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"Nulla è reale, tutto è lecito. "
―Fondamenta del Credo

Lo stemma degli Assassini.

Il Credo degli Assassini, o più semplicemente il Credo, è un codice e una filosofia guida dell'Ordine degli Assassini, portato avanti dall'Alto Medioevo fino all'era contemporanea. Esso asserisce di non eliminare le persone innocenti, non infangare la propria reputazione e quella dell'Ordine, oltre a preservare la pace non solo nel mondo, ma all'interno dell'individuo.

Il Credo iniziò a prendere forma intorno al 38 a.C., quando il medjay Bayek di Siwa e Aya di Alessandria, fondatori degli Occulti, una sorta di antenato della Confraternita degli Assassini, i quali imposero un velo di segretezza sul loro ordine.[1] Gli Assassini tramandavano oralmente il Credo di generazione in generazione, assicurandosi che il messaggio fosse consegnato e condiviso da ogni membro dell'Ordine degli Assassini. Al Mualim, uno dei Mentori dell'Ordine, una volta osservò: "[noi] non siamo niente se non obbediamo al Credo dell'Assassino."[2]

Nell'antico Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad, si affermava che il Credo sarebbe sopravvissuto anche se tutti i suoi seguaci fossero morti. Infatti il Credo è un ideale, e anche se tutti i documenti venissero distrutti, potrebbe essere portato avanti e riformulato da chiunque altro.

Le tre regole[]

Il Credo pone molta attenzione su tre semplici regole morali, che si concentrano sul portare a termine con successo una missione, il controllo delle emozioni e la sicurezza interna della Confraternita.[3][4]

Trattenere la lama dalla carne degli innocenti[]

"Non avrei mai attirato l'attenzione su di noi. Non avrei tolto la vita a un innocente."
―Malik Al-Sayf al Tempio di Salomone.[src]

L'obiettivo degli Assassini è assicurare la pace. Essi credono che la morte di politici e dei corrotti possa portare la pace e un senso di sicurezza tra la gente comune. La morte di civili innocenti, infatti, avrebbe potuto causare lotte o discordie, oltre a rovinare la reputazione stessa dell'Ordine.[4] Questo serviva anche a rendere i membri degli assassini precisi, piuttosto che dei serial-killer. Questo principio fu attuato da Bayek dopo che Gamilat, il capo dei ribelli nabatei sulla penisola del Sinai, usò il massacro di innocenti, facendoli passare per martiri, per reclutare più persone alla sua causa.

Nascondersi alla vista[]

"Confonditi tra la gente, cosi da diventare un tutt'uno con la folla."
―Al Mualim.[src]

Altaïr mimetizzato tra le guardie.

Non essere visto. L'obiettivo degli Assassini era quello di avvicinarsi furtivamente al loro obiettivo e fuggire altrettanto velocemente. In tempi più lontani, gli Assassini operavano in maniera diversa, commettendo omicidi spesso in mezzo alla gente.[4]

La più grande illusione di un assassinio era che l'Assassino apparentemente si materializzasse dal nulla, uccidesse il suo bersaglio corrotto e svanisse nelle profondità della folla o dell'ambiente. Se un Assassino veniva individuato mentre seguiva la sua preda, l'illusione sarebbe scomparsa e sarebbe diventato più difficile per lui raggiungere il bersaglio.[4]

Mai compromettere la confraternita[]

"Il senso dovrebbe essere ovvio. Le tue azioni non devono mai esporci a pericoli, diretti o indiretti!"
―Al Mualim punisce Altaïr Ibn-La'Ahad, 1191[src]

Le azioni di uno non devono mai recare danno agli altri. Se un Assassino fallisce nel suo dovere e viene catturato, non deve mai commettere alcuna azione o dire nulla che possa essere legato alla Confraternita, tantomeno recare danno a qualsiasi altro membro.[4]

I tre paradossi[]

"Infrangiamo le leggi perseguendo un bene più grande? E se è così, cosa comporta questo?"
―Codice di Altaïr, pagina 4.[src]

I tre paradossi sono osservazioni che furono notate fin dall'impero romano[3] e descrivono le contraddizioni presenti tra il Credo e le azioni degli Assassini che lo seguono. Sono:

  1. Gli Assassini vogliono e promuovono la pace, ma uccidono;
  2. Gli Assassini vogliono aprire la mente degli uomini, ma sono i primi a seguire regole severe;
  3. Gli Assassini rifiutano la fede assoluta, bensì sono i primi a praticarla.

