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Ezio: Carlo Grimaldi e i Barbarigo tramano con un tale chiamato Lo Spagnolo. Intendono uccidere il Doge e sostituirlo con uno dei loro uomini. Avranno in mano Venezia, e con essa la sua intera flotta.
Antonio: E poi il criminale sarei io!
―Ezio Auditore espone ad Antonio la cospirazione[src]

La cospirazione veneziana è stata una congiura Templare avente come obiettivo il controllo di Venezia e della sua Serenissima Repubblica negli anni 1480. Parte delle congiure ordite dal Gran Maestro Rodrigo Borgia, la cospirazione comprendeva membri della famiglia Barbarigo e i loro alleati.

Nel 1485, l'uccisione del doge Giovanni Mocenigo permise a Marco Barbarigo di essere eletto, mettendo la Serenissima sotto il giogo Templare. La vittoria fu però corta: Marco morì l'anno seguente per mano dell'Assassino Ezio Auditore da Firenze, e il cugino Silvio Barbarigo non riuscì a succedergli malgrado controllasse l'Arsenale di Venezia.

Anche se la cospirazione non riuscì a portare durabilmente Venezia sotto il controllo dei Templari, questi ne usarono le risorse per trovare una Mela dell'Eden e a portarla a Venezia, come predetto nella profezia del Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad.

Antefatto

Ezio: Ci sono ancora altri che devo trovare. Stanno già piantando i loro artigli nel cuore di Venezia.
Lorenzo: No! La bella Venezia... Allora è li che deve condurti il tuo viaggio.
―Ezio Auditore a Lorenzo de' Medici[src]

Dopo essere diventato Gran Maestro del Rito romano dell'Ordine dei Templari dei Templari, Rodrigo Borgia volle estendere il controllo dell'Ordine all'Italia intera. Ideò quindi diverse congiure per mettere uomini a lui fideli al comando dei più importanti stati della penisola.[1] Il primo successo fu l'assassinio del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, nel 1476. Tuttavia, l'Assassino Giovanni Auditore da Firenze scoprì i piani dei Templari e riuscì quasi ad evitare la morte del duca.[2] Affinché non potesse contrastare la congiura ordita a Firenze dalla famiglia Pazzi, il Borgia lo fece giustiziare con i figli. L'unico superstite, Ezio Auditore da Firenze, seguì le orme del padre e riuscì a sventare la congiura, salvando la vita di Lorenzo de' Medici nel 1478 ed eliminando tutti i congiurati negli anni seguenti.[1]

Emilio Barbarigo con Rodrigo Borgia.

Durante la sua caccia ai Templari, Ezio scoprì che avevano degli alleati a Venezia, e che quindi la lista dei suoi bersagli da uccidere per vendicare il padre e i fratelli comprendeva altri nomi. Il 3 gennaio 1480 l'Assassino assistette a un incontro di Jacopo de' Pazzi con il Borgia e un Barbarigo. Jacopo cercò di discolparsi, accusando gli altri membri della congiura per spiegare il loro fallimento, ma Rodrigo lo uccise.[3] Ezio decise quindi di recarsi a Venezia per combattere il complotto tramato dai Templari nella Serenissima.[1]

Il controllo di Venezia

Il signore dei mercanti

"Sta cercando di unire i mercanti sotto un'unica egida. C'è stata una certa resistenza, anche violenta. [...] Dicono di combattere per il popolo, per la libertà e altre sciocchezze del genere."
Alvise da Vilandino parla dei piani di Emilio Barbarigo[src]

Il Templare Emilio Barbarigo, a capo della Gilda dei mercanti di Venezia, estese la sua influenza grazie al denaro che possedeva e le connessioni della sua famiglia. Emilio finanziò la creazione di una forza di polizia a Venezia, con l'obiettivo dichiarato di liberare le strade dal crimine. In realtà, Emilio usò il potere che ne derivava per diventare ancora più potente: non solo non pagava le tasse, ma controllava il governo ed eliminava i nemici.[4]

Le guardie minacciano il mercante.

