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"Non vi serve nessuno che vi dica cosa fare; né Savonarola, né i Medici. Siamo liberi di seguire la nostra strada. Alcuni vorranno rubarvi questa libertà, e molti di voi ci rinuncerebbero volentieri. Ma è la facoltà di scegliere ciò che riteniamo giusto a renderci uomini."
―Ezio Auditore da Firenze ai cittadini di Firenze, 1498[src]

La Confraternita italiana degli Assassini è stato il ramo degli Assassini operante nei territori della penisola italiana, ramo maggiore dell'Ordine in Europa durante il Rinascimento.

Il ramo italiano dell'Ordine fu fondato dai fratelli Niccolò e Maffeo Polo, che erano stati addestrati dal Mentore della Confraternita levantina degli Assassini, Altaïr Ibn-La'Ahad. Di ritorno in Italia stabilirono una gilda a Venezia nel 1269, e recrutarono altri membri, tra cui Niccolò Polo, Dante Alighieri e Domenico Auditore. Dopo la morte dei Polo, Domenico si stabilì nel borgo toscano di Monteriggioni, che divenne la nuova base della Confraternita. Gli Auditore espansero l'Ordine in tutta la penisola, e si dedicarono alla ricerca delle pagine del Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad, e dei Frutti dell'Eden menzionati dalla "Profezia" del Codice.

Continuando una lunga lotta, gli Assassini si opposero ai Templari che nel XV secolo, sotto la guida del Gran Maestro Rodrigo Borgia, tentarono di controllare l'Italia intera. I piani del Borgia furono sventati grazie ad Ezio Auditore da Firenze e i suoi confratelli, che fecero fallire le congiure Templari a Firenze e a Venezia. Malgrado le sconfitte, il Borgia fu eletto papa e utilizzò l'esercito dello Stato Pontificio per fare la guerra agli stati italiani.

Nel 1499, il Profeta Ezio Auditore ricevette un messaggio dell'Isu Minerva nella Cripta Vaticana. Rodrigo Borgia, avendo visto i suoi sogni infranti, rinunciò a continuare a combattere gli Assassini. Venne quindi sostituito alla guida dei Templari dal figlio Cesare Borgia, che nel 1500 attaccò Monteriggioni. Gli Assassini trasferirono la loro sede a Roma, nel covo dell'Isola Tiberina, e tra il 1500 e il 1503 distrussero le basi del potere Templare, liberando la città.

L'inizio del XVI secolo fu un periodo di grande espansione per la confraternita italiana: gli apprendisti reclutati da Ezio Auditore svolsero missioni in tutta l'Europa per combattere i Templari, stringendo alleanze con molti sovrani. Gli Assassini italiani furono anche attivi in India, nell'impero Ottomano e nelle Americhe.

Nel 2000, come il resto della Confraternita, gli Assassini italiani furono quasi distrutti dai Templari durante la Grande Purga. Delle gilde isolate continuarono ad esistere: nel 2012, Adriano Maestranzi ne guidava una a Firenze.

Storia

Presenza anteriore

Gli Assassini furono presenti nella penisola italiana sin dall'Antichità. Aya, fondatrice degli Occulti insieme al marito Bayek, reclutò a Roma dei senatori che si opponevano alla dittatura di Gaio Giulio Cesare, capo dell'Ordine degli Antichi. Quaranta senatori, tra cui Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, assassinarono Cesare il 15 marzo 44 a.C.[1]

Nel 41 d.C., l'Occulto Leonius uccise l'imperatore Caligola con un pugnale.[2]

Più tardi, gli Occulti operanti nell'impero romano usarono il nome di Liberalis Circulus.[3]

Fondazione

Altaïr: Dunque, ora dove andrete?
Niccolò: Tornerò a Costantinopoli per un poco. Vi stabilirò una gilda prima di far ritorno a Venezia.
―Altaïr e Niccolò Polo a Masyaf[src]

Altaïr consegna il Codice ai Polo.

Nel 1257, Niccolò Polo e il fratello Maffeo vennero invitati a Masyaf, sede degli Assassini nel Levante, da Darim Ibn-La'Ahad, figlio del Mentore Altaïr Ibn-La'Ahad. Dopo averli addestrati perché diventassero Assassini, l'anziano Mentore affidò loro il compito di fondare nuove gilde e di custodire il suo Codice. Inoltre consegnò loro le chiavi della sua biblioteca, che dovevano anche servire a trasmettere un messaggio, sotto forma dei ricordi dei principali momenti della vita di Altaïr, al "Profeta".[4][5]

Quando i Mongoli attaccarono la fortezza, i Polo lasciarono Masyaf. Vennero tuttavia attaccati da una pattuglia mongola e persero il Codice. In seguito si recarono a Costantinopoli, dove fondarono un nuovo ramo dell'Ordine l'anno seguente. Nel 1259, i Polo si recano nell'impero Mongolo alla ricerca del Codice, ma non lo trovarono.[4]

Tornati a Venezia nel 1269, i Polo fondarono il ramo italiano dell'Ordine. Uno dei primi Assassini fu Marco Polo, il figlio di Niccolò.[2] In seguito, i tre si recarono nuovamente in Cina: nel 1275 Marco riuscì a recuperare il Codice, che si trovava a Shangdu.[6] Gli Assassini tornarono in Italia, portando con loro il Codice, nel 1295.[2]

Nascita degli Auditore

"Ben presto fui in grado di lasciarmi alle spalle ogni legge e illusione. Compresi che l'umanità viene sfruttata dai potenti, e che noi, gente del popolo, meritiamo la libertà."
―Domenico Auditore sugli insegnamenti di Dante[src]

Marco Polo affidò poi il Codice ad un altro Assassino, Dante Alighieri. Successivamente, Dante cominciò ad addestrare un giovane, che avrebbe poi assunto il nome di Domenico Auditore, figlio di un Assassino. Era previsto che Domenico accompagnasse Dante in Spagna, dove il poeta avrebbe potuto mettere al sicuro il Codice, ma i Templari uccisero Dante prima che potesse partire, nel 1321.[2] Domenico partì quindi per la Spagna da solo, ma venne attaccato da pirati assoldati dai Templari nel porto di Otranto. Per evitare che il Codice cadesse in mano loro, Domenico ne disseminò le pagine nelle casse di mercanzia che aveva attorno.[2]

Sia Marco Polo che il padre di Domenico vennero uccisi nel 1324. Utilizzando il denaro offertogli da Marco, Domenico si recò a Firenze e prese lezioni di architettura, letteratura e musica per fingersi un nobile fiorentino. Scelse come nome di famiglia Auditore. In seguito acquistò e ristrutturò una villa nel borgo di Monteriggioni. La villa, che sarebbe diventata Villa Auditore, divenne la nuova base dell'Ordine in Italia. Successivamente Domenico, insieme al figlio Renato, si dedicò alla lotta contro i Templari e alla ricerca del Codice. In un momento imprecisato della sua vita, Domenico entrò in possesso dell'armatura di Altaïr, che nascose nel Santuario fatto costruire sotto la villa per onorare la memoria dell'Ordine degli Assassini. La grata che proteggeva l'armatura si sarebbe sollevata soltanto quando nei piedistalli delle altre sei statue fossero stati posizionati i rispettivi sigilli, nascosti nelle tombe degli Assassini sparse in diverse città italiane.[2]

Gli Assassini esaminano la Sindone.

Nel XIV secolo, gli Assassini sottrassero ai Templari un antico artefatto noto come Sindone. Un Auditore scelse poi di nascondere il Frutto dell'Eden nel borgo di Monteriggioni in quanto reputato un luogo ben protetto.[7][8]

La Confraternita continuò a crescere e nel 1454 era già estesa. Non tutti i suoi membri vivevano a Monteriggioni, governata da Mario Auditore: ad esempio il fratello di Mario, Giovanni, viveva a Firenze. Sempre in quell'anno, Mario ed altri membri della Confraternita definirono insieme nuovi bersagli, sapendo che ogni morte avrebbe influenzato l'equilibrio politico italiano. In quell'anno, inoltre, i fiorentini attaccarono la città. Interrogando una spia catturata, Mario scoprì che stavano cercando la Sindone. L'Assassino recuperò l'antico artefatto nei sotterranei sotto Monteriggioni e lo affidò al fratello Giovanni per farlo nascondere in un luogo più sicuro.[8]

Nel 1458, Giovanni difese davanti a un tribunale una giovane donna, Paola, accusata dell'omicidio di una guardia cittadina. La donna vinse la causa per legittima difesa, e successivamente si unì agli Assassini, fondando il bordello La Rosa Colta. Anche il capo della gilda dei ladri di Firenze, noto solo come La Volpe, faceva parte dell'Ordine.[2] Giovanni si alleò con la potente famiglia Medici, che governava la Repubblica fiorentina: era infatti intimo amico di Lorenzo de' Medici, per cui lavorava come banchiere.[2][9]

Cospirazioni Templari

"Dicerie. Su un evento importante che causerà un cambio di potere."
―Giovanni Auditore riporta le sue scoperte a Lorenzo de' Medici[src]

Nel 1476, il nuovo Gran Maestro dei Templari in Europa, il cardinale Rodrigo Borgia, ideò diverse congiure che avevano come obiettivo il controllo dell'intera Italia. Il primo Assassino a rendersi conto del pericolo fu Giovanni Auditore, che cercò di fermare i Templari. Inizialmente cercò di uccidere Rodrigo, ma il Gran Maestro fuggì. In seguito si recò a Milano, visto che i Templari volevano eliminare il duca, importante alleato della famiglia Medici. Tuttavia, giunse solo in tempo per assistere all'assassinio. Non poté nemmeno interrogare uno dei congiurati, in quanto tutti furono uccisi o fuggirono.[9]

Giovanni a Venezia.

