui conforto.[1]

Ezio a letto con Caterina

In seguito agli eventi della battaglia di Forlì, fu Caterina a prendersi cura di Ezio mentre si riprendeva dalla ferita inflittagli da Checco Orsi. Anni dopo, nel gennaio del 1500, Caterina andò a chiedere a Ezio aiuto in seguito alla conquista di Forlì da parte di Cesare Borgia. I due trascorsero insieme una lunga notte di passione a Villa Auditore, fino a quando vennero interrotti all'alba dalle armate di Cesare, intente ad assediare Monteriggioni.[5]

Posteriormente alla sua cattura, Ezio si preoccupò molto per lei e si infiltrò a Castel Sant'Angelo per salvarla. Durante la loro fuga Caterina chiese a Ezio perché preoccuparsi tanto di un'alleata ormai inutile, spiegandogli che la loro notte insieme fosse indirizzata solo a guadagnare il suo aiuto contro Cesare. Ezio continuò a sperare che la relazione tra i due proseguisse, ma poco tempo dopo Caterina lasciò Roma per raggiungere i figli a Firenze.[5]

Ezio abbraccia Lisa

Nel 1504 Ezio conobbe Lisa del Giocondo, quando la donna trovò Ezio svenuto in seguito alle ferite riportate in un combattimento con uomini dei Borgia che gli avevano teso un'imboscata. Mentre lo teneva nascosto nel fienile del padre per curarlo, i due si avvicinarono molto. Ezio tuttavia se ne andò prima che potesse succedere qualcosa tra i due, rispettando il matrimonio tra Lisa e il marito. Quindici anni dopo Ezio ricordò quel giorno come uno dei più dolceamari della sua vita.[16]

Nel 1511, mentre era sulla nave diretta a Costantinopoli Ezio vide per la prima volta Sofia Sartor, intenta a tornare da Rodi alla sua libreria. Ezio provò a parlarle salutandola, ma lei era troppo distratta dallo sbarco per notarlo. Giorni dopo Ezio rivide Sofia quando entrò nella sua libreria alla ricerca delle chiavi della biblioteca di Masyaf. I due raggiunsero un accordo: lei avrebbe aiutato Ezio a trovare le chiavi e lui in cambio le avrebbe portato i libri che i Polo avevano nascosto in città.[3]

Ezio in compagnia di Sofia

Intenzionato a mantenere Sofia fuori dalla lotta tra Assassini e Templari, Ezio la tenne all'oscuro degli scopi della sua ricerca e cercò di tenersi distante da lei. Col passare del tempo però Ezio iniziò ad ammirare sempre più Sofia e trascorrere sempre più tempo alla sua libreria. Anche Sofia iniziò ad ammirare Ezio, e lo invitò a scortarla in un viaggio ad Adrianopoli, ma l'Assassino dovette rifiutare per via della sua ricerca. Lei organizzò per lui una merenda insieme nei giardini vicino Santa Sofia, chiedendogli di portare un mazzo di tulipani bianchi.[3]

Quando Ezio dovette lasciare Costantinopoli per uccidere Manuele Paleologo, chiese a Yusuf di tenere Sofia al sicuro. Tuttavia il Templare Ahmet, a conoscenza della loro relazione, inviò un gruppo di uomini per rapirla. Nel tentativo di difenderla Yusuf perse la vita, e Sofia venne catturata. Scoperto tutto al suo ritorno, Ezio, pieno di rabbia, comandò un attacco su larga scala ai soldati Templari di stanza all'Arsenale. Lì Ahmet chiese a Ezio di consegnare le chiavi di Masyaf in cambio della liberazione di Sofia. Dopo lo scambio, Ezio riuscì a salvare Sofia dall'impiccagione e lei lo aiutò a inseguire Ahmet per riprendersi il maltolto.[3]

Ezio e Sofia viaggiarono poi insieme fino alla biblioteca di Altaïr nel maggio del 1512. Durante il viaggio Ezio le raccontò la sua storia, le sue battaglie e il significato del Credo.[3] I due lasciarono poi Masyaf per fare ritorno in Italia e si sposarono a Venezia[14], prima di trovare sistemazione in una villa nelle campagne intorno a Firenze. Lì i due ebbero due figli: Flavia e Marcello, nati nel 1513 e nel 1514. Quando morì nel 1524, Ezio lasciò una lettera per Sofia, in cui spiegava che l'amore per lei e i suoi figli fosse il nutrimento che gli aveva permesso di andare avanti.[6]