Emilio usò anche i propri soldati per dominare i mercanti veneziani: monopolizzò il mercato[4] e usò la forza per colpire i mercanti che non si piegavano al suo volere. Ezio Auditore giunse a Venezia nel 1481 e assistette presto ad un esempio della dominazione di Emilio: le guardie distrussero la bancarella di un mercante che si opponeva ad Emilio, e poi lo arrestarono quando protestò, accusandolo senza fondamento di "intralcio al commercio".[5]

La resistenza contro la tirannia di Emilio fu condotta dalla Gilda dei ladri di Venezia, guidata dall'Assassino Antonio de Magianis. Un tentativo di attaccare direttamente la dimora di Emilio, il Palazzo della Seta, fu sventato dalle guardie di Emilio. I ladri riuscirono comunque a fuggire grazie all'aiuto di Ezio, che li scortò sino alla loro gilda.[6]

Ezio parla con Antonio.

Rosa e Antonio dimostrarono di conoscere le azioni di Ezio in Toscana e gli proposero un'alleanza contro Emilio, senza però rivelare al giovane Assassino che anche Antonio era un membro della confraternita. Antonio chiese ad Ezio di assistere i suoi uomini nella loro lotta contro il controllo del Barbarigo nel sestiere di San Polo.[6][7] Rosa insegnò ad Ezio il salto ascensionale, necessario per scalare la facciata del Palazzo della Seta.[8]

Ezio collaborò con Ugo, che gli chiese di liberare i ladri catturati dalle guardie di Emilio.[9] Negli anni seguenti, Antonio elaborò un piano: travestire i suoi uomini da guardie, per poi rimpiazzare le guardie di Emilio a guardia del Palazzo, permettendo ad Ezio di agire indisturbato. Ezio rubò quindi le armature necessarie per lo stratagemma.[10] Prima di agire, tuttavia, Antonio chiese ad Ezio di eliminare i ladri che avevano tradito la gilda ed erano diventati spie di Emilio.[11]

Emilio e Grimaldi nel Palazzo della Seta.

Gli Assassini passarono all'azione l'11 settembre 1485. Ezio uccise gli arcieri postati sui tetti intorno al Palazzo, affinché i ladri travestiti potessero sostituirli. Grazie all'aiuto dei ladri, che distrassero le guardie che sbarravano l'accesso al Palazzo, Ezio poté scalare i muri della Seta e raggiungere il tetto del palazzo. Lì ascoltò una conversazione tra Emilio e Carlo Grimaldi: Grimaldi rivelò ad Emilio la presenza di Ezio a Venezia e gli consigliò di fuggire e rifugiarsi altrove sino all'incontro con il Borgia che avrebbe avuto luogo tre giorni dopo, a Santo Stefano.[12]

Emilio, spaventato, si preparò a lasciare il Palazzo della Seta. Tuttavia, Ezio colpì prima che potesse fuggire. Con le sue ultime parole, Emilio sostenne che per ottenere l'ordine è necessario fare dei sacrifici. Le guardie del Palazzo furono uccise dai ladri travestiti da arcieri prima che potessero attaccare Ezio. L'Assassino aprì le porte del palazzo ai ladri. Antonio ordinò ai suoi uomini di restituire al popolo ciò che Emilio aveva rubato, e rivelò ad Ezio l'identità di Grimaldi. Ezio decise di assistere all'incontro dei Templari per scoprire i loro piani e le loro identità.[12] Dopo la morte di Emilio, il Palazzo della Seta divenne la nuova sede della gilda dei ladri di Venezia.[1]

L'avvelenamento del doge

"Il piano è questo: il Doge Mocenigo morrà stanotte. [...] Non voglio spargimenti di sangue, intesi? Deve sembrare una dipartita naturale."
―Rodrigo Borgia ai congiurati[src]

