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La battaglia di Forlì fu uno scontro avvenuto nel luglio 1488 nella città romagnola di Forlì, in Italia. Delle truppe sotto il comando dei fratelli Checco e Ludovico Orsi attaccarono la città per conto del Gran Maestro del Rito romano dei Templari, Rodrigo Borgia, cercando di impossessarsi della Mela dell'Eden che la Confraternita italiana degli Assassini voleva nascondere a Forlì.

La contessa Caterina Sforza comandò la difesa della città, vincendo la battaglia grazie all'aiuto degli Assassini Ezio Auditore da Firenze e Niccolò Machiavelli. I fratelli Orsi furono uccisi da Ezio Auditore, ma l'Assassino fu lui stesso ferito e perse la Mela dell'Eden, di cui si impossessò il monaco Girolamo Savonarola.

Antefatto[]

Girolamo Riario divenne signore di Forlì grazie allo zio, papa Sisto IV. Membro dell'Ordine dei Templari, Riario fu coinvolto nelle congiure ordite dal Gran Maestro Rodrigo Borgia, in particolare contro Lorenzo de' Medici, signore di Firenze.[1] Riario si dedicò inoltre alla ricerca delle pagine del Codice di Altaïr Ibn-La'Ahad, sparse per l'Italia. Quando sua moglie Caterina Sforza lo apprese, decise di far uccidere il marito, essendo lei un'alleata degli Assassini.[2]

Nell'aprile 1488, Caterina assoldò i fratelli Checco e Ludovico Orsi, che uccisero Girolamo Riario.[2] Caterina divenne signora di Forlì, regnando in nome del figlio Ottaviano.[1]

Quando gli Assassini si impossessarono di una Mela dell'Eden a Venezia, il 25 giugno 1488, decisero di nasconderla affinché non cadesse nelle mani dei Templari, sapendo che Rodrigo Borgia avrebbe voluto impossessarsene. Mario Auditore decise di nasconderla a Forlì, essendo la città governata da un'alleata e ben protetta. Il Frutto dell'Eden fu affidato a due Assassini, Ezio Auditore da Firenze e Niccolò Machiavelli, affinché lo portassero a Forlì.[2]

L'attacco dei fratelli Orsi[]

Cittadina: Sono arrivati quando avete lasciato le mura, mia signora. La città è sotto attacco.
Caterina: Cosa?! Chi ci attacca?!
Cittadina: I fratelli Orsi, mia signora.
Caterina: Ah, sangue di Giuda!
—Caterina Sforza apprende dell'attacco[src]

Caterina accoglie gli Assassini.

Ezio e Machiavelli giunsero a Forlì l'otto luglio 1488.[3] La contessa li accolse presso l'avamposto veneziano in Romagna. Caterina riconobbe Ezio,[2] che aveva già incontrato nel 1480.[4]

Caterina li assicurò che la città era impregnabile, difesa da cannoni da più di un secolo. Ezio fu sorpreso dal fatto che una donna governasse da sola, e Caterina spiegò che prima aveva regnato suo marito, morto di recente. Ezio le fece le condoglianze, ma la donna gli disse che era stata lei stessa a farlo uccidere, sorprendendo l'Assassino. Machiavelli spiegò che Riario stava lavorando ad una mappa delle pagine del Codice, e per questo era stato ucciso. Caterina aggiunse che non aveva mai apprezzato il marito, che definì "un pessimo padre" e "una noia a letto".[2]

Mentre si avvicinavano alle mura di Forlì, i tre notarono dei cittadini che fuggivano dalla città. Caterina fermò una donna per chiederle spiegazioni, e la donna rivelò che i fratelli Orsi avevano attaccato Forlì non appena la contessa aveva lasciato la città. Davanti alla furia di Caterina, Ezio le chiese chi fossero gli Orsi: la contessa rispose che non erano altri che gli uomini che aveva assoldato per uccidere Riario.[2]

Machiavelli capì che i fratelli erano stati assoldati dal Borgia. Ezio, tuttavia, fu sorpreso dalla conclusione a cui era giunto il giovane Assassino, facendo notare che i Templari non potevano sapere dove fosse la Mela. Machiavelli spiegò che gli Orsi non cercavano la Mela, ma la mappa di Riario. Caterina si preoccupò subito per i figli, che si trovavano in città. La contessa si mise a correre verso la città, accompagnata dagli Assassini e dalla sua scorta.[2]

Caterina e gli Assassini sotto le mura di Forlì.