Curiosità

Assassin's Creed II

  • Il nome di Ezio ha significato simile a quello di Altaïr: quest'ultimo significa "aquila volante", mentre Ezio deriva dal greco antico ἀετός (aetòs), "aquila".
  • Secondo il manuale di gioco Ezio è alto 1,80m e pesa 75kg.
  • La voce database di Ezio in rivela alcuni dettagli della sua vita prima di diventare un Assassino, senza parlare della sua vita nell'Ordine.
  • Durante il gioco, Ezio si abbassa il cappuccio solo durante alcune sequenze video.
  • Come Altaïr e Desmond, anche Ezio ha una sulla bocca, procuratasi quando Vieri de' Pazzi gli lanciò una pietra in faccia.
  • Se il giocatore sceglie di scaricare e giocare prima la Sequenza 13 della Sequenza 12, la barba di Ezio scompare fino a quando il giocatore uccide Checco Orsi.
  • In un glitch del gioco molto raro, dopo aver completato la missione Sopravvivenza, il cappuccio di Ezio appare abbassato. Questo mostra che il modello del personaggio di Ezio ha i capelli corti, come Desmond.

Assassin's Creed II: Discovery

  • Il nome di Ezio è leggermente errato in Assassin's Creed II: Discovery. Nel gioco, la sua biografia lo elenca come "Ezio Auditore de Firenze", invece di "Ezio Auditore da Firenze".
  • Nonostante sia ambientato dopo la Battaglia di Forlì, Ezio non ha la barba.
  • Nel gioco si precisa che Ezio è ateo.

Assassin's Creed: Brotherhood

  • Nonostante Ezio abbia ricevuto il marchio sull'anulare quando venne introdotto nell'Ordine, in Brotherhood esso manca, probabilmente per via di una svista.
  • In Assassin's Creed: Brotherhood viene rivelato che Ezio conosce il francese, che gli fu insegnato da due ragazze a Firenze.
    • Durante la sua infiltrazione nell'accampamento del Barone di Valois, nella versione inglese del gioco, ad Ezio viene chiesto (per via del suo strano accento) da quale parte della Francia provenisse. Lui risponde "Montréal", in riferimento a Ubisoft Montréal, la divisione Ubisoft responsabile della serie di Assassin's Creed.
  • Ezio è giocabile a torso nudo durante i combattimenti nella caserma di Bartolomeo.
  • Nella copertina, in alcune immagini promozionali di Assassin's Creed: Brotherhood e nel trailer in computer grafica mostrato all'E3, Ezio viene mostrato con due polsiere identiche, anche se nel gioco non è possibile ottenerne due uguali.
  • Nel romanzo di Brotherhood Ezio perde tutte le armi del Codice (la Pistola, la Lama Avvelenata e la seconda Lama Celata) durante l'attacco alla Villa. Nel gioco, invece, Ezio perde solamente l'Armatura di Altaïr e la seconda Lama Celata.
  • Ezio può ancora compiere salti ascensionali dopo l'attacco alla Villa, ma richiede il Guanto da Salto di Leonardo.
  • Nel terzo ricordo di Cristina, che si svolge nel 1478, Ezio indossa l'armatura di metallo e la Cappa Medicea. Tuttavia questo è impossibile in quanto la cappa gli venne donata da Lorenzo de' Medici nel 1480, cioè 2 anni dopo.

Assassin's Creed: La Crociata Segreta

  • Ezio viene brevemente menzionato nel libro al suo inizio, in cui viene descritto in piedi sul ponte della nave diretta a Costantinopoli, prima di tornare nella sua stanza per leggere il diario di Niccolò Polo, La Crociata Segreta.

Assassin's Creed: Revelations

  • Il colore originale delle nuove vesti di Ezio non è più il classico bianco.
  • Ezio non possiede più una cappa, anche se viene mostrato che ne indossasse una prima di essere catturato dai Templari.
  • Ezio non indossa più neanche il guanto marrone che aveva alla mano destra.
  • In seguito alle cadute Ezio impiega qualche secondo prima di poter correre.
  • È possibile grazie ad un glitch giocare senza cappuccio: per farlo bisogna giocare il ricordo "Commissioni" e rifiutare la missione dopo la cutscene iniziale. Per rimetterlo su basta ripetere il ricordo accettando.