Il 14 settembre, Ezio si recò a Santo Stefano, dove Carlo Grimaldi incontrò Silvio Barbarigo. Silvio chiese a Carlo di rendere conto delle sue azioni alla corte del doge, Giovanni Mocenigo. A Carlo, membro del Consiglio dei Dieci, era stato affidato il compito di avvicinarsi a Mocenigo per influenzarlo, portandolo ad agire a favore dei Templari. Grimaldi descrisse i suoi tentativi di ingraziarsi il doge, ma Silvio derise i suoi sforzi, che non dimostravano l'utilità di Carlo come consigliere, accusandolo di non essere altro che un "sicofante". Carlo si difese e disse che in poco tempo sarebbe giunto all'obiettivo. Silvio replicò che non avevano tempo da perdere.[13]

I cospiratori sul Ponte di Rialto.

Raggiunta piazza San Marco, i due incontrarono il cugino di Silvio, Marco Barbarigo, che era accompagnato dalla sua guardia del corpo, Dante Moro. Marco apprese ai due che Emilio era stato assassinato nel suo stesso palazzo, e insistette che dovevano passare subito all'azione, e non continuare i loro tentativi di influenzare il doge. Carlo protestò, ma venne ignorato dai Barbarigo, che risero della sua pretesa di diventare doge dopo la morte di Mocenigo. I cospiratori furono raggiunti da Rodrigo Borgia, che comunicò loro la sua decisione di far eleggere Marco come nuovo doge.[13]

Rodrigo affidò a Grimaldi il compito di avvelenare Mocenigo, approfittando del suo libero accesso al Palazzo Ducale di Venezia. Il Borgia chiese poi ai Barbarigo di fornire il veleno; Silvio propose di utilizzare la cantarella, una variante dell'arsenico. Marco chiese al Gran Maestro se non fosse rischioso inplicarsi personalmente nel complotto, ma Rodrigo rispose che era necessario dopo il fallimento dei Pazzi a Firenze. Quando Silvio tentò di insultare i Pazzi, il Borgia ricordò ai veneziani che i Pazzi avevano fallito solo a causa dell'intervento di Ezio Auditore, che era nel frattempo giunto a Venezia per continuare a combattere i Templari. Dopo aver insistito sulla necessità di agire senza indugio, Rodrigo congedò i cospiratori.[13]

Ezio tornò al Palazzo della Seta per incontrare Antonio ed elaborare con lui un piano per infiltrarsi nel palazzo ducale, uccidere Grimaldi e salvare il Mocenigo. Antonio mise in guardia il confratello, avvertendolo che il palazzo era l'edificio più sorvegliato di tutta Venezia. I due Assassini tentarono di trovare un'entrata: la porta principale era pesantemente sorvegliata, e le facciate impossibili da scalare. Dal tetto della basilica di San Marco, i due Assassini udirono Grimaldi parlare con Mocenigo, tentando un'ultima volta di convincere il doge ad allearsi con i Templari. Antonio concluse che solo un uccello avrebbe potuto penetrare nel palazzo, e ad Ezio tornò in mente la macchina volante dell'amico e inventore Leonardo da Vinci.[14]

Ezio in volo sopra Venezia.

Ezio si recò quindi alla bottega di Leonardo e convinse l'amico a lasciarlo provare la macchina. Tuttavia, Ezio riuscì solo a percorrere una breve distanza, insufficiente per infiltrarsi nel palazzo. Leonardo trovò però una soluzione: accendere dei falò sui tetti di Venezia avrebbe permesso alla macchina volante di planare più a lungo, perché il loro calore avrebbe spinto la macchina verso l'alto.[15] Giunta la sera, Ezio si lanciò da una torre e sorvolò Venezia sino al Palazzo Ducale.[16]

Dopo essersi schiantato sul tetto, Ezio si infiltrò nel palazzo e raggiunse la stanza dove il doge era in compagnia di Carlo Grimaldi. L'Assassino tentò di impedire che il doge consumasse il vino avvelenato, ma era giunto troppo tardi: Carlo annunciò che il doge era già morente e fuggì nel cortile del palazzo, accusando Ezio dell'assassinio del doge. Ezio inseguì Grimaldi e lo uccise. Le ultime parole del Mocenigo, che accusava Grimaldi dell'avvelenamento, furono fraintese dalle guardie, che ne incolparono l'Assassino.[16] Ezio, ricercato come il responsabile della morte del doge, fuggì da Venezia. Come ordito dai Templari, Marco Barbarigo fu eletto doge.[17]