Sebbene apparentemente ipocriti, i paradossi non hanno affatto minato la causa degli Assassini. Piuttosto, hanno dimostrato di aver preso consapevolezza della contraddizione, possiamo avere due personalità diverse allo stesso tempo, anche se opposte in tutto.[5] Un'altra parte fondamentale del Credo è l'importanza della sapienza, che permette di apprendere e progredire. Questo è stato scoperto da Altaïr Ibn-La'Ahad, quando stava per uccidere un bersaglio che stava ordinando la distruzione di vari libri.

La massima[]

"Il nostro Credo non ci comanda di essere liberi. Ci comanda di essere saggi."
―Altaïr Ibn-La'Ahad.[src]

Cerimonia di iniziazione a Roma.

"Nulla è reale; tutto è lecito" è la principale indicazione del Credo.[4] La frase venne creata durante il XI secolo da Hassan-i Sabbāh, il primo capo registrato dell'Ordine degli Assassini.

Al Mualim insegnò ad Altaïr che la massima insegnata agli Assassini non imponeva di essere liberi, ma di essere saggi. Altaïr spiegò in seguito che per attenersi alla massima, una persona doveva trascendere l'illusione che era il mondo e "riconoscere che [...] le leggi non vengono dalla divinità, ma dalla ragione".[6]

Ezio Auditore da Firenze discusse a lungo della massima con Sofia Sartor, che la trovò alquanto cinica. Tuttavia, lui rispose che essa non è una dottrina da seguire, ma semplicemente un'osservazione della realtà, spiegando:

"Dire che nulla è reale significa comprendere che le fondamenta della società sono fragili, e che dobbiamo essere i pastori della nostra stessa civiltà. Dire che tutto è lecito, invece, significa capire che siamo noi gli architetti delle nostre azioni, e che dobbiamo convivere con le loro conseguenze, sia gloriose, sia tragiche."[7]

Questa frase veniva pronunciata da tutti gli Assassini presenti ad ogni nuova iniziazione. Ezio Auditore, mentre presiedeva le cerimonie a Roma, la ripeteva anche in arabo, lingua originale.

Arno Dorian, un membro del ramo francese dell'Ordine, affermava che la massima serviva unicamente come guida e monito, e non come principio universale da seguire. Lui stesso assistette direttamente al pericolo che scaturiva il seguire cecamente gli ideali, osservando:

"Gli ideali sfociano spesso nel dogma. Il dogma, nel fanatismo. Nessuna entità ci giudicherà. Nessun essere superiore ci punirà per i nostri peccati. Alla fine, solo noi possiamo difenderci dalle ossessioni. Solo noi possiamo decidere se percorriamo la strada giusta."[8]

Punizioni per la disubbidienza[]

Medioevo[]

"La tua condotta egoistica a Gerusalemme ha messo tutti noi a repentaglio! Ancor peggio, hai condotto qui il nemico! Ogni uomo che abbiamo perso quest'oggi è caduto a causa tua!"
―Al Mualim rimprovera Altaïr, 1191.[src]

Al Mualim rimprovera Altaïr per la sua condotta.

Nella maggior parte dei casi, la violazione di uno o più principi del Credo portava all'esecuzione dell'Assassino responsabile, anche se ci sono state alcune eccezioni.[4] Prima della ricostruzione dell'Ordine, gli Assassini del Medio Oriente erano noti per togliersi la vita, se necessario, piuttosto che rivelare informazioni sulla Confraternita.