Assassin's Creed III

  • Gli abiti di Ezio sono acquistabili attraverso Uplay per 30 punti. Gli abiti sono quelli che Ezio indossava a Roma, ma le parti interne della cappa e del cappuccio sono bianche invece che rosse, e la spalliera è in pelle piuttosto che in metallo.
  • Achille Davenport menziona Ezio mentre racconta a Connor la storia degli Assassini.
  • Nelle visioni mostrate da Giunone a Desmond nel Grande Tempio Ezio parla a Minerva indossando i suoi abiti romani, nonostante al tempo indossasse l'Armatura di Altaïr. Un errore simile c'è anche nel filmato iniziale, in cui Ezio indossa gli abiti del viaggio a Masyaf mentre parla a Minerva.

Assassin's Creed: Syndicate

  • All'interno dell'Alhambra Music Hall è presente un manifesto raffigurante un giovane Ezio intento a baciare una ragazza.

Soulcalibour V

  • Ezio appare nel picchiaduro Soulcalibur V come personaggio selezionabile. Indossa gli abiti romani e può utilizzare alcune delle armi che utilizzava tipicamente. Gli abiti alternativi consistono in un'alterazione dei colori da bianco e rosso a grigio e giallo.
  • Nel gioco Ezio indossa due polsiere identiche come nelle immagini promozionali di Assassin's Creed: Brotherhood.
  • Le armi di Ezio sono uno Spadone Romano e lo Stiletto, scelte al posto di altre armi più forti. A differenza degli altri personaggi, le armi di Ezio sono uniche ed esclusive a lui.
  • La storia di Ezio nel mondo Soulcalibur V racconta che dopo aver intercettato un attacco dei Templari sulla nave della regina Isabella toccò un manufatto sconosciuto che lo fece viaggiare nel tempo fino alla fine del XVI secolo.

Altro

  • Il Costume di Ezio può essere sbloccato in Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate via Uplay per 30 punti.
  • Una versione Sackboy di Ezio può essere acquistata per LittleBigPlanet tramite il PlayStation Store.
  • In PlayStation Home, gli abiti da Assassino di Ezio in Assassin's Creed II possono essere comprati come vestito.
  • Su Xbox 360, un Avatar raffigurante Ezio in Brotherhood può essere acquistato per 400 Microsoft Points.
  • Gli abiti di Ezio in Revelations sono indossabili da Noel Kriss in Final Fantasy XIII-2.
  • Ezio appare nel filmato promozionale Long Live Play] della Sony in cui porta omaggio al giocatore Michael.
  • Ezio Auditore ha preso parte agli Spike Video Game Awards del 2010 in cui ha ricevuto la nomination a Personaggio dell'Anno. Nel video in cui ringrazia della nomina invita le persone a sfuggire al controllo dei Templari.
    • In un altro video preparato in caso di vittoria e mostrato alla fine dello spettacolo Ezio ringrazia della vittoria del premio Best Dressed Assassin (Assassino Meglio Vestito), dedicando il premio alla sua famiglia.
  • Uno degli autori della saga, Darby McDevitt, ha dichiarato che Ezio non discende da Altaïr. Ezio è infatti antenato solo di William Miles, mentre da Altaïr discende la madre di Desmond. Ezio ha anche avuto un discendente illegittimo sconosciuto, dalla cui linea è nato Clay Kaczmarek.
  • Una gran parte delle relazioni romantiche di Ezio sono state con donne che hanno fatto da modelle per i pittori dell'epoca: Cristina Vespucci per Sandro Botticelli, Caterina Sforza per Lorenzo di Credi in La dama dei gelsomini, Lisa del Giocondo per la Gioconda di Leonardo da Vinci e Sofia Sartor nel Ritratto di giovane veneziana di Albrecht Dürer.