In seguito, Giovanni cercò di indagare su altre congiure in atto: si recò quindi a Venezia, e dopo essersi infiltrato nel Palazzo ducale scoprì che i Barbarigo si erano alleati col Borgia per prendere il potere. In seguito andò a Roma, dove scoprì che il papa Sisto IV appoggiava una congiura che doveva rovesciare i Medici. Dopo aver nuovamente fallito ad assassinare Rodrigo Borgia ed essere stato ferito, Giovanni tornò a Firenze.[9]

Congiura dei Pazzi a Firenze

Articolo principale: Congiura dei Pazzi
"Ezio, ti ringrazio per aver mantenuto in vita un poco più a lungo questo mio sogno."
―Lorenzo de' Medici ad Ezio Auditore[src]

Giovanni, sapendo che le sue azioni lo avevano reso un importante bersaglio per i Templari, tentò quindi di fermarli facendo imprigionare Francesco de' Pazzi, coinvolto nella congiura che si stava preparando contro i Medici. I Templari tuttavia approfittarono di un'assenza di Lorenzo de' Medici per far arrestare e condannare a morte Giovanni e i suoi figli, il 29 dicembre.[2]

L'unico sopravvissuto fu Ezio Auditore da Firenze, secondogenito di Giovanni. Ezio si rifugiò per pochi giorni nel bordello La Rosa Colta, gestito da Paola. Dopo aver recuperato i documenti del padre relativi alle congiure che si stavano preparando in Italia e ucciso il Gonfaloniere Uberto Alberti, coinvolto nella morte del padre, il 31 dicembre, Ezio fuggì a Monteriggioni con la madre Maria e la sorella Claudia.[2]

Ezio accettò di proseguire le azioni del padre come Assassino ed aiutò lo zio a fronteggiare la minaccia rappresentata dall'esercito che la famiglia Pazzi stava ammassando nei pressi di San Gimignano. Nel 1477, durante l'attacco degli Assassini alla città, Ezio riuscì ad ascoltare una conversazione tra il Gran Maestro e i Pazzi: Vieri de' Pazzi avrebbe coordinato i mercenari a San Gimignano, Francesco de' Pazzi avrebbe coordinato le forze a Firenze per colpire e Jacopo de' Pazzi avrebbe poi calmato la cittadinanza. Mentre Rodrigo, Francesco e Jacopo lasciavano la città, Vieri andò ad aiutare le guardie che combattevano contro i mercenari di Mario: venne però ucciso da Ezio. Vieri morì senza rivelare dettagli della cospirazione in atto.[2]

In seguito, Mario mostrò ad Ezio le poche pagine del Codice che lui, Giovanni e i loro antenati erano riusciti a recuperare: Ezio consegnò allo zio una pagina che aveva trovato tra i documenti del padre. Inoltre Mario spiegò al nipote che le pagine accennavano a "qualcosa di potente e nascosto sotto terra". Inoltre, Ezio notò che una specie di mappa attraversava tutte le pagine. Più tardi, Mario mostrò ad Ezio il Santuario.[2]

Ezio combatte contro Francesco.

Ezio giunse a Firenze il 25 aprile 1478. Lì, con l'aiuto di La Volpe, segretamente un Assassino, il giovane scoprì che i Templari intendevano uccidere Lorenzo e Giuliano de' Medici il giorno seguente, durante la messa nella chiesa di Santa Maria del Fiore.[2]

Il giorno seguente, Ezio si recò davanti al duomo. Quando i Templari attaccarono, Ezio difese Lorenzo, ma non riuscì ad impedire che Francesco de' Pazzi uccidesse Giuliano de' Medici. In seguito, quando i Templari fuggirono, Ezio scortò Lorenzo sino a Palazzo Medici. La sera stessa Ezio raggiunse Piazza della Signoria ed assassinò Francesco de' Pazzi. Jacopo de' Pazzi cercò di sollevare i fiorentini contro i Medici, ma quando il cadavere di Francesco venne mostrato da Palazzo della Signoria, fuggì. In seguito anche gli altri partecipanti alla congiura dei Pazzi fuggirono da Firenze.[2]

"Se cospirano con Jacopo, saranno sicuramente coinvolti nel complotto contro la mia famiglia. Ditemi i loro nomi."
―Ezio a Lorenzo de' Medici[src]

Ezio parla con il Magnifico.

Più tardi nello stesso anno, Ezio incontrò Lorenzo de' Medici sul Ponte Vecchio. Il signore di Firenze ringraziò l'Assassino e gli consegnò una pagina del Codice. Inoltre gli diede i nomi dei congiurati che Ezio stava cercando: oltre a Jacopo de' Pazzi, Antonio Maffei, l'arcivescovo Francesco Salviati, Stefano da Bagnone e Bernardo Baroncelli.

Ezio raggiunse quindi Monteriggioni. Mario lo informò del fatto che i suoi mercenari erano sulle tracce dei congiurati, ed Ezio chiese allo zio di impedire ai mercenari di attaccare, in quanto voleva ucciderli personalmente per vendicare la morte del padre e apprendere altre informazioni.[2]

Solo Jacopo de' Pazzi era riuscito a nascondersi bene: gli altri si erano rifugiati nella campagna toscana. Tra il 1478 e il 1479, Ezio uccise prima Antonio Maffei, rifugiatosi in in cima alla torre più alta della città, da dove lanciava folli prediche al popolo, poi il 12 aprile 1479 Francesco Salviati, nascosto nella sua villa, in seguito Stefano da Bagnone, nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore, e infine il 3 maggio Bernardo Baroncelli, che si era nascosto a San Gimignano. Grazie alle informazioni apprese dalle vittime, Ezio cercò Jacopo nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta la sera del 3 gennaio 1480.[2]

Jacopo, seguito da Ezio, si recò all'antico teatro romano, dove incontrò Rodrigo Borgia e un Barbarigo. Il Borgia accusò Jacopo del fallimento della congiura e lo ferì mortalmente. In seguito, fece catturare Ezio dalle guardie presenti e, dopo aver ordinato loro di uccidere l'Assassino, lasciò l'anfiteatro con il Barbarigo. Ezio tuttavia uccise le guardie e poi pose fine alle sofferenze di Jacopo.[2]

Controllo di Venezia

Articolo principale: Cospirazione veneziana
"Ci sono ancora altri che devo trovare. Stanno già piantando i loro artigli nel cuore di Venezia."
―Ezio Auditore, dopo aver ucciso i congiurati dei Pazzi[src]

Ezio giunse a Venezia in compagnia dell'amico Leonardo da Vinci nel 1481. Dopo aver appreso dove abitava Emilio Barbarigo, l'uomo che aveva visto con il Borgia, Ezio cercò di capire come avrebbe potuto infiltrarsi nella sua abitazione, il Palazzo della Seta. In quel momento, un gruppo di ladri attaccò il palazzo, venendo però sconfitti dalle guardie. Ezio salvò una ladra ferita, di nome Rosa, ed aiutò gli altri ladri a trasportarla alla loro gilda. Dopo esservi giunto, Ezio incontrò il loro capo, Antonio de' Magianis: l'uomo dimostrò di essere a conoscenza delle azioni di Ezio in Toscana e gli propose un'alleanza contro il Barbarigo. Ezio accettò, senza sapere che anche Antonio era un Assassino.[2]

Ezio assassina Emilio.

Dopo vari anni, l'11 settembre 1485, i ladri ed Ezio attaccarono il Palazzo della Seta. Dopo essersi infiltrato nel palazzo, Ezio ascoltò una conversazione tra Emilio Barbarigo e Carlo Grimaldi, un altro Templare e membro del Consiglio dei Dieci. Apprese così che tre giorni dopo ci sarebbe stato un incontro al quale avrebbe partecipato anche il Gran Maestro. Dopo che Carlo ebbe lasciato il palazzo, Ezio assassinò Emilio prima che potesse fuggire, avendo appreso da Carlo la presenza di Ezio a Venezia.[2]

Il 14 settembre dello stesso anno, Ezio si recò nei pressi della chiesa di Santo Stefano. Lì vide Carlo Grimaldi incontrare Silvio Barbarigo. I due si diressero poi verso Piazza San Marco, dove incontrarono Marco Barbarigo. Marco disse loro che Emilio era morto per mano di Ezio e che quindi tutti i loro piani andavano ripensati. Poco dopo, i Templari incontrarono Rodrigo Borgia, che spiegò loro il nuovo piano: il doge sarebbe morto la sera stessa e Marco avrebbe poi preso il suo posto. Silvio avrebbe procurato un potente veleno, la cantarella, e Carlo avrebbe poi dovuto avvelenare il doge. Ezio ad un certo punto perse di vista il gruppo, e si recò quindi da Antonio per elaborare un piano insieme a lui.[2]

Ezio informò rapidamente Antonio della situazione. I due Assassini si resero rapidamente conto che non era facile infiltrarsi nel Palazzo ducale senza farsi notare. Quando Antonio commentò che "bisognerebbe essere un'uccello per entrare", Ezio si ricordò della macchina volante di Leonardo da Vinci. La sera stessa, Ezio usò la macchina per raggiungere il tetto del Palazzo ducale. Quando arrivò nella sala dov'era il doge, tuttavia, il Mocenigo era già stato avvelenato. Carlo Grimaldi cercò di fuggire, accusando l'Assassino dell'omicidio. Ezio riuscì ad ucciderlo, poi lasciò Venezia perché ricercato per l'assassinio del Doge. A Giovanni Mocenigo succedette Marco Barbarigo, come avevano previsto i Templari.[2]

Antonio: Ezio, l'abbiamo già fatto una volta. E questo nuovo Doge Templare è peggiore dell'ultimo. A parte che non lascia mai il Palazzo.
Teodora: Si, tranne... stanotte. Non si perderebbe mai il Carnevale.
―Antonio e Teodora parlano con Ezio[src]

Ezio fece ritorno a Venezia nel febbraio 1486: il Carnevale gli permetteva di girare con una maschera e di non essere riconosciuto. Dopo aver ottenuto una nuova arma, la Pistola Celata, costruita da Leonardo grazie ad un progetto di Altaïr contenuto nel Codice, Ezio si diresse nel sestiere di Dorsoduro, dove si trovava il bordello La Rosa della Virtù. Il 15 febbraio vi incontrò Antonio e Teodora, una suora che aveva lasciato il convento per aprire il bordello ritenendo che "non è solo l'anima a richiedere conforto". Anche se Ezio non lo sapeva, Teodora era un'Assassina.[2]

Gli ultimi momenti di Marco Barbarigo.