Il doge Templare

Antonio: Ezio, l'abbiamo già fatto una volta. E questo nuovo Doge Templare è peggiore dell'ultimo. A parte che non lascia mai il Palazzo.
Teodora: Si, tranne... stanotte. Non si perderebbe mai il Carnevale.
―Antonio e Teodora parlano con Ezio[src]

Ezio tornò a Venezia nel febbraio 1486, approfittando del Carnevale per aggirarsi incognito nella città, mascherato come il resto della folla. Si recò da Leonardo, che gli fabbricò la Pistola Celata e gli consigliò di cercare Antonio nel sestiere di Dorsoduro presso sorella Teodora.[17] Ezio trovò il confratello nel bordello La Rosa della Virtù,[18] gestito unicamente da ex suore e di cui era la matrona l'Assassina Teodora Contanto.[1] Antonio spiegò ad Ezio che sarebbe stato difficile uccidere il nuovo doge, che non lasciava mai il Palazzo Ducale. Teodora, tuttavia, fece notare che Marco Barbarigo sarebbe uscito dal palazzo per il suo lussuoso ricevimento di Carnevale. Ezio avrebbe potuto parteciparvi se avesse vinto la maschera d'oro messa in palio ai giochi di Carnevale.[19]

Gli ultimi momenti di Marco Barbarigo.

Il 15 febbraio, Ezio prese parte ai quattro giochi del Carnevale nello squero di San Trovaso e vinse tutte le sfide.[20][21][22] Tuttavia, Silvio Barbarigo corruppe l'organizzatore dei giochi, che proclamò vincitore Dante Moro, la guardia del corpo del doge.[23] Con l'aiuto delle cortigiane di Teodora, Ezio rubò la maschera d'oro e si introdusse nel ricevimento. La suora suggerì ad Ezio di assassinare il Barbarigo con la pistola celata: il rumore dello sparo sarebbe stato coperto da quello dei fuochi d'artificio. Quando il doge raggiunse la festa per dare un discorso, Ezio lo uccise.[24] Dopo la morte di Marco Barbarigo fu eletto doge suo fratello, Agostino Barbarigo, che a differenza del resto della famiglia non era un Templare.[25]

Il controllo dell'Arsenale

Antonio: Abbiamo trovato Silvio Barbarigo. È fuggito all'Arsenale.
Agostino: Ah! Fuggito? Vuoi dire che l'ha occupato con almeno duecento mercenari.
―Antonio ed Agostino parlano con Ezio[src]

Ezio, Antonio e Agostino Barbarigo.

Qualche mese dopo, Ezio si recò al Palazzo della Seta per parlare con Antonio e Agostino Barbarigo, diventato un alleato degli Assassini. Antonio era il nuovo Doge di Venezia, anche se il Comitato dei Quarantuno doveva ancora ratificare la sua nomina: la situazione era resa più difficile dal fatto che Silvio Barbarigo aveva occupato l'Arsenale di Venezia con un esercito mercenario. Quando Ezio commentò che in tal caso anche a lui serviva un esercito, Antonio gli consigliò di cercare il condottiero e Assassino Bartolomeo d'Alviano, che era impegnato a combattere contro Silvio e i suoi uomini.[25]

Giunto nel sestiere di Castello, Ezio scoprì che Bartolomeo e i suoi uomini erano stati catturati. Liberò il condottiero e lo scortò sino al suo quartier generale.[26] Mentre Bartolomeo radunava i suoi mercenari, Ezio liberò i prigionieri di Silvio.[27] L'11 luglio 1486, gli Assassini passarono all'azione. Tuttavia, anche con tutto il suo esercito pronto a combattere, Bartolomeo giudicò un assalto diretto all'Arsenale troppo rischioso. Suggerì invece di attirare fuori dalle mura dell'Arsenale gli uomini del Barbarigo, posizionando i suoi mercenari in punti strategici del sestiere. Ciò avrebbe svuotato l'Arsenale, permettendo ad Ezio di compiere l'assassinio.[28]

Gli ultimi momenti di Silvio e Dante.