Galleria

Note

  1. 1,00 1,01 1,02 1,03 1,04 1,05 1,06 1,07 1,08 1,09 1,10 1,11 1,12 1,13 1,14 1,15 1,16 1,17 1,18 1,19 1,20 1,21 1,22 1,23 1,24 1,25 1,26 1,27 1,28 1,29 1,30 1,31 1,32 1,33 1,34 1,35 1,36 1,37 1,38 1,39 1,40 1,41 1,42 1,43 1,44 1,45 1,46 1,47 1,48 1,49 1,50 1,51 1,52 1,53 1,54 1,55 1,56 1,57 1,58 1,59 Assassin's Creed II
  2. 2,0 2,1 2,2 Assassin's Creed: Enciclopedia
  3. 3,00 3,01 3,02 3,03 3,04 3,05 3,06 3,07 3,08 3,09 3,10 3,11 3,12 3,13 3,14 3,15 3,16 3,17 3,18 3,19 3,20 3,21 3,22 3,23 3,24 3,25 3,26 3,27 3,28 3,29 3,30 3,31 Assassin's Creed: Revelations
  4. 4,00 4,01 4,02 4,03 4,04 4,05 4,06 4,07 4,08 4,09 4,10 4,11 4,12 4,13 4,14 4,15 4,16 4,17 4,18 4,19 4,20 4,21 Assassin's Creed II: Discovery
  5. 5,00 5,01 5,02 5,03 5,04 5,05 5,06 5,07 5,08 5,09 5,10 5,11 5,12 5,13 5,14 5,15 5,16 5,17 5,18 5,19 5,20 5,21 5,22 5,23 5,24 5,25 5,26 5,27 5,28 5,29 5,30 5,31 5,32 5,33 5,34 5,35 5,36 5,37 5,38 5,39 5,40 5,41 5,42 5,43 5,44 5,45 5,46 5,47 5,48 5,49 5,50 5,51 5,52 5,53 5,54 5,55 5,56 5,57 5,58 5,59 5,60 5,61 5,62 5,63 5,64 5,65 5,66 5,67 5,68 5,69 5,70 5,71 5,72 5,73 5,74 5,75 Assassin's Creed: Brotherhood
  6. 6,00 6,01 6,02 6,03 6,04 6,05 6,06 6,07 6,08 6,09 6,10 6,11 6,12 6,13 Assassin's Creed: Embers
  7. Assassin's Creed: Lineage
  8. AC2 - Sequenza 1: Beata Ignoranza
  9. 9,0 9,1 9,2 9,3 9,4 9,5 Assassin's Creed: Rinascimento
  10. ACBH - Estrema Unzione
  11. 11,0 11,1 11,2 Assassin's Creed: Rebellion
  12. Assassin's Creed: Project Legacy
  13. 13,00 13,01 13,02 13,03 13,04 13,05 13,06 13,07 13,08 13,09 13,10 13,11 13,12 13,13 13,14 13,15 13,16 13,17 13,18 13,19 13,20 13,21 13,22 Assassin's Creed: Fratellanza
  14. 14,00 14,01 14,02 14,03 14,04 14,05 14,06 14,07 14,08 14,09 14,10 14,11 14,12 Assassin's Creed: Revelations (romanzo)
  15. 15,0 15,1 Assassin's Creed: Assassins
  16. 16,0 16,1 Assassin's Creed: Reflections
  17. 17,0 17,1 Assassin's Creed: The Chain
  18. Assassin's Creed III
  19. Assassin's Creed IV: Black Flag
  20. Assassin's Creed: Rogue
Personaggi
Assassini
Famiglia Auditore
EzioGiovanniMarioMariaFedericoClaudiaPetruccio
DomenicoRenatoIlario
Desmond MilesLucy StillmanShaun HastingsRebecca Crane

PaolaLa VolpeAntonio de MagianisTeodora ContantoBartolomeo d'AlvianoNiccolò Machiavelli
Dante AlighieriMarco PoloAltaïr Ibn-La'AhadMaria Thorpe