Il nuovo Doge, principalmente per paura di essere assassinato, restava sempre a palazzo. Tuttavia, Teodora fece notare che Marco Barbarigo non avrebbe mai rinunciato alle celebrazioni del Carnevale, quella sera stessa. Ezio avrebbe potuto entrare alla festa dogale se fosse stato in possesso di una maschera d'oro, offerta al vincitore dei giochi di carnevale.[2]

Ezio partecipò ai giochi e vinse, ma l'organizzatore venne corrotto da Silvio Barbarigo e la maschera venne vinta da Dante Moro. Ezio la rubò e la usò per introdursi alla festa, dove incontrò Teodora. La suora gli suggerì di usare la pistola celata per uccidere il Doge: in tal modo non si sarebbe esposto troppo per raggiungere l'imbarcazione dogale. Il rumore dello sparo sarebbe stato coperto da quello dei fuochi d'artificio.[2]

Malgrado le guardie avessero cominciato a cercarlo quando Dante Moro era arrivato alla festa, Ezio riuscì ad assassinare il Doge Templare ed a fuggire.[2]

Antonio: Abbiamo trovato Silvio Barbarigo. È fuggito all'Arsenale.
Agostino: Ah! Fuggito? Vuoi dire che l'ha occupato con almeno duecento mercenari.
―Antonio ed Agostino parlano con Ezio[src]

Qualche mese dopo, Ezio si recò al Palazzo della Seta, diventato la nuova sede della gilda dei ladri di Venezia, per parlare con Antonio e Agostino Barbarigo, fratello di Marco e alleato degli Assassini. Antonio era il nuovo Doge di Venezia, anche se il Comitato dei Quarantuno doveva ancora ratificare la sua nomina, ma la situazione era resa più difficile dal fatto che Silvio Barbarigo aveva occupato l'Arsenale con un esercito mercenario.[2]

Ezio parla con Bartolomeo.

Quando Ezio commentò che in tal caso anche a lui serviva un esercito, Antonio gli consigliò di cercare il condottiero Bartolomeo d'Alviano, che era impegnato a combattere contro Silvio e i suoi uomini. Anche se Antonio non lo rivelò ad Ezio, anche Bartolomeo era un Assassino. Dopo aver liberato Bartolomeo e i suoi uomini, Ezio tornò al quartier generale del condottiero, che gli spiegò il suo piano: mentre i mercenari provocavano dei tumulti nel sestiere facendo uscire la maggior parte degli uomini di Silvio dall'Arsenale, Ezio si sarebbe infiltrato e avrebbe ucciso il suo bersaglio.[2]

Il piano funzionò: l'11 luglio, Ezio riuscì ad entrare nell'Arsenale mentre gli uomini di Bartolomeo sbaragliavano i mercenari di Silvio, e in seguito raggiunse ed uccise Silvio Barbarigo e Dante Moro. I due stavano fuggendo verso una nave in procinto di salpare. Mentre i due morivano, Ezio chiese loro dove intendevano andare, visto che era convinto che il Barbarigo volesse essere il nuovo Doge. Silvio morì senza rispondergli, ma fu Dante Moro a rivelarlo: la loro destinazione era Cipro. Ezio si conto che l'occupazione dell'Arsenale era solo un diversivo, e decidette di capire il perché.[2]

Il Profeta

La Mela dell'Eden

"Il Profeta apparirà quando il secondo Frutto sarà portato alla città fluttuante."
―Profezia nascosta nel Codice di Altaïr[src]

La Confraternita continuava ad estendersi: nel 1475 avevano mandato una spia alla corte imperiale di Mosca, Ridolfo Fioravanti, raggiunto poi nel 1487 da Pietro Antonio Solari. I due mandarono regolarmente i loro rapporti in Italia sino al 1493.[10][11]

Il 24 giugno 1488, Rosa fece sapere ad Ezio che una nave Templare salpata due anni prima per Cipro sarebbe tornata a Venezia il giorno seguente. Vennero interrotti da Leonardo, che informò Ezio della sua ultima scoperta: su alcune pagine del Codice c'era un messaggio nascosto, secondo il quale il "Profeta" sarebbe apparso a Venezia quando vi fosse stato portato il secondo Frutto dell'Eden menzionato in un'altra annotazione del Codice. Ezio capì quindi che uno degli scopi delle congiure Templari era quello di ottenere i due Frutti ed aprire la Cripta, anch'essa menzionata dalla "profezia".[2]

Il giorno seguente si recò all'Arsenale e, mentre attendeva che i Templari sbarcassero, Ezio vide che anche lo zio Mario Auditore stava spiando l'imbarcazione giunta da Cipro. Non riuscì però a sapere perché lo zio fosse lì, in quanto scelse di pedinare una guardia a cui era stato affidato il Frutto. Quando l'agile raggiunse altre guardie con lo stemma della famiglia Borgia, Ezio apprese che il Gran Maestro si trovava a Venezia per farsi consegnare il Frutto. L'Assassino decise quindi di uccidere il corriere e di prendere il suo posto per raggiungere Rodrigo Borgia e assassinarlo.[2]

Quando raggiunsero Rodrigo, Ezio uccise le guardie che lo avevano accompagnato sino a lì, rendendo nota la sua presenta al Templare. Quando gli fece notare che nessun Profeta era apparso, il Borgia rispose che era lui il Profeta e reclamò il Frutto, che chiamò "Mela". I due cominciarono quindi a combattere. Ad un certo punto dello scontro, Rodrigo chiese ad Ezio come mai fosse venuto senza "tutti gli altri". Quando il giovane chiese spiegazioni, il Templare lo schernì dicendogli che non sapeva nulla, per poi chiamare in suo aiuto altre guardie.[2]

Ezio venne poi raggiunto durante lo scontro da Mario Auditore, La Volpe, Antonio de' Magianis e Bartolomeo d'Alviano. Sorpreso, Ezio chiese loro perché fossero lì, ma Volpe gli rispose che avrebbero rimandato le spiegazioni a dopo. Quando tutte le sue guardie furono sconfitte, Rodrigo fuggì. Ezio avrebbe voluto inseguirlo, ma Teodora, che li aveva raggiunti insieme a Paola, lo fermò. Ezio chiese nuovamente loro perché fossero lì, e a rispondergli fu un uomo appena giunto: erano lì per ottenere la Mela e veder apparire il Profeta, così com'era stato previsto dalla profezia del Codice.[2]

Ezio iniziato nell'Ordine.

Ezio protestò dicendo che non era apparso nessun profeta, e Machiavelli gli rispose che non era vero: contrariamente a quanto pensavano, Ezio era lì. Quando aggiunse che era colui che cercavano dall'inizio, Ezio gli chiese chi fosse: l'uomo si presentò come Niccolò Machiavelli, un Assassino. Rivelò inoltre che anche tutti gli altri - Paola, La Volpe, Antonio, Teodora, Bartolomeo - erano Assassini. Davanti allo stupore di Ezio, Mario gli disse che lo avevano guidato per anni, preparandolo affinché potesse entrare definitivamente a far parte dell'Ordine degli Assassini.[2]

La sera stessa, gli Assassini si riunirono in cima ad un campanile nei pressi del Ponte di Rialto per iniziare Ezio nell'Ordine.[2]

Battaglia di Forlì

Articolo principale: Battaglia di Forlì
Leonardo: Non deve mai cadere nelle mani sbagliate. Le menti instabili ne sarebbero soggiogate.
Ezio: Sicuro. E lo Spagnolo non si placherà pur di impossessarsene.
―Leonardo ed Ezio dopo aver esaminato la Mela[src]

Gli Assassini chiedono a Leonardo di esaminare la Mela dell'Eden.

Dopo aver ottenuto la Mela, Ezio, Machiavelli e Mario si recarono alla bottega di Leonardo da Vinci a Venezia per fargli esaminare il Frutto. Leonardo riuscì solo a stabilire che era fatta con materiali che "non dovrebbero esistere", malgrado fosse "un manufatto molto antico". Ezio in seguito la attivò semplicemente toccandola. Quando riuscì a disattivarla, gli Assassini concordarono sul fatto che la Mela andava nascosta. Mario suggerì di nasconderla a Forlì, città protetta da mura e cannoni e governata da una loro alleata, Caterina Sforza.[2]

Quando giunsero all'avamposto veneziano i Romagna, Ezio e Machiavelli vennero accolti da Caterina Sforza, che aveva con sé una scorta. Mentre si dirigevano verso Forlì, Ezio venne a sapere da Caterina e Niccolò che il marito di Caterina, Girolamo Riario, era stato un Templare ed aveva stilato una mappa con la posizione delle pagine del Codice rimaste. Caterina, ritenendolo "un pessimo padre e una noia a letto", lo aveva fatto assassinare dopo essersi alleata con gli Assassini.[2]

Quando giunsero nei pressi della città, appresero che i fratelli Checco e Ludovico Orsi avevano attaccato la città. Machiavelli disse che era senza dubbio lo Spagnolo che li aveva assoldati per recuperare la mappa delle pagine del Codice. Malgrado fossero stati attaccati dalle truppe degli Orsi, già entrati in città, i tre raggiunsero la Rocca di Ravaldino. Una volta giunti lì, videro i fratelli Orsi giungere ai piedi delle fortificazioni. I due fecero sapere che avevano rapito due figli di Caterina, Bianca e Ottaviano Riario, e che li avrebbero uccisi se non fossero state consegnate loro la mappa e la Mela. Ezio, dopo aver affidato il Frutto dell'Eden a Caterina, uscì dalla città e salvò i figli di Caterina, uccidendo poi Ludovico Orsi. Morendo, Ludovico disse all'Assassino che grazie a lui il Maestro avrebbe ottenuto ciò che cercava. Ezio capì cosa volesse dire l'uomo solo quando tornò alla cittadella: approfittando dell'assenza di Ezio, Checco Orsi aveva attaccato e si era impossessato della Mela.[2]

Ezio recupera la Mela dopo aver ucciso Checco Orsi.

Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Checco, che si era diretto verso gli Appennini. Riuscì poi a raggiungerlo ed a ucciderlo. Con le sue ultime forze, Checco pugnalò con il suo coltello Ezio nello stomaco. L'Assassino, poco prima di svenire, vide un monaco con nove dita recuperare la Mela dell'Eden.[2]

Ezio si risvegliò a Forlì qualche giorno dopo: era stato ritrovato dalle truppe di Caterina che lo avevano riportato in città. Caterina, che si era presa cura di lui, gli diede la mappa con la posizione delle pagine del Codice e gli consigliò di cercare il monaco nell'abbazia nelle paludi romagnole.[2]

Ezio in seguito si recò all'abbazia di San Mercuriale, e interrogando l'abate scoprì che il monaco che cercava era Girolamo Savonarola.[2]

Nel 1491, Antonio de' Magianis fu contattato da un Assassino spagnolo, Luis de Santángel. Luis aveva accompagnato a Venezia Cristoforo Colombo, che vi era stato invitato da Rodrigo Borgia. Il Borgia gli aveva promesso di finanziare la sua spedizione verso l'ovest dell'oceano Atlantico alla ricerca di un nuovo continente. In realtà, i Templari volevano impedire che Colombo compisse il suo viaggio, per poter mandare la propria spedizione. Antonio chiese ad Ezio di proteggere Colombo, in quanto Luis sospettava che si trattava di una trappola. Ezio uccise le guardie mandate ad eliminare Colombo.[12]

Prima di tornare in Spagna, Luis spiegò ad Ezio che gli Assassini spagnoli erano stati attaccati dall'Inquisizione spagnola, guidata dai Templari. Ezio decise di recarsi in Spagna per aiutare i confratelli. Giunto a Barcellona, Ezio incontrò l'Assassino Raphael Sánchez e collaborò con lui per uccidere gli inquisitori e salvare gli Assassini a Barcellona e a Saragozza. In seguito si recarono a Granada, assediata dalle forze spagnole. Ezio uccise la spia Templare alla corte di Muhammad XII di Granada e convinse l'emiro ad arrendersi, ponendo fine alla guerra. In seguito, Luis e Raphael convinsero Isabella I di Castiglia a finanziare la spedizione di Colombo.[12]

Tornato in Italia, Ezio ottenne l'armatura di Altaïr dopo essere entrato in possesso dei sigilli degli Assassini esplorando le loro tombe. In seguito apprese che nel 1492 Rodrigo era diventato Papa con il nome di Alessandro VI, e che alla morte di Lorenzo de' Medici era seguito un periodo caotico in cui Savonarola si era imposto come nuovo signore di Firenze.[2]

Falò delle Vanità

Articolo principale: Falò delle Vanità
Ezio: Dunque è vero? Savonarola ha preso il controllo di Firenze?
Machiavelli: Sì. Certamente con l'aiuto di quell'empio manufatto. [...] Ad un tratto, l'uomo un tempo disprezzato da tutti è divenuto l'idolo della gente.
―Ezio e Niccolò Machiavelli[src]

Nel 1497, Ezio tornò a Firenze e incontrò Niccolò Machiavelli nel distretto di Oltrarno. L'altro Assassino gli spiegò che Savonarola aveva usato la Mela per affascinare i cittadini più influenti e facoltosi, che si assicuravano che la gente comune fosse costretta a seguire il suo volere. Savonarola aveva inoltre tentato di tornare nuovamente al Medioevo, facendo bruciare in enormi falò le opere rinascimentali. A complicare la situazione, Rodrigo aveva appreso che Savonarola era in possesso del Frutto e inviava regolarmente i soldati dello stato pontificio a Firenze perché la rubassero.[2]

Rendendosi conto che un assalto diretto a Palazzo Pitti, dove si era stabilito Savonarola, sarebbe stato impossibile, Ezio ideò un piano: avrebbe ucciso i luogotenenti del monaco, permettendo così agli Assassini di liberare la città distretto per distretto. Machiavelli approvò il piano. Ezio uccise i nove luogotenenti tra il 1497 e il 1498, liberando così il distretto di Oltrarno, il distretto di Santa Maria Novella, il distretto di San Marco e il distretto di San Giovanni. Dopo la morte di tutti i luogotenenti di un distretto, Machiavelli, Paola e La Volpe convincevano i cittadini a ribellarsi contro Savonarola.[2]

Ezio tiene un discorso dopo aver finito Savonarola.

Finalmente, il 23 maggio 1498, una folla inferocita si radunò di fronte a Palazzo Pitti. Savonarola cercò di utilizzare la Mela per soggiogarla, ma Ezio Auditore gli fece cadere di mano il Frutto grazie ad un pugnale da lancio. Mentre la folla portava via il monaco, un agile al servizio dei Borgia recuperò la Mela che era caduta a terra. Ezio lo inseguì e lo uccise, rientrando in possesso del manufatto, e poi si recò a Piazza della Signoria. Lì era stato costruito un rogo per Savonarola. Ezio, reputando che nessuno meritava una morte tanto dolorosa, lo uccise. In seguito si rivolse ai cittadini presenti, incitandoli a scegliere da sé il proprio futuro, al posto di affidarsi a un potente, in quanto, disse, è la facoltà di scegliere ciò che riteniamo giusto a renderci uomini. In seguito, Ezio si riunì a Mario, La Volpe, Paola e Machiavelli, che erano sulla piazza.[2]

Nel 1497, l'Assassino Perotto Calderon era già un corriere al servizio dei Borgia. Ciò gli permetteva di leggere ed eventualmente modificare i messaggi che gli erano affidati. Trasmetteva poi le informazioni all'Ordine attraverso un giovane apprendista, Francesco Vecellio. Tuttavia, portando i messaggi a Lucrezia Borgia, che all'epoca risiedeva al convento di San Sisto, si innamorò della donna. Alla fine, Lucrezia rimase incinta: non si sa se di Perotto o del fratello, Cesare Borgia.[13]

Quando nacque, nel marzo 1498, il bambino era malformato e non sarebbe vissuto che per pochi giorni: per salvare il piccolo Giovanni, Perotto si ricordò che il suo Ordine possedeva la Sindone, all'epoca custodita ad Agnadello. I suoi confratelli cercarono di fermarlo, ma Perotto combatté contro di loro e vinse, raggiungendo Agnadello. In seguito riuscì ad usare la Sindone per curare il bambino che considerava suo figlio, ma gli altri Assassini lo uccisero considerando che avesse tradito la Confraternita e il neonato venne affidato ai Borgia.[13]

Il Codice completo

"No! Non può essere! La Cripta... Sembra che la Cripta sia a Roma."
―Ezio Auditore analizzando il Codice[src]

Nell'anno seguente, Ezio recuperò le ultime pagine del Codice grazie alla mappa di Riario e le fece decifrare a Leonardo, che aveva accettato l'invito di Mario a recarsi alla Villa. Nel 1499, quando tutti gli Assassini che avevano aiutato Ezio a partire dal 1476 si riunirono a Villa Auditore, tutte le pagine del Codice erano state appese sulla parete del Codice, nello studio di Mario.[2]

Gli Assassini osservano le pagine del Codice.

Ezio, utilizzando l'abilità sovrannaturale nota come occhio dell'aquila, ruotò le pagine affinché il disegno che le attraversava tutte diventasse chiaro. Sbalordito, Ezio notò che si trattata di una mappa del mondo su cui erano segnati continenti che, commentò, non esistevano. Machiavelli replicò dicendo che probabilmente era continenti ancora da scoprire, o piuttosto da riscoprire. Ezio in seguito riuscì a capire dove fosse la Cripta menzionata dalla Profezia: a Roma. Ciò era probabilmente una delle ragioni per la quale Rodrigo aveva cercato di diventare Papa. Mario capì quindi che l'altro Frutto menzionato dal Codice, il "Bastone", era probabilmente lo Scettro Papale.[2]

Antonio fece notare che, visto che aveva ideato un piano così complesso, probabilmente anche Rodrigo sapeva quelle cose. Ezio decise quindi di recarsi a Roma per trovare la Cripta, mentre gli altri Assassini avrebbero creato disordine in città permettendogli di agire indisturbato.[2]

Confronto in Vaticano

Articolo principale: Confronto in Vaticano
Ezio: Voi siete... gli dei.
Minerva: No. Non dei. Siamo solo venuti... prima. [...] Non intendo parlare con te, bensì attraverso di te. Tu sei il profeta. La tua parte l'hai fatta.
―Ezio e Minerva[src]

Il 28 dicembre 1499, dopo essere giunto a Roma, Ezio si diresse verso il Vaticano. Scalò le mura esterne di Castel Sant'Angelo e si fece strada combattendo verso il Passetto di Borgo, che poi usò per raggiungere il Vaticano.[2]

Ezio confronta Rodrigo.

