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"Per te è finita ormai, Lorenzo! Tutta la tua famiglia è destinata a perire per mano mia!"
―Francesco de' Pazzi minaccia Lorenzo de' Medici[src]

La congiura dei Pazzi fu un tentativo di rovesciare la famiglia Medici, che governava Firenze e la sua repubblica, ad opera della rivale famiglia Pazzi e i loro alleati, membri dell'Ordine dei Templari e guidati da Rodrigo Borgia, con il tacito sostegno di altri stati italiani.

Dopo anni di preparativi, i cospiratori attaccarono Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano il 26 aprile 1478 davanti alla cattedrale Santa Maria del Fiore, dando inizio ad una giornata di scontri tra i Palleschi, sostenitori dei Medici, e le forze dei Pazzi. Giuliano fu ucciso, ma Lorenzo fu salvato dall'intervento dell'Assassino Ezio Auditore da Firenze, che pose fine ai combattimenti uccidendo Francesco de' Pazzi la notte stessa mentre tentava di attaccare Palazzo della Signoria.

Il popolo fiorentino manifestò il proprio sostegno per i Medici e si rivoltò contro i congiurati, che fuggirono da Firenze. La vendetta di Lorenzo si abbatté sui Pazzi e i loro alleati, e i principali membri della congiura furono uccisi nei due anni seguenti da Ezio Auditore.

Lorenzo de' Medici continuò a governare Firenze sino alla morte.

Antefatto[]

"Con la morte del duca di Milano, Lorenzo de' Medici perde un potente alleato. Sono certo che i nemici del mio signore stanno tramando la mossa successiva. La morte di Sforza non è stata la fine. Era solo l'inizio."
―Giovanni Auditore riflette sui piani dei Templari[src]

La famiglia Medici accrebbe la propria influenza a Firenze grazie al suo banco, che fu nel XV secolo il più grande d'Europa. Dopo essere stato richiamato dall'esilio nel 1434, Cosimo de' Medici divenne di fatto il signore di Firenze,[1] benché non ricoprisse alcuna carica nella Repubblica fiorentina: anche se le instituzioni repubblicane perdurarono, solo gli alleati della famiglia ricoprivano le cariche di Priori e Gonfaloniere.[2] Oltre al controllo delle posizioni di potere, i Medici assicurarono il proprio potere con il ricorso alla corruzione, a strategie matrimoniali e quando necessario alle minaccie.[3]

Cosimo trasmise il potere al figlio Piero, che morì nel 1469. Gli succedettero i figli Lorenzo e Giuliano. Nei fatti, il vero signore fu Lorenzo, benché fosse solo ventenne quando arrivò al potere. Lorenzo era un abile diplomatico;[3] uno dei suoi principali alleati era il duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza.[4] Lorenzo aveva inoltre come fidele amico l'Assassino Giovanni Auditore da Firenze.[5]

Lo Sforza, tuttavia, fu assassinato da tre sicari il 26 dicembre 1476, malgrado i tentativi di salvarlo messi in atto da Lorenzo.[4] Il Medici chiese quindi a Giovanni Auditore di indagare: l'Assassino concluse che la morte di Galeazzo Maria non era dovuta al malcontento verso il governo del duca, ma era bensì parte di un piano più vasto. Tra le persone coinvolte si trovava il nobile fiorentino Francesco de' Pazzi, che Giovanni fece arrestare dal Gonfaloniere Uberto Alberti.[6] Ulteriori indagini lo portarono alla conclusione che l'intera famiglia Pazzi facesse parte dell'Ordine dei Templari, e che una vasta cospirazione fosse stata ordita da nobili di diverse città, tra cui Roma, Venezia e Forlì.[7]

Giovanni, tuttavia, non poté mai comunicare tali scoperte a Lorenzo: i Templari corruppero il Gonfaloniere Alberti e fecero condannare a morte Giovanni insieme ai figli Federico e Petruccio. L'unico superstite, Ezio Auditore da Firenze, uccise Alberti e poi fuggì a Monteriggioni con la madre e la sorella presso lo zio Mario Auditore.[5]

L'elaborazione della congiura[]

Il risentimento dei Pazzi e i piani del Borgia[]

"Le alleanze degli uomini sono molto fragili. Persino le città cambiano di mano facilmente come il denaro. [...] Firenze è debole. Ora possiamo trarne vantaggio."
―Rodrigo Borgia al papa[src]