Dopo aver guidato gli uomini di Bartolomeo ai loro posti, Ezio fece ritorno al quartier generale.[28] Bartolomeo gli consegnò un razzo da lanciare dalla torre più alta del sestiere per dare il segnale di inizio ai combattimenti. Dante Moro fu tra coloro che lasciarono le mura dell'Arsenale per combattere, e affrontò Bartolomeo. Tuttavia, Dante fuggì all'arrivo di Ezio.[29]

I due Assassini lo rintracciarono alle porte dell'Arsenale, dove combatterono sotto lo sguardo di Silvio Barbarigo. Vedendo che Dante stava perdendo lo scontro, Silvio ordinò a Dante di abbandonare il combattimento. Ezio lo seguì all'interno dell'Arsenale, dove scoprì che i Templari stavano per salire a bordo di una nave per lasciare Venezia, e che quindi Barbarigo non mirava al dogato. Ezio uccise Silvio e Dante, e chiese loro dove fossero diretti. Silvio rifiutò di rispondere, mentre Dante rivelò che la spedizione aveva come meta Cipro. La spedizione salpò senza il Barbarigo.[29]

Bartolomeo e i suoi uomini festeggiarono la vittoria, ma Ezio rimase turbato, non capendo quali fossero le mire dei Templari che li avevano spinti a volere il dominio di Venezia per preparare una spedizione lontana dalla città.[29]

La Mela dell'Eden

"Il Profeta apparirà quando il secondo Frutto sarà portato alla città fluttuante."
―Profezia nascosta nel Codice di Altaïr[src]

Il 24 giugno 1488, Ezio incontrò Rosa. L'Assassino era turbato dai suoi pensieri, non comprendendo quale fosse lo scopo delle congiure Templari. La donna gli rammentò che le sue azioni avevano avuto delle conseguenze positive e concrete per la città, liberata dall'influenza Templare. Rosa gli apprese inoltre che la spedizione partita due anni prima sarebbe tornata a Venezia il giorno seguente. I due vennero raggiunti da Leonardo, che voleva far parte delle sue ultime scoperte riguardo il Codice del Mentore della Confraternita levantina, Altaïr Ibn-La'Ahad.[30]

La spedizione Templare torna da Cipro.

Leonardo aveva trovato un messaggio nascosto nelle pagine del Codice, che annunciava l'apparizione di un Profeta nella "città fluttuante" quando vi fosse stato portato il "secondo Frutto". Ezio capì che la frase si riferiva ai due Frutti dell'Eden menzionati in altre pagine del Codice, che dovevano servire al Profeta per aprire una Cripta. Leonardo ipotizzò che anche i Templari, che avevano posseduto le pagine del Codice prima che Ezio le recuperasse, erano al corrente della profezia. Ezio ne concluse che tutte le congiure tramate da Rodrigo Borgia avevano come obiettivo quello di trovare la Cripta, che rinchiudeva qualcosa di molto potente.[30]

Il 25 giugno, Ezio si recò all'Arsenale per attendere l'arrivo della nave da Cipro. Notò con sorpresa la presenza dello zio Mario Auditore, ma non poté parlargli per scoprire il motivo della sua presenza in quanto doveva pedinare le guardie che trasportavano l'oggetto giunto da Cipro. Quando scoprì che il Borgia si trovava a Venezia per ricevere il carico, decise di uccidere il corriere e di prendere il suo posto per essere condotto sino al Gran Maestro.[30] Ezio tentò di controllare se nella cassa si trovasse effettivamente il Frutto, ma ne fu impedito dall'arrivo di altre guardie, giunte per scortarlo dal Borgia.[31]

Ezio si confronta con Rodrigo Borgia.