Ezio raggiunse infine la Cappella Sistina, dove il Papa stava celebrando la messa, e lo assassinò. Rodrigo tuttavia riuscì a resistere grazie ai poteri del Bastone, a cui Ezio era immune perché aveva la Mela.[2]

In seguito, Ezio utilizzò la Mela per creare delle copie di sé stesso che lo aiutarono a combattere il Borgia. L'Assassino riuscì a sconfiggere il Gran Maestro, che però utilizzò i poteri del Bastone per rendersi invisibile, riuscendo così a sottrarre la Mela ad Ezio ed a immobilizzarlo. Rodrigo in seguito pugnalò Ezio e lo lasciò cadere sul pavimento della cappella. Mentre sveniva, Ezio vide Rodrigo dirigersi verso l'altare con entrambi i Frutti.[2]

L'armatura di Altaïr aveva impedito che la pugnalata fosse letale e poco dopo Ezio rinvenne. Grazie all'occhio dell'aquila, Ezio scoprì come far funzionare il meccanismo che apriva l'ingresso della Cripta. Scendendo una breve scalinata, Ezio si ritrovò in una struttura edificata con uno stile che non aveva mai visto: si trattava di una struttura della Prima Civilizzazione, gli Isu.[2]

Quando raggiunse l'anticamera della Cripta, vide che Rodrigo non era riuscito ad accedervi e stava tempestando di pugni la porta. Ezio lo sfidò ad un combattimento a mani nude senza trucchi, armi o antichi manufatti, e Rodrigo accettò. Mentre combattevano, il Templare rivelò all'Assassino che secondo lui nella Cripta si trovava Dio. Era inoltre convito che i due Frutti dell'Eden servissero a controllarlo, cosa che gli avrebbe garantito un enorme potere. Infine, Rodrigo rivelò di non credere alla dottrina della Chiesa cattolica, considerando inoltre che ogni testo religioso fosse costituito da menzogne e superstizioni: si era fatto eleggere Papa solo perché questo gli avrebbe garantito, oltre al potere papale, l'accesso al Bastone e alla Cripta.[2]

Ezio riuscì poi a sconfiggere il Papa. Scelse tuttavia di risparmiarlo, in quanto ucciderlo non avrebbe riportato indietro la sua famiglia. Era inoltre convinto che la scoperta di non essere il Profeta avessero colpito Rodrigo più di quanto avrebbe potuto fare la morte. Ezio raggiunse poi il Bastone combinato con la Mela e lo attivò, cosa che Rodrigo non era riuscito a fare. Anche se nessuno dei due lo sapeva, ciò era dovuto al fatto che solo Ezio possedeva i geni della Prima Civilizzazione. La Mela proiettò sul muro dei raggi di luce che formavano lo stesso disegno di quelli proiettati sul Codice, svelando così una porta segreta che si aprì. Dopo aver recuperato la Mela e le armi, Ezio si diresse verso l'entrata della stanza.[2]

Ezio mostra la Mela a Minerva.

Dopo un breve corridoio, Ezio giunse in una stanza dove gli apparve quello che più tardi descrisse come "un quadro in grado di muoversi": un ologramma di Minerva. La figura lo accolse chiamandolo Profeta, e gli chiese di mostrargli la Mela, che poi toccò, forse alterandola in qualche modo. In seguito, si presentò come Minerva, conosciuta anche come Merva e Mera, così come Giunone un tempo era chiamata Uni e Giove, Tinia. Davanti alla sorpresa di Ezio, che chiese se lei e gli altri fossero dei, la donna si mise a ridere, dicendo che erano solo "venuti prima". Aggiunse poi che gli umani avevano pensato la stessa cosa quando erano ancora presenti sulla terra. Ezio, faticando a comprendere ciò che diceva Minerva, chiese altre spiegazioni. La donna lo zittì, dicendo che il messaggio non era rivolto a lui. La cosa confuse ancora di più Ezio, visto che nessun altro era lì: quando lo fece notare, la donna gli rispose che lui era solo il tramite del messaggio, non il destinatario. L'Assassino non capì, ma non replicò: non sapeva che il 15 settembre 2012, il suo discendente Desmond Miles avrebbe ascoltato il messaggio rivivendo i suoi ricordi attraverso l'Animus.[2]

Minerva spiegò quindi che molti millenni prima una catastrofe si era abbattuta sulla terra, e che una catastrofe simile sarebbe accaduta nel futuro prossimo del destinatario del messaggio. Vi era comunque una speranza: avrebbe potuto trovare i templi costruiti da chi sapeva rifiutare la guerra, e utilizzare le loro scoperte per salvare il mondo. Dopo aver detto che il messaggio era stato recapitato, la donna aggiunse "Il resto è in mano tua, Desmond." Ezio, non sapendo chi fosse Desmond, chiese altre spiegazioni, ma l'ologramma scomparve.[2] Confuso ma convinto che la sua opera fosse terminata, Ezio uscì dalla stanza. Dopo essere tornato nell'anticamera, scoprì che Rodrigo era fuggito, abbandonando il Bastone. Quando provò a recuperarlo, il Frutto sprofondò nel pavimento della Cripta. In seguito, Ezio fuggì dal Vaticano con lo zio Mario che lo aveva raggiunto per aiutarlo. Non riuscendo decidere se sbarazzarsi o meno della Mela gettandola nel Tevere, Ezio la affidò allo zio, che l'avrebbe conservata per lui sino a quando non avesse preso una decisione.[10]

La liberazione di Roma

Assedio di Monteriggioni

Articolo principale: Assedio di Monteriggioni
"Il Papa mi ha parlato di te e del tuo piccolo gruppo di Assassini. [...] Tutto questo sangue versato andrà in qualche modo deterso. Dunque consideralo un invito da parte della mia famiglia... alla tua."
―Cesare Borgia ad Ezio[src]

Mario ed Ezio raggiunsero Monteriggioni dopo pochi giorni di viaggio, il 1 gennaio 1500. La sera stessa, gli Assassini e Caterina Sforza, giunta a Monteriggioni dopo la conquista di Forlì da parte delle forze papali, si riunirono nello studio. Lì, Ezio li informò di quanto accaduto nella Cripta Vaticana. Machiavelli si compiacque del fatto che la struttura della Prima Civilizzazione non contenesse una terribile arma, ma quando apprese che Rodrigo era ancora vivo decise di partire per Roma, dicendo ad Ezio che avrebbero patito le conseguenze di quest'atto.[10]

Monteriggioni sotto attacco.

Il mattino seguente, l'esercito dello Stato Pontificio attaccò Monteriggioni. Cesare Borgia, il figlio del Papa e capitano generale dell'esercito, aveva deciso di attaccare la roccaforte degli Assassini dopo aver appreso degli eventi accaduti pochi giorni prima in Vaticano. Ezio, che aveva passato la notte con Caterina Sforza che intendeva così rinsaldare l'alleanza con gli Assassini per farsi aiutare a riprendere Forlì, si rese conto che il borgo era stato attaccato quando una palla di cannone distrusse un muro della sua camera e l'armatura di Altaïr. Mentre Caterina si diresse a guidare i suoi uomini, Ezio raggiunse lo zio. Mario decise di guidare i mercenari ad un attacco frontale, mentre affidò ad Ezio il compito di dare agli abitanti di Monteriggioni il tempo di fuggire attraverso le gallerie sotterranee del borgo, il cui ingresso era nel Santuario.[10]

Ezio raggiunse quindi i bastioni. Lì usò i cannoni per respingere gli attaccanti, ma dopo poco dovette abbandonare la sua postazione per combattere contro gli uomini dei Borgia che avevano raggiunto le mura grazie alle torri d'assedio. Riuscì ad impedire che i soldati scendessero nelle strade, ma non poté fare nulla quando la porta venne sfondata. Mario, che era stato sconfitto ed era ferito, cadde a terra poco dopo essere entrato. Venne poi seguito da Cesare Borgia, accompagnato da Octavian de Valois, Juan Borgia il Maggiore e Lucrezia Borgia, che avevano catturato Caterina. Cesare sottrasse la Mela a Mario e lo uccise, mentre Ezio, ferito dagli archibugieri, svenne e cadde dai tetti.[10]

Quando rinvenne, Ezio si fece strada verso il Santuario combattendo contro i soldati che avevano invaso il borgo. Malgrado alcune guardie fossero riuscite a seguirli, gli abitanti di Monteriggioni raggiunsero la campagna toscana all'esterno delle mura. Ezio, malgrado fosse ferito e armato solo della Lama Celata e di una spada, scelse di recarsi a Roma per aiutare Machiavelli nella sua lotta contro i Borgia. Chiese invece alla madre e alla sorella di rifugiarsi a Firenze. Durante il viaggio, tuttavia, Ezio svenne e cadde da cavallo. Venne poi trovato da Machiavelli, tornato indietro dopo aver saputo dell'attacco, e portato a Roma.[10]

La rinascita romana della Confraternita

Articolo principale: Liberazione di Roma
"Guarda la città, il fulcro del potere dei Borgia e dei Templari. Uccidere un solo uomo non cambierà nulla. Dobbiamo estirpare la fonte del loro potere."
―Ezio Auditore a Niccolò Machiavelli[src]

Ezio, dopo essersi ripreso dalle ferite riportate nell'attacco, incontrò Machiavelli nei pressi del Mausoleo di Augusto. Successivamente, Ezio spiegò a Machiavelli che intendeva liberare Roma dalla tirannia dei Borgia prima di attaccare Cesare o Rodrigo: fu per questo che bruciò una delle dodici torri dei Borgia che erano il simbolo dell'oppressione papale. I due in seguito si recarono sull'isola Tiberina, dove si trovava il loro nuovo covo. Dopo aver informato Machiavelli del fatto che i Templari erano in possesso della Mela dell'Eden e avevano catturato Caterina Sforza, Ezio lasciò il covo con l'intenzione di "farsi degli amici": intendeva rinsaldare le alleanze con mercenari e cortigiane, e creare un'alleanza coi ladri che sino a quel momento non avevano voluto trattare con loro.[10]

Gli Assassini riuniti nel covo dell'isola Tiberina.

Ezio riuscì ad allearsi con i ladri guidati da La Volpe dopo averlo aiutato a fondare la loro sede, La Volpe Addormentata, ad avere il sostegno dei mercenari di Bartolomeo d'Alviano dopo aver liberato la zona intorno alla caserma dall'influenza dei Borgia e ad ottenere l'aiuto delle cortigiane di Roma dopo che la sorella Claudia Auditore divenne matrona della Rosa in Fiore.[10]

Nel 1501, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere Cesare e Rodrigo e liberare Caterina Sforza. Tuttavia, il Papa non era al Castello e Cesare partì per Urbino prima che l'Assassino potesse ucciderlo. Tuttavia, Ezio riuscì a liberare Caterina. Dopo essere tornato al covo sull'isola Tiberina, Ezio parlò con i suoi alleati: Machiavelli avrebbe voluto colpire subito, ma Caterina fece notare che Cesare comandava un esercito enorme e che gli Assassini avrebbero sicuramente fallito. Ezio se ne rendeva conto e scelse quindi di operare a Roma, erodendo l'influenza dei Borgia e rafforzando quella degli Assassini.[10]

"Io dico di operare qui. A Roma. [...] I Borgia privano il popolo di tutto per mantenere il potere. Lo recluteremo per la nostra causa."
―Ezio a Machiavelli[src]

Secondo Ezio, per vincere lo scontro gli Assassini avevano bisogno di combattenti leali. Pensava perciò di reclutare coloro che erano stati "disarmati dai Borgia". Malgrado non fosse convinto, Machiavelli accettò di addestrare delle reclute. Ezio in seguito salvò dei cittadini attaccati dai soldati dei Borgia nelle aree già liberate dall'influenza templare dopo che Ezio aveva ucciso i capitani e bruciato le torri.[10]

Ezio si fece aiutare dalle sue reclute nella lutta contro gli agenti di Cesare Borgia: tra le vittime degli allievi figurano Malfatto e Silvestro Sabbatini. Nell'anno seguente, Ezio uccise altri agenti Templari e continuò a rafforzare la Confraternita. La distruzione delle torri dei Borgia permise all'Assassino di estendere l'influenza della confraternita a Roma, e contribuì alla rinascita economica della città grazie alla riapertura delle botteghe e la ristrutturazione di monumenti ad opera di Ezio.[10]

Ezio operò anche all'esterno di Roma: su richiesta di Leonardo da Vinci, l'Assassino distrusse le macchine belliche che Leonardo era stato costretto ad inventare per l'esercito di Cesare Borgia. Queste missioni lo portarono nel Lazio e a Napoli.[10]

Ezio discute con un ladro.