Durante l'assedio a Masyaf nel 1176, Ahmad Sofian fu catturato e interrogato dai saraceni, per scoprire l'identità dell'Assassino che si era infiltrato nel loro accampamento. Ahmad non riuscì a resistere alle torture e fece il nome di Umar Ibn-La'Ahad. Questo lo portò a violare il terzo principio del Credo, poiché Umar fu giustiziato per questo, e anche se fu risparmiato, Ahmad non poteva sopportare la vergogna e il disonore, finendo per togliersi la vita, ma non prima di aver implorato il perdono al giovane Altaïr, figlio di Uhmad. Anche lo stesso Umar tecnicamente infranse il primo e il terzo principio, uccidendo un nobile saraceno che non era il suo bersaglio. In questo modo i nemici continuarono l'assedio, a meno che il responsabile non si fosse arreso, il che avrebbe comportato la morte di molti altri. Umar scelse, così, di consegnarsi a loro, per salvare tutti i suoi compagni.

Nel 1191, Altaïr infranse tutte e tre le regole durante un'importante missione al Tempio di Salomone. Uccise un innocente, un vecchio che pensava avrebbe potuto allertare le guardie e si svelò a Roberto di Sable, portando inevitabilmente i Templari a Masyaf. Agendo nel modo peggiore, Altaïr mise in pericolo non solo la propria sicurezza, ma quella dell'intera Confraternita.[4]

Al suo ritorno a Masyaf, Altaïr venne pubblicamente castigato e "giustiziato" con una pugnalata, come punizione, dal suo Mentore. Tuttavia, l'esecuzione era solo un inganno, dato che Al Mualim desiderava concedergli una seconda possibilità. Al posto della vita, Altaïr perse il suo rango e tutto l'equipaggiamento, venendo poi costretto a svolgere la missione della caccia ai Nove, per riottenere il suo posto e il suo rango nella Confraternita.[4]

Nel 1247, dopo il suo ritorno dall'esilio volontario, Altaïr decise di eliminare i seguaci di Abbas Sofian, che avevano corrotto la Confraternita, coinvolgendo i civili, e risparmiando solo quelli che vivevano ancora secondo il Credo.[9]

Rinascimento[]

"Hai avuto fretta, pensavi solo all'uccisione e non all'avvicinamento."
―Ezio ad un suo apprendista, 1511.

Nel 1498, Perotto Calderon infranse i principi del Credo per amore della Templare Lucrezia Borgia e del figlio appena nato. Perotto si svelò come spia tra i Borgia, compromettendo così la Confraternita, e uccidendo molti dei suoi compagni Assassini. Il suo obiettivo era riuscire a sottrarre la Sindone dell'Eden che proteggevano, in grado, forse, di curare le deformità del figlio.[10]

Egli riuscì nell'impresa, tuttavia una squadra di Assassini lo rintracciò e poco dopo lo giustiziarono come punizione.[10]

Intorno al 1511, uno degli Apprendisti Ottomani di Ezio infranse la prima regola, scambiando un chierico per il Templare Cirillo di Rodi e assassinandolo. Ezio, invece di punirlo, gli ordinò di riflettere sul suo sbaglio, e gli diede la possibilità di redimersi quando affrontarono nuovamente Cirillo. Ironicamente, Ezio stesso infranse la prima regola, indirettamente, durante la sua visita a Derinkuyu. Ezio diede fuoco al deposito di polvere da sparo dei Templari per distruggerlo, e provocò una tempesta di fuoco che inghiottì interamente la città sotterranea e uccise molti dei suoi civili.[9]

Durante questo periodo, un Assassino di Gerusalemme infranse il Credo, e fu chiesto agli Assassini Ottomani di intervenire. Nonostante il suo tradimento, gli altri Assassini della sua gilda chiesero che fosse giustiziato di nascosto con una balestra.[9]

Rivoluzione haitiana[]

Nel 1791, Eseosa condannò a morte il compagno Assassino Jeannot Bullet, per aver infranto il primo principio del Credo.[11]

Rivoluzione francese[]

Nel 1793, il Consiglio degli Assassini di Parigi espulse Arno Dorian dalla Confraternita, per aver arbitrariamente ucciso dei bersagli, senza essersi consultato con loro. Fu accusato di compromettere l'Ordine e di perseguire una vendetta personale.[12] Tuttavia, l'espulsione fu temporanea, poiché il Consiglio decise di riammettere il giovane Assassino pochi anni dopo,[8] essendo lui maturato e aver dimostrato vera fedeltà al Credo.[13]

