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La battaglia di Agnadello, nota anche come battaglia della Ghiaradda, è stato uno scontro armato combattuto il 15 maggio 1509 tra le forze della Lega di Cambrai e quelle della Repubblica di Venezia nelle vicinanze di Agnadello. Inoltre, fu una delle battaglie più significative della guerra della Lega di Cambrai e una delle maggiori avvenute durante le guerre italiane.

L'esercito veneziano ricevette un colpo devastante durante la battaglia. Nonostante ciò, Bartolomeo d'Alviano, uno dei capitani dell'esercito, non si arrese e radunò i suoi uomini per un ultimo scontro contro le forze francesi di Luigi XII di Francia.

Riassemblamento dell'esercito veneziano[]

"I soldati giacciono morti nel fango intorno a me, inseguiti fin qui e sterminati dalla cavalleria francese."
―Bartolomeo d'Alviano, 1509[src]

Svegliatosi all'indomani di uno scontro avuto contro tre distaccamenti dell'esercito francese, inclusa la sua potente cavalleria pesante, Bartolomeo lottò per curarsi le ferite subite prima che si gravassero e potessero ucciderlo per dissanguamento. Medicatosi le ferite attraverso le stoffe di una bandiera rovinata e di abiti di alcuni caduti, Bartolomeo riuscì ad arginare l'emorragia e a riprendersi.[1]

Assettato di vendetta, Bartolomeo radunò i sopravvissuti del suo esercito e, nonostante li avesse trovati provati, mostrarono determinazione e assettati di sangue. Alla fine, decisero di saccheggiare i caduti di entrambi gli schieramenti per ottenere tutto il necessario per affrontare i francesi. Lo stesso Bartolomeo si ritrovò costretto ad impugnare un'altra spada, poiché aveva perso Bianca nel fango.[1]

Le pattuglie francesi[]

"I tre distaccamenti che ci hanno sconfitto pattugliano ancora i dintorni di Agnadello. Eravamo feriti e in fuga: ci hanno sbaragliato."
―Bartolomeo d'Alviano, 1509[src]

Equipaggiati dalla testa ai piedi, Bartolomeo guidò i suoi uomini all'attacco. Inizialmente, si occuparono di uno dei tre distaccamenti che li avevano precedentemente sconfitti che stava pattugliando la zona nord. La pattuglia fu colta di sorpresa dall'attacco e, alla fine della feroce battaglia, fu completamente annientata. Sebbene avessero perso alcuni uomini, il distaccamento veneziano raccolse rapidamente l'equipaggiamento necessario dai caduti e proseguì.[1]

Bartolomeo e i suoi uomini si arrendono ai francesi.

Il loro prossimo obiettivo fu il reparto di cavalleria che pattugliava a ovest, che riuscirono a sconfiggere tramite un'efficace stratagemma. Un manipolo del distaccamento veneziano guidato da Bartolomeo, uscì allo scoperto e finse di arrendersi davanti ai francesi, mentre il resto dei soldati si nascose in un vigneto per tendere un agguato alle spalle dei loro nemici. Nonostante i francesi riuscirono ad intuire l'inganno, Bartolomeo li aveva distratti per abbastanza tempo da consentire ai suoi uomini di posizionarsi dietro di loro e ucciderli senza alcuna difficoltà.[1]

In sella ai cavalli rubati ed equipaggiati con le armi saccheggiate, Bartolomeo guidò i suoi uomini allo scontro contro l'ultima pattuglia, composta principalmente da picchieri. Nonostante ciò, riuscirono comunque a sconfiggere i francesi e ad evitare che ci fossero dei fuggitivi. Sperando che la tempesta in corso avesse coperto i rumori degli scontri e, quindi, non allarmato la guarnigione stanziata ad Agnadello, Bartolomeo e i suoi uomini raggiunsero il paese.[1]

La battaglia per il villaggio[]

"Ci siamo preparati al meglio, ma la tempesta si sta per abbattere su di noi. L'esercito di Luigi XII è tornato."
―Bartolomeo d'Alviano, 1509[src]

Agnadello in fiamme.

Assieme ai suoi uomini, Bartolomeo trovò la città di Agnadello in gran parte distrutta e i suoi abitanti traumatizzati. Bartolomeo guidò i suoi uomini ad aiutare gli abitanti a spegnere gli incendi che stavano devastando parte di Agnadello, conquistando in questo modo la loro fiducia.[1]

Ben presto, i cittadini decisero di unirsi a Bartolomeo per combattere contro i francesi e, quest'ultimo decise di non rifiutarli e accettare di buon grado il loro aiuto. Molti altri, invece, decisero di aiutarli come meglio potevano offrendo i loro rifornimenti oppure i loro servizi. I fabbri, infatti, li rifornirono di armi nuove e più robuste, mentre altri abitanti raccolsero cibo e altri materiali come rifornimenti. Infine, grazie all'aiuto di tutto il villaggio, Bartolomeo e i suoi uomini riuscirono a rifornirsi di armi e viveri e prepararsi per la futura ma vicina battaglia.[1]

Infatti, come aveva previsto Bartolomeo, il potente esercito di Luigi XII era tornato al villaggio. Nonostante avesse voluto più tempo per prepararsi, Bartolomeo decise comunque di affrontare il nemico e, quando la cavalleria francese si riversò per le strade di Agnadello, mandò avanti i suoi uomini migliori. Purtroppo, quest'ultimi vennero travolti in poco tempo, mentre gli abitanti arruolati vengono annientati dagli arcieri nemici. Bartolomeo non si arrese arrivando ad abbattere ben dieci cavalieri, ma si rivelò comunque inutile. Il suo esercito venne distrutto, il villaggio perduto, lui venne più volte ferito e gli fu preclusa ogni via di fuga dai suoi nemici. Alla fine, venne catturato e incatenato personalmente dal comandante dell'esercito francese.[1]

Conseguenze[]

L'esito della battaglia comportò la fine dell'espansione veneziana sulla terraferma in Italia o altrove.[2] Mentre, Bartolomeo, sconfitto, venne catturato e incatenato dall'esercito francese.[1] La Sindone dell'Eden nascosta e protetta dagli Assassini ad Agnadello venne recuperata da Niccolò di Pitigliano, cugino di Bartolomeo.[3]

Apparizioni[]

Fonti[]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 1,6 1,7 1,8 Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 1 - Bartolomeo d'Alviano
  2. Assassin's Creed: A Walk Through History (1189-1868)
  3. Assassin's Creed: Project Legacy - Guerre d'Italia: Capitolo 2 - Francesco Vecellio

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