Templari
Rodrigo BorgiaJacopo de' PazziUberto Alberti
Vieri de' PazziFrancesco de' PazziAntonio MaffeiStefano da BagnoneBernardo BaroncelliFrancesco Salviati
Emilio BarbarigoCarlo GrimaldiMarco BarbarigoSilvio BarbarigoDante Moro
Ludovico OrsiChecco Orsi
Warren Vidic
Altri
Soggetto 16
Leonardo da VinciLorenzo de' MediciRosaCaterina SforzaGirolamo Savonarola
Cristina VespucciAgostino BarbarigoDuccio de LucaAnnettaAlvise da VilandinoCarlotta Moro
MinervaAdamoEva
Fazioni
AssassiniTemplariAbstergo IndustriesPrima Civilizzazione
CortigianeLadriMercenariGuardieMercantiCivili
Luoghi
Campus AbstergoNascondiglio
FirenzeMonteriggioni (Villa AuditoreSantuario)ToscanaSan GimignanoAppenniniRomagnaForlìVenezia
Roma (Cripta Vaticana)Acri
Luoghi segreti (Tombe degli Assassini)
Termini e Gameplay
AnimusEffetto osmosiOcchio dell'aquilaGlifiLa VeritàFrutti dell'EdenCodice
Notorietà (Manifesti | Banditori | Funzionari)Corrieri dei Borgia
FabbriMediciMercanti d'ArteSartiMacchina volanteMissioni SecondarieStatuette di MonteriggioniPiume
Punti d'osservazioneSalto della fedeStazioni di PostaSistema Economico
TenuteUplayObiettivi/Trofei
Armi
Lama CelataLama AvvelenataPistola CelataPugni/TirapugniSpadaArmi piccole
MazzeMartelloPugnali da lancioBombe fumogene
Armi lungheArmi ImproprieArmi pesanti
DLC
La Battaglia di ForlìIl Falò delle Vanità
Altri media
Assassin's Creed: RinascimentoAssassin's Creed: Lineage
Personaggi
Assassini
Desmond MilesLucy StillmanShaun HastingsRebecca CraneWilliam Miles

Ezio Auditore da FirenzeMario AuditoreNiccolò MachiavelliLa VolpeBartolomeo d'Alviano
Maria Auditore da FirenzeClaudia Auditore da Firenze

Templari
Warren Vidic

Rodrigo BorgiaCesare BorgiaLucrezia Borgia
Juan Borgia il MaggioreOctavian de ValoisMicheletto Corella
Il CarneficeSilvestro SabbatiniMalfattoFratello RistoroGaspar de la CroixDonato Mancini
Lia de RussoLanzAuguste Oberlin