La collaborazione con cortigiane, ladri e mercenari si rivelò indispensabile per la lutta contro i Templari. Su suggerimento di Pantasilea Baglioni, moglie di Bartolomeo d'Alviano, Ezio compì dei contratti di assassinio per Macchiavelli, che grazie alle sue spie possedeva delle informazioni sulle azioni degli agenti nemici. Sur richiesta di La Volpe, Ezio aiutò i ladri a combattere i Cento Occhi, una banda rivale al servizio di Cesare. Infine, sostenne le cortigiane contro le vessazioni, e in cambio queste gli fornirono informazioni sugli ambasciatori stranieri alleati dei Borgia. Le azioni di Ezio e dei suoi alleati permisero di indebolire l'esercito e difendere i cittadini di Roma.[10]

Nell'estate 1503, quando Ezio scelse di colpire, i Templari erano già seriamente indeboliti e la morte di pochi di loro li avrebbe sconfitti definitivamente. Prima di colpire Cesare, tuttavia, l'Assassino intendeva privarlo di fondi e truppe, obbligandolo così a tornare a Roma. La Volpe non conosceva l'identità del finanziatore di Cesare, noto solo come "Il Banchiere". Claudia tuttavia conosceva un senatore debitore del Banchiere e che avrebbe potuto servire ad Ezio per arrivare a lui.[10]

Ezio assassina Juan Borgia il Maggiore.

Il 1 agosto 1503, Ezio riuscì a raggiungere la festa del "Banchiere" di Cesare Borgia, Juan Borgia il Maggiore, con l'aiuto del senatore Egidio Troche. Ezio riuscì ad assassinare il cardinale e a fuggire, non riuscendo però ad uccidere Rodrigo e Cesare, che lasciarono la festa prima che l'Assassino potesse colpire. Dopo essere tornato alla Rosa in Fiore, dove alcune cortigiane avevano portato il denaro che aveva usato per introdursi alla festa, scoprì che le donne erano state seguite da alcune guardie dei Borgia. Quando entrò nel bordello, tuttavia, scoprì che la sorella aveva ucciso da sola le guardie e si rese conto dell'abilità e dell'utilità delle azioni delle sorella per la causa degli Assassini.[10]

Più tardi nello stesso mese, inoltre, Ezio aiutò Bartolomeo d'Alviano nella lotta contro i Francesi e il loro generale, Octavian de Valois. Approfittando del caos della battaglia, il barone fece rapire la moglie del condottiero, Pantasilea, e pretese la resa di Bartolomeo entro l'alba. I due Assassini si resero conto che i mercenari non potevano scalare le mura del Castro Pretorio, accampamento delle truppe del barone. Ezio ebbe quindi l'idea di penetrarvi senza combattere, travestiti da truppe francesi. All'alba, i mercenari si presentarono all'entrata del campo indossando le armature rubate, facendo finta di portare Bartolomeo come prigioniero. Riuscirono così ad entrare nel Castro Pretorio, e nella confusione della battaglia Ezio raggiunse non visto il barone di Valois e lo assassinò, liberando Pantasilea. La morte del loro generale causò la partenza delle truppe francesi da Roma: ciò privò i Borgia di un importante sostegno militare, nonché di un valido alleato.[10]

Sempre nel mese di agosto Ezio collaborò con Volpe per scoprire dove si trovasse Pietro Rossi, l'amante di Lucrezia in possesso della chiave di Castel Sant'Angelo. Avendo appreso che Cesare aveva ordinato a Micheletto Corella di ucciderlo, Ezio e le sue reclute infiltrarono la rappresentazione che si svolgeva al Colosseo e fermarono Micheletto. Come ringraziamento per averlo salvato, Pietro consegnò la chiave all'Assassino. Poco dopo Ezio identificò anche la spia, un ladro di nome Paganino. Dopo aver impedito a Volpe di uccidere Machiavelli, che il capo della gilda dei ladri considerava il traditore, gli Assassini si riunirono nel covo dell'isola Tiberina.[10]

Ezio proclamato Mentore.

Dopo aver iniziato Claudia all'interno dell'Ordine in riconoscimento del suo contributo alla causa degli Assassini, Machiavelli si rivolse a tutti gli Assassini presenti. Riconoscendo l'utilità delle azioni di Ezio, Machiavelli lo proclamò Mentore della Confraternita, lasciandogli la guida del ramo italiano dell'Ordine. In seguito, gli Assassini salirono sul tetto del covo per eseguire un salto della fede nel Tevere come parte della cerimonia di iniziazione di Claudia. Dopo essere rimasti soli, Machiavelli spiegò ad Ezio di averlo aiutato sin dall'inizio: era stato lui a portarlo a Roma, a causare l'esplosione che gli aveva permesso di fuggire dal Castello e aveva inviato i mercenari a proteggerlo al Colosseo. Vennero interrotti dall'arrivo di una spia che li informò del ritorno di Cesare a Roma. Machiavelli consigliò ad Ezio di uccidere il Papa e suo figlio, ed Ezio approvò.[10]

Il 18 agosto, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere Rodrigo e Cesare. Durante la discussione tra padre e figlio, Rodrigo cercò di avvelenare il figlio facendogli mangiare una mela avvelenata perché era ormai stanco delle azioni di Cesare. Quando Lucrezia giunse nella stanza per avvertire il fratello che il Papa si era fatto consegnare della cantarella, Cesare sputò il veleno inghiottito e obbligò il padre a mangiare la mela avvelenata. Sperando di salvare il padre, Lucrezia rivelò al fratello il nascondiglio della Mela. Cesare lasciò subito la stanza e poco dopo Ezio, che aveva assistito a tutta la scena, entrò da una finestra aperta. Rodrigo era ormai morto e Lucrezia, per vendicarsi in qualche modo del fratello, rivelò anche ad Ezio dove si trovava la Mela: nel padiglione del cortile della Basilica di San Pietro. Ezio riuscì a raggiungere la Basilica prima di Cesare e recuperò il Frutto dell'Eden, scappando poi dal Vaticano.[10]

Gli Assassini affrontano Cesare.

Nei mesi seguenti, gli Assassini italiani cercarono di evitare che Cesare facesse eleggere un nuovo Papa che gli avrebbe permesso di mantenere la carica di capitano generale: fondamentale fu l'uso della Mela dell'Eden da parte di Ezio che permise di decimare le forze Templari. Nel dicembre dello stesso anno, infine, Giulio II fece arrestare Cesare.[10]

Malgrado la vittoria, Ezio rimase preoccupato per il futuro, non convinto che Cesare sarebbe rimasto imprigionato a lungo. Su suggerrimento di Leonardo da Vinci, Ezio usò la Mela dell'Eden per sapere se Cesare sarebbe riuscito a fuggire. La Mela gli mostrò Cesare in libertà, ed Ezio decise di mettersi sulle sue tracce e di lasciare Roma, sapendo che la Confraternita poteva continuare ad operare anche senza il suo aiuto. La ricerca, che intraprese insieme a Machiavelli, li portò lontano da Roma, in Spagna, dove si era rifugiato Cesare dopo la fuga.[10][14]

Di ritorno a Roma nel 1506, Ezio affrontò un gruppo di Ermetisti guidati da Ercole Massimo, che avevano rapito Leonardo da Vinci per ottenere l'accesso al tempio di Pitagora. Dopo aver recuperato i dipinti di Leonardo e scoperto la mappa che vi era nascosta, Ezio trovò l'amico e lo liberò dopo aver ucciso Massimo. Insieme, Ezio e Leonardo si addentrarono nel tempio e scoprirono un tempio Isu, con un messaggio composto da sei numeri e due lettere. Davanti alla confusione di Leonardo, Ezio gli spiegò che il messaggio non era destinato a loro. Si trattava delle coordinate del Grande Tempio, che Desmond Miles scoprì rivivendo le memorie dell'antenato nel 2012.[10]

In seguito Ezio tornò in Spagna sulle tracce di Cesare, che comandava l'esercito che assediava Viana. Il 12 marzo 1507, Ezio si fece strada sul campo di battaglia e uccise Cesare.[10]

Convinto che la Mela era da tenere "fuori dal dominio degli uomini", Ezio la nascose nel tempio di Giunone che aveva scoperto esplorando i sotterranei del Colosseo. L'ingresso era nascosto all'interno della basilica di Santa Maria in Ara Coeli, sul Campidoglio.[10]

Azioni internazionali

Molto importanti furono le missioni svolte in tutta Europa per contrastare l'influenza Templare: oltre a generici contratti, si occuparono anche di azioni importanti che influenzarono molto l'equilibrio politico dell'epoca.[11][15]