Nell'ultimo quarto del XV secolo, il Gran Maestro del Rito romano dei Templari, il cardinale Rodrigo Borgia, ordì diverse cospirazioni per prendere il controllo degli stati italiani: a tal fine si alleò con delle famiglie nobili che ambivano ad ottenere il potere con ogni mezzo necessario.[5] A Firenze, Rodrigo sostenne le pretese della famiglia Pazzi. Molti membri della famiglia odiavano i Medici: in particolare, Francesco de' Pazzi non sopportava che le famiglie nobili come la sua dovessero inchinarsi davanti a dei ricchi borghesi. Rodrigo suggerì, piuttosto che provare a competere in ambito finanziario con i Medici, che i Pazzi eliminassero semplicemente i loro avversari per prendere il loro posto.[8]

Si unirono alla congiura il patriarca della famiglia, Jacopo de' Pazzi, e il figlio di Francesco, Vieri.[5] Jacopo non voleva uccidere personalmente i Medici, e così reclutò dei sicari: Bernardo Baroncelli, che odiava i Medici a causa dell'esilio di un cugino, Stefano da Bagnone, un sadico sacerdote che torturava i nemici dei Templari, e Antonio Maffei, che incolpava Lorenzo delle violenze occorse durante il sacco di Volterra. L'ultimo membro della congiura fu l'arcivescovo di Pisa, Francesco Salviati, dopo che la sua nomina ad arcivescovo di Firenze fu ostacolata da Lorenzo.[9]

Rodrigo Borgia ottenne inoltre il sostegno di papa Sisto IV, convincendolo che dopo la morte di Sforza era ormai possibile attaccare i Medici. Il papa finse di rifiutare il suo sostegno, perché non poteva apertamente approvare della morte di Lorenzo, ma dichiarò che la sua principale preoccupazione era il bene della Repubblica fiorentina e che per mantenere l'ordine era pronto ad offrire un supporto spirituale e militare.[4] Anche il nipote del papa Girolamo Riario, signore di Forlì nonché un Templare, si unì alla congiura.[5]

Preparativi di guerra[]

Vieri: E quell'ubriacone di Mario? Continua a impegnare le mie forze e finirà per scoprire i nostri intenti. [...]
Rodrigo: Avremo tutto il tempo di liberarci dei rifiuti una volta finito.
―Vieri e Rodrigo parlano di Mario Auditore[src]

I Templari cominciarono ad assemblare un esercito a San Gimignano, equipaggiandolo con armi fornite dalla veneziana famiglia Barbarigo.[10] Le loro forze, sotto il comando di Vieri de' Pazzi, si scontrarono con i mercenari comandati da Mario Auditore per più di un anno.[11]

I Pazzi con il Borgia.

Il 14 aprile 1478, i Pazzi si riunirono a San Gimignano per un incontro con il Gran Maestro. Rodrigo Borgia assegnò a ciascuno un ruolo: Vieri avrebbe avuto la responsabilità di coordinare i mercenari, Francesco avrebbe preso il comando delle forze a Firenze e deciso quando colpire, e Jacopo avrebbe calmato i fiorentini dopo la morte dei Medici. Vieri era preoccupato a causa degli scontri con Mario Auditore e temeva che l'Assassino avrebbe scoperto i loro piani, e propose quindi di eliminarlo. Il Borgia decise che se ne sarebbero occupati dopo il successo della congiura. Dopo la fine dell'incontro Rodrigo, Jacopo e Francesco lasciarono la città.[12]

La stessa notte, tuttavia, Mario Auditore attaccò San Gimignano per eliminare Vieri de' Pazzi, accompagnato dal nipote Ezio che aveva deciso di giungersi a lui. Le due forze di mercenari si scontrarono nelle vie della città. Ezio si diresse verso le mura dove si trovava Vieri, e combatté contro le sue forze per raggiungerlo. I due nemici combatterono, ed Ezio ebbe la meglio sul suo avversario. Mentre Vieri era in punto di morte, Ezio gli chiese quale fosse il loro piano, ma il Templare rifiutò di confessare.[12]

Dopo la vittoria a San Gimignano, gli Auditore fecero ritorno a Monteriggioni, dove Ezio decise di continuare l'opera di suo padre e di combattere come un Assassino per vendicare la morte dei familiari. Il suo nuovo bersaglio era Francesco de' Pazzi, per fermare i suoi piani contro Firenze. Ezio fece quindi ritorno alla città natale.[13]

Incontro nelle catacombe[]

"Signori, domani un nuovo sole sorgerà su Firenze."
―Rodrigo Borgia ai congiurati[src]

Ezio arrivò a Firenze il 25 aprile e si recò nella bottega dell'amico Leonardo da Vinci, a cui chiese di decifrare alcune pagine del Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad, grazie alle quali l'artista poté fabbricare una seconda Lama celata per l'Assassino. Ezio chiese poi all'amico se potesse aiutarlo a trovare un modo di avvicinarsi furtivamente al suo bersaglio. Leonardo, sottovoce, gli consigliò di cercare una "volpe" a Mercato Vecchio, tra i ladri.[14] Ezio seguì il consiglio dell'amico e cercò un ladro grazie all'occhio dell'aquila. Il ladro tuttavia lo derubò e corse via, attirando Ezio sui tetti, dove il giovane incontrò l'uomo che cercava, noto semplicemente come "La Volpe".[15]

Ezio incontra La Volpe.