Storia[]

Antico Egitto[]

Il Credo iniziale[]

"L'Egitto è caduto, così la Grecia, e Roma cadrà a sua volta. Tutti colpiti dal Credo e nessuno lo saprà mai."
―Bayek rivolto ad Aya, discutendo sul celare le loro azioni.[src]

Nel 46 a.C., dopo aver dato la caccia ai membri dell'Ordine degli Antichi, responsabili della morte del figlio, Bayek incontrò Aya su una riva, scrutando l'orizzonte. Lì, entrambi affrontarono la verità sulla loro relazione. Quando Bayek cercò di convincerla che siano gli dei a decidere del loro destino, lei lo respinse, sostenendo che gli dei erano ormai morti e che il loro legame non era destinato a durare. Con una leggera esitazione, Bayek acconsentì alla loro separazione, sacrificando la propria vita privata e personale, per un bene superiore.

Insieme, i due svilupparono un credo che sottolineasse due semplici principi: agire nell'ombra e uccidere solo chi lo merita.[14].

La prima regola[]

"D'ora in poi, nessun Occulto rivolgerà la lama contro un innocente. Così sarà scritto."
―Bayek a Gamilat[src]

La prima regola fu scritta dopo che un alleato degli Occulti, Gamilat, incitò i Romani ad uccidere gli abitanti di alcuni villaggi, con lo scopo di incitare il popolo a combattere contro di loro. Dopo che Bayek lo uccise, Gamilat si rese conto di ciò che aveva fatto e disse di meritarsi la morte. L'Assassino assicurò poi al redente che da quel momento, tutti gli Occulti avrebbero tenuto le loro lame lontano dalla carne degli innocenti.[1]

Medioevo[]

"Sebbene abbia chiesto ai miei fratelli di abbandonare i loro rituali, non chiederò certo loro di abbandonare il credo. Questo è ciò che ci rende Assassini. Non l'amputazione di un dito. Non le false promesse di un paradiso. Non il divieto del veleno. Abbiamo obblighi precisi verso il popolo, non verso i costumi passati."
―Codice di Altaïr, pagina 6.[src]

Dopo la vergogna per la sua retrocessione, Altaïr seguì più fedelmente il Credo, non uccidendo mai nessuno al di fuori delle guardie o degli obiettivi assegnatigli, e rimanendo discreto durante le sue indagini. Era anche attento a non compromettere mai la Confraternita, evitando i covi quando era sotto inseguimento.[4]

Altaïr affronta Riccardo e Roberto.

Tuttavia, Altaïr infranse inconsapevolmente la terza regola, uccidendo otto Templari di alto rango. Infatti Roberto di Sable, avendo capito la sua missione, sperava di ingannare Altaïr alleandosi con i due eserciti avversari della crociata.

Poiché i bersagli erano sia saraceni che crociati, i loro capi, Saladino e Riccardo I d'Inghilterra, sarebbero stati probabilmente più disposti ad allearsi, per combattere una nuova e considerevole minaccia: gli Assassini.[4]

Roberto tentò di convincere Riccardo ad unire le forze con Saladino, in un attacco contro Masyaf; in realtà il suo obiettivo era recuperare il frutto dell'Eden che aveva perso al Tempio di Salomone. Tuttavia, la sottomissione di Roberto ad Altaïr davanti a lui, convinse Riccardo a non attaccare gli Assassini, e Altaïr non ebbe ripercussioni per questo errore.[4]

Dopo essere diventato il Mentore degli Assassini, Altaïr iniziò a modellare l'Ordine seguendo principalmente il secondo principio, pensando che il loro obiettivo fosse nascondersi e migliorare il mondo in segreto. I suoi Assassini non erano d'accordo, ma Altaïr ribatté sul fatto che uscire allo scoperto li avrebbe portati ad essere etichettati come pazzi.[5]

Rinascimento[]

"Tu non sei Vieri, non diventarlo."
―Mario Auditore a Ezio Auditore da Firenze.[src]

Mario dice a Ezio di non disonorare il cadavere di Vieri.