Al'inizio del XVI secolo, lo storico tedesco Conradus Celtis era intenzionato a pubblicare un libro sugli Assassini che rivelava, insieme a molte invenzioni, delle informazioni sulla Confraternita: un gruppo di Assassini italiani lo convinse a rinunciare al suo progetto informandolo del fatto che utilizzavano una vasto arsenale di armi. Nel 1502, l'elettore di Sassonia Federico III decise di fondare l'università di Wittenberg, che sarebbe diventata un centro della Riforma protestante. I Borgia cercarono di corromperlo, ma gli Assassini rubarono il denaro e poco dopo l'università ricevette una generosa donazione.[10][11]

In Inghilterra, gli Assassini italiani cercarono di evitare che i Templari spodestassero re Enrico VII. Uccisero quindi Margherita di York, coinvolta nelle congiure Templari, facendo credere che fosse morta naturalmente, e molti altri congiurati. Oltre ad indebolire notevolmente l'influenza Templare sventando importanti congiure ed alleanze, gli Assassini ricevettero un seggio nella Camera Stellata del regno d'Inghilterra come ringraziamento da parte del re per il loro operato.[10][11]

Nel 1503, inoltre, gli Assassini rinforzarono la loro presenza in Russia. Ezio inviò diversi adepti a Mosca sulle tracce di Pietro Antonio Solari, che non mandava rapporti in Italia da dieci anni. Gli Assassini italiani scoprirono che lo zar, dopo aver appreso che Solari e Ridolfo Fioravanti erano spie, aveva fatto uccidere il primo ed accusare il secondo. Fioravanti era però riuscito a fuggire. Riportato a Roma e interrogato, rivelò che lo zar credeva di essere prossimo allo scoprire un complotto. Alcuni Assassini ebbero quindi compito di far credere che Ridolfo e Solari erano legati alla setta dei Strigolniki, in modo che Ivan non approfondisse le sue ricerche mentre gli Assassini cercavano di non farsi notare dalle autorità.[10][11]

Sempre in quegli anni, gli Assassini italiani si preoccuparono anche dell'influenza dei Borgia in Francia: infatti il re Luigi XII era un loro alleato e un suo lontano cugino, Octavian de Valois, comandava un esercito francese di stanza a Roma. Inoltre molti ministri che comandavano in assenza del sovrano erano uomini dei Borgia. Quando appresero che un confratello era stato catturato, un gruppo di Assassini italiani si recò a Parigi per interrogare l'arcivescovo e cardinale Georges d'Amboise, che spaventato fornì loro una lista di ministri Templari. Gli Assassini italiani ne uccisero tre, rallentando i piani di Cesare e apprendendo dove fosse imprigionato il loro confratello. Quando lo salvarono, disse che non aveva rivelato informazioni importanti e li mise in guardia contro gli Orsini, morendo poco dopo a causa delle torture subite.[10][11]

Sempre con l'intento di indebolire i Borgia, gli Assassini italiani decisero di concentrarsi sui legami del Papa con Massimiliano I d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero. L'imperatore aveva subito pesanti sconfitte ad opera di mercenari svizzeri durante la guerra sveva e gli Assassini sapevano che non avrebbe apprezzato di apprendere che i Borgia si servivano proprio di mercenari svizzeri per la guardia papale. Rapirono quindi alcuni comandanti che portarono al cospetto dell'Imperatore, che reagì come previsto e smise di finanziare i Borgia mentre indagava. In seguito gli Assassini riuscirono anche a rinforzare i loro legami con l'Impero.[10][11]

Gli Assassini italiani si spinsero anche al di là dell'Europa: in quegli stessi anni aiutarono gli Assassini indiani a fronteggiare la minaccia rappresentata da Pedro Álvares Cabral, mandato a Calcutta da Manuele I del Portogallo per estirpare la presenza degli Assassini in città. Con l'aiuto degli adepti di Ezio, gli Assassini fronteggiarono e sconfissero Cabral. In seguito, gli Assassini cercarono di capire da cosa fosse motivato l'attacco: decisero quindi di investigare in Portogallo. Interrogando membri delle corti di Portogallo e Castiglia, gli Assassini scoprirono che i Borgia e la Spagna influenzavano le decisioni del Portogallo, e che si stava preparando una spedizione contro gli Assassini a Calcutta guidata da Vasco da Gama. Malgrado inizialmente non fossero riusciti a sconfiggerlo, in seguito uccisero i suoi capitani e rafforzarono la loro presenza in città. Preoccupati per l'influenza Templare in Portogallo, gli Assassini italiani cercarono di impedire che Manuele facesse quanto chiesto dai Borgia armando gli oppositori. Nello stesso periodo inoltre gli Assassini italiani cominciarono ad avvelenare Isabella I di Castiglia, che aveva stretto un'alleanza con i Borgia.[10][11]

Gli Assassini italiani collaborarono anche con gli Assassini turchi per far cessare la guerra turco-veneziana cominciata nel 1499, malgrado i Borgia avessero cercato di impedire la pace. A Costantinopoli, inoltre, un gruppo di adepti romani si introdusse nella bottega di Piri Reis e rubò una mappa delle coste del Nuovo Mondo che sarebbe stata loro utile per stabilire una loro presenza nelle colonie. Sempre nell'Impero Ottomano gli Assassini italiani si mescolarono agli ebrei cacciati dai regni di Spagna e Portogallo che erano accolti dal sultano Bayezid II. Dopo aver ucciso le spie di Ferdinando II di Aragona, alcuni Assassini presero il loro posto per fondare una nuova gilda.[10][11]

Francesco con la sua squadra.

Nel frattempo molti gruppi di Assassini in Italia combattevano direttamente contro i Borgia: uno di questi era guidato da Francesco Vecellio e comprendeva tra gli altri Tessa Varzi e Cipriano Enu. Insieme, questi Assassini compirono diverse missioni: le prime si svolsero nei territori conquistati da Cesare o che prendeva di mira, quali Piombino, Massa Marittima e Camerino. In seguito, Ezio affidò loro il compito di proteggere potenziali bersagli dei Borgia, quali gli astronomi Domenico Maria Novara e Niccolò Copernico e l'ambasciatore veneziano Antonio Giustinian.[15]

In seguito svolsero diversi compiti che richiedevano le abilità di Tessa con i veleni: la loro missione più importante fu quella di uccidere Agostino Barbarigo, doge di Venezia, che aveva tradito gli Assassini alleandosi con i Borgia. In seguito gli Assassini si assicurarono che il suo successore sapesse perché Agostino era morto. In seguito, il gruppo di Assassini di Francesco attaccò i mercenari del marchese e Templare Charles de la Motte giunti a Roma. Malgrado i loro iniziali successi, in seguito le forze combinate dei francesi e dei Borgia riuscirono ad uccidere molti membri della Confraternita, tra cui Tessa.[15]

Dopo la vittoria sui Borgia

Nel periodo che seguì la sconfitta della famiglia Borgia, Ezio si dedicò a rafforzare la confraternita, creando una fitta rete di comunicazioni per la Confraternita che si estendeva da Venezia alla Sicilia, per poi lavorare su nuovi metodi di addestramento degli Assassini.[16]

Gli Assassini a Lonigo.

Nel 1509, Bartolomeo d'Alviano combatté per conto della repubblica di Venezia nella battaglia di Agnadello, per difendere la Sindone custodita dagli Assassini. Malgrado i suoi sforzi, fu sconfitto dall'esercito francese.[17] La Sindone finì nelle mani di Niccolò di Pitigliano, che la conservò a Lonigo. L'anno seguente, Francesco Vecellio fu inviato ad assassinarlo per recuperare l'artefatto. Vecellio condusse un'investigazione e chiamò dei rinforzi per occuparsi delle guardie, mentre lui attaccava il suo bersaglio. Niccolò di Pitigliano tentò di usare la Sindone per salvarsi da una ferita mortale, ma il Frutto gli si rivoltò contro e lo uccise. Vecellio recuperò la Sindone.[18]

Convinto che la confraternita italiana non aveva più bisogno di lui, il Mentore Ezio Auditore decise di recarsi a Masyaf, alla ricerca della biblioteca menzionata in una lettera di Giovanni Auditore. Durante la sua assenza affidò la guida della confraternita alla sorella Claudia. Da Constantinopoli, dove si era recato alla ricerca delle chiavi di Masyaf, Ezio inviò delle reclute per aiutare i fratelli italiani a combattere i Templari a Genova, ed ad aiutare la rebellione di Andrea Doria contro i Francesi.[5]

Ezio parla con Shao Jun.

Dopo il suo ritorno in Italia con la moglie, Sofia Sartor, Ezio decise di porre fine alla sua carriera di Assassino e nominò Ludovico Ariosto per succedergli come Mentore, malgrado il parere contrario di Claudia.[19] Poco prima della sua morte nel 1524, Ezio ricevetta la visita di Shao Jun, un'Assassina cinese venuta a cercare la sua saggezza e i suoi consigli per ricostruire la propria confraternita.[20]

L'Assassino Giovanni Borgia, figlio di Lucrezia, fu inviato in Messico nel 1520 per accompagnare la spedizione di Hernán Cortés. A Tenochtitlan entrò in possesso di un teschio di Cristallo. Tornato in Europa, si recò a Basilea per farlo esaminare da Bombastus, che tuttavia non fu in grado di scoprirne il funzionamento. Durante le richerche, i due uomini scoprirono accidentalmente la formula della pietra filosofale grazie al Libro di Abramo.[21]

Nel 1527, Giovanni tornò a Basilea per ottenere più risposte. Bombastus ammise che le informazioni erano contenute nell'altra metà del Libro, che non possedeva. Offrì all'Assassino di farsi aiutare nelle sue richerche dalla sua assistente, Maria Amiel. Giovanni e Maria si recarono a Parigi sulle traccie di Nicolas Flamel, ma non riuscirono a trovare il Libro. Di ritorno a Basilea, i due rubarono la metà del Libro in possesso di Bombastus, che durante la loro assenza era impazzito.[22]

Giovanni e Maria nel tempio di Pitagora.