Giunti al cospetto di Rodrigo Borgia, Ezio uccise le guardie che lo avevano accompagnato. Ezio fece notare al Gran Maestro che malgrado la profezia non era apparso nessuno, ma Rodrigo rispose che era lui stesso il Profeta e reclamò il Frutto, che chiamò "Mela". I due cominciarono a combattere, e Rodrigo chiese ad Ezio come mai fosse venuto senza "tutti gli altri". Quando il giovane chiese spiegazioni, il Templare lo schernì dicendogli che non sapeva nulla, per poi chiamare in suo aiuto altre guardie.[31]

Mario Auditore giunse in soccorso del nipote, presto raggiunto da altri alleati che avevano aiutato Ezio nella sua lotta contro i Templari: il capo della gilda dei ladri fiorentina, La Volpe, Antonio de' Magianis e Bartolomeo d'Alviano. Ezio fu stupito dalla loro presenza, ma Antonio gli disse che le domande avrebbero dovuto aspettare. Quando tutte le sue guardie furono sconfitte, Rodrigo fuggì. Ezio avrebbe voluto inseguirlo, ma Teodora, che li aveva raggiunti insieme alla matrone de La Rosa Colta, Paola, lo fermò. Ezio chiese nuovamente loro perché fossero lì, e a rispondergli fu un uomo appena giunto: erano lì per ottenere la Mela e veder apparire il Profeta, così com'era stato previsto dalla profezia del Codice.[31]

La cerimonia di iniziazione di Ezio.

Ezio protestò dicendo che non era apparso nessun profeta, ma l'uomo gli rispose che non era vero: contrariamente a quanto pensavano, Ezio era lì. L'uomo si presentò come Niccolò Machiavelli, un Assassino, e rivelò inoltre che anche tutti gli altri - Paola, La Volpe, Antonio, Teodora, Bartolomeo - erano Assassini. Davanti allo stupore di Ezio, Mario gli disse che lo avevano guidato per anni, preparandolo affinché potesse entrare definitivamente a far parte dell'Ordine degli Assassini.[31]

La sera stessa, gli Assassini si riunirono in cima ad un campanile nei pressi del ponte di Rialto, dove Ezio fu iniziato ufficialmente nella Confraternita, dopo più di dieci anni di lotta contro i loro nemici.[31]

Conseguenze

Leonardo: Non deve mai cadere nelle mani sbagliate. Le menti instabili ne sarebbero soggiogate.
Ezio: Sicuro. E lo Spagnolo non si placherà pur di impossessarsene.
―Leonardo ed Ezio dopo aver esaminato la Mela[src]

La Mela attivata nella bottega di Leonardo.

Gli Assassini fecero studiare la Mela dell'Eden a Leonardo da Vinci. Quando Ezio toccò il Frutto, la Mela si attivò con una luce abbagliante, stupendo i presenti. Gli Assassini decisero di nascondere la Mela per tenerla fuori dalle mani di Rodrigo Borgia, e Mario propose di custodirla a Forlì, città governata dalla loro alleata, la contessa Caterina Sforza.[32]

Tuttavia, il Borgia aveva appreso la presenza degli Assassini e assoldò i fratelli Checco e Ludovico Orsi per attaccare la città.[32] Durante lo scontro, Ezio affidò la Mela a Caterina,[33] ma approffittando della sua assenza Checco Orsi attaccò la Rocca di Ravaldino e si impossessò del Frutto. Ezio partì sulle sue tracce e lo assassinò, ma fu lui stesso ferito: Girolamo Savonarola, che aveva udito i fratelli Orsi parlare della Mela, se ne impossessò.[34] Il monaco usò la Mela per imporre una teocrazia a Firenze, un periodo noto come il Falò delle Vanità, sino a quando Ezio non recuperò il Frutto nel 1498.[35]