Quando Ezio Auditore uccise Vieri de' Pazzi durante uno dei suoi primi assassinii, mostrò rabbia e mancanza di rispetto al suo cadavere, inveendo contro di lui e insultandolo ripetutamente. Vedendo questo come una violazione del Credo, suo zio Mario intervenne, rimproverando il giovane, dicendogli che lui non era come il nemico e insultandolo non avrebbe ottenuto nulla, mentre doveva fare in modo che trovasse la pace che l'Ordine desiderava ottenere da secoli.[15]

Per tutto il resto della sua vita, Ezio seguì sempre l'esempio dello zio, mostrando rispetto per i morti chiudendogli gli occhi e concludendo con la famosa frase Requiescat in pace ("Riposa in pace").[5]

Ezio fu sempre molto preciso riguardo al Credo, infatti lo violò involontariamente soltanto due volte, durante i suoi ultimi anni, uccidendo Tarik Barleti per un fraintendimento e togliendo la vita a molti civili quando appiccò un incendio a Derinkuyu per stanare Manuele Paleologo. Indipendentemente da ciò, trasmise le regole del Credo ai suoi apprendisti, consigliando loro di essere pazienti nel pianificare i loro omicidi, in modo da non compromettere la Confraternita.[9]

L'età d'oro della pirateria[]

"È un po' vago. Se nulla è reale, in cosa possiamo credere? E se tutto è lecito, perché non seguire i desideri?"
―Edward Kenway al Mentore Ah Tabai, 1722[src]

Durante il XVIII secolo, nei Caraibi, il pirata Edward Kenway, dopo aver sentito parlare per la prima volta del Credo, lo usò per giustificare la sua ricerca egoistica di oro e fama - le sue parole: Posso pensare come voglio, e agire come voglio. [16] - anche se gli Assassini con cui venne in contatto, gli suggerirono che stava interpretando male il significato. Quando Kenway si unì informalmente alla Confraternita nel 1720, espresse la sua fede nel Credo al Mentore Ah Tabai; essa era, però, solo un primo passo verso la vera comprensione e non la sua totale adesione.[17]

L'alleata di Edward, e compagna Assassina Mary Read, quando parlò a Edward del Credo, disse che esso non chiedeva agli Assassini di agire o sottomettersi, ma di essere saggi e di scegliere da soli quando e come agire.[16]

L'Assassino Adéwalé fu un altro che seguì le parole del Credo, in particolare per quanto riguardava gli innocenti, poiché liberò centinaia di schiavi dalle piantagioni e dalle navi, dove sopportavano una vita breve e miserabile. Dopo che una nave di schiavi fu affondata deliberatamente, per impedire la liberazione dei prigionieri, Adéwalé giurò furiosamente vendetta sul responsabile, il Pierre de Fayet, il governatore di Port-au-Prince, affermando che il Credo richiedeva la sua morte come punizione. Quando assassinò il governatore, tecnicamente violò il principio di rispetto per i morti degli Assassini, affermando che voleva che il marchese soffrisse e implorasse pietà per la sua vita, prima di strappargli lo stomaco con un machete, assicurandogli una morte dolorosa.

Rivoluzione Americana[]

"Gli Assassini agiscono nell'ombra. Rapidi. Noi non gridiamo ai quattro venti l'esistenza di cospirazioni."
―Achille Davenport a Connor.[src]

Connor discute con Achille.