Vicini alle mura di Forlì, il gruppo fu costretto a combattere contro le truppe al servizio della famiglia Borgia sotto il comando dei fratelli Orsi. Giunti alle porte della città, scoprirono che gli Orsi le avevano chiuse. Caterina chiese ad Ezio di aprirle, spiegandogli che poteva usare un passaggio sott'acqua per oltrepassare le mura. Ezio penetrò nella città e aprì le porte.[2]

Ezio si ricongiunse con Caterina e Machiavelli, e li accompagnò nelle strade di Forlì, diventate un campo di battaglia dove si opponevano le truppe di Forlì e gli uomini del Borgia. Caterina si diresse verso la cittadella, la Rocca di Ravaldino, dove si trovava la sua famiglia. Malgrado un'imboscata dei nemici, che avevano anticipato la loro destinazione, Caterina e i suoi uomini vinsero lo scontro grazie all'aiuto degli Assassini e poterono entrare nella Rocca.[5]

Caterina si precipitò verso i figli, ma scoprì con sgomento che i più grandi, Ottaviano e Bianca Riario, non si trovavano nella Rocca perché erano all'esterno al momento dell'attacco. Nel mentre arrivarono altre truppe dei Borgia, che attaccarono la cittadella. Gli Assassini aiutarono le forze di Forlì a respingere l'attacco.[6]

"Bastardi! Credete di potermi minacciare? Non vi do niente! Volete i miei figli? Teneteveli! Posso benissimo farne degli altri!"
―Caterina risponde al ricatto dei fratelli Orsi[src]

I fratelli Orsi giunsero a loro volta sotto le mura della Rocca di Ravaldino, annunciando che avevano catturato i due figli di Caterina. In cambio dei bambini pretesero che Caterina gli consegnasse la mappa di Riario, e quando videro Ezio pretesero anche la Mela. Quando i due fratelli minacciarono di uccidere i suoi figli se non avesse consegnato loro alla Mela, Caterina sollevò la gonna, urlando che aveva i mezzi per farne altri.[7]

Ezio consegna la Mela a Caterina.

Gli Orsi, stupiti da tale risposta, le dissero che aveva un'ora prima della morte dei figli. Caterina, in realtà, non aveva alcuna intenzione di abbandonare i figli, e chiese ad Ezio di salvarli. L'Assassino le affidò la Mela, affinché fosse al sicuro all'interno della Rocca.[7]

Ezio lasciò la città e trovò Bianca Riario, che stava calmamente minacciando i propri rapitori della vendetta della madre. La ragazza ringraziò l'Assassino che l'aveva liberata e gli disse che il fratello Ottaviano era prigioniero nel faro. Raggiunta la sommità del faro, l'Assassino scoprì che Ludovico Orsi si trovava lì e lo uccise. Morente, Ludovico disse all'Assassino che grazie a lui il Maestro avrebbe ottenuto ciò che cercava. Ezio liberò Ottaviano e fece ritorno alla cittadella con i due figli di Caterina.[7]

Perdita della Mela[]

Ezio: Ne valeva la pena? Tutto questo sangue?
Checco: Un oggetto di tale valore non resterà a lungo in mano tua.
―Le ultime parole di Checco Orsi[src]

Tornato a Forlì, Ezio fece una brutta scoperta: approfittando della sua assenza, Checco Orsi aveva attaccato la Rocca di Ravaldino e si era impossessato della Mela. Lasciando Caterina e Machiavelli, Ezio si lanciò subito all'inseguimento dell'Orsi, che fuggiva verso gli Appennini.[8]

Il monaco prende la Mela.

Dopo un lungo inseguimento, Ezio raggiunse Checco Orsi e lo ferì mortalmente. L'Assassino recuperò la Mela, ma con le sue ultime forze l'Orsi pugnalò Ezio nello stomaco. Ezio perse la presa sul Frutto, e assistette impotente mentre un monaco che aveva udito gli Orsi parlare della Mela durante la battaglia se ne impossessava. Prima di svenire, Ezio notò che al monaco mancava un dito.[8]

Ezio fu ritrovato dalle truppe che Caterina aveva mandato in suo soccorso, e che lo trasportarono a Forlì per essere curato. Caterina rimase personalmente al presso dell'Assassino nel Palazzo Comunale di Forlì. Quando si risvegliò, Ezio raccontò quanto era accaduto alla contessa. La donna gli consegnò la mappa di Riario indicante la posizione delle pagine del Codice, e gli consigliò di comincare la sua ricerca del monaco nell'abbazia nelle paludi romagnole.[8]

Giunto all'abbazia, Ezio salvò un monaco, Darby O'Callahan, dall'attacco di un gruppo di guardie, e gli chiese se conoscesse un monaco con nove dita. Darby si ricordò di aver incontrato un uomo che corrispondeva alla descrizione durante una festa all'abbazia di San Mercuriale, a Forlì. Ezio vi si recò per interrogare l'abate, che tuttavia fuggì quando riconobbe l'Assassino, avendolo visto uccidere Stefano da Bagnone, uno dei congiurati dei Pazzi, nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore.[9]