Altri
Leonardo da VinciPantasilea BaglioniCaterina SforzaNiccolò CopernicoSalaì
Egidio TrocheFabio OrsiniPietro RossiDuccio de LucaErcole Massimo
MinervaGiunoneSoggetto 16
Avatar Animi
ArlecchinaArlecchinoBarbiereCapitanoCarnefice · CavaliereCerusico
CortigianaDama RossaFabbro · Grassatore · InventoreLadraMarcheseMasnadieroMercenario
MonacoNobiluomoReiettoTrafficanteUfficiale
Fazioni
AssassiniTemplariAbstergo IndustriesPrima Civilizzazione
CortigianeLadriMercenariCiviliGuardieSeguaci di RomoloErmetisti
Luoghi
RomaMonteriggioni (Santuario)
Colli AlbaniFirenzeMonte CirceoNapoliValnerinaVeneziaViana
Luoghi segreti
Termini e Gameplay
AnimusEffetto osmosiOcchio dell'aquilaFrutti dell'Eden
CavalliNotorietà (Manifesti | Banditori | Funzionari)ParacaduteGallerieMontacarichiCannoniMacchina volante
Missioni secondariePunti d'osservazioneSalto della fedePiumeSistema economicoRanghi
TenuteUplayObiettivi/Trofei
Armi
Lama CelataPistola CelataLama Avvelenata/Dardi Avvelenati
SpadaArmi pesantiArmi piccoleBalestraPugni/Guanto da saltoPugnali da lancioBombe fumogene
Armi lungheArmi ImproprieArmi Multiplayer
DLC
Progetto Animus Aggiornamento 1.0Progetto Animus Aggiornamento 2.0Progetto Animus Aggiornamento 3.0
La Questione CopernicanaLa Scomparsa di Da Vinci
Altri media
Assassin's Creed: FratellanzaAssassin's Creed: Ascendance
Personaggi
Assassini
Ezio Auditore da FirenzeAltaïr Ibn-La'AhadDesmond MilesClay Kaczmarek
Yusuf TazimPiri ReisRashid ad-Din SinanShaun HastingsRebecca CraneWilliam Miles
Templari
Laetitia EnglandWarren VidicDaniel CrossLucy Stillman
Manuele PaleologoAhmetLeandros
ShahkuluVali cel TradatCirillo di RodiLisistrata
Mirela DjuricGeorgios KostasDamat Ali PashaOdai DunqasVlad Tepes
Haras
Altri
Sofia SartorBayezid IISelim ISolimano ITarik BarletiDilaraJanosDuccio de Luca · Swami · Adad
GioveGiunoneMinerva
Harold Kaczmarek
Avatar Animi
AvanguardiaBombardiereBrigantessaCampioneCavaliereConteCorsara
Cortigiana · CrociatoDiaconoDottore OttomanoFilibustiereGiullare OttomanoGladiatore
GuardianoRinnegato · SentinellaTeatranteTruffatriceVisir
Fazioni
AssassiniTemplariAbstergo IndustriesPrima Civilizzazione
LadriMercenariAthinganiOttomaniBizantini
CrociatiMongoli
Luoghi
Costantinopoli
CappadociaMasyaf (Biblioteca di AltaïrAtlas)
Termini e Gameplay
AnimusCamera NeraEffetto osmosiGiunto sincronicoOcchio dell'aquilaFrutti dell'EdenChiavi di Masyaf
TelefericheGallerieDifesa dei CoviDifesa del MediterraneoPunti d'OsservazioneSalto della fede
Lettere di Ezio Auditore da FirenzeNotorietà (BanditoriFunzionari)PredatoriEsattori TemplariFrammenti dell'Animus
TenuteUplayObiettivi/Trofei
Armi
Lama Celata (Lama UncinataPistola CelataLama AvvelenataDardi Avvelenati)SpadaPugni
Armi piccoleArmi pesantiMazzeMartelliBalestraBombePugnali da lancioArmi lunghe
Armi ImproprieArmi Multiplayer
DLC
Viaggiatore del MediterraneoPacchetto AntenatiL'Archivio Perduto
Altri media
Assassin's Creed: Revelations (romanzo)Assassin's Creed: Embers
Personaggi
Assassini
Ezio Auditore da Firenze
Antonio de MagianisLuis de SantángelRaphael SánchezHelene Dufranc
Inquisitori
Tomás de Torquemada
Gaspar MartínezPedro LlorenteJuan de Marillo
Altri
Cristoforo ColomboMuhammad XII di GranadaIsabella I di Castiglia
Luoghi
VeneziaBarcellonaSaragozzaGranadaAlhambra
Termini e Gameplay
AnimusFrutti dell'EdenNotorietàGuardieOcchio dell'aquilaManifestiMimetizzazione
Capitoli
Guerre d'Italia
Capitolo 1 - Bartolomeo d'AlvianoCapitolo 2 - Francesco Vecellio
Capitolo 3 - Mario AuditoreCapitolo 4 - Perotto Calderon
Roma
Capitolo 1 - Fiora CavazzaCapitolo 2 - Giovanni Borgia
Capitolo 3 - Francesco VecellioCapitolo 4 - Giovanni Borgia
Festività
Capitolo 1 - Spiriti dei Natali passatiCapitolo 2 - DATA-DUMP S00.S02
Scienza Divina
Capitolo 1 - Maria AmielCapitolo 2 - Kyros di ZaraxCapitolo 3 - Elizabeth Jane WestonCapitolo 4 - Fratello V.O.V
Fazioni
AssassiniTemplariErmetistiAbstergo IndustriesPrima Civilizzazione
Personaggi
Assassini
Ezio Auditore da FirenzeMario AuditorePerotto CalderonGiovanni Auditore da FirenzePiri Reis
Luis de SantángelGiovanni BorgiaFrancesco VecellioTessa Varzi
Cipriano EnuLukas ZurburgLudger DuvernayMarco Giunio BrutoGaio Cassio LonginoNikolai Orelov
Templari
Rodrigo BorgiaJuan Borgia il MinoreCesare BorgiaLucrezia BorgiaMicheletto Corella
Baltasar de SilvaFiora CavazzaCahinCahaIl Lupo
Rocco TiepoloLia de RussoLanzSilvestro SabbatiniGaspar de la Croix
Charles de la MotteRistoroMalfattoAuguste OberlinDonato ManciniAgostino Barbarigo
Teodor ViscardiLa ViperaGrigori RasputinErich Albert
Altri
Maria AmielAtalantaBombastusNicolas FlamelGaio Giulio CesareCleopatra
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