Durante la guerra di indipendenza americana, l'Assassino Connor Kenway si alleò con l'esercito continentale e divenne amico di George Washington.[18] Tuttavia, il suo Mentore, Achille Davenport, non condivise l'idea di dire a Washington degli Assassini e dei Templari, in quanto riteneva che essi dovessero restare un gruppo segreto.[19]

D'altra parte, l'educazione avuta dalla madre Kanien'kehá:ka, che insegnò a Connor la compassione e il rispetto per tutti gli esseri viventi, lo portò a seguire la prima regola del Credo anche nei confronti dei Templari, tra cui William Johnson e il padre Haytham Kenway. Achille dovette così ricordare spesso al suo protetto, che gli Assassini ritenevano necessario che persone come loro morissero.[18]

Achille mise a lungo in guardia Connor, dall'instaurare un rapporto duraturo con suo padre Haytham, Gran Maestro dei rito coloniale dell'Ordine dei Templari.[18] Dopo averlo ucciso, Connor si rese conto che Haytham aveva ragione sulla natura umana, ma avrebbe dovuto sperare in un futuro migliore, invece di cadere nella morsa della dottrina Templare.[20]

Tempi moderni[]

Sebbene fosse un Assassino a tutti gli effetti, Desmond Miles aderiva al Credo soltanto per mantenere alta la sincronizzazione con i suoi antenati, di cui osservava le vicende tramite l'Animus.[4]

Prima di essere confinato all'interno dell'Abstergo Industries, Desmond seguì in un certo senso la seconda regola, stando attento a nascondere la sua identità. Per anni, infatti, è stato in grado di aggirare i Templari, evitando l'uso del suo vero nome o di carte di credito intestate a lui, ed è stato catturato solo dopo aver fornito le impronte digitali quando ha richiesto una patente di guida per la sua moto.[21]

Durante la ricerca della seconda punta del Tridente dell'Eden, l'Assassino Yanmei svelò a Natalya Aliyev, che non era d'accordo con l'obbedienza ferrea degli Assassini al Credo, sui suoi paradossi e su come esso induca in realtà ad essere saggi.[22]

Curiosità[]

  • Col tempo, il Credo venne ulteriormente ampliato con un'altra regola: Mai uccidere per vendetta.
  • In Assassin's Creed II, la frase più significativa del Credo "Niente è Reale, Tutto è Lecito" è stata modificata in "Nulla è Reale, Tutto è Lecito".
  • Secondo il Credo, per ottenere una lama celata bisogna fare il sacrificio di un dito, l'anulare, tuttavia, in seguito alla modifica della lama da parte di Altaïr, questo sacrificio divenne pressoché inutile.
  • Nel primo capitolo, Altaïr può infrangere la terza regola senza subire la desincronizzazione, uccidendo le guardie a Masyaf.
    • Analogamente, dopo aver completato la trama principale di Assassin's Creed, i civili possono essere uccisi senza perdere la sincronizzazione.
  • La frase Nulla è reale; tutto è lecito è stata presa dal romanzo del 1938 Alamut di Vladimir Bartol, un libro che è servito come fonte d'ispirazione primaria per Assassin's Creed. In esso, la massima era la più importante frase degli Ismailiti, una setta islamica, che ha dato origine agli Hashashin. La frase del romanzo è Nulla è reale, ogni cosa è permessa.
  • La massima del Credo è stata utilizzata con il bersaglio finale sia in Assassin's Creed che in Assassin's Creed II. "Laa shay'a waqi'un moutlaq bale kouloun moumkine" è stata detta da Altaïr ad Al Mualim, e "Nulla è reale, tutto è lecito" è stata detta da Ezio a Rodrigo Borgia.
  • La frase in arabo era ancora usata nelle cerimonie di iniziazione durante il Rinascimento; da Mario Auditore, durante l'iniziazione di Ezio, e da quest'ultimo per gli apprendisti a Roma.
  • In Assassin's Creed: Revelations, nella porta della biblioteca di Altaïr Ibn-La'Ahad erano incise le seguenti righe in arabo: "إتق دم البريء • لآ شيء مطلق بل الكل ممكن • إختبئ وسط الزحام • إختبئ وسط الزحام • نحن من ائتمنك • لأ تخن من ائتمنك ". Tradotto, si legge: Venerate il sangue degli innocenti / Niente è assoluto, tutto è possibile / Nascondetevi in mezzo alla folla / Nascondetevi in mezzo alla folla / Siamo noi che vi abbiamo iniziati / Non tradite la nostra fiducia, parafrasando le regole del Credo e la sua massima.

Fonti[]

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