La Volpe si vantò di sapere tutto sulla città, motivo per cui Ezio l'aveva cercato. Tuttavia, il capo della gilda dei ladri di Firenze non rivelò al giovane che era anche lui un Assassino. Quando Ezio chiese informazioni su Francesco, La Volpe gli rispose che girava voce di una carovana giunta da Roma, e di un convegno segreto al tramonto. Non solo La Volpe sapeva dove avrebbe avuto luogo, ma si offrì anche di accompagnare Ezio.[15] Ezio seguì il ladro sino a Santa Maria Novella, dove La Volpe gli indicò come accedere alle catacombe sotto la chiesa, da dove avrebbe potuto osservare l'incontro.[16]

Ezio attivò un'entrata segreta e esplorò le catacombe, dove incontrò delle guardie fedeli ai Pazzi. Dopo averle eliminate, trovò un'apertura da dove osservare non visto la riunone dei Templari. Oltre a Francesco e Jacopo de' Pazzi erano presenti Stefano da Bagnone e Bernardo Baroncelli. Quest'ultimo presentò agli altri tutte le armi che avevano ricevuto per equipaggiare i propri uomini. Furono poi raggiunti da Rodrigo Borgia, che comunicò loro la benedizione del papa. Francesco indicò che erano pronti a colpire il mattino seguente, quando i Medici si sarebbero recati al Duomo. L'assenza di Giuliano de' Medici aveva già costretto i congiurati a cambiare i loro piani in precedenza, al punto che Baroncelli propose di assicurarsi che fosse ben presente in chiesa.[17]

I congiurati nelle catacombe.

Mentre Francesco era sicuro che i Medici non sospettassero di nulla, Jacopo era più prudente, facendo notare l'assassinio di Vieri come esempio della minaccia dei loro nemici. Francesco insistette che nulla avrebbe ostacolato i loro piani. Il Borgia pose dunque fine all'incontro. Ezio cercò l'uscita delle catacombe, e si imbatté nella tomba dell'Assassino Darius, che conteneva uno dei sigilli degli Assassini.[17]

Ezio incontrò poi nuovamente La Volpe sulle rive dell'Arno. Il giovane gli spiegò che i Pazzi avrebbero colpito i Medici il giorno seguente al Duomo. La Volpe capì con sorpresa che i congiurati intendevano attaccare il signore di Firenze durante la messa. Ezio gli disse che la folla gli avrebbe permesso di avvicinarsi a Francesco de' Pazzi per eliminarlo e fermare la congiura. La Volpe era preoccupato dall'eventualità che i Pazzi prendessero il potere, ma Ezio lo rassicurò che non sarebbe successo.[17]

Il tentato colpo di stato[]

Attacco al Duomo[]

Lorenzo: Infame! Omicida! Ti ucciderò!
Francesco: Te la sei cercata, Lorenzo! Ora morirai, non hai scampo!
―Lorenzo de' Medici e Francesco de' Pazzi durante il loro scontro[src]

Bagnone e Maffei attaccano Lorenzo.

Il mattino seguente, domenica 26 aprile 1478, Ezio si recò a Santa Maria del Fiore per eliminare Francesco. I congiurati responsabili dell'attacco erano già presenti tra la folla quando arrivò la famiglia Medici: Lorenzo con la moglie, e Giuliano con un'amante. Prima che Ezio potesse intervenire, i Templari attaccarono: Francesco de' Pazzi indicò agli altri i loro bersagli. Baroncelli sferrò il primo colpo, ferendo Giuliano alla gola, seguito subito dopo da Francesco. Lorenzo tentò subito di intervenire, ma fu colpito alle spalle da Stefano da Bagnone e Antonio Maffei. Francesco si infierì sul cadavere di Giuliano, colpendolo selvaggiamente al punto di ferirsi da solo.[18]

Nel frattempo, Lorenzo aveva sfoderato la spada, riuscendo a mettere in fuga i propri assalitori. Francesco gli si lanciò contro, promettendo di ucciderlo. I due combatterono davanti alle porte del Duomo, promettendosi mutualmente la morte, mentre Ezio eliminò tutte le guardie dei Pazzi che combattevano a fianco del loro signore. Rimasto solo e ferito, Francesco fuggì. Ezio rimase a fianco di Lorenzo, per difenderlo da altre guardie dei Pazzi.[18]

Lorenzo chiede l'aiuto di Ezio.