Anni dopo Giovanni e Maria, che nel frattempo si erano sposati, si recarono a Roma per esplorare il tempio di Pitagora. Raggiunta la sala finale, Giovanni svenì e quando si risvegliò parlò con la voce dell'Isu Consus.[22]

Giovanni continuò a studiare il Teschio, per almeno un'ora al giorno, ogni giorno, malgrado le avvertenze di Maria. Nel 1542, il Teschio si animò e Giovanni riuscì a parlare con un altro possessore di un Teschio, probabilmente l'imperatore cinese Jiajing.[21]

Tempi moderni

Alla fine del XX secolo, gli Assassini erano riuniti sotto la guida di un unico Mentore. Dopo la sua morte ad opera del traditore Daniel Cross nel novembre 2000, i Templari attaccarono tutte le basi che Cross aveva visitato, uccidendo la maggior parte dei membri della Confraternita durante la Grande Purga. I sopravvissuti si nascosero e operarono in piccole cellule semiautonome.[23]

Nel 2012, una di queste gilde guidata da Adriano Maestranzi operava a Firenze. Harlan Cunningham era uno degli Assassini che ne facevano parte. Adriano era in contatto con il Mentore William Miles. Il 5 settembre, Adriano propose a William di attaccare il campus romano delle Abstergo Industries, dove era tenuto prigioniero Desmond Miles, il figlio di William. Quest'ultimo rifiutò, dicendo che il suo agente se ne sarebbe occupato.[24] Lucy Stillman fece fuggire Desmond tre giorni dopo e lo portò al nascondiglio romano degli Assassini, dove si trovavano Rebecca Crane e Shaun Hastings.[2]

Il 14 settembre, Adriano inviò un messaggio a William per informarlo che un membro della cellula di Whistler era sopravissuto. L'Assassino arrivò a Firenze tre giorni dopo.[24] I Templari attaccarono il nascondiglio della squadra di Lucy il 15 settembre, e i quattro Assassini si rifugiarono a Monteriggioni.[2][10] Il 19 settembre William, senza notizie dalla loro parte, chiese a Adriano di tenerlo al corrente appena avesse appreso qualcosa. Dopo aver ripreso contatto con Shaun, William partì per l'Europa, tenendo Harlan al corrente dei suoi spostamenti, e raggiunse Firenze il 4 ottobre.[24]

Desmond prende la Mela.

Desmond scoprì la posizione della Mela dell'Eden di Ezio il 10 ottobre, e la sua squadra partì immediatamente per Roma.[10] Shaun ne informò William.[24] Nel tempio sotto al Campidoglio, Giunone costrinse Desmond a pugnalare Lucy, che aveva tradito la Confraternita. Desmond entrò in coma. William e Harlan raggiunsero la squadra qualche ore dopo, e William decise di rimettere il figlio nell'Animus.[10][24] La squadra di William seminò i pedinatori prima di tentare di lasciare il paese e recarsi al Grande Tempio di Turin, nello stato di New York. William riprese contatto con Harlan il 25 ottobre, e la sua squadra raggiunse Firenze il giorno seguente. Vennero attaccati dai Templari il 27, ma gli Assassini erano pronti e vinsero lo scontro. William, Rebecca, Shaun e Desmond riuscirono a lasciare l'Italia.[24]

William restò in contatto con Adriano, tenendolo informato della situazione di Desmond. Quest'ultimo si risvegliò il 30 ottobre, e gli Assassini entrarono nel Grande Tempio. Per assicurasi che i Templari non potessero rintracciarli, il 28 ottobre Harlan attaccò una base Abstergo per distruggerne i server e uccidere gli hacker. Malgrado il successo della sua missione, non notò che era pedinato da Juhani Otso Berg, che lo seguì fino a Firenze.[24]

Il giorno seguente, gli Assassini si accorsero che i Templari si preparavano ad attaccare, e Harlan ne informò William. La squadra di Firenze si preparò, ma l'anziano Adriano non voleva partire. Quando i Templari attaccarono la base, Adriano la fece esplodere, uccidendo tutti i Templari tranne Berg. Harlan, unico sopravvissuto, contattò William il 1 dicembre per informarlo della morte dei compagni, e lasciò l'Italia.[24]

Dopo la cattura di William Miles, Desmond tornò in Italia il 14 dicembre per liberare il padre, imprigionato nel campus romano dell'Abstergo. Combattendo le guardie presenti, Desmond si addentrò nella struttura e uccise Cross, prima di raggiungere il padre nell'ufficio di Warren Vidic, che uccise. Desmond usò i poteri della Mela per uccidere le guardie che tentarono di impedire la loro fuga.[25]

Tecniche ed equipaggiamento

Ezio uccide una guardia con la lama celata.

Gli Assassini italiani erano addestrati secondo gli insegnamenti degli Assassini nel Levante, così come annotati nel Codice di Altaïr. Gli Assassini apprendevano a usare la lama celata, arma distintiva della Confraternita, modificata da Altaïr per non richiedere più il sacrificio di un dito. Le tecniche di assassinio messe a punto da Altaïr - da una sporgenza, da un nascondiglio, e dall'alto - permettevano di agire senza attirare l'attenzione. Alcuni Assassini portavano due lame celate, per poter uccidere due nemici contemporaneamente. Grazie alle pagine del Codice, Leonardo da Vinci construì per Ezio Auditore due modifiche della lama celata: la lama avvelenata e la pistola celata.[2]

Gli Assassini italiani usavano inoltre una grande selezione di armi bianche: spade, spade corte, armi pesanti e armi lunghe.[2][10] Altri Assassini erano capaci di usare armi da lancio, quali l'arco, la balestra e i pugnali da lancio.[11][10][2] Le bombe fumogene permettevano di immobilizzare gli avversari.[2][10]

Le reclute romane di Ezio Auditore ricevevano una lama celata quando entravano a far parte della Confraternita. Salendo di rango, ricevevano delle spade migliori, un'armatura in cuoio e poi una metallica, delle bombe fumogene e una pistola celata. Una volta raggiunto il rango di Assassino, ricevevano una balestra.[10]

Due Assassini nel covo a Roma.

Oltre il combattimento, gli Assassini sapevano mimetizzarsi tra la folla e borseggiare.[2][10][11]

Gli Assassini italiani indossavano delle vesti bianche inspirate da quelle degli Assassini nel Levante. Nel Rinascimento, portavano una cappa sul braccio sinistro. Le reclute romane di Ezio Auditore portavano delle vesti che potevano tingere di altri colori, ma una volta diventati Assassini portavano vesti bianche simili a quelle del Mentore. Alcuni Assassini, tuttavia, portavano degli indumenti unici, come per esempio Mario e Claudia Auditore, Paola, La Volpe, Antonio, Teodora e Bartolomeo d'Alviano.[2][10]

Membri

Medioevo
Rinascimento
XXI secolo

Alleati

Galleria

Note

  1. Assassin's Creed: Origins
  2. 2,00 2,01 2,02 2,03 2,04 2,05 2,06 2,07 2,08 2,09 2,10 2,11 2,12 2,13 2,14 2,15 2,16 2,17 2,18 2,19 2,20 2,21 2,22 2,23 2,24 2,25 2,26 2,27 2,28 2,29 2,30 2,31 2,32 2,33 2,34 2,35 2,36 2,37 2,38 2,39 2,40 2,41 2,42 2,43 2,44 2,45 2,46 2,47 2,48 2,49 2,50 2,51 2,52 2,53 2,54 2,55 2,56 2,57 2,58 2,59 2,60 2,61 2,62 2,63 2,64 2,65 2,66 2,67 2,68 2,69 2,70 2,71 2,72 2,73 2,74 2,75 2,76 2,77 2,78 2,79 Assassin's Creed II
  3. Assassin's Creed (Les Deux Royaumes)
  4. 4,0 4,1 Assassin's Creed: La Crociata Segreta
  5. 5,0 5,1 5,2 5,3 5,4 5,5 Assassin's Creed: Revelations
  6. Assassin's Creed: Initiates
  7. Assassin's Creed: Project Legacy - Festività: Capitolo 1 - Spiriti dei Natali passati
  8. 8,0 8,1 Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 3 - Mario Auditore
  9. 9,0 9,1 9,2 9,3 Assassin's Creed: Lineage
  10. 10,00 10,01 10,02 10,03 10,04 10,05 10,06 10,07 10,08 10,09 10,10 10,11 10,12 10,13 10,14 10,15 10,16 10,17 10,18 10,19 10,20 10,21 10,22 10,23 10,24 10,25 10,26 10,27 10,28 10,29 10,30 10,31 10,32 10,33 10,34 10,35 10,36 10,37 10,38 10,39 10,40 10,41 10,42 10,43 10,44 10,45 10,46 10,47 10,48 10,49 10,50 10,51 10,52 10,53 10,54 Assassin's Creed: Brotherhood
  11. 11,00 11,01 11,02 11,03 11,04 11,05 11,06 11,07 11,08 11,09 11,10 Assassin's Creed: Project Legacy
  12. 12,0 12,1 Assassin's Creed II: Discovery
  13. 13,0 13,1 13,2 13,3 13,4 13,5 Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 4 - Perotto Calderon
  14. 14,0 14,1 14,2 14,3 Assassin's Creed: Fratellanza
  15. 15,0 15,1 15,2 15,3 15,4 15,5 15,6 Assassin's Creed: Project Legacy - Roma: Capitolo 3 - Francesco Vecellio
  16. Assassin's Creed: Enciclopedia
  17. Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 1 - Bartolomeo d'Alviano
  18. Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 2 - Francesco Vecellio
  19. 19,0 19,1 19,2 19,3 Assassin's Creed: Revelations (romanzo)
  20. Assassin's Creed: Embers
  21. 21,0 21,1 21,2 Assassin's Creed: Project Legacy - Roma: Capitolo 4 - Giovanni Borgia
  22. 22,0 22,1 22,2 Assassin's Creed: Project Legacy - Scienza Divina: Capitolo 1 - Maria Amiel
  23. Assassin's Creed: The Fall
  24. 24,00 24,01 24,02 24,03 24,04 24,05 24,06 24,07 24,08 24,09 24,10 Assassin's Creed: Initiates - The Desmond Files
  25. Assassin's Creed III
  26. 26,0 26,1 26,2 26,3 26,4 Assassin's Creed: Rebellion
  27. Assassin's Creed: Identity
  28. Assassin's Creed: Project Legacy - Roma: Capitolo 1 - Fiora Cavazza

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