L'anno successivo, il 28 dicembre 1499, Ezio Auditore si infiltrò nel Vaticano dove confrontò il Gran Maestro Rodrigo Borgia, nel frattempo eletto papa e in possesso dello Scettro Papale, uno dei Bastoni dell'Eden. Usando i due Frutti, Ezio aprì la porta della Cripta Vaticana, così come predetto nel Codice, e ricevette un messaggio dall'Isu Minerva.[36]

Agostino Barbarigo ebbe un lungo regno come doge: se da un lato la Repubblica ebbe dei successi militari nell'Italia settentrionale, espandendo i suoi Domini di Terraferma e scacciando il re Carlo VIII di Francia dalla penisola, dall'altro perse la guerra turco-veneziana, che vide la conquista da parte dell'impero ottomano di Lepanto, Modone e Corone.[37]

Agostino Barbarigo nel 1501.

La confraternita lasciò la Serenissima nelle sue mani grazie alla sua promessa di non allearsi con i Templari; tuttavia, Agostino fu corrotto dal potere e dai Borgia. Gli Assassini decisero quindi di eliminarlo: il compito fu assegnato alla squadra di Francesco Vecellio. Agostino ricevette quattro lettere di minaccia: la prima conteneva un semplice insulto, mentre la seconda lo avvertiva che dei "vecchi amici" erano tornati a riscuotere un debito. La terza gli consigliò di tenere d'occhio il cielo, che gli sarebbe presto caduto addosso; ciò lo rese paranoico. La quarta conteneva un semplice "addio". Le lettere erano state avvelenate da Tessa Varzi: Agostino si ammalò e morì il 20 settembre 1501. Gli Assassini si assicurarono che il suo successore fosse messo in guardia facendogli sapere delle alleanze del Barbarigo.[38]

Galleria

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 Assassin's Creed II
  2. Assassin's Creed: Lineage
  3. Assassin's Creed II - Con amici così...
  4. 4,0 4,1 Assassin's Creed II - Database: Emilio Barbarigo
  5. Assassin's Creed II - Benvenuto
  6. 6,0 6,1 Assassin's Creed II - Resterà il segno
  7. Assassin's Creed II - Elementi base
  8. Assassin's Creed II - Guarda e impara
  9. Assassin's Creed II - Evasione
  10. Assassin's Creed II - Stratagemma
  11. Assassin's Creed II - I panni sporchi...
  12. 12,0 12,1 Assassin's Creed II - Tutto passa
  13. 13,0 13,1 13,2 Assassin's Creed II - Parenti serpenti
  14. Assassin's Creed II - Se alla prima non va...
  15. Assassin's Creed II - Chi non risica, non rosica
  16. 16,0 16,1 Assassin's Creed II - Battesimo dell'aria
  17. 17,0 17,1 Assassin's Creed II - Sapere è potere
  18. Assassin's Creed II - Damigelle in pericolo
  19. Assassin's Creed II - La suora saggia
  20. Assassin's Creed II - Sono partiti!
  21. Assassin's Creed II - Bandiera
  22. Assassin's Creed II - Nastro annodato
  23. Assassin's Creed II - I bari fanno una brutta fine
  24. Assassin's Creed II - Esplosioni!
  25. 25,0 25,1 Assassin's Creed II - Una svolta spiacevole
  26. Assassin's Creed II - Combattente in gabbia
  27. Assassin's Creed II - Non si lascia nessuno indietro
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  29. 29,0 29,1 29,2 Assassin's Creed II - Due piccioni con una lama
  30. 30,0 30,1 30,2 Assassin's Creed II - Bisogna saper aspettare
  31. 31,0 31,1 31,2 31,3 31,4 Assassin's Creed II - Adattarsi
  32. 32,0 32,1 Assassin's Creed II - Un caldo benvenuto
  33. Assassin's Creed II - Il padrino
  34. Assassin's Creed II - La pelle dell'Orsi
  35. Assassin's Creed II - Il Falò delle Vanità
  36. Assassin's Creed II - Nella tana del lupo
  37. Assassin's Creed II - Database: Agostino Barbarigo
  38. Assassin's Creed: Project Legacy - Roma: Capitolo 3 - Francesco Vecellio

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