Lorenzo ringraziò Ezio per avergli salvato la vita, e gli gli chiese di aiutarlo a raggiungere un posto sicuro piuttosto che di mettersi immediatamente sulle tracce di Francesco. Ezio scortò dunque il signore di Firenze per le strade della città, divenute un campo di battaglia dove si affrontavano le guardie dei Medici e quelle dei Pazzi. Lorenzo, infuriato, promise di eliminare Francesco e la sua famiglia. I due furono attaccati dai nemici, ma riuscirono ad eliminarli e raggiunsero Palazzo Medici, dove furono accolti da Poliziano.[18]

Quando l'Assassino fece per partire, Lorenzo chiese ad Ezio perché il giovane l'avesse aiutato. Ezio rispose che anche lui aveva visto morire un fratello per mano dei Pazzi e si presentò. Lorenzo lo riconobbe subito come il figlio di Giovanni. In quel momento arrivò una guardia per annunciare che i Pazzi stavano tentando di penetrare nel Palazzo della Signoria. Poliziano si preoccupò immediatamente per i loro alleati nella Signoria, temendo che i Pazzi volessero ucciderli per sostituirli con i loro uomini. Lorenzo chiese quindi ad Ezio di eliminare Francesco de' Pazzi.[18]

Assalto al palazzo della Signoria[]

"Ancora tu?! Perché non sei morto? Uomini! Massacratelo! [...] Che cosa credi di dimostrare? Che sei un servo fidele di quel cane di Lorenzo? La morte sarà la tua ricompensa!"
―Francesco schernisce Ezio[src]

Francesco de' Pazzi si mise alla testa degli uomini che attaccavano il palazzo della Signoria, cercando di entrare dal resto del palazzo. Francesco salì in cima al palazzo, da dove osservò i combattimenti sottostanti nella piazza della Signoria. Quando vide Ezio arrivare, Francesco si credette al sicuro, protetto dalle sue guardie, e ordinò loro di uccidere l'Assassino.[19]

Le guardie dei Pazzi, tuttavia, non furono in grado di resistere al giovane Assassino, che le eliminò e raggiunse il tetto del palazzo della Signoria. Impaurito, Francesco saltò in un carro di fieno e tentò di fuggire nelle strade della città. Ezio lo rincorse, lo raggiunse e lo assassinò. Ezio disse a Francesco che Firenze lo avrebbe giudicato per le sue azioni. Francesco rimpianse che tutto fosse finito, ed Ezio commentò che è meglio essere felici nella vita che aspirarlo ad esserlo nell'aldilà.[19]

La folla davanti al palazzo della Signoria.

Dopo la fine degli scontri, una folla si radunò a piazza della Signoria, scandendo "Libertà!". Jacopo de' Pazzi tentò di approfittarne, innenggiando anche lui alla libertà del popolo. Tuttavia, proprio in quel momento il cadavere nudo di Francesco venne impiccato dalle mura del palazzo della Signoria dalle guardie dei Medici, che celebravano la loro vittoria. Jacopo, impaurito e capendo che la congiura era fallita, fuggì subito da Firenze.[19]

Gli altri congiurati fecero lo stesso, dopo aver capito che il popolo era largamente dalla parte dei Medici. Per evitare di essere linciato dalla folla l'arcivescovo Salviati, che aveva condotto le truppe all'interno della città,[9] scambiò le proprie vesti con quelle di un cittadino, che fu ucciso al suo posto.[20]

La caccia ai congiurati[]

Ezio: Giungo da Firenze dove il Magnifico mi ha chiesto di occuparmi di alcune faccende in sospeso. Sto cercando Jacopo de' Pazzi.
Mario: Ah! Non mi dire! Noi non facciamo altro da giorni.
Ezio: Allora forse ciò che possiedo aiuterà entrambi: un elenco di altri cospiratori. Uno di essi parlerà, prima di morire.
—Ezio a Mario dopo il suo ritorno a Monteriggioni[src]

Lorenzo de' Medici parla con Ezio.

