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Antonio Maffei (1450 - 1478) è stato uno dei monaci che furono sotto l'impiego di Lorenzo de' Medici. Era in combutta con Uberto Alberti, e fu uno dei membri della congiura che cercò di assassinare i Medici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Collaborazione con i Templari[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Auditore da Firenze, un alleato dei Medici, intercetta una lettera dei cospiratori sospettati dell'omicidio del duca di Milano a Venezia, che è stata chiusa con il sigillo dei Barbarigo. Quando Giovanni mostrò la lettera a Lorenzo e ad Alberti, quest'ultimo presto si rese conto che i contenuti erano criptati e che la traduzione avrebbe richiedesto diverse ore. Alberti poi consegnò la lettera a padre Maffei, per farla decifrare.

Più tardi, quella notte, Maffei consegnò la traduzione integrale della lettera ad Alberti, che lo elogiòato per il buon lavoro, gli disse di chiamare Giovanni per la sua prossima missione. Prima di partire, Alberti gli intimò di non raccontare a nessuno il vero contenuto della lettera. Dopo aver fatto arrivare Giovanni dalla sua residenza, Alberti sostenne che era impossibile decodificarla, e gli consegnò il documento, chiuso con un nuovo sigillo creato da Maffei, per portarlo a Roma.

Dopo il fallimento di Giovanni nella missione di cattura di Rodrigo Borgia, tornò nel suo Palazzo, e sua moglie gli curò una ferita procurata in un combattimento. Padre Maffei comparve di fronte alla residenza con delle guardie armate, per catturare l'Assassino. Tuttavia, Giovanni eluse Maffei grazie al figlio Federico, che guadagnò tempo per far fuggire il padre da un passaggio segreto. Con questa mossa ardita fallisce un primo tentativo dei due di catturare Giovanni.

Congiura dei Pazzi e morte[modifica | modifica sorgente]

Maffei accusò i Medici per il Sacco di Volterra, sua città natale, da parte dei mercenari fiorentini. Si incontrò in una camera segreta sotto Santa Maria Novella con Rodrigo Borgia e gli altri cospiratori. Padre Maffei ha partecipato il giorno dopo al tentativo di assassinio di Lorenzo, dove, inesperto con le armi, fece un taglio a Lorenzo sotto l' orecchio. Maffei fuggì con gli altri congiurati nelle campagne toscane.

Impazzito, salì in cima alla torre più alta di San Gimignano, gridando farneticazioni e lanciando frecce. Ezio, allora, lo assassinò. Antonio Maffei fu l'unico cospiratore a non fornire informazioni su Jacopo de' Pazzi.

Ultime parole[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio: Vattene, demonio!
  • Ezio: Abbi rispetto per la morte, amico mio.
  • Antonio: Te lo dò io, il rispetto!
  • Ezio: No, io. Che tu possa alfine trovare riposo, nel corpo e nella mente. Requiescat in Pace.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • In realtà, Antonio Maffei era un frate che cercò di uccidere Lorenzo, tranciandolo sotto l'orecchio destro. Trovò rifugio assieme ai monaci benedettini della Badia Fiorentina di fronte al Palazzo Pazzi. Fu arrestato il 3 maggio, e il suo naso e le sue orecchie furono tagliate, e fu poi impiccato dal Palazzo della Signoria.
  • È possibile uccidere Maffei e le sue guardie senza utilizzare alcun'arma. È sufficiente afferrare Maffei, o i suoi arcieri, e buttarli giù dalla torre.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

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