Ezio inseguì l'abate e lo fermò. Dopo averlo rassicurato che non aveva l'intenzione di uccidere nessun monaco di San Mercuriale, Ezio gli chiese delle informazioni sul monaco che cercava. L'abate gli rivelò che l'uomo in questione era Girolamo Savonarola, ma che il monaco aveva lasciato Forlì. Ipotizzò che si fosse recato a Santo Spirito, a Firenze, in quanto vi aveva studiato. Ezio lo ringraziò e lasciò Forlì.[9]

Conseguenze[]

Ezio: Dunque è vero? Savonarola ha preso il controllo di Firenze?
Machiavelli: Sì. Certamente con l'aiuto di quell'empio manufatto. [...] Ad un tratto, l'uomo un tempo disprezzato da tutti è divenuto l'idolo della gente.
―Ezio e Machiavelli a Firenze, 1497[src]

Grazie alla Mela dell'Eden in suo possesso, Girolamo Savonarola accrebbe la sua influenza su Firenze, predicando un ritorno al passato per ritrovare la grazia divina. Nel 1494, quando il re Carlo VIII di Francia scese in Italia, Piero de' Medici non fece nulla per ostacolarlo, creando un grande malcontento presso i fiorentini che lo scacciarono. Savonarola ne approfittò e usò la Mela per controllare nove cittadini influenti, che lo aiutarono a prendere il controllo della Repubblica fiorentina e instaurare una teocrazia. Savonarola fece bruciare in grandi roghi pubblici libri, opere d'arte e oggetti di lusso, e perciò questo periodo passò alla storia come il Falò delle Vanità.[10]

Ezio Auditore tornò a Firenze nel 1497 per liberare la città. Assistito da Machiavelli, Paola e La Volpe, Ezio uccise i luogotenenti del monaco e liberò la città, distretto per distretto. Nel 1498, i fiorentini si ribellarono: Savonarola tentò di usare la Mela per controllare la folla inferocita, ma un pugnale lanciato da Ezio gli fece perdere il manufatto, che fu recuperato dagli Assassini. Savonarola morì sul rogo.[10]

Caterina continuò a governare Forlì, dovendo rispondere ai tentativi della Chiesa di riunire Forlì allo Stato Pontificio. Nel 1492 fu eletto papa Rodrigo Borgia, che nel 1499 propose un matrimonio tra sua figlia, Lucrezia, e Ottaviano Riario, il figlio della contessa. Tuttavia Caterina rifiutò l'offerta: pare che la contessa rispose con una lettera contenente i germi della peste, nella quale adduceva come motivazione del suo rifiuto le morti premature dei precedenti mariti di Lucrezia. Rodrigo approfittò dell'accaduto per ordinare al figlio Cesare, che stava conquistando la Romagna, di marciare su Forlì.[1][11]

L'esercito dello Stato Pontificio conquistò Forlì, e Caterina fuggì a Monteriggioni in cerca dell'aiuto dei mercenari della famiglia Auditore. Tuttavia, Cesare Borgia assediò Monteriggioni e catturò Caterina, che fu imprigionata a Castel Sant'Angelo. Ezio la liberò nel 1501, e Caterina si rifugiò a Firenze. Nel 1503, Con la morte di Rodrigo Borgia, Cesare perse il suo potere e la sua influenza sul'Italia.[12] Caterina, vedendo quindi la possibilità di tornare a Forlì, chiese al nuovo papa Giulio II la restituzione delle sue terre. Il nuovo Papa si mostrò favorevole al ripristino della Signoria dei Riario su Imola e Forlì, ma la popolazione delle due città si dichiarò contraria al ritorno della Contessa.[13]

Caterina trascorse così i suoi ultimi anni dedicandosi ai figli. Ammalatasi di polmonite, morì a Firenze il 28 maggio 1509.[11]

Galleria[]

Note[]

  1. 1,0 1,1 1,2 Assassin's Creed II
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 2,5 2,6 2,7 Assassin's Creed II - Un caldo benvenuto
  3. Assassin's Creed: Initiates
  4. Assassin's Creed II - Tutti a bordo
  5. Assassin's Creed II - Guardia del corpo
  6. Assassin's Creed II - Sotto assedio
  7. 7,0 7,1 7,2 Assassin's Creed II - Il padrino
  8. 8,0 8,1 8,2 Assassin's Creed II - La pelle dell'Orsi
  9. 9,0 9,1 Assassin's Creed II - Il pomo della discordia
  10. 10,0 10,1 Assassin's Creed II - Il Falò delle Vanità
  11. 11,0 11,1 Assassin's Creed II - Database: Caterina Sforza (Assassin's Creed II)
  12. Assassin's Creed: Brotherhood
  13. Caterina Sforza su Wikipedia

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