Quando la pace fu tornata a Firenze, Ezio incontrò Lorenzo de' Medici sul Ponte Vecchio. Lorenzo spiegò all'Assassino che la lunga alleanza tra i Medici e gli Auditore era cominciata nel 1455, quando Giovanni Auditore aveva salvato la sua vita dopo che un giovane Lorenzo era caduto nell'Arno. Lorenzo chiese poi perdono per non essere riuscito a salvare Giovanni e i fratelli di Ezio. L'Assassino gli rispose che la colpa era solamente dei Pazzi, e che per questo voleva trovare ed uccidere Jacopo.[21]

Lorenzo rimpianse che Jacopo fosse fuggito prima che potesse essere arrestato; il governo della Signoria non aveva nessuna informazione su dove si fosse nascosto, né dove si trovassero gli altri congiurati. Lorenzo diede ad Ezio i loro nomi: Antonio Maffei, l'arcivescovo Francesco Salviati, Stefano da Bagnone e Bernardo Baroncelli. Ezio disse che avrebbe chiesto l'assistenza di suo zio, che aveva degli uomini nella campagna toscana. Prima di congedarsi, Lorenzo consegnò a l'Assassino una pagina del Codice di Altaïr, trovata tra le carte di Francesco de' Pazzi.[21] Grazie a questa pagina, Leonardo da Vinci poté costruire una Lama Avvelenata per Ezio.[22]

Ezio discute dei suoi bersagli con lo zio Mario.

Ezio fece poi ritorno a Monteriggioni, dove consegnò a Mario la lista dei congiurati e la pagina del Codice. Mario inviò immediatamente delle spie alla ricerca dei quattro uomini, che non avevano le stesse risorse di Jacopo per nascondersi e sarebbero stati più facili da trovare. Ezio sperava che in punto di morte uno di loro avrebbe rivelato la posizione di Jacopo. Mario lesse poi la pagina del Codice, e una frase attirò la sua attenzione: "Solo il Profeta può aprirla". Tuttavia, senza le altre pagine del Codice gli Assassini non avrebbero trovato risposte alle loro domande, e Mario chiese quindi al nipote di continuare a cercarle.[23]

Mario insegnò poi nuove mosse ad Ezio nell'arena: il giovane imparò a schivare e a disarmare gli avversari. Quando le spie di Mario ebbero trovato i quattro bersagli, Mario ordinò ai suoi uomini di non colpire e di aspettare l'arrivo di Ezio, che si sarebbe occupato personalmente degli assassinii.[23]

Antonio Maffei[]

Francesco Salviati[]

Bernardo Baroncelli[]

Stefano da Bagnone[]

Jacopo de' Pazzi[]

Altri congiurati[]

Conseguenze[]

"Francesco de' Pazzi! Lo ucciderò! Spazzerò via da questa città tutta la sua famiglia! Verranno annientati!"
―Lorenzo de' Medici promette di vendicarsi[src]

Curiosità[]

Galleria[]

Note[]

  1. Assassin's Creed II - Database: Firenze
  2. Assassin's Creed II - Database: Palazzo della Signoria
  3. 3,0 3,1 Assassin's Creed II - Database: Lorenzo de' Medici
  4. 4,0 4,1 4,2 Assassin's Creed: Lineage
  5. 5,0 5,1 5,2 5,3 5,4 Assassin's Creed II
  6. Assassin's Creed II - Database: Da: Giovanni Auditore 1
  7. Assassin's Creed II - Database: Da: Giovanni Auditore 4
  8. Assassin's Creed II - Database: Francesco de' Pazzi
  9. 9,0 9,1 Assassin's Creed II - Database: Congiurati dei Pazzi
  10. Assassin's Creed II - Con amici così...
  11. Assassin's Creed II - La pratica rende perfetti
  12. 12,0 12,1 Assassin's Creed II - Tutto torna
  13. Assassin's Creed II - Cambiamento di piani
  14. Assassin's Creed II - Teoria e pratica
  15. 15,0 15,1 Assassin's Creed II - Caccia alla Volpe
  16. Assassin's Creed II - Ci si vede là
  17. 17,0 17,1 17,2 Assassin's Creed II - Conciliabolo segreto
  18. 18,0 18,1 18,2 18,3 Assassin's Creed II - Lupi travestiti da agnelli
  19. 19,0 19,1 19,2 Assassin's Creed II - Addio Francesco
  20. Assassin's Creed II - Database: Villa Salviati
  21. 21,0 21,1 Assassin's Creed II - Quattro bersagli
  22. Assassin's Creed II - Una lama che punge
  23. 23,0 23,1 Assassin's Creed II - Manovre evasive

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